giovedì 30 giugno 2016

Modi di dire: “berciare”

Significa urlare, parlare con voce molto, molto alta, gridare sforzandosi, spesso anche in modo sgarbato e volgare. Si usa anche per indicare ad una persona il modo con cui avvertire o sollecitare un’altra: “fagli un bercio!”.
La parola deriverebbe dal latino volgare “berbiciare”, cioè belare, ma non è da escludere anche la derivazione dal tedesco “berkja” che significa, appunto, gridare, o dall’inglese “bark”: abbaiare, che sarebbe giunta in Toscana tramite alcuni lingue dialettali del nord Italia. Infatti nel dialetto lombardo troviamo “bercià” o “bergià” (gridare).
Roberto Di Ferdinando

Veduta dal Forte di Belvedere

Foto di Angela Lidia Larosa


Proverbio Toscano del Giorno

"Figliuole e frittelle; quante più se ne fa, più vengono belle"

martedì 28 giugno 2016

Il torrente Terzolle

Il torrente Terzolle è un antichissimo corso d’acqua cittadino di Firenze. Originariamente affluente dell’Arno (dove vi sfociava all’altezza dell’attuale Ponte alla Vittoria), in epoca recente è stato deviato, divenendo affluente del Mugnone. Il suo nome deriva dal latino: tertium lapidem, cioè terzo miglio, la distanza in cui si trovava a nord della Florentia romana. Proprio in questo punto i romani avevano costruito una sorta di svincolo tra la via Cassia Vetus e la Nuova, diretta verso Lucca.
Il torrente nasce a Cercina ed attraversa i quartieri di Serpiolle, dove si congiunge con il torrente Terzollina (non a caso nella toponomastica locale sono presenti via del Mulino e via Nuova del Mulino), Rifredi (il cui nome deriva proprio dalle acque fredde “Rio freddo” del Terzolle) e Ponte di Mezzo dove si unisce al fiume Mugnone.
Roberto Di Ferdinando

Veduta dal Giardino di Boboli

Foto di Angela Lidia Larosa


Proverbio Toscano del Giorno

"Per l'amore dei figliuoli non si hanno riguardi ad altri"

lunedì 27 giugno 2016

Modi di dire: “vento di fessura porta l’uomo (e la donna) alla sepoltura”



Tipica espressione dei nostri anziani, riprendendo anche un saggezza popolare: evitare di sostare in quei luoghi dove vi sono delle correnti d’aria, ad esempio in un edificio il riscontro tra due aperture corrispondenti, perché potremmo avere delle conseguenze, anche gravi, per la nostra salute. Il termine “riscontro” deriva dal francese “recontrer”, (re-incontrare), che si compone della particella “ri” o “re” e “scontrare” cioè che è da “contro” (scontrarsi con chi o cosa viene dalla parte opposta); nel nostro caso, appunto, due correnti di aria che si scontrano.
Roberto Di Ferdinando

Piazza della Signoria

Foto di Angela Lidia Larosa


Proverbio Toscano del Giorno

"Dove ci son ragazze innamorate, è inutile tener porte serrate"

giovedì 23 giugno 2016

Il pinzimonio

E’ una salsa a crudo, servita prevalentemente in estate, composta da olio di oliva, sale e pepe ed alle volte con l’aggiunta dell’aceto; in cui si intingono ortaggi crudi: sedano, carote, finocchi, carciofi e simili, senza disdegnare poi, alla fine, di versarla anche su una fetta di pane.
Il termine deriva dal verbo pinzare, che significa pungere, ma in questo contesto si intende come prendere, prendere per le punte, così, infatti, con le mani sono presi gli ortaggi per essere immersi nella salsa.
Roberto Di Ferdinando

Veduta dalle Oblate

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Chi vuo vivere e star sano, dai parenti sta lontano"

mercoledì 22 giugno 2016

La Firenze descritta da Mary McCarthy....(continua)

“[…] Nel Medioevo, fiorirono a Firenze sette religiose di vario genere, oscillanti fra un estremismo fanatico ed una equa, illuminata tolleranza. La città era da un lato un centro di epicureismo, dall’altro vivaio di teoria e pratica puritana. L’eresia patarina, che somigliava all’albigese, operò, nel dodicesimo secolo e agli inizi del’200, migliaia di conversioni. Firenze fu infatti sede della diocesi patarina più potente in Italia, con propri vescovi e prelati. Questa setta puritana credeva che il mondo fosse interamente governato dal demonio; i suoi membri erano vegetariani e pacifisti e rifiutavano di sposarsi o di prendere i voti; non credevano nel battesimo, nell’ecaurestia, nelle preghiere e elemosine per i morti o nella venerazione delle reliquie e delle immagine, e pensavano che tutti i papi da San Silvestro in poi (questi era responsabile per la cosiddetta <<donazione di Costantino>> cioè per il potere temporale della Chiesa) fossero dannati in eterno. Tali dottrine risolute attraevano profondamente i fiorentini, che erano periodicamente assetati di riforma religiosa così come erano bramosi di uno stato ideale; Giovanni Gualberto (fondatore dell’ordine vallombrosano) e i primi eremiti toscani furono i precursori patarini, di Savonarola e della Riforma; e l’eccesso di fanatismo nell’indole fiorentina è senza dubbio il motivo dell’odierno aspetto <<protestante>> o <<riformato>> delle chiede fiorentine . […] A Firenze, la Riforma fu anticipata all’undicesimo secolo. La lotta contro la simonia e contro il mercato degli uffici religiosi non fu sostanzialmente diversa dalla lotta contro le indulgenze. […]”
(Mary McCarthy, Le pietre di Firenze, 1956)

Veduta dal Ponte di San Niccolò

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Chi ha un occhio solo, spesso se lo netta"

lunedì 20 giugno 2016

Modi di dire: “Un culo com’un paiolo”

Espressione popolare, ma greve. Si usa per sottolineare, in maniera dispregiativa, le grandi dimensioni del fondoschiena di una persona. Ma il suo uso più frequente avviene come intimidazione, ovviamente figurata, per chi è prossimo a compiere un’azione scorretta, oppure,  in ambito sportivo,  per indicare una cocente ed umiliante sconfitta; oppure, ancora, l’essere surclassato in un certo ambito da un’altra persona. L’espressione trae origine dal paiolo, cioè la pentola di rame o di alluminio, appunto di grandi dimensioni, utilizzata principalmente per cucinare la polenta. Paiolo o paiuolo deriva dal latino “par”, cioè paio (diminituivo: “pariolum”), tipici vasi congiuntamente accompagnati.
Roberto Di Ferdinando

Proverbio Toscano del Giorno

"Aver cura de'putti, non è mestier da tutti"

Veduta dal Ponte di San Niccolò

Foto di Marco Giorgi


giovedì 9 giugno 2016

La ricostruzione del Ponte di Santa Trinita nelle pagine di Mary McCarthy (1956)

Foto di Sara M. Pezzoli
“[…] Una delle iniziative di Cosimo I fu la costruzione del ponte a Santa Trinita, riedificato, dopo una inondazione, dall’Ammannati, il quale completò il disegno originale del Brunelleschi. Il ponte dell’Ammannati, il più bello di Firenze e forse del mondo, fu distrutto dai tedeschi nell’ultima guerra ed è stato da poco ricostruito, <<com’era>>. I ricostruttori, lavorando su fotografie e su progetti dell’Ammannati, scoprirono l’esistenza di un mistero nella linea piena, superba, sinuosa delle tre arcate – il tratto più squisito del ponte slanciato – che non si conforma a nessuna linea o figura geometrica e sembra essere stato disegnato a mano libera da un genio lineare, che Ammannati non era.
Per tutta la città fiorirono studi ed ipotesi, fra professori e critici d’arte, sull’enigma della curva. Qualcuno disse che era una curva catenariana, disegnata cioè dalla sospensione per le estremità di una catena; altri suggerirono che potesse esser stata modellata sulla curva di un corpo di violino. Proprio prima dell'apertura del ponte, però, fu proposta e avvalorata, e divulgata con fotografie sui giornali, una nuova teoria, assai convincente; questa teoria attribuisce il disegno del ponte a Michelangiolo, che a quel tempo era consulente di Cosimo I tramite il Vasari. L’originale della curva fu scoperto dove nessuno aveva pensato di cercarlo, nelle Tombe Medicee, sui sarcofaghi che sorreggono le figure della Notte e del Giorno, del crepuscolo e dell’Aurora.
[…] .
La disputa per il ponte a Santa Trinita dura dalla fine della guerra e non è ancora finita. Prima sorse la domanda se il vecchio ponte doveva essere ricostruito. Non era meglio uno moderno? Sistemata questa questione, furono riaperte le vecchie pietraie del Giardino di Boboli da cui la pietra dorata era stata tagliata; un sesto della pietra originale fu recuperata dal fiume. Seguirono difficoltà con i muratori, che dovevano guardarsi dal tagliare la nuova pieta <<meglio>> (cioè con i bordi nitidi resi possibili dal macchinario moderno). La pazienza cominciò a esaurirsi, come successe a Michelangiolo, quando scriveva che si era accinto <<a rianimare il morto>>, a provare a addomesticare le montagne, e a introdurre l’arte di squadrare la pietra in quelle borgate. Una volta tagliata la pietra, fu criticato l’assortimento del colore, furono criticate le fondamenta nell’Arno. A monte del fiume fu aperto, sbadatamente, uno sbocco che rischiò di compromettere i puntelli quando il ponte ormai era quasi finito e già aperto al traffico dei pedoni. Le piogge avrebbero fatto il resto, dicevano i pessimisti. […] Più bello appariva il ponte risorto, librantesi come un miraggio dalle acque verdi, più la popolazione litigava, minacciava, cavillava, nel timore che la perfezione non fosse stata raggiunta.
L’ultima e più acuta discordia riguardò, strano adirsi, proprio una statua. Quattro statue del tardo Cinquecento del francese Pietro Francavilla, raffiguranti le stagioni, erano state poste ai quattro angoli del ponte. Non erano di grande valore artistico, ma eran <<sempre>> state là, come il vecchio Marte di sentinella al Ponte Vecchio. Tre di esse erano state recuperate intatte – una, si dice, da uno scultore locale (altri dicono straniero) che aveva scavato nell’Arno per salvarla – ma la quarta, la Primavera, fu ritrovata senza testa. Circolava la voce che un soldato americano era stato visto portarla via durante il caotico periodo dei combattimenti; un’altra testimonianza dichiarava trattasi di un soldato neozelandese o australiano. Furono scritti annunci sui giornali neozelandesi per chiedere la restituzione della testa, ma da quella parte non si cavò nulla
[…] . Quando alla fine ogni fondata speranza di ritrovarla fu messa da parte, le autorità delle Belle Arti decisero di non rimettere le statue dov’erano. Vi fu allora una furibonda levata di scudi; la gente rivoleva le statue al loro posto. Insistendo le Belle Arti nel loro proposito, fu indetto un referendum, e la volontà popolare si espresse, a stragrande maggioranza, per la loro ricollocazione. Allora le Belle Arti cedettero, o parvero cedere, e una nuova disputa sorse se la Primavera doveva esser lasciata con la testa mozza a ricordo della guerra o se si doveva farle una nuova testa.
La città fu nuovamente divisa, in maniera quasi irriconciliabile questa volta, e le Belle Arti ne trassero pretesto per ritardare l’intera operazione. La gente, non vedendo rimessi i piedistalli ai loro vecchi posti, d’un tratto diventò sospettosa; i giornali, chiedendo spiegazioni, insinuarono che la faccenda del <<con o senza testa>> fosse stata introdotta a bella posta dalle Belle Arti, come una tattica di discordia, per evitare di aderire alla volontà popolare.
[…] La Primavera non ottenne una nuova testa, e adesso si erge, decapitata, sul suo piedistallo, come l’antica statua devastata di Marte, a monito dell’occupazione nazista. E non furono le Belle Arti, m afu la gente a rivolerla – deità toscana – al suo posto, com’era. […]”
(Mary McCarthy, Le pietre di Firenze, 1956)

Leggi anche le curiosità sul Ponte di Santa Trinita




Proverbio Toscano del Giorno

"A chi troppo ride gli duole il cuore"

mercoledì 8 giugno 2016

Modi di dire: “E’ durato da Natale a Santo Stefano”

Tipico detto popolare ad indicare la breve durata di qualcosa, spesso usato in maniera critica, per sottolineare, malignamente, un’attività commerciale che apre e poi chiude subito, oppure un interesse personale, una “voglia”, che dura solo poche settimane e dopo la fiammata iniziale si stempera e finisce definitivamente. Infatti, tra Natale e Santo Stefano, dal 25 al 26 dicembre, il tempo è breve (anche se tutto è relativo…).
Roberto Di Ferdinando

Proverbio Toscano del Giorno

"Quando si ride senza esser contenti è un riso che non passa i denti"

martedì 7 giugno 2016

lunedì 6 giugno 2016

La Firenze descritta da Mary McCarthy (continua.....)



“[…] Come nelle antiche città-stato, nella Repubblica Fiorentina religione e politica erano identiche o quasi; i santi erano eroi civici, sotto la cui protezione ed esempio la città combatteva. Ciò era normale per le città-stato medievali, ognuna delle quali aveva i propri patroni (ovvero la propria religione). I veneziani si radunavano al grido di <<San Marco>>, i lucchesi a quello di <<San Martino>>, e i fiorentini a quello di <<San Giovanni>>. Con una propria religione, e propri santi patriottici, i fiorentini, come i veneziani, avevan ben poco timore del papa e furono sottoposti a interdizione e scomunica; a un certo punto Firenze, agendo tramite i vescovi di Toscana, fece voltafaccia e scomunicò il papa. La lapide posta su Palazzo Vecchio durante l’assedio di Firenze nel 1529, Jesus Christus, Rex Florentini Populi S. P. Decreto electus, asseriva una indipendenza assoluta, non solo dai governanti mondani, ma da qualunque potere spirituale che non fosse Cristo. Questa pretesa a essere la città di Dio, la nuova Gerusalemme, era già implicata nella molteplicità di immagini e cariatidi scolpite per la città e per i posteri dagli scultori fiorentini. […]”
(Mary McCarthy, Le pietre di Firenze, 1956)

Proverbio Toscano del Giorno

"Un cattivo cane rode una buona corda"