domenica 27 dicembre 2020

Pietro Leopoldo e Livia Raimondi

Casino della Livia (Roberto Di Ferdinando)

“Nel Settecento, tramontata la dinastia medicea, il governo del Granducato di Toscana fu assunto dalla famiglia Asburgo-Lorena che iniziò qui a regnare al tempo di Francesco Stefano di Lorena, marito dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria; essi visitarono insieme una sola volta Firenze nel 1739, non potendo trattenersi più a lungo. Dopo un lungo periodo di Reggenza dobbiamo aspettare il 1765 per
avere nuovamente la presenza stabile del Granduca regnante a Firenze, cioè quando Pietro Leopoldo, figlio della coppia imperiale. Inizia la sua duratura permanenza in città accompagnato dalla sposa Maria Luisa Borbone. A Pietro Leopoldo  però una sola sposa non bastava e così ebbe varie amanti, tanto che si racconta che la Granduchessa, uscendo a passeggio con i figli, li invitasse a salutare gli
altri bambini perché forse loro fratelli. Fra le varie relazioni amorose di Pietro Leopoldo, di solito ricordato solo per le importantissime riforme economiche e politiche in Toscana, la più celebre quella con la ballerina romana Livia Raimondi. Le circostanze che li avevano fatti incontrare erano davvero particolari: Livia era stata fischiata mentre si esibiva di fronte a degli studenti pisani e per questoandata a chiedere sostegno al Granduca, il quale era stato subito rapito dalla sua bellezza. Alla sua amante Pietro Leopoldo non fece mancare gioielli, vestiti eleganti, porcellane e libri (non dimentichi che il granduca era un grande estimatore degli Illuministi francesi).
Il loro rapporto sereno, iniziato nel 1786 e rallegrato dalla nascita del figlio, Luigi, nel 1788, venne improvvisamente turbato dai fatti interni della politica internazionale: il fratello di Pietro Leopoldo, l’Imperatore Giuseppe II era morto e il granduca doveva lasciare la sua amata Toscana per diventare imperatore d’Austria al suo posto, col nome di Leopoldo II. Livia fu invitata a trasferirsi a Vienna ma la sua vita lì non fu più serena. Aveva deciso di tornarsene in Italia quando, nel 1792, Pietro Leopoldo morì e il nuovo imperatore Francesco le strappò il piccolo Luigi, suo
fratellastro, perché crescesse in Austria mentre Livia venne rimpatriata. Il bambino negli anni venne educato da militare e combatté nelle guerre antinapoleoniche.
Si sono conservate molte lettere indirizzate da Luigi alla madre, scritti che esprimono il desiderio del giovane di poter rincontrare Livia a Firenze.
Questo incontro non potè mai avvenire: egli si ammalò all’inizio del 1814 e morì il 2 luglio dello stesso anno, non prima di essere almeno riuscito a inviare alla madre una ciocca dei capelli e chiedendogliene a lei in cambio una delle sue. Di questo intreccio di vite a Firenze rimane, a duratura memoria, la casa in cui la madre e il piccolo vissero insieme così pochi anni, l’elegante palazzina situata all’angolo tra via degli Arazzieri e Piazza San Marco, oggi circolo Ufficiali, ricordata come il Casino della Livia.”
(Tratto da: Pietro Leopoldo e Livia Raimondi, di Samuele Magri, in Florence is you, aprile 2016)

domenica 13 dicembre 2020

Ercole e il leone

Immagine tratta da Tripadvisor

“Piazza Ognissanti venne creata nel XIII secolo per permettere ai fedeli di assistere alle prediche degli Umiliati di fronte la chiesa di Ognissanti.  Dal 1860 al 1930 fu chiamata piazza Daniele Manin, in onore del patriota risorgimentale, e subì una modifica con la creazione del Lungarno Vespucci, che la ingrandì e vide la costruzione di palazzo giuntini e dell’Hotel Excelsior. Nel 1937 la statua di Manin fu sostituita da quella in bronzo Ercole e il leone, ad opera di Romano Romanelli, proveniente da una storica famiglia di scultori attiva a Firenze dal XIX secolo […]”.
(Tratto da: Fancy Florence - Food Fashion & Forniture - La Firenze dei fiorentini)

La statua dedicata a Tommaso Manin si trova oggi collocata nel piazzale Galileo

lunedì 7 dicembre 2020

Il palazzo in cemento armato di Borgo Ognissanti


“Situato in Borgo Ognissanti all’altezza del numero 28, tra la Chiesa di Ognissanti e la casa galleria Vichi, proprio come quest’ultima è stata costruita nei primi del XIX secolo e rappresenta uno dei rarissimi esempi di costruzione in stile Liberty di tutta la città.
La struttura semplice ed elegante, la luminosità, le proporzioni ripresa dalla tradizione toscana, lo rendono un esempio unico in tutto il panorama europeo. Sede nei primi anni del secolo scorso di uno dei principali grandi magazzini della città, la Grossenbacher, (magazzini di tessuti e ricami)  oggi ospita un negozio […]. Si dice che Botticelli sia nato proprio qui nel 1445.”
(Tratto da: Fancy Florence - Food Fashion & Forniture - La Firenze dei fiorentini)

sabato 5 dicembre 2020

Mandragora offìcinarum (Mandragora)


Pianta magica per eccellenza sia per la forma della sua lunga radice che ricorda il corpo umano, sia per il suo contenuto in alcaloidi, che provocano alterazioni della coscienza con tratti spiccatamente sensuali. Usata per riti e pratiche magiche, si credeva avesse un “animo umano”. Andava raccolta da un cane e non da un uomo (che sarebbe impazzito per il grido che la pianta emetteva) e aveva il potere di donare amore eterno, invulnerabilità, buona o cattiva sorte secondo come fosse trattata. Peccato che i suoi effetti “magici” fossero molto vicini ad effetti mortali per l’uomo.
(Tratto da: L'Orto dei Semplici dell’Ospedale di Santa Maria Nuova nell’antico chiostro Medicherie)

martedì 1 dicembre 2020

Modi di dire: “a voglia se mi piace!”

Bandiera del Granducato di Toscana

L’espressione è usata per indicare qualcuno o qualcosa che gradiamo molto. L’origine deriverebbe dalla pronuncia toscana del tedesco “ja wohl” (“sì”, “agli ordini”), introdotto nel Granducato con l’arrivo a Firenze degli Asburgo-Lorena, della loro corte e dei loro funzionari sul finire degli anni Trenta del Settecento.
(Roberto Di Ferdinando