domenica 31 agosto 2014

Ponte Vecchio

Foto di Marco Giorgi




Salone dei Cinquecento

Foto di Sara M. Pezzoli


Tramonto tra.....i ponti

Foto di Marco Giorgi


Firenze

Foto di Sara M. Pezzoli


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"A chi è affamato ogni cibo è grato"


sabato 30 agosto 2014

Arcate dei ponti di Firenze

Foto di Marco Giorgi


La vita a Firenze durante la guerra: settembre 1944

Nel settembre 1944, il Tenente Colonnello Thomas J. Michie, Ufficiale Superiore del Governo Militare Alleato per la città di Firenze, appena liberata, emetteva la seguente comunicazione riguardo le nuove disposizioni per l'invio della corrispondenza in città. La comunicazione fu diffusa tramite manifesti affissi per le strade di Firenze. Di seguito il testo completo del manifesto:

Governo Militare Alleato
Servizio Postale nella Città di Firenze

A decorrere dal 14 settembre possono essere impostate nelle Cassette degli uffici Postali della Città di Firenze cartoline per destinazione nella Città stessa.

MODALITA'


1) Il servizio è limitato alle sole cartoline,
2) il testo non deve eccedere 25 parole e deve riguardare esclusivamente cose personali e familiari,
3) Il testo può essere scritto in italiano o in inglese,
4) Sulla cartolina deve essere scritto per intero il nome e l'indirizzo del Mittente,
5) Tutta la corrispondenza senza eccezione è soggetta a censura.

AFFRANCATURA

15 cent.

Possono essere usati solo i normali francobolli delle Poste Italiane. Non verranno accettate cartoline affrancate con francobolli repubblicani.


Il manifesto originale dell'ordinanza è esposto presso l'Archivio Storico del Comune di Firenze - Mostra - 1944 I ponti di Firenze - Ingresso libero


Giardino di Boboli e Palazzo Pitti

Foto di Sara M. Pezzoli


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"A gran lucerna grosso stoppino"

venerdì 29 agosto 2014

Ponte Vecchio

Foto di Marco Giorgi


Firenze

Foto di Sara M. Pezzoli


La vita a Firenze durante la guerra: agosto 1944

Il 28 agosto 1944 il Sindaco di Firenze, Gaetano Pieraccini, emetteva il seguente ordine, che venne reso pubblico tramite l'affissione per le strade cittadine:

Comune di Firenze

Il Sindaco

Nell'interesse dell'incolumità pubblica;

ORDINA

tutti i portoni di accesso alle abitazioni delle strade pubbliche o private aperte al pubblico passaggio, dovranno essere tenuti socchiusi durante le ore diurne, dal termine all'inizio del coprifuoco, allo scopo di offrire ai cittadini transitanti, un pronto rifugio in caso di cannoneggiamento sulla città.


Il manifesto originale dell'ordinanza è esposto presso l'Archivio Storico del Comune di Firenze - Mostra - 1944 I ponti di Firenze - Ingresso libero

Ponte Santa Trinita

Foto di Marco Giorgi


Firenze Capitale (di Giovanni Spadolini)

Il quinquennio di Firenze capitale avrà un’importanza fondamentale e potremmo pur dire decisiva per le sorti future della città, per il suo volto di domani. Vinte le sopravvivenze separatiste che erano sopravvissute al ‘gran strappo’ del’60 (ancora fra il ’63 e il ’67 uscirà un foglio federalista, ‘Firenze’, diretto da Eugenio Alberi, misto di nostalgie lorenesi e di inquietudini montanelliane), superato il senso paralizzante e angusto della ‘Toscanina’, ultima eredità della decadenza del Sei e Settecento. Gran mescolio di ceti, principio di fusione di regioni e di tradizioni diverse.
A Firenze, del tutto impreparata ad accogliere coi suoi 118.000 abitanti e le sue antiquate strutture edilizie, arrivano oltre seimila funzionari piemontesi, la vecchia e salda e tenace burocrazia subalpina, con contorno di famiglie; arrivano dal mezzogiorno numerosi burocrati (Sbarbaro proporrà di chiamarli “scannocrati”) che erano stati assorbiti nelle file della nuova amministrazione unitaria dalla conquista del Regno.
Si mescolano i dialetti; si conciliano le abitudini; si superano le antiche e radicate prevenzioni. Si crea, in quei cinque anni, un modo nuovo di vita, nazionale e unitario, contro tutte le intransigenze regionaliste, contro tutti gli ostracismi e i ‘tabù’ municipali.
(Giovanni Spadolini, Firenze Capitale. Gli anni di Ricasoli)

La vita a Firenze durante la guerra: 28 agosto 1944

Il 28 agosto 1944, il Tenente Colonnello Thomas J. Michie, Ufficiale Superiore del Governo Militare Alleato per la città di Firenze, appena liberata, emetteva il seguente ordine, che fu affisso per le strade di Firenze il giorno seguente:

Governo Militare Alleato
Comune di Firenze

Ordine n. 5

Tutti i cittadini di nazionalità Tedesca, Austriaca e
Giapponese, devono presentarsi alla Questura Centrale non
oltre il 2 settembre per iscriversi nuovamente



Palazzo Vecchio (e palazzo nuovo....di Giustizia)

Foto di Sara M. Pezzoli


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno

"A rubar poco si va in galera"

giovedì 28 agosto 2014

Ponte alle Grazie e la Torre di San Niccolò

Foto di Marco Giorgi


Antiche insegne resistono: via del Ghirlandaio

Ponte Vecchio al tramonto

Foto di Marco Giorgi


Leonardo Fibonacci ed il riconoscimento dei fiorentini

Testo di Roberto Di Ferdinando

Leonardo Fibonacci  (1170-1240 circa) (1) è famoso per la sequenza di numeri che porta il suo nome (1,1,2,3,5,8,13,21,34,55…) che rappresenta in cifre l’armonia e la proporzionalità presente in natura, ritenuta anche, impropriamente, alla base della “sezione aurea”. Ma Leonardo da Pisa, figlio di Bonacci, da qui, poi, nell’Ottocento detto Fibonacci, ha un maggior merito, quello di aver introdotto in Occidente la numerazione cosiddetta araba, quella delle dieci cifre che tutt’oggi utilizziamo, e quindi tutte le modalità e le regole di calcolo legate a tali numeri. Questo tipo di numerazione (nove cifre) era in uso nella penisola indiana già molti secoli prima, e successivamente, con gli scambi commerciali con l’Asia occidentale e l’Africa settentrionale si diffuse nel mondo “arabo”, dove comparve anche la decima cifra: lo zephirum (lo zero). Fibonacci sul finire del XII secolo si trova in Africa del Nord, nell’attuale Algeria, a seguito del padre, funzionario di dogana di Pisa. Qui Leonardo entra in contatto con la numerazione indiano-araba intravedendone l’estrema utilità a fini commerciali, per le transazioni di merci e denari e per i cambi delle valute, operazioni che fino ad allora erano eseguite con i numeri romani rendendo tali calcoli molto complessi ed esclusivamente a mente. Nel 1202 Leonardo riporta tale scoperta in una suo manoscritto, il Liber abbaci (libro di calcolo) in cui spiega le 10 cifre, e descrive numerosissimi casi pratici per come applicarli nel commercio e nel quotidiano. Un testo rivoluzionario ed unico che cambierà la storia della matematica e delle persone. Gli originali delle edizioni che furono redatte tra il 1202 ed il 1228 da Fibonacci sono andati tutti persi, oggi esistono di queste solo alcune copie. Dieci di queste sono copie parziali o frammenti, custodite a Parigi, Milano, Napoli e Firenze, mentre ne esistono altre tre copie intatte, una a Roma (Biblioteca Vaticana), una a Siena (Biblioteca Comunale) e l’altra, forse della fine del XIII secolo, a Firenze, presso la Biblioteca Nazionale Centrale, quest’ultima è completa.
E sempre Firenze ha un altro curioso legame con Leonardo Fibonacci. La figura di Fibonacci andò persa nei secoli successivi alla sua morte e dimenticato il suo grande merito. Solo nell’Ottocento fu studiato e rivalutato. Tant’è che a Pisa gli fu dedicata, finalmente, una statua. Ma tale iniziativa non venne dalla città di  Pisa, ma da Firenze….Infatti, nel 1859 il Granduca di Toscana andò in esilio e nel 1860 il Granducato, in seguito ad un plebiscito, si annesse a Regno di Savoia e quindi al Regno d’Italia. Durante questa fase di transizione la Toscana fu amministrata da un governo provvisorio guidato dal barone Bettino Ricasoli e con il marchese Cosimo Ridolfi a capo del ministero dell’Istruzione. Il 23 settembre 1859 Ricasoli firmò un decreto con cui si finanziava la creazione di tre statue, rispettivamente una per Pisa, Siena e Lucca, che dovevano raffigurare un’importante personaggio del luogo; per Pisa la scelta cadde su Fibonacci perché riconosciuto, come si legge nel decreto: <<l’iniziatore degli studi algebrici in Europa>>. L’opera fu commissionata all’artista fiorentino Giovanni Paganucci che la completò nel 1863. Inizialmente collocata presso il cimitero di piazza dei Miracoli, dopo i danneggiamenti della seconda guerra mondiale, ed un lungo girovagare tra depositi e collocazioni periferiche, la statua recentemente è ritornata al suo originale posto.
RDF

(fonte: Keith Devlin, I numeri magici di Fibonacci)

Santa Maria Novella

Foto di Sara M. Pezzoli


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"A tutti i poeti manca un verso"

mercoledì 27 agosto 2014

I ponti di Firenze

Foto di Marco Giorgi


Le librerie fiorentine nei ricordi di Giovanni Spadolini

Di seguito alcuni brevi passi di Giovanni Spadolini che si sofferma a descrivere il ricco panorama di librerie nella Firenze degli inizi degli anni Trenta del XX° secolo.

Quel tratto di via Martelli….Otto anni della mia vita, dal 1935 al 1943, dominati da quella strada, e da quelle insegne, e da quei fermenti di vita.
[…] la prima libreria in cui si sia scontrata la mia adolescenza curiosa e cercante, cioè quella libreria ‘Giorni’ che ho tante volte evocato nei miei scritti, punto di incontro, lo scantinato umido e difficilmente accessibile – con i libri di Gobetti e di Salvemini, e con le edizioni Bocca, e con quelle Corbaccio, e con la produzione letteraria e politica del primo venticinquennio del secolo.
E poi le altre libreria di via Martelli, ‘Petrai’, raffinato ed elegante, poco dopo ‘Giorni’, davanti la libreria ‘Beltrami’, la più aggiornata, la più à la page, che era il luogo di conversazione per gli scrittori toscani dominanti di quella stagione letteraria (ricordo di aver viso Papini, Palazzeschi, Soffici, Lisi).
E poi rimontando su su la libreria ‘Marzocco’ che risuscitava il nome di un editore caro alla mia famiglia, il nome di Bemporad cancellato dalle infauste leggi razziali.
E poi ancora sull’angolo di via Martelli con via dei Pucci la libreria ‘Del Re’, più vicina alla cartoleria e alla produzione per le scuole, così solida, così schiettamente borghese, così anche diffidente e un po’ paterna verso gli studenti che cercavano i quaderni più beli o gli atlanti aggiornati.
Chi scrive queste pagine ricorda la libreria ‘Bemporad’ di via del Proconsolo: una libreria grande e anche alquanto cupa, forse per il tratto di strada su cui si apriva […].”
(Giovanni Spadolini - La libreria Marzocco, in La mia Firenze)

Ponte Vecchio

Foto di Marco Giorgi


Ponte Vecchio

Foto di Sara M. Pezzoli


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"A Firenze per aver ufizii, bisogna avere bel palazzo e stare a bottega"

sabato 23 agosto 2014

Pitture di Firenze: l'interno di Santa Maria del Fiore (Fabio Borbottoni)

L'interno della cattedrale prima dei restauri del 1838-1842 in un dipinto di Fabio Borbottoni (1820-1903); è visibile parte della cassa originaria dell'organo di sinistra (fonte: wikipedia.it)

Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"A cattivo cane, corto legame"

venerdì 22 agosto 2014

“La Repubblica di Pian dei Giullari” (Giovanni Spadolini)

Nei primi anni Novanta, Giovanni Spadolini ripercorre fisicamente i luoghi della sua infanzia, cioè della “Repubblica di Pian dei Giullari”, come definì quell’area sulle colline di Firenze che va da Pian dei Giullari, dove Spadolini adolescente trascorreva il periodo estivo nella casa del nonno, dimora che poi sarebbe divenuta la residenza fiorentina dello storico-politico, ad Arcetri, San Felice a Ema, il Piazzale Michelangelo, Gavinana, Ponte a Ema, per poi comprendere anche le Cascine del Riccio.
Di quella gita domenicale da adulto, Spadolini riporta le sue considerazioni e sorprese, nel vedere quei luoghi trasformati, nel suo scritto dal titolo, appunto, “La Repubblica di Pian dei Giullari”. Di seguito alcuni passaggi.
RDF

“[…] sciogliere l’ultimo desiderio: rivedere, ed è delusione crudele, la località di Ponte a Ema come io la ricordo da ragazzo. Poche case, poco più che alle Cascine del Riccio, un tantino più inserite nel senso del fiume della vita moderna ma completamente diverse da come la ritrovo oggi.
Un orrendo borgo industriale, molte fabbriche, sinistre centrali, case popolari agghiaccianti, come non si vedono neanche a Rifredi o in San Frediano.
Un insieme estremamente mélangé e direi perfino conturbante, che si distingue in modo radicale da quella che è tutta la scabra dorsale del monte, quasi isolando l’elemento di fantasia e di autonomia.
[…] Non c’è niente dove io riveda la mia infanzia. E’ un altro mondo, come è un altro mondo quello in cui arrivo quando esco dall’autostrada di Firenze-sud nelle zone intorno a piazza Gavinana, al viale Europa di cui non c’era traccia quando io ero bambino (potrebbe essere Roma o potrebbe essere Torino), non ha niente a che fare né con Pian dei Giullari né con Firenze né con lo stile fiorentino.
Al massimo ritrovo qualche traccia di quella Firenze nelle case, quelle sì, tutte con le facciate in pietra, delle strade intorno a via Benedetto Fortini fino allo sbocco del Ponte di ferro. Quelle erano già costruite prima della guerra e debbo dire di più, che quelle case popolanti il rione di Gavinana a me bambino (ero ancora inesperto di arte) apparivano bellissime.
Il falso antico mi impressionava molto. Quel richiamo a motivi danteschi, della Firenze dantesca, della Firenze conservata nella pseudo-casa di dante mi facevano una singolare impressione e fin che non ebbi tredici o quattordici anni credetti che segnassero anche un livello sociale superiore a quello delle famiglie della borghesia del centro.
Era vero l’opposto. Erano tutte case di impiegati e dipendenti ferroviari o postali, tutti di un ceto inferiore a quello, diciamo, dei liberi professionisti cui appartenevamo noi. Ed erano case all’interno – lo vidi una volta che ebbi un compagno di scuola da cui andai a fare i compiti – assai più modeste delle case nostre ispirate a un tenore che, come diceva Montanelli, respirava il clima della borghesia toscana, la più civile di tutte le aristocrazie.
(Giovanni Spadolini - “La Repubblica di Pian dei Giullari” in La mia Firenze)

Firenze tra fiume e cielo

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Il Fiorentino mangia sì poco e sì pulito, che sempre si conserva l'appetito"

giovedì 14 agosto 2014

"A Firenze....." (Giuseppe Prezzolini)

"A Firenze sentiamo la grande lezione dell'essenziale e del capitale, del semplice e del chiaro, dell'ironico e dello spavaldo, del birichino e del savio. Invece di poesia, filosofia. Invece di versi, prosa. Invece di forma, contenuto."
(Giuseppe Prezzolini)

Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Non nominare la fune in casa dell'impiccato"

martedì 12 agosto 2014

Tramonto

Libro: "Diario Fiorentino" di Rainer Maria Rilke

Il Diario fiorentino può considerarsi il bozzolo da cui si sviluppò una delle più ricche liriche del Novecento.
Giorgio Zampa

Nel 1898 Rainer Maria Rilke si recò a Firenze su suggerimento della sua amante e protettrice Lou Andreas-Salomé, che voleva che il giovane poeta eliminasse, con un tuffo nel mondo mediterraneo, un provincialismo e delle lacune culturali da lei giudicati inammissibili. Il Diario fiorentino, frutto del contatto con realtà profondamente diverse da quelle conosciute sino allora, non è però tanto un quaderno di riflessioni e ricordi dedicato alla donna amata, quanto un nucleo di idee e concezioni che attraversano in modo più o meno visibile tutta l'opera di Rilke e alimentano la fase estrema della sua poesia.

Il "miracolo" di Firenze (Giovanni Spadolini)

"[...] Poche città hanno avuto, nella formazione e nell'ascesa dell'occidente, un significato essenziale e determinante.
In una pagina del secondo dopoguerra, Papini ne enumerò quattro, congiunte da una linea ideale che va da Oriente verso Occidente: Gerusalemme, il centro della rivoluzione cristiana che ha trasformato l'intuizione della vita e della natura; Atene la patria della rivoluzione intellettuale che ha foggiato il mondo antico; Firenze, il cuore della rivoluzione umanistica che ha aperto la strada alla civiltà moderna; Parigi, il vivaio delle rivoluzioni razionalistiche e liberali che hanno creato le premesse e le condizioni della vita d'oggi. [...] Firenze è stata contraddistinta in ogni periodo dal senso del reale, dall'avversione alle fantasie fiabesche o metafisiche, dal disprezzo delle evasioni e delle rinunce, da un'aderenza alla storia e alle sue leggi che ne fa uno dei popoli più 'concreti' del mondo.
Il miracolo di Firenze è stato quello di contemperare una naturale disposizione alla poesia, alla pittura, all'architettura, una grazia e un'eleganza innate, un insuperabile amore della bellezza con un attaccamento alla natura, una disciplina del mondo, una coscienza degli obblighi e dei doveri della vita.
[...] La storia fiorentina - una delle più emblematiche e simboliche storie del mondo - è una successione di ordinamenti e di istituzioni che, nel tentativo di adeguarsi alla realtà umana, provano ogni volta la propria insufficienza e non tentano di squarciare il segreto dell'eterno. Sembra quasi che i fiorentini posseggano, in misura massima fra tutti i popoli, il senso del 'limite', la coscienza di quel 'provvisorio' che è la storia: nessuna delle grandi eresie è nata a Firenze, in quanto nessuno pensò mai da questa terra a trasformare il mondo e a cambiare gli uomini [...].
'Citta laica': è stato detto, e non a caso. E' la preponderanza della vita civica in senso laico e democratico che ha evitato a Firenze tutte le evasioni utopistiche o mistiche, che l'ha mantenuta dentro una cornice ferma e quasi rigida di valori e principi morali e civili [...].
(tratto da: Giovanni Spadolini - La mia Firenze)

Torre di San Niccolò

Foto di Marco Giorgi


Umberto Saba:"....e Firenze taceva, assorta nelle sue rovine" (Teatro degli Artigianelli)

Teatro degli Artigianelli

Falce martello e la stella d'Italia
ornano nuovi la sala. Ma quanto
dolore per quel segno su quel muro!

Esce, sorretto dalle grucce, il Prologo.
Saluta al pugno; dice sue parole
perché le donne ridano e i fanciulli
che affollano la povera platea.
Dice, timido ancora, dell'idea
che gli animi affratella; chiude: "E adesso
faccio come i tedeschi: mi ritiro".
Tra un atto e l'altro, alla Cantina, in giro
rosseggia parco ai bicchieri l'amico
dell'uomo, cui rimargina ferite,
gli chiude solchi dolorosi; alcuno
venuto qui da spaventosi esigli,
si scalda a lui come chi ha freddo al sole.

Questo è il Teatro degli Artigianelli,
quale lo vide il poeta nel mille
novecentoquarantaquattro, un giorno
di Settembre, che a tratti
rombava ancora il canone, e Firenze
taceva, assorta nelle sue rovine.
(Umberto Saba)

Umberto Saba
"[...] 7 settembre 1944: i partigiani sfilano per e strade della città accolti dall’acclamazione popolare e sciolgono le formazioni alla presenza del generale americano Mickie. La città è quasi del tutto liberata e la cultura ri-fiorisce: i giornali scrivono della cacciata dei tedeschi e l’intellettuale Piero Calamandrei apre nuovamente l’università. La guerra non è ancora finita ma al posto suo, come un fiore in un prato di sterpaglie, sboccia la speranza. Proprio in Firenze all’alba della liberazione si trovava anche Umberto Saba, appena sfuggito ai rastrellamenti antisemiti. In una sua poesia egli raffigura (ed in parte celebra) la crescente speranza dei fiorentini in quei giorni di fortissima emozione e di ritrovata libertà: Teatro degli Artigianelli.
Non poche furono le osservazioni che ricevette Saba per il verso iniziale: “Falce martello e la stella d’Italia / ornano nuovi la sala! Ma quanto / dolore per quel segno su quel muro!”. Saba si trova al Teatro degli Artigianelli (attualmente in via dei Serragli 104) dove è stata appesa una bandiera comunista: nel menzionale tale dettaglio molti hanno letto il carattere politico della poesia. Ma lo stesso Saba ha detto che “passò per essere una poesia volutamente comunista. Lo è per l’”ambiente” e per il verso iniziale. [...] In realtà Saba si commosse assistendo, dopo la lunga orribile prigionia, ad una rappresentazione popolare, dentro la cornice di uno di quei teatrini suburbani sempre cari alla sua Musa.” (Storia e cronistoria del Canzoniere). Rispetto al dolore, esso il marchio della fatica spesa dai fiorentini per guadagnarsi la liberazione e la libertà di poter appendere al muro ciò che ciascuno preferiva: una libertà che in un sistema totalitario come quello nazi-fascista non era, e non poteva essere, concessa [...]"
Testo di  Luca Burzelli - tratto da: http://www.ilritaglio.it/2012/cultura/umberto-saba-al-teatro-degli-artigianelli/

il "Trittico" di Piazza San Giovanni


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Val più un amico che cento parenti"

lunedì 11 agosto 2014

"Io sono un fiorentino anomalo....."

"Io sono un fiorentino anomalo...Non sono un fiorentinista. Sono un fiorentino che ha amato in Firenze l'anelito europeo, lo spirito universale, contrapposto al municipalismo e al provincialismo. Ho sempre detestato 'Firenzina', il vernacolo, il dialetto. In Firenze amo il germe di quella certa idea dell'Italia che è nata da lontano, che è nata dalla lingua, che mi riporta a Dante. E al primo articolo che Mazzini mandò all'Antologia, e che la rivista purtroppo respinse: L'amor patrio di Dante."
(Giovanni Spadolini)

Il Duomo

Foto di Marco Giorgi


Libro: Le Pietre di Firenze di Mary McCarty

Le Pietre di Firenze

"Un Baedeker insolito, graffiante, appassionante come un racconto. La Firenze che torniamo a vedere attraverso gli occhi della scrittrice non è quella del turismo di oggi, ma quella della vita di ieri, del Rinascimento al suo zenit: quando l'Italia era maestra del mondo.(A cura di Giovanna Baglieri)"

"Certo, il libro è uno spaccato della città negli anni Cinquanta e molte cose oggi sono ben diverse da allora, ma le torme di turisti che invadono gli Uffizi, l'avarizia dei palazzi che nascondono la bellezza delle loro sale, i prezzi un tantino alti, sembrano esserne ancora una caratteristica. L'autrice, poi, non risparmia critiche e acide osservazioni sull'incuria dei monumenti, sul traffico eccessivo e rumoroso, sugli "orribili edifici moderni" che vicino a Ponte Vecchio "indicano il luogo dove caddero le bombe tedesche", sull'eccessiva semplicità di Firenze che sta "senza alcuna aria di mistero, senza lusinghe, senza orpelli".

Mary McCarthy (1912-1989), autrice di racconti, romanzi e saggi, è stata una delle intellettuali americane più originali e influenti del Novecento. Tra i suoi libri, sono stati pubblicati in Italia Il gruppo, Vivere con le cose belle, Intellettuale a New York e il carteggio Tra amiche. La corrispondenza di Hannah Arendt e Mary McCarthy.

Autore: MARY MCCARTHY
Titolo: LE PIETRE DI FIRENZE
Editore: ARCHINTO
Collana: ZIBALDONE
Pagine: 1
Prezzo: 14,46 EURO
Anno prima edizione: 2003

Basilica di San Lorenzo

Foto di Marco Giorgi



Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"V'è chi bacia tal mano che vorrebbe veder mozza"

domenica 10 agosto 2014

Le scuole d’abbaco a Firenze nel Trecento e Quattrocento

Testo di Roberto Di Ferdinando

Sul finire del Trecento i bambini, le cui famiglie potevano permettere loro di studiare, frequentavano una scuola di base, che iniziavano a sei anni e concludevano a undici. “A quel punto i loro genitori potevano scegliere fra mandarli a una scuola di grammatica oppure una scuola d’abbaco. Nelle prime, che di norma duravano quattro o cinque anni, i ragazzi imparavano a padroneggiare la grammatica latina e a leggere i testi latini, preparandosi per una carriera come chierici, notai, avvocati, medici o insegnanti a loro volta. Le scuole d’abbaco, che duravano due anni, erano pensate per istruire i futuri uomini d’affari insegnando loro la matematica e la contabilità. I testi e le lezioni erano in volgare. (1)[…] Leonardo da Vinci e Niccolò Machiavelli studiarono entrambi in una scuola d’abbaco.
[…] I maestri d’abbaco seguivano uno specifico programma che, in genere, comprendeva la lettura e la scrittura in volgare, l’aritmetica, la geometria, la contabilità e talvolta anche la navigazione.
Fra il 1340 e il 1510 nella sola Firenze operavano una ventina di scuole d’abbaco; nel 1343, gli studenti che la frequentavano erano fra i mille e i milleduecento, una frazione significativa della popolazione maschile in età scolare.
[…] Le scuole d’abbaco erano di proprietà degli insegnanti privati che le gestivano e che accettavano gli studenti giorno per giorno dietro il pagamento di un compenso versato direttamente dai loro genitori. Il caso più tipico, però, era quello delle scuole fondate da ricchi mercanti (che godevano una forte influenza sulle autorità pubbliche) che volevano che i loro figli venissero istruiti nella matematica commerciale.
[…] Una volta che gli studenti di una scuola d’abbaco avevano appreso i rudimenti del sistema numerico indo-arabico (fino alla metà del Quattrocento a Firenze fu usato il sistema dei numeri romani, solo nel 1494 i Medici stabilirono che tutti i libri contabili fossero redatti con le cifre indo-arabiche) e della sua matematica, veniva loro mostrato come risolvere i problemi pratici, come gli scambi fra diversi tipi di beni o valute; altri quesiti potevano poi riguardare le ripartizioni dei profitti.[..] Venivano studiati anche i contratti di lavoro, […] gli studenti imparavano a prendere nota di pesi, lunghezze, dimensioni e altre informazioni quantitative e qualitative sui beni. Quasi certamente, molti dei libri d’abbaco erano pensati come testi di riferimento per gli insegnanti di queste scuole; dato che la soluzione di ogni problema era riportata subito dopo la sua enunciazione.” Con la diffusione delle attività mercantili, commerciali e finanziarie (la nascita delle banche) a Firenze, aumentò la richiesta di testi e di studi d’abbaco. I testi, l’invenzione della stampa arriverà più tardi, erano riprodotti in più copie manualmente, ricopiati a mano: “la loro produzione iniziò gradualmente a uscire dai chiostri per diventare un’attività commerciale; nacquero così le prime imprese di copiatori professionisti, situate di solito a fianco delle nuove università”. Agli inizi del Quattrocento esisteva una bottega di copisti a Firenze che dava lavoro a 45 persone.
RDF

(1) I periodi virgolettati ed in corsivo di questo post sono tratti dal libro: "I numeri magici di Fibonacci" di Keith Devlin

Torre di San Niccolò

Foto di Marco Giorgi


La Cupola del Duomo vista dal cortile della Biblioteca delle Oblate

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno

"Ogni difforme trova il suo conforme"

venerdì 8 agosto 2014

Ponte Vecchio

Foto di Marco Giorgi


Torre di Arnolfo

Foto di Marco Giorgi


La panzanella....fiorentina....

Testo di Roberto Di Ferdinando

La panzanella è un tipico piatto estivo della tradizione gastronomica Toscana, meglio ancora, fiorentina, conosciuta  e preparata fin dall’Ottocento.
Rientra nella categoria delle zuppe contadine e di recupero, difatti si ottiene con gli avanzi delle preparazioni del giorno prima, con ingredienti poveri e di stagione, ed ha come base il pane, pane per l’appunto raffermo.
La ricetta è molto semplice: si utilizza il pane toscano (non salato) rustico o di campagna, e lo si mette a mollo nell’acqua fresca, dopo di ché lo si sbriciola con le mani e successivamente lo si strizza bene. Quindi, prendiamo un’insalatiera, vi aggiungiamo il pane spezzettato e strizzato e vi aggiungiamo olio, aceto, sale, foglie di basilico e la cipolla tagliata a fettine sottili, mescoliamo il tutto bene e serviamo, se preferiamo possiamo servirla anche dopo averla fatta sostare per qualche minuto in frigorifero. La ricetta originale fiorentina si fermerebbe qui, poi negli anni la preparazione ha subito delle aggiunte, diventate canoniche, quali il pomodoro a pezzi ed il cetriolo a fettine.
Lentamente il piatto si è diffuso, con più varianti, a tutta la Toscana, sebbene in provincia di Lucca (Versilia e Garfagnana) per molto tempo sia stato ritenuto il piatto dei villeggianti fiorentini…
Affascinante e curiosa è anche l’origine del suo nome, di cui non vi sono molte certezze.
C’è chi lega l’etimologia al fatto della pancia (panza), dato che è un piatto, per la presenza del pane, che sul momento riempie molto. In ambito culinario l’utilizzo del prefisso panza non è insolito, si pensi al panzerotto=rigonfio.
Altri individuano l’etimologia scomponendo la parola: pane e zanella. Per pane, ci siamo, ma zanella? La zanella ha vari significati, in ambito gastronomico si usa per indicare un contenitore (da zana) ovale e di vimini, oppure di coccio (una sorta di zuppiera). Od ancora zanella deriverebbe da zampanella, focaccia croccante tipica dell’Appennino Tosco –Emiliano che in origine poteva essere usata, rafferma, come base per la nostra panzanella. Infine, una ricerca sui dizionari etimologici fa derivare la parola da panzana (fandonia, frottola) (!?), ma anche da panicciana (molle, inconsistente), oppure da pantiana (da pultem=polenta).
RDF
Si legga anche:  A4 labartarc - La Panzanella etimologia e un po´ di chiacchere



http://www.lef.firenze.it/index.php


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Amici, oro, e vin vecchio son buoni per tutto"

mercoledì 6 agosto 2014

Panino Vegano - A Firenze locale vegan e senza glutine 100%

Personalmente la ritengo una grande opportunità e risorsa in centro a Firenze (non solo per i vegani) la presenza del “Panino Vegano”, il nuovo locale in via Bufalini (posizione centralissima, appena dietro il Duomo) dove è possibile mangiare panini e piatti 100% biologici, 100% senza glutine e 100% vegetali (senza l’impiego di alcun ingrediente di derivazione animale). Presente anche un’offerta di piatti crudisti (consumo unicamente, o in larga parte, di alimenti crudi). Il locale è luminoso, rispetta l’ambiente per i materiali d’arredamento utilizzati e per lo smaltimento dei rifiuti, dispone di tavoli dove consumare i cibi, oltre la possibilità del take way. E’ allestita anche una bacheca in cui sono indicati eventi e notizie del mondo veg, ed uno spazio in cui sono  presentate e poste in vendita, alcune pubblicazioni non speciste e sul mangiare bio. Il menù di burgen veg è abbastanza ampio ed offre bevande biologiche (tra cui estratti di verdure e frutta, tisane, infusi e thè e cappuccino con latte di soia o riso).
Alcuni limiti: i panini non sono abbondanti per quanto costano (più conveniente usufruire delle varie formule offerte: panino, contorno e dolce), pur comprendendo che si tratta di alimenti di qualità e la cui produzione richiede costi aggiuntivi proprio per mantenere la loro specificità e certificazione…Inoltre l’accoglienza del personale al banco non è stata sorridente e disponibile…
RDF

Panino Vegano
Via M. Bufalini 19r/21r
50122 - Firenze
Tel: 333 8359787
Aperto dalle 10,30 alle 22,00. Chiusura il lunedì.
Nel mese di agosto il locale è chiuso a pranzo
www.paninovegano.it/

Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Al bisogno si conosce l'amico/Calamità scuopre amistà"