mercoledì 30 ottobre 2013

Buongiorno Firenze

Corteo Storico della Repubblica Fiorentina


martedì 29 ottobre 2013

Tramonto su Firenze

Foto di Roberto Di Ferdinando


Piazzale Michelangelo

Foto di Roberto Di Ferdinando


lunedì 28 ottobre 2013

Forte di Belvedere

Foto di Roberto Di Ferdinando


Il cielo sopra Firenze

Foto di Roberto Di Ferdinando

28 ottobre ore 7,06 - Piazza San Marco

28 ottobre ore 7,26 - Via Jacopo da Diacceto

domenica 27 ottobre 2013

Il Cielo sopra Firenze

Foto di Roberto Di Ferdinando

Tramonto dal Forte di Belvedere

venerdì 25 ottobre 2013

Il cielo sopra Firenze

Foto di Roberto Di Ferdinando

Porta al Prato - 24 ottobre, ore 17.50

lunedì 21 ottobre 2013

I vinattieri e le bettole a Firenze

Testo di Roberto Di Ferdinando

Secondo il dizionario etimologico “Zanichelli” il termine “bettola” significa “osteria di basso livello” (“Io intendo d’un’osteria, o più tosto taverna, anzi bettola di Firenze” scriveva Benedetto Varchi nel 1565). L’origine di tale vocabolo, per ammissione dello stesso autorevole dizionario, è discussa: scarsamente credibile la derivazione dal latino “bibita” (bevanda), invece, più attendibile la connessione con il termine nord-italico di “baita”, cioè “rifugio”. Ma non c’è certezza. Tanto che alcuni ritengono che il nome bettola derivi da Ciardo di Betto, il più famoso vinattiere del Trecento a Firenze. Ciardo aveva la propria taverna (bettola) in San Lorenzo, all’angolo con via dell’Ariento, ma fu ben presto attratto dalla politica, tanto da partecipare nel 1378 al tumulto dei Ciompi e nel 1380 essere eletto Gonfaloniere, ma nel 1382, con il ritorno della Signoria, il suo “tradimento” fu punito con la decapitazione.
Al di là del destino di Ciardo di Betto, a Firenze, già nei secoli passati le bettole (osterie) erano molto diffuse, tanto che i vinattieri (i gestori dei banchi di mescita del vino) nel 1288 si erano costituiti in una propria Arte Minore, staccandosi dai fornai e albergatori con cui si erano inizialmente associati. La loro sede fu prima nella chiesa di San Martino al Vescovo, nell’omonima piazza, e poi in via Lambertesca (palazzo Bartolommei) ed assunsero come stemma un calice di vino di colore rosso su fondo bianco.
Nel Trecento si contavano circa cento vinattieri (in seguito ne è derivato a Firenze e in Toscana un vero e proprio cognome) concentrati in Oltrarno e nelle zone che oggi si collocano tra il Duomo, piazza della Repubblica, Ponte Vecchio e via Tornabuoni. Queste cantine ebbero un buon successo commerciale in città che non sfuggirono alla tassazione, infatti, sul finire del Trecento la Signoria impose sul vino una tassa, da cui riuscì a trarre i soldi per la costruzione del Palazzo dei Priori (Palazzo Vecchio). Successivamente il Comune municipalizzò il commercio del vino facendo aprire in ogni “sesto” (nel XIV secolo la città fu divisa in sestieri) una cantina.
Il vino servito nelle cantine di Firenze era chiamato vin pretto (vino “schietto” puro, dolce, non annacquato). I fiorentini bevevano in gran parte i vini bianchi toscani, sardi o greci, che erano anche molto ricercati ed in alcuni casi anche costosi, ma diffuso, nelle cantine, era anche l’uso di vini rossi che erano serviti in bicchieri di terracotta (il Trebbiano, la Vernaccia, la Malvasia, nelle case dei nobili erano versati nei bicchieri di vetro o d’argento). Molto apprezzati anche il vino caldo (speziato) o vin cotto (con l’aggiunta di uva cotta).
RDF

Piazza Santo Spirito

Foto di Roberto Di Ferdinando


domenica 20 ottobre 2013

Inaugurato il Community Garden, in Borgo Pinti un orto urbano nato dal recupero di uno spazio abbandonato

Un orto urbano nato dal recupero di uno spazio abbandonato. E' il Community Garden 'Orti dipinti' di Borgo Pinti inaugurato dal sindaco Matteo Renzi, con l'assessore all'Ambiente Caterina Biti. Uno spazio ispirato alla sostenibilità, all'ecocompatibilità, al recupero di aree abbandonate o dimenticate e alla condivisione dei frutti della terra. 'Oggi è un giorno di grande festa - ha detto il sindaco Renzi - Inauguriamo qualcosa di più di un orto urbano perché è stato recuperato uno spazio vuoto dentro la città e l'augurio è che questo orto diventi sempre più un'oasi di speranza. Il bene comune non è quello gestito dall'assessore o dal funzionario - ha continuato il sindaco - ma quello in cui i cittadini riprendono centimetro dopo centimetro il godimento dei luoghi della città. Oggi parte un'ulteriore scommessa nella gestione del bene comune'. Il progetto di orto didattico, realizzato nello spazio limitrofo all'Istituto Barberi e all'ex pista di atletica del Comune, al civico 76, è promosso dall'associazione Community e coinvolge i residenti del Quartiere e i ragazzi del centro sociale Barberi, l'associazione di volontariato impegnata nell'assistenza e nell'orientamento al lavoro dei ragazzi disabili. 'L’orto è stato scovato su Google Maps dall'architetto Giacomo Salizzoni, recentemente insignito del premio Galileo, per la pace e i diritti umani - ha spiegato l'assessore Biti - e trasformato in spazio verde per famiglie e bambini. Si tratta di un progetto pilota da poter replicare in altre aree urbane da recuperare con l’ausilio dei cittadini residenti volenterosi di riappropriarsi del territorio e valorizzarlo per la comunità'. L’orto urbano di Borgo Pinti, realizzato grazie a collaborazioni con partner come il Four Seasons Hotel e Coldiretti, Consorzio agrario Firenze, Ikea, Slow Food ed altri, oltre ad essere caratterizzato da coltivazioni biologiche certificate con diverse tecnologie agricole sostenibili e innovative, è un luogo di diffusione di cultura e informazione su temi ambientali, alimentari, salutari, etici, sani, dove i cittadini possono alimentare coi loro scarti vegetali di cucina il 'community composting' per riavere successivamente ottimo humus per le loro piante. Le piante sono fornite dalla società agricola L'Ortofruttifero che opera ad Arena Metato in provincia di Pisa.
(testo e foto tratte da: www.comune.fi.it)

venerdì 18 ottobre 2013

Ripartono i corsi dell'Università Popolare di Firenze

L’Università Popolare di Firenze, prima università popolare in Italia, rinasce con l'intento di riavvicinare alla cultura e all’impegno sociale tutti, senza distinzione di età, sesso, confessione religiosa, etnia.

L'Università Popolare di Firenze ha scopi culturali e scientifici, sportivi e socio-assistenziali e soprattutto ha lo scopo di svolgere attività di formazione permanente.

L'Università Popolare di Firenze sostiene il principio di pari opportunità fra donne e uomini, fra popoli e culture diverse, impegnandosi nella diffusione e attuazione di tali valori, senza alcun tipo di discriminazione sociale; pertanto promuove l’organizzazione nel suo seno di sezioni sociali per minoranze etniche, per persone diversamente abili e per la terza età.

Per l'attuazione del suo programma l’Università Popolare di Firenze organizza eventi culturali, formativi, scientifici, artistici, sportivi, ed attua progetti che mirano al sostegno del benessere psicofisico della persona; persegue inoltre finalità relative alla medicina non convenzionale ed alle discipline bio-naturali. L’Università Popolare di Firenze attraverso le sue consociate ha in essere corsi di formazione professionale, di aggiornamento e di preparazione specialistica.

Offerta Formativa: http://www.universitapopolaredifirenze.it/offerta-formativa.html

Il cielo sopra Firenze

Foto di Roberto Di Ferdinando

Viale F.lli Rosselli, 18 ottobre - ore 7,35

Lungarno del Tempio, 17 ottobre - ore 18.40

Tramonto a Firenze

Foto di Sara M. Pezzoli


giovedì 17 ottobre 2013

Novità editoriale: "Strade scomparse di Firenze” di Lamberto Salucco


"Grandi novità sul fronte editoriale di Edida: è finalmente disponibile la prima parte di “Strade scomparse di Firenze” scritto da Lamberto Salucco. Questo ebook si propone di fare chiarezza nella complessa ma affascinante questione dei nomi delle strade che attraverso i secoli si sono avvicendati: uno studio che oscilla tra l’odonomastica e la ricerca sul campo con lo scopo di iniziare dal nucleo più centrale di Firenze (la zona compresa tra via Tornabuoni, via de’ Cerretani, via Calzaioli e via Porta Rossa) e allargarsi fino a coprire tutta l’area cittadina.

“Strade scomparse di Firenze” è anche il primo volume di una nuova collana di ebook targata Edida (Ricordi toscani) dedicata alla storia delle nostre città.






In vendita a € 1,99 su: iTunes – Amazon – Kobo



Prefazione

Questo libro è un tentativo di mettere insieme i dati relativi alle strade di Firenze che non esistono più: infatti, una delle difficoltà che si affrontano quando si studia una struttura urbana non più esistente consiste proprio nel riuscire a dare il nome corretto a una strada o a una piazza.

Questo perché i nomi delle vie venivano cambiati (o addirittura scambiati) molto frequentemente creando una notevole confusione e rendendo difficile l’identificazione dei luoghi.

Partendo da numerose mappe ho cercato di riunire tutti i nomi che nei secoli si sono avvicendati nelle singole piazze, strade, vicoli etc.

Durante il lavoro di reperimento delle fonti è successo anche di trovarsi nella situazione opposta: dover partire dal nome di una strada citato in un testo e provare, attraverso varie ricerche, a capire a quale via si riferisse.

Il presente testo non ha la pretesa di essere perfetto dal punto di vista tecnico e, nonostante l’impegno, è possibile che sia presente qualche inesattezza.

D’altro canto molti testi “ufficiali” sono spesso in disaccordo e le stesse mappe tecniche del Comune talvolta si contraddicono.

Questa prima parte prende in esame l’area compresa tra via Tornabuoni, via de’ Cerretani, via Calzaioli e via Porta Rossa.

LS



Introduzione

“Lamberto Salucco ha il pallino delle strade scomparse, e lo fa rotolare in mezzo a vicoli, chiassi, piazze, piazzette, vie e viuzze fantasma rincorrendolo per raggiungerlo, e così facendo scopre un mondo incantato che gli altri non vedono: è un mago? No, è un grande innamorato di Firenze, e come ogni innamorato vuole conoscere a fondo il passato della sua amata.

Ma si sa, sapere troppo può far male, e sicuramente Lamberto ha sofferto molto nella sua ricerca, perché Firenze ha parecchi scheletri nello stradario.

Scoprire che dove adesso ci sono edifici c’era una piazza, che tante strade sono state abolite, tante case abbattute, chiese, torri, loggiati spianati, perduti, dimenticati (e tutti facevano parte di strade non più esistenti) provoca un dolore acuto al cuore.

Per non parlare dei nomi. E m’immagino il Salucco intento a chiedere geloso alla sua amata: “Come si chiamavano i tuoi ex? Avanti, dimmelo!”.

Firenze ha risposto, e le risposte sono tutte in quest’opera preziosa e unica, in cui senza inutili sbavature retoriche si può accedere ai dati essenziali della città invisibile, che torna visitabile attraverso chiarissime informazioni corredate da utili e accurate piantine che ci aiutano a orientarci nel nulla.

Un’opera che va tenuta presente e utilizzata di continuo, specialmente se si è a nostra volta innamorati di Firenze. Io stesso lo farò quando ne avrò bisogno per la mia pagina Facebook “Vecchia Firenze mia” e per personale libidine. Perché – lo confesso – anch’io sono un amante di Firenze. Ma non ditelo a Lamberto…”

Gianni Greco

L’ecofurgone di Quadrifoglio in piazza Bartali a Gavinana

Ecofurgone, punto di raccolta mobile, permette agli utenti del Quartiere 3 di consegnare al personale di Quadrifoglio tutti quei rifiuti non conferibili al sistema di raccolta stradale, che saranno successivamente avviati al corretto smaltimento.
Ogni 1° e 3° venerdì di ogni mese, con orario 08.00 – 12.00. Venerdì 5 e venerdì 19 ottobre saranno quindi i giorni di presenza dell’Ecofurgone nel prossimo mese: il punto di raccolta mobile stazionerà accanto al fontanello di Publiacqua di piazza Bartali.

All'Ecofurgone è possibile consegnare:
- olio vegetale usato (olio di cucina)
- pile, batterie e accumulatori al piombo;
- contenitori (anche pieni) contrassegnati dai simboli di pericolo (infiammabile, irritante, ecc.) come ad esempio detergenti, varechina, anticalcare, ecc. con etichettatura originale;
- bombolette spray (vernici, lacche, deodoranti, insetticidi, ecc.);
- contenitori con idropitture o smalti all’acqua purché chiusi e nel contenitore originale con etichettatura leggibile;
- contenitori con smalti, impregnanti per legno, diluenti e solventi, acidi, ecc. purché chiusi ermeticamente e nel loro contenitore originale su cui siano leggibili le caratteristiche di pericolo;
- contenitori vuoti di fitofarmaci (prodotti destinati al giardinaggio, all’orto, ecc.);
- farmaci scaduti privi dell'imballaggio in carta/cartone;
- toner e cartucce esauste per fax e stampanti;
- lampade a basso consumo e piccoli tubi al neon;
- piccole apparecchiature elettriche od elettroniche (radio, telefoni, aspirapolvere, ecc.).

Per l’elenco completo dei mercati rionali dove è presente periodicamente l’Ecofurgone di Quadrifoglio consultare il sito web www.quadrifoglio.org o chiamare il Numero Verde 800-330011

lunedì 14 ottobre 2013

14 ottobre - Il cielo sopra Firenze

Foto di Roberto Di Ferdinando

ore 7.24 - Viale F.lli Rosselli

ore 7,25 - Via Jacopo da Diacceto

domenica 13 ottobre 2013

13 ottobre - Il cielo sopra Firenze

Foto di Roberto Di Ferdinando

Via di San Leonardo - ore 18,05

Via di San Leonardo - ore 17,58

Forte di Belvedere - ore 16,47

Il "voltapentole"

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

Oggi, per la giornata del fiorentino è risuonato a Firenze il colpo di cannone a salve sparato dal Forte di Belvedere per segnare lo scoccare del mezzodì. Così è stata ripristinata eccezionalmente per la giornata di festa odierna, quest’antica usanza fiorentina, introdotta nell’800 e proseguita fino agli inizi degli anni Cinquanta. Lo sparo del cannone, ribattezzato dai fiorentini “voltapentole” o "votapentole" perché indicava l’ora di pranzo (a Firenze fin dai secoli passati il pranzo si consumava alla ore dodici), serviva alla cittadinanza per rimettere in orario i propri orologi, che in passato erano prevalentemente a carica manuale, e per scandire la pausa pranzo per i lavoratori. Lo sparo del cannone era rivolto a mezz’altezza verso le campagne di Giramonte, non quindi verso la città, un’accortezza per evitare che lo spostamento d’aria e la potenza dello scoppio potessero danneggiare i monumenti.
RDF

La riproduzione del cannone utilizzato per lo sparo di mezzogiorno

Perché si chiama il quartiere delle “Cure”?

Testo di Roberto Di Ferdinando
Articolo pubblicato su www.055firenze.it il 12 settembre 2013

Il quartiere delle Cure si sviluppò come quartiere residenziale in seguito all’ampliamento della città con i lavori di Firenze Capitale. Fino ad allora era stato un piccolo insediamento fuori le storiche mura cittadine, dedito da secoli alla lavorazione di corde e tessuti, e qui sorto per la presenza del torrente Mugnone che garantiva l’acqua indispensabile per tali attività artigianali. Lungo gli argini del Mugnone lavoravano i funaioli e i curandai. I primi realizzavano funi e corde ricavandole dalle matasse di canapa che stendevano lungo il corso d’acqua. Invece, i secondi lavavano, sbiancandole (in latino “cura” è sinonimo di mondatura e da cui “curandai”), le tele di lino con il ranno, cioè con l’acqua filtrata con la cenere e bollita, poi lavate ancora, risciacquate e stese sui fili posti sugli argini del torrente. Sul finire dell’Ottocento la curatura delle tele divenne prevalentemente un lavoro femminile e poi un semplice lavaggio della biancheria sporca che era ritirata nelle case dei fiorentini il lunedì mattina e riconsegnata pulita il sabato. Pian piano tale attività scomparve dalla zona, ma rimase nella toponomastica, infatti il quartiere  era già stato battezzato delle Cure a ricordo dei curandai per secoli qui attivi.
RDF

Un po' di sport a Firenze

Foto di Sara M. Pezzoli


venerdì 11 ottobre 2013

La Firenze settecentesca descritta da Montesquieu

Charles-Louis de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu (1689-1755) tra l’agosto del 1728 ed il luglio del 1729 visitò l’Italia e raccolse i suoi appunti, le sue impressioni e le sue descrizioni in un diario, pubblicato nel 2008 da Editori Laterza con il titolo “Viaggio in Italia”, a cura di Giovanni Macchia e Massimo Colesanti (il testo tra virgolette che segue è tratto da questo libro)


Il 1° dicembre 1728 Montesquieu giunge a Firenze, definita “una bella città”, proveniente da Livorno. L’illuminista francese così, in parte, descrive la vita fiorentina del periodo:

“Il Granduca (Gian Gastone de’Medici) mantiene 3.000 uomini circa e con quello che spende potrebbe mantenerne 7 o 8. Ha più di 60.000 soldati di leva. […] Il defunto Granduca (Cosimo III) aveva preso a prestito molto denaro al 6 per 100. Questo qui ha ridotto gli interessi tanto dei nuovi quanto dei vecchi contratti, e così ha avuto l possibilità di togliere le imposte che il defunto Granduca, suo padre, aveva stabilite, ed ha fatto una cosa che i principi fanno difficilmente: si è liberato dell’importunità della pretaglia e della frateria e non vuol sentirne parlare”.

“A Firenze si vive con molta economia. Gli uomini vanno a piedi. La sera, si fanno lume con una piccola lanterna. Le donne vanno in grandi carrozze.[…] la nobiltà fiorentina è affabile, e la razza è abbastanza bella.”

“Nessun caminetto, e, nel cuore dell’inverno, niente riscaldamento. Dicono che il fuoco è malsano; ma potrebb’essere anche per ragioni di economia. Dato che abituano i bambini a restare in una camera senza fuoco, non ne sentono il bisogno.”

“Da Firenze, in ogni tempo, sono usciti grandi uomini e grandi geni. Sono essi che hanno contribuito, più di alcun’altra città d’Italia, al rinascimento delle arti. Cimabue e Giotto cominciarono a far rivivere la scultura e la pittura, e furono i governi di Venezia e Firenze a chiamare gli artisti greci.
E c’è questo di straordinario, che a Firenze l’architettura gotica è d’un gusto migliore che altrove. Il Duomo e Santa Maria Novella sono bellissime chiese, sebbene di gusto gotico”.

“Non c’è una città in cui la gente viva con meno lusso che a Firenze: con una lanterna cieca, per la notte, e  un ombrello, per la pioggia, si ha un equipaggio completo. E’ vero che le donne spendono un po’ di più […]. Le strade sono così ben lastricate, che è comodissimo andare a piedi”.

“A Firenze c’è un governo abbastanza mite. Nessuno conosce o avverte la presenza del principe e della corte. Questo piccolo paese ha, da questo lato, l’aspetto di un grande paese”.

“(Gian Gastone) E’ un buon sovrano, intelligente, ma molto pigro e, inoltre, gli piace un po’ bere, anche liquori. Non si fida di nessun ministro”.

“Le rarità, le ricchezze e le curiosità dei Medici provengono non solo dai loro acquisti, ma anche dalla confisca dei beni di parecchie famiglie che hanno cospirato contro di essi”.

“C’era un tempo un gioco, che consisteva nel darsi dei bei pugni, e che è stato abolito da qualche tempo, e si faceva una volta all’anno. Era in uso dal tempo della repubblica, perché quando si aveva qualche risentimento, lo si teneva in serbo per il giorno del gioco. Si picchiava ben bene il proprio avversario, e dopo l‘onore ingiungeva di dimenticare l’ingiuria ricevuta, perché ci si era vendicati”.

“L’attuale Granduca (Gian Gastone), indeciso e pigro. Alcuni del suo seguito, al suo ritorno dalla Germania, fecero mettere i loro abiti nei suoi bagagli. Non sono stati ancora disfatti, dopo dieci o dodici anni, e sono ammuffiti. Tutto quello che gli danno, egli lo rinchiude […] dopo averlo fatto stimare ed aver dato una parte del prezzo, e là marcisce”.

“la città di Firenze può avere 80.000 anime, 800 monaci, altrettante suore, senza contare i preti”.

“Firenze esporta per 100.000 pistole di stoffe di seta; il Piemonte, il doppio. […] Gli Stati di Firenze non esportano sete gregge; al contrario, le fanno venire dal’estero. Eccelle in piccoli taffettà, per le fodere”.

“Queste opere (in musica) italiane cominciano a piacermi. A Firenze vengono a costare pochissimo; alcuni gentiluomini del luogo costituiscono una società per metterne su una. Poiché hanno denaro, e pagano bene, ottengono tutto a miglior mercato di quei miserabili impresari”.

“(le donne) Hanno un’enorme quantità di gioielli, perché a Firenze non manca tutto ciò che non si consuma con l’uso, come gioielli, vasellame, quadri, statue. Le signore non usano il rossetto, ma hanno tutte uno splendido aspetto giovanile: a quarant’anni la maggior parte appaiono fresche come a venti. Donne che hanno partorito dieci o dodici volte, sono belle, fresche, piacenti, come la prima volta. Credo che la vita regolata, un regime rigoroso, ed inoltre la particolare qualità dell’aria le mantengano così”.

Il 15 gennaio 1729 Montesquieu lasciò Firenze per recarsi a Siena sulla strada per Roma.

mercoledì 9 ottobre 2013

I colori dell'alba a Firenze


Foto di Sara M. Pezzoli

Il cielo sopra Firenze

Foto di Roberto Di Ferdinando

8 ottobre, ore 17,45 - Porta al Prato

9 ottobre, olre 7,25 - Via Jacopo da Diacceto

lunedì 7 ottobre 2013

Il cielo sopra Firenze

Via Mannelli, 6 ottobre 2013, ore 13,19 - Foto di Massimiliana Molinari

Vaile F.lli Rosselli, 7 ottobre 2013, ore 7,27 - Foto di Roberto Di Ferdinando

mercoledì 2 ottobre 2013

Firenze la Romantica


Foto di Sara M. Pezzoli

Il cielo sopra Firenze

Porta al Prato - 2 ottobre 2013 ore 7,30
Porta al Prato - 2 ottobre 2013 ore 7,30
Porta al Prato - 2 ottobre 2013 ore 7,30
Via Fra G. Angeico - 2 ottobre 2013 ore 6,50
Viale dei Mille - 1 ottobre 2013 ore 18,40

Buongiorno Firenze - Firenze la Splendida

Foto di Sara M. Pezzoli