giovedì 31 agosto 2017

dall'8 settembre - PARLA CON I MURI Street Art Festival

Firenze da culla del Rinascimento a culla della street art - 10 giorni tra mostre, incontri, visite guidate, proiezioni e concerti a tema queer


PARLA CON I MURI
Street Art Festival

Da venerdì 8 a domenica 17 settembre 2017
Le Murate Firenze
ingresso libero
parlaconimuri@gmail.com
www.florencequeerfestival.it


Quante volte ci è capitato di percorrere una strada della periferia o del centro storico e di soffermare lo sguardo su un disegno, una scritta, un segnale stradale, un autoadesivo?
Interventi di street art che talvolta ci hanno invogliato a una sosta, scattando l’immancabile foto da condividere sui social senza però approfondire e cercare di saperne di più.
“Parla con i muri” è una proposta che, all'interno dell'Estate Fiorentina 2017, anticipa la XV edizione del Florence Queer Festival (dal 26 settembre al 1 ottobre 2017) e che indaga e
valorizza questi linguaggi a cui tutti stanno riservando un'attenzione sempre maggiore.
Il progetto è curato dalla giornalista Maria Paternostro, appassionata divulgatrice e promotrice della street art, in collaborazione con l'Associazione Ireos, realtà radicata nel territorio fiorentino che da anni organizza eventi culturali rivolti alla comunità LGBT, e non solo, della Toscana.
Il fulcro del festival è la mostra “Parla con i muri #queer” ospitata negli spazi del Caffè Letterario Le Murate e sarà visitabile dall'8 al 17 settembre. L'esposizione indagherà con
originalità ed ironia il tema della diversità di genere e sarà correlata di istallazioni e scatti di immagini e scritte rubate dai muri delle strade di tutto il mondo. Una sezione sarà dedicata
alle icone queer disegnate da Blub  #lartesanuotare e per l'occasione verrà presentata una sua nuova opera.
Inoltre, nel corso della serata dell'inaugurazione, sarà possibile assistere ad un live painting a cura della Progeas Family con alcuni dei più noti street artist toscani sul tema della mostra.
La rassegna si snoderà in dieci giorni tra percorsi guidati gratuiti su prenotazione alla scoperta della street art con quattro itinerari che valorizzano itinerari inediti del centro storico e della periferia fiorentina, la proiezione del documentario “The Universe of Keith Haring” di Christina Clausen,
incontri con i protagonisti, un laboratorio e una lezione sulla street art a cura di Stelleconfuse, il re della sticker art italiana, live con gli ScandaloSoBrio e gli Sbanebio, due band linguaggio pop ed ironico, che ben si sposa con la filosofia di “Parla con i Muri”.


Info e prenotazioni per le visite guidate
348.2416549 -parlaconimuri@gmail.com
www.florencequeerfestival.it

PROGRAMMA
PARLA CON I MURI #FQF  
da venerdì 8 settembre a domenica 17 settembre

venerdì 8 settembre
ore 18 @Street Levels Gallery
via Palazzuolo, 74r
Presentazione di “Super Odio”, il nuovo libro dello street artist

Dissenso Cognitivo
ore 18.30 @Cortile delle Murate
Live painting a cura della Progeas Family sul tema della mostra

"Diversità di genere"
ore 19  @Caffè Letterario
Inaugurazione della mostra "Parla con i Muri #queer"
per l'occasione verrà presentata la nuova opera di BLUB #

lartesanuotare, artista a cui è dedicata una sezione sulle icone

queer
Proiezione del video con le scritte del popolo dei muri
ore 21.30 @Cortile delle Murate
concerto ScandaloSoBrio
Il pop che parla con i muri

sabato 9 settembre
ore 18
ritrovo in piazza delle Cure
visita guidata "I Sottopassaggi dell'arte" (Cure)

domenica 10 settembre
ore 18
ritrovo nel parcheggio di viale Corsica
visita guidata I Sottopassaggi dell'arte (Rifredi)

giovedì 14 settembre
ore 18 @Street Levels Gallery
via Palazzuolo, 74r
Incontro con Gianluca e Matteo della Galleria e visita alla mostra

di Dissenso Cognitivo
ore 21.30 @Caffè Letterario
Proiezione del documentario su Keith Haring di Christina Clausen
presentato da Bruno Casini

venerdì 15 settembre
ore 18 @Cortile delle Murate
laboratorio creativo con Stelleconfuse

sabato 16 settembre
ore 17
ritrovo in Sant'Ambrogio e visita guidata "Arte fuori dal ghetto"
ore 18.30  @Caffè Letterario Murate
" Gli street artist non esistono" conferenza a cura di

Stelleconfuse

domenica 17 settembre
ore 18
ritrovo in piazza Poggi  e visita guidata "Nuovo Rinascimento in

Oltrarno"
(percorso da San Niccolò a piazza della Passera) 
incontro con Carla Bruttini del Dhai Studio
ore 21.30 @Cortile delle Murate
concerto degli Sbanebio
Tropicalglamrock
Asta delle opere in mostra


Tutti gli eventi sono ad ingresso libero
Info e prenotazioni per le visite guidate
348.2416549 -parlaconimuri@gmail.com
www.florencequeerfestival.it

Goethe a Firenze



“[…] Nella città vediamo la prova della prosperità delle generazioni che l’hanno edificata; e ci afferra d’un tratto la convinzione che debban aver goduto d una lunga successione di saggi governanti […].”
(Goethe, in visita a Firenze nel 1786)


Piazza San Marco senza alberi

Foto di Roberto Di Ferdinando

Antiche insegne resistono: piazza della Calza

Foto di Roberto Di Ferdinando

Proverbio Toscano del Giorno

"Quando il gallo canta al pollaio, aspetta l'acqua sotto il grondaio"

mercoledì 30 agosto 2017

Camminamento di ronda delle mura di Porta Romana

“[…] La cinta muraria che oggi è possibile percorrere è l’ultima costruita a Firenze, progressivamente  realizzata fra la fine del 1200 e la prima metà del 1300. Il decreto di costruzione della nuova cinta muraria è del 1284 e prima furono costruite le porte principali, coincidenti con i punti cardinali a Nord (Porta S. Gallo), a Ovest (Porta al Prato); ad Est (Porta alla Croce) successivamente le provvisorie palizzate di protezione fra le porte furono sostituite dalla poderosa cinta muraria definitiva, quindi lo sviluppo delle mura seguì in oltrarno.
La Porta Romana fu realizzata fra il 1328 e il 1331, subito dopo la Porta San Niccolò, appena prima della porta a San Frediano e si presenta  fino alla stanza di veduta oggi accessibile al pubblico pressochè intatta. Rispetto alle caratteristiche della porta trecentesca essa è stata invece abbassata nella parte superiore con relative realizzazioni dell’attuale tetto a capanna per la “capizzatura” operata nella prima parte del Cinquecento quando l’introduzione delle armi da fuoco presentò le alte torri e porte fin troppo facile bersaglio per le nuove armi, quali le bombarde, in posizione di attacco o assedio. La stanza di veduta si presenta assai suggestiva in quanto rappresenta un vero e proprio punto panoramico offrendo la potenzialità di un auspicato collegamento con il Giardino di Boboli.
I lavori per il recupero del camminamento sono consistiti nell’apertura della postierla del torrino più vicino alla Porta Romana
[…] nel montaggio della scala a chiocciola all’interno del torrino stesso con relativo sviluppo della protezione in carpenteria metallica […]”
(Eugenio Giani, dal cartello informativo all’interno del parcheggio della Calza a cura della Firenze Parcheggi spa)

Le fonti indicano gli anni 12354 e 1333 quale data di inizio e termine della costruzione dell’ultima cerchia muraria di Firenze (seconda cerchia comunale) con una estensione perimetrale di circa otto chilometri. Con questa cerchia la città ingloba i borghi nati fuori delle mura precedenti i cui toponimi sono rimasti nei nomi di alcune strade precedute dal nome Borgo: Borgo Pinti, Borgo santa Croce, Borgo san Frediano e altri. La cinta muraria con le sue porte e le sue torri, racchiuderà la città fino all’Unità d’Italia. Essa corrisponde agli attuali viali di circonvallazione, realizzati con i lavori di ingrandimento della città di Firenze tra il 1864 e il 1877 dall’architetto Giuseppe Poggi, che definiranno un nuovo assetto urbanistico della città. Con lo spostamento della capitale  a Firenze (1865-1870) la citta sede del nuovo governo, per volontà del Parlamento e per Decreto Reale, deve espandersi in tempo brevissimo e in grande proporzione per rendersi degna di ospitare tutte le nuove funzioni governative. Il Piano del Poggi affronta tutti i problemi legati all’espansione della città, prevede la costruzione di nuovi quartieri per accogliere almeno50.000 persone, opere di difesa idraulica , riassetto degli snodi ferroviari e delle nuove infrastrutture viarie, in questo disegno si inserisce il progetto di “atterramento” delle mura e di creazione  dei viali concepiti quale collegamento tra le vie della città vecchia e quella da costruire o da modificare.
Oltre la riva destra dell’Arno vengono compiute dal Poggi scelte meno radicali; le demolizioni sono attuate solo dove si rendono effettivamente necessarie. Si procede all’abbattimento delle mura intorno alla Torre di S. Niccolò, per realizzare le rampe che portano al piazzale Michelangelo, alla demolizione di un tratto di mura a confine con il giardino di Boboli e di un tratto compreso tra Porta san Frediano e via dell’Orto. In Oltrarno il resto delle cinta muraria, con le sue porte e torri e baluardi restano integre.
Accanto agli abbattimenti furono intrapresi anche alcuni lavori di ‘ripristino’ soprattutto delle parti sommitali di mura e torri con la ricostruzione di molte merlature. Successivamente sono stati eseguiti interventi di manutenzione con finanziamenti molto limitati
[…]”
(Tratto dal cartello all’interno del camminamento di ronda, a cura della Direzione Servizi Tecnici del
 Comune di Firenze)

Foto di Roberto Di ferdinando


La stanza sopra la l'ingresso principale di Porta Romana



Veduta dal camminamento di ronda di Porta Romana

Foto di Roberto Di Ferdinando

Proverbio Toscano del Giorno

"Brache, tela e meloni, di settembre non son più buoni"

domenica 27 agosto 2017

sabato 26 agosto 2017

venerdì 25 agosto 2017

Lungarno

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Aria a pane (a pani, quando le nubi si ammonticchiano in forma di pani), se non piove oggi, pioverà domane"

giovedì 24 agosto 2017

La quotidianeità nei dipinti del Quattrocentro

“[…] I cittadini che appaiono alla periferia dei dipinti quattrocenteschi si portano qualche volta le mogli con sé – dame dal volto pungente e dal naso aguzzo in cuffie bianche e severi abiti neri, quali si vedono negli affreschi di Benozzo e del Ghirlandaio. L’ingresso di queste donne, di queste arcigne spettatrici, significa che la pittura a Firenze è passata nel genere, che d’ora innanzi diviene l’alternativa alla magia o all’incantesimo del pennello. Con Filippo, con Benozzo e col Ghirlandaio, letti, tegami, padelle, brocche, catini, seggiole, tavoli, stuoie cominciano a piovere nelle storie della Sacra Scrittura come fossero scaricati da un impresa di traslochi. La nascita del Bambin Gesù diventa, per Ghirlandaio, un parto con domestiche e levatrici. E’ vero che il genere era implicito nella pittura fiorentina fin dai tempi di Giotto, che amava ritrarre un dormiente nel letto con tutti i suoi indumenti e oggetti personali sistemati in bell’ordine, ma lo sfoggio di articoli casalinghi in un interno ben disegnato ed elegante ha inizio soltanto quando i pittori di gioventù, d’amore, di primavera, di danze e splendide feste mossero, per logica necessità, nel tempo ordinario scandito dall’orologio. […]”
(Mary McCharty, Le pietre di Firenze, 1956)

Borgo Albizi 2,3...e..4

Foto di Roberto Di Ferdinando





Proverbio Toscano del Giorno

"Aria pecorina, se non piove la sera piove la mattina"

mercoledì 23 agosto 2017

Giuseppe II Patriarca di Costantinopoli sepolto in Santa Maria Novella

Giuseppe II (1360 circa – Firenze, 10 giugno 1439) è stato un arcivescovo ortodosso bizantino, patriarca di Costantinopoli dal 1416 al 1439. Divenuto patriarca nel 1416, nel 1437 partì con l'imperatore Giovanni VIII Paleologo e altri 23 vescovi della Chiesa bizantina e un numero imprecisato di studiosi e teologi da Costantinopoli per l'Italia, dove prese parte prima al Concilio di Ferrara, che poi venne trasferito a Firenze nel 1439 su pressione di Cosimo il Vecchio dei Medici. Nel concilio si doveva ricomporre lo scisma d'Oriente del 1054, ma più che le questioni teologiche erano in ballo fondamentali questioni politiche, con l'impero bizantino, ormai ridotto a un piccolo stato con al centro la sua enorme capitale per via dell'avanzata dei turchi ottomani, che cercava disperatamente aiuto in Occidente anche a patto di riconoscere il primato religioso di Roma. A Firenze Giuseppe risiedette a Palazzo Ferrantini. Morì dopo soli due mesi a Firenze, prendendo pochissimo parte ai lavori conciliari, che vennero condotti da Giovanni Bessarione e Isidoro di Kiev. […] Giuseppe II, patriarca di Costantinopoli, nell'affresco di Benozzo Gozzoli, nella "Cappella dei Magi", a Palazzo Medici Riccardi a Firenze.
Giuseppe venne sepolto nella basilica di Santa Maria Novella, dove la sua tomba è ancora oggi conservata nel transetto destro, decorato da un affresco in uno stile ieratico semi-bizantino. Venne forse raffigurato nel ciclo di affreschi che celebrò l'evento del concilio, la Cappella dei Magi di Benozzo Gozzoli, dove è dipinto a cavallo di una mula bianca nelle vesti del Mago Melchiorre; la sua figura venne in parte tagliata da alcune modifiche seicentesche alla cappella. […]”
(Tratto da Wikipedia)

Borgo Albizi....1

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Aria a scalelli (nubi ammontate come i gradini di una scala), acqua a pozzatelli"

martedì 22 agosto 2017

L’andata dei Magi a Betlemme di Benozzo Gozzoli, nelle pagine di Mary McCarthy

“[…] La bellezza e la gioventù di Firenze fu meglio illustrata da Benozzo Gozzoli, il semplice artigiano-pittore di San Gimignano, un pigrone bisognoso d’essere pungolato, allievo dell’Angelico, il quale dipinse una delle sue opere più vivaci decorando la cappella di Palazzo Medici. La pittura celebrativa era assai rara a Firenze e questa serie di affreschi benozziani è una delle poche evocazioni di uno spettacolo storico. Col titolo L’andata dei Magi a Betlemme, vi è rappresentato l’arrivo a Firenze dell’Imperatore Giovanni Paleologo nel 1439, in occasione del Concilio che fu l’ultimo tentativo di evitare lo scisma fra chiese orientali e occidentali. Questo incontro al vertice Est-Ovest è trasformato da Benozzo in una specie di delizioso papier-peint. Su un suo tipico sfondo di cipressi, pini e palme. Calando a spirale giù per gli Appennini, su cavalli e su muli, il corteo orientale è giunto a una pianura ridente dove gli alti tronchi d’albero grigio-pietra, con le loro cime a ciuffi o a pennacchio, si inastano come alabarde o vessilli al di sopra della parata per onorare l’avvicinarsi dei potenti; frattanto i Medici cavalcano incontro agli ospiti con un vasto seguito di celebrità.
Il pittore ci ha messo tutti – chiunque cioè fosse o potesse nella fantasia esser presente alla grande occasione – paggi e servi  e funzionari e animali, gente non ancora nata oppure già defunta. L’imperatore avvolto in un manto scuro a ghirigori dorati, in arcione a un bel cavallo dalla bianca gualdrappa, è un grave e bel principe con barba e ciglia scure e in testa una corona che somiglia a un turbante; il suo viso ha una forte somiglianza con Gesù, come lo rappresentavano i pittori italiani, e questo rammenta, certo non casualmente, una scena affatto diversa e più <<popolare>>: l’entrata di Gesù a Gerusalemme la Domenica delle Palme, a dorso di un asino. Discosto dal rimanente corteo, immobile di tre-quarti, egli pone una nota di assoluta gravità nella leggiadra cavalcata, e chiunque entri nella cappella istantaneamente lo coglie con l’occhio, quasi fosse il Re dei re. Il Patriarca di Costantinopoli, che morì a Firenze durante il Concilio e fu sepolto a Santa Maria Novella, non è altrettanto grandioso – quasi una figura di secondo piano, con una nivea barba ondulata e una corona d’oro a punte, simile nell’aspetto a un qualche vecchio negromante.
Fra gli italiani si nota Piero il Gottoso, con l’anello dalla punta di diamante e il motto <<Semper>> stampato sulla bardatura del cavallo; le tre fanciulle Medici, vestite da paggio, con piume sul cappello, che incedono su alteri cavalli; e Lorenzo, biondo, vezzoso, femmineo nel costume che indossava al torneo del 1459; il bel Giuliano con un leopardo; Giangaleazzo Sforza di Milano con una stella in fronte al suo palafreno; Sigismondo Malatesta, signore di Rimini; Gozzoli stesso, con in capo un berretto su cui sta scritto <<opus Benotii>>; e il suo maestro, il Beato Angelico. Altri probabili presenti sono: Pico della Mirandola, Poliziano, membri della famiglia Tornabuoni, Niccolò da Uzzano, il Filippo Strozzi che iniziò la costruzione del Palazzo, Castruccio Castracane (che era morto nel 1328)
. […]”
(Mary McCarthy, Le pietre di Firenze)

Proverbio Toscano del Giorno

"A luna scema non salare, a luna crescente non tosare, se vuoi risparmiare"

lunedì 21 agosto 2017

giovedì 17 agosto 2017

lunedì 14 agosto 2017

venerdì 11 agosto 2017

Villa La Quiete

"La Quiete che pacifica i venti"
Villa la Quiete, citata nel catasto fiorentino del 1427, deve il suo nome attuale all’affresco La Quiete che pacifica i venti, dipinto nel 1632 da Giovanni da San Giovanni. Acquistata nel 1432 dal capitano di ventura Niccolò da Tolentino, passò nel 1453 a Pierfrancesco di Lorenzo de’Medici. Il complesso rimase di proprietà dei Medici fino al 1561. In quell’anno Cosimo I assegnò l’intero edificio all’Ordine dei Cavalieri di Santo Stefano, che lui stesso aveva istituito. Nel 1627 arrivò la granduchessa Cristina di Lorena, moglie di Ferdinando I de’Medici, e famosa per delle quattro Lettere Copernicane che  Galileo Galilei le indirizzò.
Nel 1650 la villa venne acquistata da Eleonora Ramirez del Montalvo, fondatrice della Congregrazione laica delle Ancille Minime della SS. Trinità. Che si era data il compito dell’educazione religiosa e della formazione culturale delle fanciulle fiorentine di famiglia nobile.
Su commissione della granduchessa Vittoria della Rovere, protettrice della Congregazione delle Montalve, nel 1688 fu costruita e consacrata la chiesa della villa.
Negli anni ’90 del 600 vennero eseguiti importanti lavori di ampliamento e la corrispondente realizzazione di ambienti di servizio come la ‘stanza del bucato’, il forno, il nuovo parlatoio, le stanze per le educande nonché il corridoio che collega il coro basso della chiesa con il parlatoio.
Tra il 1691 e il 1720 infine venne edificata la zona verso est che delimitava il prato dell’Educazione e negli anni 1712-20 si compiva l’ampliamento a sud e la realizzazione del primo cortile chiuso detto ‘della magnolia’.
Dal 1716 la granduchessa Anna Maria Luisa de’Medici, l’Elettrice Palatina figlia del granduca Cosimo III, assunse il patronato delle Montalve scegliendo La Quiete come luogo di villeggiatura e ritiro spirituale nei mesi estivi. Risalgono a questo periodo le sale affrescate al piano terreno e la sistemazione del giardino all’italiana, giudicato ancora oggi tra i giardini medici più belli e meglio conservati. 
[…] Con le soppressioni attuate dal governo dei Savoia nel 1864, villa la Quiete divenne di proprietà statale, ma le Ancille della SS Trinità poterono continuare a risiedervi e portare avanti la loro opera di istruzione delle fanciulle. Diversa invece fu la sorte del complesso di San Iacopo di Ripoli in via della Scala, la sede cittadina dell’educandato che, divenuto di proprietà del Demanio e destinato a divenire una caserma, dovette essere abbandonato dalle Montalve. Si rese così necessario un ampliamento della villa per poter ospitare le consorelle in città, le opere d’arte, gli arredi e i paramenti sacri che queste avevano portato con sé da via della Scala.
Fino alla prima metà del Novecento il Conservatorio Femminile de La Quiete, godette di un notevole prestigio, ma, a partire dal Secondo Dopoguerra, in seguito ai profondi cambiamenti della società, questa secolare istituzione ha in gran parte perduto le sue prime finalità subendo una drastica diminuzione di iscrizioni.
Dal 1992 tutta la struttura passa all’Università degli Studi di Firenze. Nel 2008 l’immobile è acquisito dalla Regione Toscana e gestito, sulla base di un accordo con l’Ateneo, dal Sistema Museale dell’Università di Firenze.
[…]”
(Tratto dalla brochure e dai cartelli per i visitatori della villa)

Alberi abbattuti in viale Guidoni

Foto di Roberto Di Ferdinando





Piazza Pitti

Foto di Francesco Baciocchi


Proverbio Toscano del Giorno

"Alla prim'acqua d'agosto pover'uomo ti conosco (ovvero il caldo s'è riposto)"

mercoledì 9 agosto 2017

Da tafani ad api, l’ascesa dei Barberini

Palazzo Tafani da Barberino
“[…] I Barberini risultano originari di Ancona e presenti a Barberino Val d’Elsa già nel 1074, infatti esiste tutt’oggi nel comprensorio una località detta “Tafania”, nome decisamente singolare a conferma di un loro antico possesso. Infatti quando arrivarono non si chiamavano Barberini, bensì Tafani. Solo nel ‘300 si insediarono a Firenze in Santa Croce con lo stesso cognome ed i più con la specifica “da Barberino” […]. Nel loro stemma campeggiavano quindi tre tafani inizialmente accompagnati da una forbice (da tosatore? Da sarti?) forse ad indicare la loro attività preminente ancor oggi oggetto di discussione. Della lor presenza a Firenze rimangono tracce visibili sia nella chiesa di Santa Croce, lastra tombale e due stemmi, sia in Borgo dei Greci, dove al numero 20 si legge alla base di uno stemma con tre tafani “Questa casa già dei Tafani da Barberino fu restaurata da Beatrice Corsini nei Pandolfini l’anno MDCCCCXXVIII”. Sul muro di una costruzione quasi a fronte restano le tracce di uno stemma molto compromesso con l’impronta, con grande probabilità, di tre tafani. Con l’inurbamento, entrando in società, fu poi eliminata la parte “fastidiosa” del patronimico riducendosi solo agli inizi del ‘400 in De Barberino, ma fu conservato l’antico stemma con i tre tafani che un ramo della famiglia, i Barberini appunto, portò con se a Roma alla fine del ‘500. […] Bisogna aspettare il ‘600 allorché un nuovo Maffeo da Barberino, papa nel 1623 col nome di Urbano VIII, ormai poco soddisfatto di essere rappresentato da un simbolo così imbarazzante, modificò la raffigurazione araldica sostituendo i tafani con le api. […] Le” Api dei Barberini” [...]".
(Tratto da “Le api dei Barberini? Propaganda ingannevole!”, di Marco Accorti, in “Microstoria”)

Proverbio Toscano del Giorno

"Punto di festa poco dura, ma fa figura"

Via dell'Oriuolo

Foto di Sara Barbanera

martedì 8 agosto 2017

L'arista e il Concilio




Giovanni VIII Paleologo mentre si reca a Firenze
(Palazo Medici-Riccardi)
Il termine arista, da noi usato per indicare il carrè di maiale, ha origine nel lontano Medievo, quando, nel 1439, Cosimo il Vecchio convinse Papa Eugenio IV a spostare la sede del Concilio Ecumenico da Ferrara a Firenze.
Si narra che per l’occasione Cosimo allestì un suntuoso banchetto ricco di prodotti legati alla sua terra e che tra le tante prelibatezze l’arrosto di maiale forse uno dei piatti migliori. Fu questo, infatti, a colpire il patriarca bizantino Bressarione che assaggiando e godendo della sua morbidezza e del suo sapore, cominciò ad esclamare: “àristo, àristo”. I commensali, che ignoravano il significato della parola, che in greco significa proprio “il migliore”, credettero che quello fosse il nome della pietanza e lo fecero proprio italianizzandolo in “arista”.
Volendo essere pignoli va detto che vi sono documenti che attestano la presenza del termine già un paio di secoli prima, nel periodo in cui un gruppo di greci venne a stabilirsi a Firenze, in Borgo de’Greci appunto, per fabbricare profumi.
[…]”
(Tratto dal menu del ristorante-pizzeria “Il Pallaio”)