giovedì 26 novembre 2020

Palazzo Lenzi

 


“Palazzo Lenzi è anche conosciuto come il Palazzo degli Enigmi, perché le sue origini sono
misteriose: il Vasari ne attribuì la costruzione a Filippo Brunelleschi, ma oggi si pensa che si confondesse con Palazzo Bardi, l'ipotesi più
accreditata è quella che l’architetto fosse Michelozzo, ma potrebbe anche essere stato un terzo architetto. L’inizio dei lavori di costruzione è incerto e viene collocato nel 1470, periodo in cui i due fratelli Lenzi (famiglia di Petriolo, che esercitò la mercatura) vivevano a Borgo Ognissanti. Il Governo francese acquistò l’edificio nel 1950, che oggi ospita il consolato, l’istituto e la biblioteca francese.
(Tratto da: Fancy Florence)

martedì 24 novembre 2020

Sedum telephium (Erba della Madonna, Faba grassa)


Erba da sempre impiegata come risolvente per le infiammazioni, per le ustioni e per guarire le piaghe. Attualmente usata al nuovo ospedale di San Giovanni di Dio, storicamente veniva utilizzata per realizzare il famoso cerotto dei monaci Vallombrosani detto cerotto di Padre Rimbotti. Ogni famiglia contadina aveva una piantina di Sedum in una vecchia pentola, all'uscio di casa, per la fortuna.”
(Tratto da: L'Orto dei Semplici dell’Ospedale di  Santa Maria Nuova nell’antico chiostro Medicherie)

domenica 15 novembre 2020

Il Tabernacolo monumentale delle Fonticine


 “Nel processo di ingrandimento urbanistico cui fu sottoposta Firenze nel corso del XIX secolo spicca la realizzazione di Piazza dell'indipendenza (inizialmente chiomata Maria Antonia) e dì tutto il contorno di arterie che, di fatto, costituiscono un ampio reticolo adiacente la stazione ferroviaria di Santa Maria Novella.
Tra queste l'attuale Via Nazionale costituisce la fondamentale arteria di collegamento tra l'anello dei viali con lo scalo ferroviario principale della città e appare già tracciata (sia pure per il tratto tra Via Guelfa e Via Faenza) nella pianta di Firenze redatta nel 1 731 da Ferdinando Ruggieri.
Prima del 1859 la via si divideva in vari tratti con diverse denominazioni ma, con il rapido sviluppo ottocentesco del quartiere di Barbarano.
Si arrivò alla configurazione attuale per cui si intervenne con lo spostamento del fronte degli edifici determinando un ampliamento del tratto centrale antico.
Il Tabernacolo delle Fonticine di Via Nazionale che si trovava, in origine, nella vicina Via Santa Caterina d'Alessandria fu smontato e ricomposto in asse con Via dell'Ariento, sul muro esterno dell'orto del soppresso convento delle monache di S. Onofrio di Fuligno, sicuramente prima del 1847. […].
La  consuetudine di collocare le immagini sacre lungo le direttrici viarie, pur essendo molto anteriore all'età medioevale, si sviluppò enormemente anche a seguito di gravi epidemie (v. la peste del 1348) e si può affermare che, alla fine del Trecento, a Firenze non ci fosse strada o piazza in cui non si incontrasse un'immagine della Madonna, dispensatrice di grazie e carità.
Molti tabernacoli giunti sino a noi furono commissionati, oltreché da privati, dalle libere istituzioni nate per l'esercizio delle opere di pietà e carità, dalle potenti Corporazioni delle Arti e da quelle associazioni, dette ‘Potenze' che, costituitesi fin dal Duecento, avevano il compito di organizzare festeggiamenti in occasione delle  vicende cittadine. Queste brigate, composte dal popolo minuto, avevano base prettamente rionale e furono attive sino al 1629 quando, a causa di antagonismi aggressivi e di ingerenze politiche tra le loro fila, iI Granduca Ferdinando II decise, per prudenza, la soppressione.
Il Tabernacolo monumentale delle Fonticine è una costruzione complessa che ospita una grande opera in terracotta invetriata policroma realizzata da Giovanni Della Robbia nel 1522 su incarico della Potenza denominata” Reame di Beliemme'.
Il nome ‘Fonticine" deriva dalle selle cannelle che, abboccate al altrettanti protomi di cherubini modellate nel marmo, versano acqua potabile nello stretto bacile della vasca. […]”
(Tratto da: Il restauro del Tabernacolo delle Fonticine, a cura del Comune di Firenze, 2016)

venerdì 6 novembre 2020

Iris florentina

(Giglio fìorentino, Giaggiolo)
“Questa pianta è con molta probabilità il fiore stemma della Repubblica Fiorentina (l’altro fiore supposto è il Lilium candidum). Specie quasi estinta nel territorio nazionale, si presenta come un Iris molto piccolo, bianco latte con leggere sfumature blu, uni o bifloro. Pianta antica, usata già dai Greci e Romani per estrarre il profumo
dal rizoma, fu soppiantata dall’Iris germanica e dall’Iris pallida, piante più robuste e redditizie.”
(Tratto da: L’Orto dei Semplici dell’Ospedale Santa Maria Nuova nell’antico chiostro Medicherie - percorso Museale dell’Ospedale Santa Maria Nuova)