mercoledì 31 maggio 2017

Cimitero delle Porte Sante

Foto di Francesco Baciocchi
"Si tratta di una statua a grandezza naturale che raffigura i fratelli Maria e Mario Mazzone. L'iscrizione racconta che Mario é morto il 22 Aprile 1944 in Germania ( presumibilmente durante un bombardamento) e Maria morì l'anno successivo poco prima di sposarsi. Fu la loro mamma nel 1947 a volere collocare la loro statua sulla tomba"

martedì 30 maggio 2017

Proverbio Toscano del Giorno

"Un quattrin di carta, una penna e un danaro d'inchiostro fanno apparire d'un uomo un mostro"

lunedì 29 maggio 2017

L’eccesso di eccentricità dei pittori

Piero di Cosimo, autoritratto
“[…] L’eccesso di eccentricità, di abitudini bizzarre e enigmatiche spunta di nuovo in un altro pittore fiorentino, Piero di Cosimo, famoso al tempo di Savonarola per i suoi quadri di draghi e di altri orridi mostri. Vasari dice che Piero viveva più da bestia che da uomo, e non permetteva che gli altri spazzassero le stanze o gli zappassero e raschiassero gli orti e le vigne. Selvaggio e sciamannato, voleva vedere ogni cosa tornare, come lui, a un barbaro stato di natura, e aveva una passione per tutte le stranezze e gli <<scherzi>> di natura. Dovunque ricercava il sorprendente e poteva scorgere facce nelle nuvole e battaglie sui muri imbrattati dagli sputi. Un’altra sua caratteristica era che non permetteva a nessuno di vederlo a lavoro.
Leonard aveva molto in comune con Piero di Cosimo, e più ancora con Piero Uccello. Ritroviamo in lui la stesa mania per le collezioni di uccelli e animali, lo stesso interesse per i capricci e le aberrazioni, la stessa tendenza scientifica e matematica, lo stesso instancabile spirito sperimentativo, che faceva somigliare il suo studio a un laboratorio d’alchimia, pieno di nuove materie da provare, talvolta con risultati infelici, perché non sempre i colori duravano e un bel lavoro si poteva abbrunare e raggrinzire
[…].”
(Mary McCarthy, le pietre di Firenze, 1956)

Proverbio Toscano del Giorno

"Tutto finisce, fuorchè l'invidia"

Duomo

Foto di Angela Lidia Larosa

domenica 28 maggio 2017

sabato 27 maggio 2017

venerdì 26 maggio 2017

Il grasso legnaiuolo

"[...] E’ la storia di una beffa – un tiro giocato dal Brunelleschi e dai suoi amici al grasso legnaiolo del titolo, che li aveva offesi non presentandosi a cena una sera che lo aspettavano. Decidono allora di convincere il falegname ch’egli non esiste, ossia di toglierli la sua identità, anzitutto fingendo di non riconoscerlo e poi persuadendolo con una serie di manovre che vi è veramente un <<Grasso>> che l’amico pretende di essere, che però non è lui. Infatti, come riescono a convincerlo con i loro funambolismi, lui non è nessuno, è niente, è un mero flusso confuso di coscienza che crede di essere un grasso legnaiolo. Il diapason del racconto è raggiunto quando il tremante grassone ha paura di andare a casa, nella propria casa, nel timore che <<lui>< - ovvero se stesso –sarà lì. <<Se lui c’è>>, egli si domanda in un misto di furberia e di panico, <<che farò io?>>. Questo quadro di autoalienazione, più atroce e più nitido delle stesse opere di Pirandello, è narrato come un vero incidente, ben noto ai suoi tempi, capitato a tale Manetti degli Ammannati il quale, non riuscendo a reggere questa esperienza, se ne andò in Ungheria dove pose fine ai suoi giorni. [..] Vero eroe della novella è il genio del Brunelleschi; il genio che scoprì la maniera di calcolare il punto di uga e che poteva far svanire un uomo corpulento – o fargli credere di svanire – come una palla manovrata da un prestigiatore in pieno giorno. […]
(Tratto da: Mary McCarthy, Le pietre di Firenze)

Proverbio Toscano del Giorno

"Si crede più il male del bene"

Duomo

Foto di Angela Lidia Larosa

giovedì 25 maggio 2017

Pittura e stregoneria

“[…] collegare ancor più strettamente la pittura all’arte degli stregoni. Si danno ancora ipotesi disparate e inconciliabili su come fu introdotta e diffusa in Italia la tecnica della pittura ad olio. Ingenui scrittori ne parlano come di una qualche pozione o filtro magico capace di garantire la bellezza, o meglio, l’incanto a un dipinto. I pittori erano iscritti all’Arte degli Speziali, perché, come gli speziali e i farmacisti, componevano pigmenti  e polveri da spezie importate, secondo formule segrete. Coin la scoperta della prospettiva , anch’essa scienza magica dei numeri, la pittura diventò sempre più negromantica, soprattutto a Firenze dove ogni cosa era spinta agli estremi. Geni come Paolo Uccello e Piero della Francesca, che si dedicarono a studi di prospettiva, neglessero la loro opera per inseguire questa fata morgana. Piero, che fece il suo tirocinio a Firenze sotto Domenico Veneziano, consacrò gli ultimi anni di vita a scrivere trattati matematici. Come Paolo, egli morì oscuro e abbandonato – nella cittadina di san Sepolcro dov’era nato. Anche lui era stato affascinato dai mazzocchi, dai calici, dalle coppe, dai coni. […]”
(Mary McCharty, Le pietre di Firenze, 1956)

Proverbio Toscano del Giorno

"Se ognuno spazzasse la casa sua, tutta la città sarebbe netta"

Tramonto

Foto di Elisa Ricci

martedì 23 maggio 2017

lunedì 22 maggio 2017

venerdì 19 maggio 2017

giovedì 18 maggio 2017

Proverbio Toscano del Giorno

"Non ti rallegrar del mio duolo, chè quando il mio sarà vecchio, il tuo sarà nuovo"

venerdì 12 maggio 2017

Andrea degli Impiccati



"[...] Abbiamo già ricordato l'abitudine di dipingere le fattezze di criminali condannati sulle mura della prigione, come manifesti. Racconta il Vasari che dopo la congiura dei Pazzi Andrea del Castagno fu incaricato di dipingere i cospiratori sui muri del Bargello; il pittore li ritrasse appesi per i piedi <<instrane attitudini e tutte varie e bellissime>>. L'opera fu definita <<una perfetta meraviglia>> e incontrò unanime approvazione per le sue qualità d'arte e di somiglianza, al punto che Andrea fu allora chiamato Andrea degli Impiccati. D'altro canto furono ordinate tre sculture in cera grandi al vero dellavittima designata; Lorenzo de'Medici, da porre in varie chiese di Firenze come offerte votive. Quest'opera fu compiuta dall'Orsini, grande modellatore in cera, in collaborazione con lo scultore Verrocchio. [...]".
(Mary McCharty, Le pietre di Firenze, 1956)

Lungarno Benvenuto Cellini

Foto di Roberto Di Ferdinando

Proverbio Toscano del Giorno

"L'invidia fa agli altri la fossa, e poi vi casca dentro"

giovedì 11 maggio 2017

Parole di Giovanni Michelucci

"[...] Sono venute delle persone dal Venezuela e mi hanno proposto di fare una chiesa, o meglio un organismo in ricordo di San Francesco. Per me, ricordarmi di San Francesco è come ricordarmi di una delle persone più care con le quali possa aver avuto un rapporto. naturalmente a che cosa posso pensare per un oggetto dedicato a san Francesco d'Assisi?
Posso pensare alla cosa più libera, la più felice, la più pronta a partire dall'ignoto.
Questo grande uomo, il più grande poeta che sia mai esistito, mi fa pensare a questo.
Così ho immaginato una barca.
Come per dire, cominciamo a navigare, andiamo via; perché questo è l'importante. Andiamo incontro all'ignoto, sempre. Allora nasce spontaneo questo desiderio di vivere una vita che non è quella quotidiana; e così sento il bisogno di vivere, di andare nella pazzia. Io credo che bisogna diventare un po' pazzi!...Si, l'elogio della pazzia per liberarci da noi stessi, da questo mondo dove si fanno dei discorsi saggi e si crede di poter insegnare e si crede di poter apprendere; ma non è vero nulla. Quindi il problema è questo: prendiamo la barca e incominciamo a scoprire il mondo. E' un canto di liberazione, no? Ecco come mi è venuta l'idea della barca..."[...]."
(Giovanni Michelucci)
(Immagini della Chiesa San Giovanni Battista, 1960-61, opera di Giovanni Michelucci
Foto di Angela Lidia Larosa)

Proverbio Toscano del Giorno

"La luna non cura l'abbaiar de' cani"

Piazza Ferrucci

Opere del maestro Cavallini
Foto di Roberto Di Ferdinando

mercoledì 10 maggio 2017

Chiesa di Santa Margherita a Montici

La chiesa dedicata a Santa margherita, martire d’Antiochia, si trova su una collina che domina le valli dell’Arno e dell’Ema. Fu costruita probabilmente alla fine del XII secolo e fu posta prima sotto il patronato della famiglia degli Amidei e successivamente sotto quella dei Gherardini. Fu a lungo oggetto di contrasto tra queste due famiglie, tanto che si ricorda un fatto di sangue avvenuto nel 1350 allorché un Gherardini, rifugiatosi nella torre campanaria, venne ucciso dagli Amidei.
Uno dei rettori della chiesa, Niccolò Gherardini, fu amico di Galileo che soggiornava nella vicina villa del Gioiello a Pian dei Giullari.
La chiesa ha subito vari rifacimenti nel corso del secolo, finché nel 1970 è stata oggetto di radicali restauri, sia all’interno che all’esterno. La semplice facciata, in pietra, col tetto a capanna, presenta un rosone centrale e un portale. Un tozzo campanile merlato è posto sopra l’abside.
L’interno è a una navata in fondo alla quale si aprono due ampi archi del transetto. Le pareti sono tutte in pietra a vista tranne quelle laterali del transetto che sono intonacate. Nella semplicità dell’interno si notano alcune grandi cornici di pietra serena che inquadrano delle opere pittoriche; sul lato a sinistra del transetto si trova anche un organo settecentesco di pregevole fattura.
La copertura è a capriate lignee a vista, precedentemente nascoste da un soffitto ad incannucciamento che formava una volta su cui erano presenti delle pitture settecentesche. Nell’abside la copertura è caratterizzata da una volta a crociera.
All’interno, il Ciborio con angeli dorati opera cinquecentesca di Andrea Sansovino

(Testo tratto dall’opuscolo della chiesa)

Proverbio Toscano del Giorno

"La calunnia offende tre, chi la dice, a chi la si dice, e di chi la si dice"

Veduta da Lungarno Ferrucci

Foto di Roberto Di Ferdinando

martedì 9 maggio 2017

Il giardino del Palazzo Vivarelli Colonna

Le vicende architettoniche del Palazzo Vivarelli Colonna sono strettamente legate alla storia delle famiglie che lo hanno abitato. Dell’edificio quattrocentesco, appartenuto ai Granacci, non rimangono tracce, mentre gli interventi successivi, ricostruibili attraverso i documenti d’archivio, sono stati in gran parte cancellati dalle trasformazioni ottocentesche promosse dai Giuntini.
Diversa è la storia del giardino che fu creato da Francesco Niccolò Maria Gabburi nel primo Settecento e che oggi, grazie al restauro, si presenta nuovamente leggibile nell’impianto originario.
Voluto dal Gabburri, personalità di rilievo della vita culturale fiorentina dell’epoca, il giardino si caratterizza per l’impostazione all’italiana. Questo assetto, di ispirazione rinascimentale, tende ad esaltare la simmetria dello spazio attraverso il viale principale, in asse con l’ingresso del palazzo, lungo il quale si dispongono due fontane, una circolare al centro del parterre e una parietale. Si viene così a correggere l’irregolarità dell’area, con un artificio che sottomette la natura al dominio dell’intelletto umano. Anche le conche di agrumi punteggiano le aiuole e le spalliere di aranci amari seguono l’impianto settecentesco.
Il boschetto di gusto romantico, con piante ad alto fusto, risale invece alla prima metà dell’Ottocento, quando il palazzo era proprietà della famiglia Giuntini. A tale momento si deve anche la costruzione dell’elegante loggetta di gusto neoclassico che crea ulteriore legame tra il palazzo e il giardino.
La fontana murale fu realizzata tra il 1704 e il 1708. La complessità dell’apparato decorativo, ottenuta grazie all’impiego di materiali e tecniche diverse, ben riflette il gusto tardo barocco. Le sculture sono opera di Giovanni Baratta, mentre il fondale pittorico originale, oggi perduto, fu eseguito da Rinaldo Botti e Lorenzo Del Moro. La fontana, con al centro Orfeo cantore, fu compiuta dopo la morte prematura della moglie del Gabburri e la sua iconografia è stata interpretata in relazione a questo evento, come allusione alla caducità della vita.
Alla voluta precarietà della composizione si oppongono i tre fauni che rappresentano i figli del Gabburri, intenti a raddrizzare lo stemma di famiglia, oggi sostituito con quello dei Vivarelli Colonna, ultimi proprietari del palazzo.

(Tratto da una pubblicazione del Comune di Firenze)

Palazzo Vivarelli Colonna, Via Ghibellina, 30

Giardino dell'Iris

Foto di Luigia De Paola