giovedì 22 aprile 2021

Amerigo Vespucci

 

Foto tratta da wikipedia.it

“[…] Amerigo Vespucci. Il grande navigatore fiorentino è passato alla storia per essere stato il primo a raggiungere la consapevolezza che le terre scoperte da Cristoforo Colombo erano un “nuovo mondo”, come lo stesso Vespucci scrisse a Lorenzo Pierfrancesco de’ Medici, in una
lettera che suscitò scalpore in tutta Europa.
Così, quando nel 1507 il cartografo tedesco Martin Waldsemuller realizzò una mappa del mondo
(attualmente conservata nella Biblioteca del Congresso a Washington) comprendente le nuove scoperte, su proposta del poeta e filosofo Matthias Ringmann, utilizzò, all’insaputa dello stesso Vespucci, il nome America (femminile del nome Americus, così come erano femminili i nomi degli altri continenti) per indicare il nuovo mondo.
[…] Figlio del notaio Nastagio Vespucci, il giovane Amerigo, nonostante l’educazione umanistica, si era dedicato agli affari ed era divenuto agente commerciale del banco dei Medici a Siviglia. Continuava a coltivare studi di geometria, cosmografia e astronomia.
A Siviglia conobbe Cristoforo Colombo e lo aiutò ad organizzare la sua terza spedizione.
Poi, ritiratosi dagli affari ormai quarantacinquenne, nel 1499, il Vespucci si dette a sua volta alle
spedizioni transoceaniche. Fu lui a scoprire nel 1501-1502, quelli che oggi chiamiamo baia di Rio de Janeiro e Rio de la Plata.
Alcuni documenti parlano di un primo viaggio di Vespucci già nel 1497, quando una spedizione |
spagnola della quale faceva parte raggiunse la Guyana, forse il Brasile,  inoltrandosi, poi, nel Golfo del Messico.
Ben più documentato il viaggio del 1499, che giunse fino all’estuario del Rio delle Amazzoni;
qui, per la presenza di una grande massa di acqua dolce nel mare, intuì che non si trattasse di un’isola, bensì di una terra sconfinata. Risalì, quindi, il corso del fiume, dove incontrò un
rigoglioso ambiente naturale e numerose popolazioni indigene. […].
Salpato da Lisbona, il 14 maggio 1501, sotto bandiera portoghese, il navigatore toscano approdò nell’autunno-inverno successivo nelle baie di Tutti i Santi e di Rio de Janeiro, scoprì il Rio della Plata e si spinse all’estremo sud del continente, fino allo stretto poi scoperto da Magellano. Durante il viaggio individuò la costellazione della Croce del Sud, punto di riferimento per i navigatori per l’individuazione del polo celeste australe, così come la stella polare è nell’emisfero settentrionale.
Fu proprio quando si trovò a costeggiare la Terra Brasilis che Vespucci si convinse, definitivamente, che essa non aveva nulla a che vedere con l’Asia: memore delle notizie ricevute alle Isole di Capo Verde dalle spedizioni che tornavano dall’india, si rese conto di essere approdato in un nuovo continente, dove la flora e la fauna, gli usi e i costumi delle popolazioni indigene erano diversi da quelli dell’oriente.
Scrisse così al Medici: “Arrivai alla terra degli Antipodi, e riconobbi di essere al cospetto
della quarta parte della Terra. Scoprii il continente abitato da una moltitudine di popoli e animali
Più della nostra Europa, dell’Asia o della stessa Africa”.
(Tratto da: “Te la do io l’America”, di Gabriele Parenti, Informatore del febbraio 2012)

domenica 11 aprile 2021

La bottega di un cartolaio fiorentino del XV° secolo


“[…] sopraggiunta la stampa a soppiantare lentamente il libro manoscritto, i cartolai ampliarono ulteriormente le loro attività, sovvenzionando, in alcuni casi i primi stampatori. 

[…] Alla fine del secolo XV, in Italia si va verso un lento cambiamento nella produzione

del libro: si continuano ancora a usare piatti di legno, fermagli metallici e decorazioni a caldo,

ma con l’introduzione di nuove materie, formati ridotti e con la ricerca di legature con pretese di

artistiche maggiori assistiamo a un vero e proprio processo di modernizzazione del prodotto.

Nell’ultimo quarto di secolo si verificò una vera svolta, quando i cambiamenti furono strutturali

soprattutto, decorativi: i supporti lignei furono sostituiti con quadranti in cartone prima alla

Colla e successivamente alla forma.

I nervi in pelle o in cuoio furono sostituiti da cordicelle di canapa o di lino perché ritenuti più

adatti ad essere introdotti attraverso i quadranti di cartone. 

L’uso delle borchie e dei fermagli metallici tesero a scomparire e con la standardizzazione dell’unghiatura, quella porzione di piatto eccedente il corpo del libro, la posizione da orizzontale divenne definitivamente verticale. Adotta tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, fu proprio

Il cambiamento più importante che preluse al processo di verticalizzazione della posizione di

conservazione del libro; precedentemente, tuttavia, la sua assenza non provocava alcuna sofferenza ai manufatti, che venivano infatti conservati in posizione obliqua sul leggio

oppure in piano sullo scaffale.

Nelle botteghe artigiane per sopperire all’esigenza di una crescita inaspettata della produzione, dovuta, come detto, all’invenzione della stampa furono ideate coperte strutturalmente meno elaborare e furono impiegati materiali di minor costo.

[…] documenti relativi alla bottega di tre fratelli fiorentini: Bartolomeo, Gherardo e Monte di Giovanni […]:


Risime cinque et quaderna dieci di fogli mecani bolognesi nel segno della scala: si tratta di risme da 500 fogli, che si distinguevano in imperiali, reali e mezzani a seconda delle dimensioni. La filigrana della carta e il suo formato sono indicativi di una precisa area di fabbricazione.


Chavrecti a foglio comune rasi: assai verosimile sono carte membranacee di capretto, rasate

dalla scrittura e pronte al riutilizzo.


Pecore sode nostrale: si tratta di pelli da raffinare, non lavorate.


[…]


Gli attrezzi presenti nella bottega sono modesti:

Coltelli da tondare: sono coltelli per rifilare i tre margini del libro, rendendoli lisci e facilitandone la decorazione. L’operazione avviene dopo la cucitura dei fascicoli; il margine del volume viene ben serrato in un torchio ligneo e ‘il coltello da fondare ne rifila il margine


Scuffina: si tratta di una raspa di più modelli e di più grandezze usata per smussare o arrotondare 

gli spigoli delle assi lignee.


Traversa: è lo strumento che i legatori e i doratori oggi chiamano “paletto” e che viene usato per evidenziarne le nervature e per realizzare dei filetti in oro.


Strettoio: è una pressa in legno.


Punto: si tratta di un punteruolo usato dall’amanuense per forare la pergamena e per fissare i punti di inizio e fine della scrittura e la distanza tra una riga e l’altra.


Pectine per rigare: realizzato in metallo, è munito di una serie di punte scriventi, poste a distanze regolabili, ed è utilizzato per rigare a inchiostro eseguendo più righe alla volta carta o pergamena.


Le seccate da stampare:

Sono punzoni per impressioni a caldo o per dorare.

[…]


(Tratto da: Una bottega fiorentina di cartolaio del secolo XV, di Claudio Sorrentino, I beni culturali: tutela e valorizzazione, 2012)