domenica 28 novembre 2021

Il 100 nella numerazione civica di Firenze


“[…] E allora parliamo del Comune e di numeri 100. Intendo proprio i numeri civici 100. Sapete quanti ne ha il Comune di Firenze? 186 in tutto, distribuiti in 116 strade diverse. E dato che lo stradario del Comune registra 19010 codici toponomastici, quelli “con il cento dentro" sono solo lo 0,61 %. Ci sono anche quelle con i multipli.Eh sì, perché sapete che la numerazione civica di Firenze è allo stesso tempo un vanto e un rebus, tra rossi, corti interne, lettere dell’alfabeto e pari saltati. Ebbene, la top 3 delle vie con più numeri l00 è la seguente; via del Campofiore (zona Bellariva/CampoMarte) con ben 11 civici che riportano il numerone a due zeri, via di Mantignano (zona Ugnano San Bartolo) la segue con 9, mentre via del Ponte alle Mosse (zona San Iacopino/Porta al Prato) ne ha 7. Tra le più celebri vie del centro storico che possono entrare nel novero a prescidere dal colore (rosso, nero o blu che sia), ci sono: via dei Calzaiuoli, via Ghibellina, via de’ Serragli, Borgo Ognissanti. Molte sono tronche per via proprio dei troppi numeri rossi che ne impediscono una certa scorrevolezza e linearità […]”

(Tratto da: “Tutti i 100 (o quasi) di Firenze”, di Michele Baldini, in ‘Lungarno’ di novembre 2021)

venerdì 26 novembre 2021

Opere di Ottone Rosai nella libreria Feltrinelli all’interno della Stazione di Santa Maria Novella

 Foto di Roberto Di Ferdinando




mercoledì 17 novembre 2021

Il Crocifisso di Michelangelo in Santo Spirito

Fece per chiesa di Santo Spirito un Crocifisso di legno che si pose ed è sopra il mezzo tondo dello altare maggiore" (Vasari)

“Nel 1962 Magrit Lisner, in occasione del censimento dei crocifissi toscani effettuato su base stilistica, storica e tipologica, riscontrando alcune novità formali in un crocifisso ligneo custodito sulla parete del Refettorio del Convento di Santo Spirito, ne sollecitò il restauro.
L'alta qualità dell'opera emersa al di sotto di una rozza ridipintura, indusse la studiosa tedesca ad identificare in questa scultura il crocifisso di Michelangelo - come scrivevano i suoi biografi, il Condivi e il Vasari - per Niccolò Bichiellini, priore di Santo Spirito, nel cui ospedale annesso il giovane Michelangelo aveva libero accesso per studiare anatomia. […].
Nel Dicembre dell'anno 2000 il crocifisso ritorna in Santo Spirito.
L’originaria collocazione - sopra il mezzo tondo dell’altare maggiore, come ricordava il Vasari non risultava più, a seguito delle modificazioni strutturali operate ai primi del seicento, adatta ad un'opera di dimensioni piuttosto ridotte. Viene scelta, come nuova collocazione, la Cappella Barbadori […].
Si ritiene che Michelangelo abbia scolpito il crocifisso tra la primavera del 1493 e l'autunno 1494 all'età di diciotto anni. Il Cristo, messo sopra l'arco che soprastava l'altare maggiore rappresentava il centro e il culmine del culto e per capire l'opera del giovane Michelangelo è indispensabile tener conto di questa sua posizione originaria. Secondo il Vasari, Michelangelo avrebbe fatto la figura "a compiacenza del priore” il quale gli diede "comodità di stanze".
L'aspetto dell'opera doveva essere stato certamente influenzato dalla sua localizzazione.
La chiave dell'arco del coro quattrocentesco, per ragioni statiche, non permetteva che lì collocasse una figura troppo pesante, le stesse dimensioni del coro impedivano che essa fosse di proporzioni monumentali. Perciò l’altezza del Cristo viene definita dal Condivi "poco meno chel naturale”. Il crocifisso è la prima opera eseguita da Michelangelo per una chiesa e, probabilmente, prima figura di dimensioni notevoli che sia giunta sino a noi. Nonostante la giovane età, questo Cristo è stato concepito con una logica sorprendente: visto frontalmente la posizione del corpo appare condizionata dall'inchiodatura dei piedi. La posizione delle gambe snellisce la parte inferiore e lo sguardo corre, quasi senza volerlo, al volto quieto di Gesù. Michelangelo ha scolpito il Cristo nudo, tenendo conto che gli sarebbe stato aggiunto un perizoma di stoffa che invece col tempo è andato perduto.
Inoltre, nonostante fosse ben consapevole del fatto che il crocifisso sarebbe stato collocato in un punto molto elevato, egli si dedicò con la massima cura alla modellatura considerando il dettaglio richiesto dalla posizione della figura: di solito le braccia e le mani di un crocifisso di legno non suscitano grande interesse, qui invece si nota subito che, per inchiodare le mani alla croce, Michelangelo ha girato leggermente le avambraccia creando con ciò una tensione che mette in rilievo i tendini del polso.

(Tratto da "Il Crocifisso di Santo Spirito”, edito dal Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura).

domenica 7 novembre 2021

Via della Scala


“[…] Il tracciato dell’attuale via della Scala esisteva già al tempo della fondazione della colonia romana di Florentia (metà del I Secolo a.C.): esso era percorso dai contadini che avevano le terre nella pianura tra Firenze e Prato. Tra la fine del XIII e del XIV secolo su questo itinerario furono fondati due importanti insediamenti religiosi, il monastero delle suore Domenicane di Ripoli (1295) e lo Spedale Santa Maria della Scala, quest’ultimo gestito dai Frati Agostiniani di Siena dette il nome alla strada. Il tracciato entrò a far parte della città di Firenze con il completamento dell’ultima cinta muraria (1284-1333): la strada fu lastricata e dotata di sistema fognario.
Fin dai tempi della prima cerchia comunale (1078 circa), lungo i tracciati rettilinei nascenti dalle porte cittadine esistevano numerosi complessi a carattere religioso e assistenziale: si trattava di oratori, chiesette, piccoli conventi con annessi altrettanto piccoli “spedali” ovvero luoghi destinati ad ospitare quei pellegrini e quei viandanti di povera condizione che non potevano permettersi la sosta in una locanda. Con le successive cinte murarie, i ricoveri fuori porta furono progressivamente inglobati nel tessuto urbano.
La diffusione a Firenze degli “spedali” si accrebbe nella prima metà del Trecento, con la presenza in città degli ordini mendicanti: vi furono, allora, a Firenze, “trenta spedali con più di mille letti ad alloggiare poveri e infermi” (G. Villani, Cronica, 1348).
L’edifìcio costituente il nucleo più antico dell’odierno Hotel Rivoli (via della Scala, 33) nacque nel
XIV secolo proprio come “spedale" annesso ad un piccolo convento abitato dai religiosi che lo gestivano. Probabilmente si trattava di Francescani (i membri dell’ordine mendicante fondato da San Francesco d’Assisi), e nella fattispecie di terziari (Francescani laici).
Lo conferma il simbolo dei Francescani scolpito nella chiave di volta all’apice dell’arco
dell’ingresso principale dell’edificio raffigurante due braccia incrociate e protese verso la croce innalzata al centro, con i palmi aperti a mostrare le stimmate della crocifissione.
Il braccio nudo e l’altro coperto dal saio simboleggiano tradizionalmente le due correnti dell’ordine Francescano sorte dopo la morte del Santo: quella degli Spirituali, che osservano rigorosamente la regola e la povertà, e quella dei Conventuali, di osservanza meno austera, che tolleravano il possesso di beni stabili in comune. […].”
(Tratto da:”Antiche case-un monastero-un albergo: Hotel Rivoli, ricerche storiche a cura di Roberto Lunardi e Mario Ghidoni)