martedì 28 febbraio 2017

Il Duomo

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Si fa prima l'opera, e poi si paga"

Largo P. Annigoni

Foto di Francesco Baciocchi

domenica 26 febbraio 2017

venerdì 24 febbraio 2017

Modi di dire: “arrivare dopo i fohi”

Il 24 giugno, come ben sappiamo, si festeggia San Giovanni Battista, il patrono di Firenze. Giornata festiva, che nei secoli scorsi si celebrava con feste, banchetti, tornei, un palio di cavalli, fiere, mercati, processioni e quant’altro che potesse invitare alla festa ed alla celebrazione anche religiosa, non solo ludica. Questa giornata ricca di eventi si concludeva, e si conclude tutt’oggi (almeno in questo l’antica tradizionale si è conservata), con i fuochi d’artificio (“i fochi”), proiettati oggi dal Piazzale Michelangelo, in passato dai ponti cittadini, a simbolo della benedizione con il fuoco (per ignem).
Quindi, arrivare dopo i fuochi significava, ed ancora tale espressione si mantiene nella parlata fiorentina, arrivare tardi, a cose ormai già fatte.
Roberto Di Ferdinando

Basilica della SS Annunziata

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Ogni fatica merita ricompensa"

giovedì 23 febbraio 2017

La ribollita

[…] Naturalmente, come molte altre preparazioni toscane, è un piatto povero della cucina fiorentina e non solo; riempie lo stomaco e propone verdure, pane e fagioli e buon olio extra vergine.
La storia ci racconta che la ribollita nasce del Medioevo, quando i servi mangiavano gli avanzi dei banchetti dei padroni, e così facevano ribollire il pane con le verdure avanzate e la zuppa poteva durare a lungo. Prima di portarla a tavola dunque veniva ribollita.
La ribollita fa parte della tradizione fiorentina come piatto del venerdì, si può chiamare anche zuppa di magro alla contadina, secondo quanto tramandato da Pellegrino Artusi ne “La scienza in cucina e l’arte di mangiare bene”
. […].
Ingredienti per 8 persone:
Pane raffermo senza sale 1 kg
Fagioli borlotti e cannellini ½ kg
Sedano coste e foglie 1
Pomodori rossi 10
Carote 2
Cipolle fresche 6
Bietole ½ kg
Cavolo verza ½ kg
Cavolo nero ½ kg
Pepe qb
Sale qb
Olio extra vergine di olia in abbondanza
Come si prepara
Lessare i fagioli borlotti e cannelli a bassa temperatura con aglio e salvia e sale, dopo averli fatti rinvenire una notte con un cucchiaio di bicarbonato.
Preparare un soffritto con olio extra vergine, cipolla fresca, carote e coste di sedano, aggiungere qualche pomodorino tagliato a piccoli pezzi, lasciare cuocere; dopo aggiungere il cavolo verza tagliato fine ed infine i fagioli.
Lasciare sbollire, aggiungendo acqua in modo da coprire le verdure ed infine il cavolo nero (solo la foglia), bietole e foglie di sedano. Lasciare un poco riprendere il bollore (10 minuti) e poi aggiungere il pane a pezzi e lasciare a fuoco spento per almeno due ore.
Il pane si gonfierà con l’acqua e cambierà l’aspetto della zuppa, rendendola soda.
Con un cucchiaio girare in modo da sminuzzare il pane; servire caldo o tiepido con una buona quantità di olio nuovo bello verde e piccante e pepe nero.

(tratto da: Alissa Mattei, Maremma Magazine di novembre 2015)

Complesso della Basilica di Santa Croce

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Invan si pesca, se l'amo non ha l'esca"

mercoledì 22 febbraio 2017

Antiche insegne resistono

Foto di Francesco Baciocchi

La meteorologia prima della meteorologia

Mezzogiorno
"Spesso il tempo incontra sul farsi “mezzogiorno” un carattere di svolta e cambiamento, soprattutto quando non siamo di fronte a processi stabili e duraturi.
Vediamo insieme:
Se al mattino piove e vi è prospettiva di miglioramento o peggioramento è a quell’ora che ciò si evidenzia.
Se in Estate si prospetta linea temporalesca è intorno al mezzodì che cominciano a delinearsi le avvisaglie di un possibile temporale pomeridiano.

Se, sempre in Estate, siamo in presenza di forte calura è intorno a quell’ora che si alza un leggero venticello rinfrescante, anche se parzialmente e non sempre duraturo.
Se in Autunno opprime una densa nebbia è in quel momento che si manifesta un sostanziale diradamento della stessa.
Se ancora in Inverno (come è successo a Gennaio) si formano estese gelate è sempre a mezzogiorno che il campo incontra un possibile disgelo.
Il mondo dei campi attendeva la svolta del tempo a mezzogiorno per organizzare il lavoro del pomeriggio e della sera e per esempio guardando il cielo piovoso del mattina diceva: “bisogna vedere che succede a mezzogiorno o piove più forte o avremo una schiarita…

(Tratto da: "Le cassette di Crepapelle", via G. Orsini, 55 Firenze)

Libro: Calcio fiorentino. Storia, arte e memorie dell'antico gioco dalle origini

di Luciano Artusi
Scribo; 2016)
Appassionato cultore della storia e delle tradizioni della sua amata Firenze, Luciano Artusi ci racconta in questo volume il Calcio Storico più vero, nei suoi momenti scintillanti di puro agonismo sportivo e in momenti terribili come l'alluvione del 1966, di cui quest'anno ricorre il 50° anniversario. Tornata infatti a nuova vita all'indomani del tragico evento grazie alla determinazione di tutti di coloro che si prodigarono nel recupero e nel restauro dei suoi costumi colorati, delle sue leggiadre bandiere, delle sue metalliche armature, questa manifestazione ormai nota in tutto il mondo ha ripreso a buon diritto il proprio posto nel patrimonio dei vissuti e dei saperi che connotano la fiorentinità. Oltre a farci ritrovare le radici storiche del Calcio Fiorentino dedicando un intero capitolo alle vicende della città - dalla sua remota fondazione fino agli anni in cui fu capitale del Regno - il volume ci consente di... vedere le fasi del gioco per mezzo di una ricca sezione iconografica. Una sorta di film fotografico che affianca e integra la narrazione, accrescendo l'emozione che se ne ricava.

Pescaia di San Niccolò

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Senza suono non si balla"

martedì 21 febbraio 2017

Varlungo

Foto di Sara Barbanera

Modi di dire: “l’è un tamburlano!”



Tale termine è usato per indicare un oggetto ingombrante o antiestetico, oppure per descrivere uno stato di confusione dovuto ad un noioso frastuono o all’essere travolto dalle molte parole di un’altra persona.
Il tamburlano è, ormai era, un braciere cilindrico di metallo e di legno, a forma di tamburo, da cui il nome, che si utilizza (utilizzava) per asciugare i panni. Spesso tale arnese era molto voluminoso da qui l’utilizzo di tale termine per descrivere qualcosa di ingombrante, oppure per indicare che una certa confusione o chiacchericcio determina un mal di testa tale da far percepire la testa molto grande.
Roberto Di Ferdinando

Cupola

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Uomo digiuno non canta"

lunedì 20 febbraio 2017

Modi di dire: “all’addiaccio”

“[…] L’espressione dormire all’addiaccio evoca in noi l’immagine di notti passate senza alcun riparo, magari al freddo intenso, da persone senza casa la cui tragedia stampa e giornali ci ricordano ogni inverno; di fronte a questa realtà, la locuzione all’agghiaccio ci sembrerebbe la più appropriata in quanto suggerisce immediatamente l’idea del ghiaccio (la cui versione tradizionale toscana suona per l’appunto diaccio). Ma non è così, perché il ghiaccio in realtà non c’entra per niente; centrano invece il verbo latino iacere ‘giacere’ e il suo derivato di adiacere ‘giacere accanto’ che hanno dato origine a forme  come giaçço o giaço […], o ancora il diaccio o addiaccio di area toscana (dove il verbo giacere può suonare anche come diacere). Tutte queste forme indicano in ambito pastorale <<il giaciglio o luogo adibito al riposo, tipicamente degli animali>> o, più spesso, il <<recinto privo di ripari dove si chiude il bestiame di notte>>, cioè dove gli animali giacciono l’uno accanto all’altro. […]”
(Matilde Paoli, in “La Crusca per voi” – n° 46 - I 2013)

Veduta da via dell'Oriuolo

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Dove l'oro parla, la lingua tace"

Antiche insegne resistono

Foto di Francesco Baciocchi

venerdì 17 febbraio 2017

giovedì 16 febbraio 2017

La Palazzina reale

“[..] La Palazzina reale, edificio adibito ad accogliere i sovrani e personaggi illustri in transito a Firenze, fu costruita tra il 1934 e 1935 come ultimo tassello di quella grande esperienza della cultura architettonica nazionale che fu la nuova stazione di Santa Maria Novella. “ Fino ad alcuni anni fa è stata sede dell’ordine e della Fondazione degli architetti fiorentini, oggi ospita dei locali dedicati alla ristorazione pubblica (n.d.r).
Separata dal corpo della stazione adibito al passaggio del pubblico, la palazzina reale, composta di tre ambienti principali, occupa il fondo della piazza creata sul lato di via Valfonda. Affiancata alla parte dell’edificio riservata ai Sovrani è la saletta dei ministri, con una galleria illuminata da grandi finestre. Tanto la saletta quanto la galleria si aprono su di un breve portico di purissima linea, e di qui le vetture girando attorno alla fontana adorna del bel gruppo marmoreo di Italo Griselli, escono sulla piazza.
A metà del 1934 Michelucci aveva creato un edificio, un edificio abitabile, seppur sporadicamente e brevemente, in uno stile che si vorrebbe chiamare prima neo-neotuscanico che neo- neo-classico. Aveva vigilato la costruzione. Berardi gli era stato consulente per le finiture e l’arredo. Pavimenti in rosso Levanto. Pareti in stucco romano decorate da bassorilievi in stucco.
[…]”
(Tratto da: "La palazzina reale. Nuova sede dell'ordine degli architetti e della fondazione architetti Firenze, Battaggia Fabio; Pecchioli Colomba; Murdolo Guido, Maschietto Editore)

Foto di Francesco Baciocchi




Basilica della SS Annunziata

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Chi mal paga un'opera, non può chiederne un'altra"

mercoledì 15 febbraio 2017

Modi di dire: “Buonanotte al secchio!”


Testo di Roberto Di Ferdinando

Indica il momento finale di un qualche atto, più precisamente l’impossibilità di fare oltre, la constatazione che non è possibile fare altro, alle volte si usa per descrivere un fallimento o la “fine dei giochi”.
Deriva dalla vita popolare di alcuni decenni fa, quando l’acqua, specialmente nelle campagne, si attingeva manualmente dai pozzi, grazie proprio ad un secchio. E se la fune a cui il secchio era legato, si rompeva, il secchio andava definitamente perso.
Si dice anche che quest’espressione derivi dall’usanza, sempre dei nostri avi, quando i bagni spesso erano fuori dalla casa, di avere un vaso per la notte posto sotto il letto. Se vi era bisogno era utilizzato questo vaso o secchio e poi svuotato dalla finestra o nel giardino. Ma dato che l’operazione era scomoda, quando si augurava la buona notte la si estendeva metaforicamente anche a questo vaso o secchio, come augurio di non doversene servire. La parola secchio deriva dal latino “sĭclus” (recipiente).
RDF
   

Piazza di Santa Croce

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Val più un piacere da farsi che cento di quelli fatti"

giovedì 9 febbraio 2017

Modi di dire: “bugigattolo”

di Roberto Di Ferdinando
Con questo termine si descrive una camera, una stanza spesso oscura, piccola, non comoda; per estensione, in maniera dispregiativa, si utilizza anche per altri spazi ed ambienti e case, appartamenti  e spazi lavorativi o pubblici . La sua origine è latina, da “bugia”, che, appunto,  indica una stanza piccola e buia, uno stanzino, un ripostiglio.
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Piazza SS Annunziata

Foto di Roberto Di Ferdinando

Proverbio Toscano del Giorno

"Il ben far non porta merito"

mercoledì 8 febbraio 2017

lunedì 6 febbraio 2017