Bellincion Berti e la sua famiglia esempi danteschi della sobrietà di Firenze

Testo di Roberto Di Ferdinando

"Bellincion Berti vid' io andar cinto
di cuoio e d'osso, e venir da lo specchio
la donna sua sanza 'l viso dipinto
"

Così Dante, nel  XV° canto del Paradiso, descrive, tramite Cacciaguida, Bellincione Berti, appartenente alla nobile famiglia dei Ravignani, famosa proprietaria di terre al confine tra Firenze e Siena . Queste  terzine hanno immortalato il “primo e il più onorato cavaliere di Firenze” quale massimo esempio di sobrietà, quella sobrietà  tanto cara a Dante che invocava invano per la sua Fiorenza. L’”ottimo” Bellincione, nato nella metà del XII secolo, era alto, vigoroso e piacente, ed era solito indossare una veste modesta, chiusa da una cintura di cuoi con fibbia, un osso. Sua moglie non era solita truccarsi il viso e sua figlia, Gualdrada, fu anch’essa riconosciuta donna semplice: è citata nella Divina Commedia come “buona Gualdrada” (Inferno, canto XVI, verso 37), il Villani la descrive come esempio di virtù domestica e di pudici costumi (Nova Cronica) e l’appartamento di Eleonora di Toledo, in Palazzo Vecchio, prende il suo nome, a simbolo di virtuoso rigore morale. Gualdrada sposerà Guido Guerra, imparentando i Ravignani con i Guidi. La terzina di Bellincione si può leggere in una lapide dantesca posta in via del Corso 1/r.
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