giovedì 28 febbraio 2013

L'inno della Fiorentina dei Pontello



Negli anni Ottanta la famiglia Pontello, proprietaria dell'A.C. Fiorentina, decise di introdurre dei sostanziali cambiamenti per la squadra cittadina. Al di là di investire soldi per l'acquisto di campioni, che fecero sfiorare ai viola la conquista del terzo scudetto nel 1981/82, i Pontello scelsero anche di cambiare il colore delle maglie, divenendo di un viola lucido e più scuro, il giglio fu stilizzato ed infine fu scelto un nuovo inno, scelte non sempre condivise (e condivisibili) dal popolo viola. Ecco l’inno “Alè Fiorentina” che allo stadio accompagnava i giocatori al momento di entrare sul campo di gioco. Finita l’era dei Pontello i segni di quella gestione furono “smantellati” e così ci fu il ritorno al vecchio giglio ed al vecchio inno.
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A Firenze nel '26
fiocco viola perchè nasce lei
Fiorentina che passione,che ciclone viola,chi ti ama vincerà!
ALE' FIORENTINA COL TUO SCATTO BRUCIANTE
FAI VEDERE ALLA GENTE CHI SEI,VINCERE E'
IMPORTANTE
E VAI FIORENTINA,MALEDETTA TOSCANA
TIRA FUORI LA GRINTA CHE HAI CHE LA RETE NON E' LONTANA!
Le ragazze del '26
s'innamorano se gioca lei
Fiorentina che passione,che ciclone viola,chi ti ama vincerà.
OVVIA FIORENTINA,LA VITTORIA TI CHIAMA
ED E' UN BISCHERO CHI NON TI AMA PERCHE'
QUALE SQUADRA E' MIGLIORE DI TE
E VAI FIORENTINA,DACCI DENTRO CHE NON SEI SOLA
SOTTO I NOSTRI GIUBBOTTI LO SAI BATTE UN CUORE VIOLA!
ALE' FIORENTINA COL TUO SCATTO BRUCIANTE
SE TU VINCI LO SAI CHE SI FA?
SI FESTEGGIA CON CANTI E CHAMPAGNE!
E VAI FIORENTINA, MALEDETTA TOSCANA
TIRA FUORI LA GRINTA CHE HAI CHE LA RETE NON E' LONTANA!

mercoledì 27 febbraio 2013

L’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella


Testo e Foto di Roberto Di Ferdinando



E’ uno di quei pochi luoghi di Firenze che è più conosciuto dagli stranieri o dai non fiorentini che dai fiorentini stessi, perché la sua fama è mondiale. E’ la storica Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella, nota anche come Farmacia di Santa Maria Novella, una delle più antiche farmacie al mondo. L’ingresso si trova al numero 16 di via della Scala, sebbene in origine l’accesso avvenisse direttamente dal chiostro del convento di Santa Maria Novella. Infatti, questa antica farmacia fu fondata nel 1221 dai frati domenicani di Santa Maria Novella. Qui i frati realizzavano i loro medicamenti, famosa era l’acqua di rose impiegata come disinfettante durante le epidemie. I domenicani potevano disporre di un orto attiguo al convento ed alla farmacia dove coltivavano piante medicinali (semplici), da cui ricavavano essenze, elisir, pomate e balsami. Nel 1612 la farmacia poté vendere i propri preparati anche al pubblico e proprio di quell’anno sono gli ambienti  e l’apertura su via della Scala. Ferdinando II la dichiarò “Fonderia di Sua Altezza Reale” e forniva il Granduca dei propri medicamenti. In seguito all’Unità d’Italia, il convento passò al Demanio diventando sede della scuola dei marescialli dei Carabinieri, e così l’accesso dal chiostro fu chiuso ed oggi è aperto solo in rare occasioni, mentre la farmacia rimase aperta per alcuni anni grazie all’intraprendenza di Frà Damiano Beni che salvò i ricettari originari. L’attività fu poi acquistata dal nipote di Beni, Augusto Stefani, i cui eredi tutt’oggi gestiscono la farmacia. Attualmente la produzione dell’Officina, sempre attenta alle antiche ricette, avviene nei moderni laboratori di via Reginaldo Giuliani, mentre negli ambienti di via della Scala è rimasta la vendita dei prodotti al pubblico (tra i più famosi: Alkermes, Acqua di Rose, Elisir di Cina e l’Aceto dei Sette Ladri), oltre ad un museo, ricavato nella sacrestia trecentesca di San Niccolò, affrescata da Mariotto di Nardo, in cui sono conservati antichi ricettari, erbolari, trattati di botanica, una collezione di mortai, di vasi medicinali di porcellana, contenitori di vetro e dove è allestita anche una biblioteca di volumi specializzati. Il museo è aperto al pubblico su richiesta.
(il sito ufficiale dell’Officina Profumo Farmaceutica di Santa Maria Novella: http://www.smnovella.it/contents/home.html )
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l'ingresso alla farmacia da via della Scala
Il corridoio che dall'ingresso di via della Scala conduce agli ambienti originari della farmacia

martedì 26 febbraio 2013

Zuppa verde alla Toscana

"Mondate e trinciate a pezzetti grossi ogni sorta di erbaggi che possiate avere,
come : cavolo, lattuga, indivia, bietola e radicchio; unitevi una rapa, alcune
patate, una carota, sedano, del parti trinciati, e piselli freschi se ve ne sono:
ponete tutto in una casseruola, nella quale avrete preparato un soffritto di
cipolla e olio; salate convenientemente, mettetevi anche un pò di pepe, e
lasciate al fuoco per 15 o 20 minuti, rimescolando più volte.
Poscia aggiungetevi del sugo di pomodoro, o conserva sciolta in
poc’acqua; fate cuocere ancora per 15 minuti e versatevi infine tanta acqua
bollente quanta vene occorre per bagnare la zuppa. Lasciate così cuocere
completamente gli ortaggi, facendo bollir tutto per circa un’altra ora, poi servite
versando in una zuppiera, dove avrete preparato del pane a fette.
"
Tratto da: "La Dieta di Quaresima. Per la salute dell'anima e del corpo" (Mezzo scudo)
di Mariade Luca F. (fra'), Lazzarini Lisa, Pucci Giannozzo
LEF
Per la salute dell'anima e del corpo
Con questo mezzo scudo si descrivono i criteri che regolavano la dieta e i digiuni del
periodo quaresimale con esempi di diversi conventi, le disposizioni del diritto canonico
sui giorni penitenziali, alcune proposte di ricette e le indicazioni per una cura
depurativa da praticare nel periodo di Quaresima.

giovedì 21 febbraio 2013

Le crespelle alla fiorentina


Le crespelle alla fiorentina sono il piatto delle grandi occasioni e fanno parte dell’antica tradizione gastronomica fiorentina. La leggenda vuole che fu Caterina de’Medici ad “esportarle”  a Parigi andando in sposa ad Enrico II re di Francia.
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Ingredienti (4 persone)
3 uova
350 gr. di spinaci
200 gr. di ricotta
1 bicchiere di latte
120 gr. di farina
50 gr. di burro
0,5 l. di besciamella
3 cucchiai di salsa di pomodoro
parmigiano, sale, pepe e noce moscata a piacere

Preparazione
Unire la ricotta, l'uovo, tre o quattro cucchiai di parmigiano grattugiato, un po' di noce moscata e aggiustare di sale e pepe. Preparare a parte la pastella per le crespelle amalgamando le uova con la farina, il latte e il burro fuso. Poi preparare la besciamella: in una pentolina fare fondere il burro, aggiungere la farina e poco per volta il latte, sempre mescolando e facendo attenzione che non si formino grumi. Aggiungere sale, pepe e noce moscata a piacere e lasciar cuocere a fuoco lento finché il composto non abbia raggiunto una consistenza né troppo liquida né troppo densa. Imburrare una teglia piccola e con la pastella preparata prima fare delle frittatine sottili. Disporre l'impasto di spinaci e ricotta sulle crespelle e arrotolarle ottenendo qualcosa di simile a dei cannoli ripieni. Mettere i cannoli in una teglia da forno precedentemente imburrata, coprirli con la besciamella e macchiarli con poca salsa di pomodoro. Gratinare a forno medio per 15-20 minuti. (ricetta tratta da: http://www.turismo.intoscana.it)

"Giardini senza polline" di Francesco Zangari



La vegetazione apporta innegabili benefici ma può essere causa di allergie che sono tanto più fastidiose quanto maggiore è la quantità di pollini nell'atmosfera.
Inoltre quando le concentrazioni sono alte, persone sane predisposte geneticamente, possono sensibilizzarsi.
Occorre tener conto di ciò nel processo di rinverdimento delle città e cercare di ridurre il livello di polline nell'aria.
A creare maggiori problemi sono gli alberi a impollinazione anemofila, purtroppo molto diffusi sia in ambiente urbano che nei boschi. Pollini allergenici sono emessi infatti anche da molte specie autoctone (carpino, ontano, ecc.).
Questo libro, composto da due volumi, offre ai tecnici e a tutti coloro che amano il verde, utili informazioni per ridurre al minimo questo effetto collaterale e contiene le schede di oltre 200 piante dioiche che non emettono polline.
Francesco Zangari è nato a Borgia in provincia di Catanzaro e risiede a Bagno a Ripoli un comune della cinta metropolitana fiorentina. E´ laureato in Scienze Agrarie e specializzato in Tecniche di gestione degli spazi verdi.
Dal 1997 al 2001 ha collaborato, nell´ambito del Progetto POLIS presso la Direzione Ambiente del Comune di Firenze, alla redazione della pubblicazione "Il Piano Regolatore del Verde" proponendo tra l'altro l´impiego di specie ipoallergeniche nei nuovi impianti cittadini.
Iscritto all´ordine degli agronomi, insegna giardinaggio. Oltre che della progettazione di giardini "ipoallergenici", si occupa del controllo della stabilità delle alberature e della manutenzione di parchi e giardini.

http://www.giardinisenzapolline.com/index.php

mercoledì 20 febbraio 2013

Modi di dire: “Ho preso una zizzola!”


Testo di Roberto Di Ferdinando

La zizzola è il sinonimo regionale di giuggiola (il frutto del giuggiolo), ma in Toscana, ed a Firenze in particolare, è una parola usata anche per significare nel senso figurato o scherzoso un fatto avverso o spiacevole, oppure per indicare un colpo accidentale, un colpo di freddo o di vento molto freddo.
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Un parco pubblico dedicato a Mario Luzi nell'area del campeggio di piazzale Michelangelo

Delibera approvata dalla Giunta. Diventa realtà il sogno del poeta fiorentino
Un grande parco pubblico dedicato a Mario Luzi nascerà nell'area del campeggio di piazzale Michelangelo. E' stata approvata dalla giunta comunale la delibera di indirizzo che dà il via alle procedure per la realizzazione del parco. Il sindaco ha commentato con soddisfazione l'approvazione dell'atto, sottolineando come il sogno del poeta fiorentino Mario Luzi possa finalmente diventare realtà. Per fiorentini e turisti sarà un altro luogo importante e di pregio che si aggiunge alla bellezza che la città già offre. La giunta ha ribadito la 'valenza di interesse pubblico' dell'area oggi adibita a campeggio, ma ha previsto al tempo stesso il mantenimento dell'offerta turistico-ricettiva per questa tipologia di strutture con lo spostamento del campeggio in un altra zona della città. In via temporanea saranno rilasciate autorizzazioni per la realizzazione di aree di sosta attrezzata per camper e caravan nell'area di viale Dalla Chiesa in attesa della definizione dell'assetto urbanistico della zona. L'attuale funzione di campeggio per tende sarà comunque mantenuta fino al 31 ottobre 2013, anche in vista dei Mondiali di Ciclismo e della conclusione della stagione estiva.
(Testo tratto da: http://www.comune.fi.it/opencms/opencms/comune_firenze/ultime_notizie/e0280.html)

martedì 19 febbraio 2013

Cultura Commestibile - rivista di approfondimento culturale

Cultura Commestibile, rivista di approfondimento culturale, con un vasto menù di prelibatezze: arte, spettacolo, letteratura, cinema, politica.


CONTATTI
mail: redazione@culturacommestibile.com
tel. 0552001875
Borgo Santa Croce 8, 50125, Firenze

http://www.culturacommestibile.com/rivista
http://www.facebook.com/cultura.commestibile

lunedì 18 febbraio 2013

“Sant’appoggino l’era ieri!”

(fonte: I ‘Tirabaralla 2013)

Espressione rivolta a chi ha l’abitudine (molesta) di appoggiarsi e riposarsi (metaforicamente e non) su un'altra persona
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domenica 17 febbraio 2013

La politica economica delle grandi opere passò anche da Firenze


(fonte: Sette-Corriere della Sera)
Testo di Roberto Di Ferdinando

La teoria economica che vede i lavori pubblici (le grandi opere) come uno strumento efficiente per combattere la disoccupazione e dare rilancio ad un’economia fiacca, molto gradita all’economista John Maynard Keynes (da cui la teoria keynesiana), non è una scoperta recente. Nell’articolo di Giovanni Vigo sull’ultimo numero di Sette-Corriere della Sera, dal titolo “Fu Periclne l’inventore del diritto al lavoro”, l’autore ripercorre la storia del pensiero economico e dell’importanza dell’edilizia pubblica quale strumento anti-crisi, individuando l’origine di tale approccio già nell’antica Grecia. Ed anche a Firenze in passato fu scelta questa misura per fronteggiare disoccupazione e ristagni economici. Per contrastare le conseguenze della grave carestia che colpì il Granducato tra il 1629 ed il 1630 , le autorità di governo promossero politiche economiche che prevedevano dei lavori pubblici per combattere la disoccupazione. Così si leggeva in una cronaca del periodo, pubblicata nell’articolo di Vigo: “ [il Granduca]..ordina che si dia principio alla facciata di S. Maria del Fiore e si tiri a fine la fabbrica del palazzo de’Pitti, per sovvenimento di più artieri e del popolo minuto. E perché i lavoratori della terra sono le membra dello stato si provveda ancora questi, col farli cavar fossi e condotti per tirar copia d’acqua per utile et abbellimento della città”.
Il Granduca era Ferdinando II de’Medici (figlio di Cosimo II), che a 18, nel 1628 salì alla guida del Granducato. Subentrò alla madre ed alla nonna e cambiò anche politica economica. Infatti, il suo governo abbandonò gli sperperi che avevano caratterizzato la reggenza di sua madre e di sua nonna, così furono ridotte le spese di corte, fu posta l’attenzione ai bisogni del popolo e lo stesso Granduca in persona si attivò nei soccorsi per l’epidemia della peste che colpì Firenze nel 1630. Carestia e peste misero in ginocchio la città e parte del Granducato, Ferdinando II scelse quindi la via dei lavori pubblici e delle grandi opere per contrastare la disoccupazione e la crisi incontrando così il favore dei suoi sudditi.
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sabato 16 febbraio 2013

Il Tempietto del Santo Sepolcro nella Cappella Rucellai


Testo e Foto di Roberto Di Ferdinando

Da oggi è riaperto al pubblico, dopo alcuni anni di restauro, il Tempietto del Santo Sepolcro, nella Cappella Rucellai, unico luogo consacrato all’interno della ex chiesa di San Pancrazio, che oggi ospita il Museo Marino Marini e da cui si accede alla cappella.
Il tempietto è un monumento funebre, raccoglie infatti le spoglie di Giovanni di Paolo Rucellai, che diede il maggior lustro alla famiglia nobile fiorentina (si veda: http://curiositadifirenze.blogspot.it/2012/12/la-fortuna-nacque-dalla-pipi.html), ed è opera di Leon Battista Alberti, l’architetto di “fiducia” della famiglia Rucellai.
Il nome “del Santo Sepolcro” deriva dal fatto che il tempietto riproduce in scala il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Nel 1457 Giovanni Rucellai incaricò l’amico Alberti di realizzare un tempio che in futuro ospitasse i sui resti (Giovanni Rucellai morì nel 1481) nella chiesa di San Pancrazio, vicina al suo palazzo di via della Vigna Nuova. Nel 1467 Alberti completa il monumento in tipico stile rinascimentale.
Scriverà il Vasari: “per i medesimi Rucellai fece Leon Batista in San Pancrazio una cappella che si regge sopra gl’architravi grandi posati sopra due colonne  e due pilastri, forando sotto il muro della chiesa, che è cosa difficile, ma sicura. Onde questa opera è delle migliori che facesse quest’architetto”. Il tempietto, di base rettangolare, nelle sue dimensioni e proporzioni rispetta il rapporto aureo, le pareti sono rivestite da tarsie di marmo bianco e verde che ricordano i rivestimenti del Battistero e di San Miniato al Monte e da formelle che riproducono eleganti motivi decorativi geometrici (a base quadrata o circolare), infatti secondo Alberti la geometria aiutava ad approfondire i misteri della fede. Alcune formelle decorative, una per lato, invece, simboleggiano gli stemmi araldici di Giovanni Rucellai (la vela spiegata al vento con le sartie sciolte), di Cosimo il Vecchio (il mazzocchio con tre piume), di Piero de' Medici (l'anello di diamante con due piume)e di Lorenzo il Magnifico (i tre anelli intrecciati). La famiglia Rucellai era difatti legata per il matrimonio dell figlio di Giovanni con i Medici).
Sulla trabeazione corre l’iscrizione di un versetto di Matteo, mentre il coronamento è rifinito con una merlatura gigliata, infine una lanterna a base circolare sovrasta la copertura. In origine la lanterna era posta più indietro, nell’ottocento, durante un restauro, fu spostata per renderla più visibile.
L’accesso al tempio avviene attraverso una piccola porta posta su un lato della facciata (il sepolcro all’interno infatti occupa metà della larghezza della camera) e sovrastata dalla lapide mortuaria in onore di Giovanni Rucellai. All’interno due affreschi (Cristo morto sorretto da due angeli e Resurrezione) di Giovanni da Piamonte, della scuola di Piero della Francesca, e la statua di “Cristo giacente”.
Nel 1808 i francesi, che avevano occupato Firenze, decisero di murare l’ingresso dalla chiesa alla Cappella, sconsacrare la chiesa e farne, per editto napoleonico, la sala d’estrazione dell’Imperiale Lotteria di Francia. Per usufruire della Cappella fu creato un accesso (ancora visibile la porta di ingresso) sull’adiacente via della Spada . Rimasta da allora sconsacrata la chiesa oggi ospita il Museo Marino Marini, mentre la cappella è di proprietà della Curia di Firenze e mantiene la sua destinazione di luogo sacro destinato al culto. Solo con i recenti restauri la comunicazione con la chiesa è stata ripristinata.
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venerdì 15 febbraio 2013

L’Arrosto morto


Testo di Roberto Di Ferdinando

Il nome ispira poco, ma è ritenuto tra i più gustosi piatti della tradizione culinaria fiorentina. Il suo particolare nome deriva dal modo in cui è cucinato. Infatti la carne (principalmente il coscio di coniglio) non passa dal forno, ma è cotta in un tegame coperto, per almeno 45 minuti, e questo procedimento dà alla carne un colore bruno che ricorda, appunto, quello del lutto.

Ricetta:
Pulire accuratamente il coniglio, lavarlo bene e scolarlo, poi tagliarlo a pezzi; porli in una padella, mettere questa sul fuoco e lasciarvela qualche minuto, affinchè la carne perda l'eventuale odore di selvatico.

Porre poi in una teglia l'olio, uno spicchio di aglio intero e un rametto di rosmarino. Soffriggere dolcemente quindi accomodate nel recipiente il coniglio. Salare, pepare e cuocere in forno a calore moderato, aggiungendo, quasi a cottura ultimata un poco di brodo caldo. Accompagnarlo con verdure di stagione.

Si legga anche la ricetta numero 526 “ARROSTO MORTO”, tratta dal libro di Artusi “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” (http://www.buttalapasta.it/)

Modi di dire: “A iosa”


Testo di Roberto Di Ferdinando

“A iosa” è un’espressione (locuzione avverbiale) usata nella lingua parlata e letteraria per indicare qualcosa “in gran copia”, di “abbondante”. Trae origine dalla pronuncia toscana della parola “chiosa”, usata nell’antichità per definire i soldi finti (i fac-simile) utilizzati nei giochi per i bambini. I “chiosa” erano dei piccoli dischi di piombo o legno che facevano, per finta, da uso di monete nei giochi d’azzardo, insomma, gli antesignani delle moderne fiches. Con l’espressione “a chiosa” (“a iosa”) si indicava quindi una merce disponibile in grandissime quantità tanto da poter essere acquistata con le chiose (quindi di pochissimo o nessun valore monetario).
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Parole di Firenze - dal Vocabolario del fiorentino contemporaneo

Teresa Poggi Salani, Neri Binazzi, Matilde Paoli, Maria Cristina Torchia, il volume Parole di Firenze, dal Vocabolario del fiorentino contemporaneo edito dall’Accademia della Crusca (pag. 460 circa).

Il volume presenta una selezione di circa 900 voci ed espressioni raccolte dalla viva voce dei parlanti fiorentini dei quartieri di Santa Croce, San Frediano e Rifredi, le cui parole sono state registrate e puntualmente trascritte in ampi contesti. Attraverso le pagine del volume il lettore ritrova il fiorentino come lingua “intera”, quindi, come ogni lingua, legato al contatto con le cose di ogni giorno e a quello che a tutti accade nella vita quotidiana.
È dunque un fiorentino svincolato da stereotipi che lo collocano facilmente “sopra riga”, quasi fosse necessariamente solo il regno dell’espressività e della battuta, dimenticando - nientemeno - che ci sono anche i “nomi delle cose”.

martedì 12 febbraio 2013

La Salsa alla Fiorentina (la famosa salsa verde)

Come "Salsa alla Fiorentina" è poco conosciuta, ma appena diciamo “salsa verde” ecco, sappiamo subito a cosa ci riferiamo: la tradizionale salsa fiorentina dal colore verde che si usa in abbinamento ai bolliti, in particolare con il lampredotto (si veda: http://curiositadifirenze.blogspot.it/2012/09/il-lampredotto.html), o con i crostini. Per prepararla esistono varie ricette, ne riporto qui due:

ingredienti: capperi, cipollina, aglio salvia, basilico, prezzemolo, olio extravergine di oliva, limone, sale e pepe.

preparazione: tritare finemente 50 gr di capperi, una cipollina e uno spicchio di aglio, schiaccateli con la lama di un coltello e mescolate con un pizzico di prezzemolo, qualche foglia di salvia e basilico tritate. Aggiungere due cucchiai di olio e, poi, il succo di limone, il sale e il pepe. Amalgamareil tutto.

Variante con l’uovo e filetti di acciuga:
ingredienti per 4 persone: Foglie di prezzemolo 50 gr, Uovo sodo 1, Filetti di acciuga 2, Capperi sott'aceto 1 cucchiaio, Giardiniera sott'aceto 2 cucchiai, Pinoli 2 cucchiai, Aglio 1/2 spicchio, Olio di oliva, sale e pepe.
Preparazione:  assodate l'uovo e lasciatelo raffreddare, mettete nel cutter a lama tutti gli ingredienti lasciando fuori solo una parte di olio, il sale ed il pepe. Frullate bene in modo da omogeneizzare tutto, poi trasferite in contenitore ed incorporate il sale ed il pepe e l'olio quanto basta per legare la salsa e dargli una consistenza spalmabile. L'uovo si può sostituire con mollica di pane bianco o con una patata lessa fredda.
(ricetta tratta da: http://www.ilgiornaledelcibo.it)
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lunedì 11 febbraio 2013

"L'è come la SITA, ci montan tutti!"


Motto dispregiativo per indicare una persona di facili costumi (la SITA è l'azienda di trasporti pubblici).
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venerdì 8 febbraio 2013

Nuova edizione di "Ricordando Daniela - Poesie di Daniela Pagani"




"Daniela Pagani nacque a Firenze il 24 marzo 1965.
Fino da piccola manifestò una spiccata attitudine al canto, a 5 anni partecipò allo Zecchino d’Oro con la canzoncina “Che bella festa sarà”. A scuola era brava soprattutto in italiano e fino dalle elementari scriveva piccole frasi poetiche che col passare degli anni divennero vere e proprie poesie, che sono state raccolte in due piccoli libri: “Cavalli d’Argento” e  “Sensazioni Future”.
Per Daniela scrivere e cantare era tutta la sua giovane vita.
A circa 20 anni a seguito di un consiglio errato da parte di un medico su come intervenire su di un nervo che le dava fastidio (le fu consigliato di bruciarlo), iniziò quel calvario che doveva poi portarla alla morte.
E’ mai possibile che uno specialista dermatologo non si accorga che un nervo può essere un melanoma e che non doveva essere assolutamente bruciato, ma asportato chirurgicamente!
Non voglio giudicare tale medico, tutti possono sbagliare, ma quando l’errore costa una vita umana, resta inconcepibile e inammissibile! Nonostante la sofferenza per le metastasi  che prolificavano in tutto il corpo, la sofferenza per la chemioterapia e la cobaltoterapia, Daniela non si perdeva d’animo e riprese gli studi universitari con grande profitto.
Fino a quando Daniela non ci vide più , poi non ci sentì più e infine non riuscì neppure più a parlare e l’unico modo in cui comunicava con noi era attraverso una lavagnetta sulla quale scriveva tutto quello che voleva dirci.
Così ci comunicava le sue atroci sofferenze.
Il 2 giugno 1987 alle ore 13,45, Daniela lasciò la vita a soli 22 anni.
Io padre di Daniela ho voluto ristampare “Cavalli d’Argento
(la prima edizione essendo esaurita).
Perché così Daniela rimanga nei nostri cuori.
" Paolo Pagani (pagani.paolo42@libero.it)

Si legga anche: http://curiositadifirenze.blogspot.it/2012/05/daniela-pagani-poetessa-fiorentina.html

martedì 5 febbraio 2013

Campagna elettorale in Toscana

Paoli, il ristorante artistico

Testo di Roberto Di Ferdinando

In via de’Tavolini 12 rosso c’è l’antico ristorante Paoli. Fu fondato nel 1824 da Pietro Paoli come osteria e pizzicheria, con i tipici tavolini di marmo e le gambe di ferro. Ben presto il locale divenne meta di vari artisti nelle loro soste gastronomiche a Firenze, infatti, qui erano soliti mangiare Leoncavallo, Puccini, Marinetti. Le sale di questo tipico ristorante toscano hanno subito negli anni varie modifiche, molte delle quali artistiche. Infatti, Carlo Coppedé nel 1916 affrescò tre lunette ispirandosi alle novelle del Decamerone, mentre nel 1919 la suggestiva “Saletta delle Rose” fu dipinta e decorata con ceramiche dal grande Galileo Chini. Nel locale si possono ancora ammirare anche le ceramiche di Cantagalli e il busto del presidente americano Wilson, opera di Rivolta. Negli anni Cinquanta il locale si arricchì di nuove opere di Luciano Guarnieri e di Pietro Annigoni.
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(foto tratta da: http://www.esercizistorici.it)

sabato 2 febbraio 2013

La corrispondenza di La Pira con l’America Latina


(fonte: Avvenire, Quotidiano Nazionale),
Testo di Roberto Di Ferdinando

La casa editrice Polistampa nelle settimane scorse ha pubblicato un libro sulle lettere, appunti e discorsi conservati dall’archivio della Fondazione La Pira (nel 2009 era già uscito, sempre per Polistampa, un volume sulla classificazione di 45 mila documenti riguardanti l’ex sindaco di Firenze). Il volume (http://www.polistampa.com) a cura di Samuela Cupello e Beatrice Armandi, riporta alcune lettere e telegrammi che Giorgio La Pira scrisse tra il 1938 al 1977, tra questi alcuni molto importanti da un punto di vista storico e politico, ed esempio, 14 settembre 1973, così La Pira telegrafa a Pinochet che da alcuni giorni si era insediato al governo del Cile con un golpe: “Ricordi divina ammonitrice Parola. Qui Gladio ferit gladio perit. LaPira”, ed ancora il 26 settembre: “Mediti giudizio di Dio leggendo SanMatteo Venticinque. La Pira”. Nel maggio del ’74 scrive al Colonnello José Castro perché vengano rispettati i diritti dei prigionieri politici rinchiusi nelle carceri cilene: “Giudicate come dice Evangelo Conceda grazia”, il telegramma fu rispedito al mittente. La Pira ebbe molto a cuore la causa cilena già molti anni prima, infatti negli anni Sessanta, quando giunse alla presidenza del Cile il democristiano Eduardo Frei, La Pira lo definì così, in un telegramma a Bob Kennedy : ”Frei è la speranza storica dell’America Latina» (6 luglio 1965).
Quale presidente della Federazione mondiale delle città unite, La Pira pose il suo sguardo attento verso l’America Latina, luogo di nuove esperienze politiche e rivoluzionarie. Ecco quindi che l’8 settembre del 1970 scriveva a Fidel Castro “il cui ruolo vede decisivo anche per il Cile, invitandolo a interpretare Marx alla luce dell’Esodo in modo da costruire con i cristiani, e non senza, «un’età di giustizia e di promozione” (testo tratto da http://www.avvenire.it/ ).
I restanti telegrammi pubblicati sono dedicati allo scontro USA-URSS, al Medio Oriente, al Concilio ed a tanti altri temi di geopolitica.
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Su Giorgio La Pira si veda anche: http://curiositadifirenze.blogspot.it/2011/07/la-pira-e-la-questione-della-pignone.html