martedì 31 dicembre 2019

Le panchine del piazzale Galilei

Foto di Roberto Di Ferdinando





giovedì 26 dicembre 2019

Antiche insegne resistono: via dello Studio

Foto di Roberto Di Ferdinando

La superstizione di Caterina de’ Medici

(Tratto da: Storia & storie di Toscana - Edizioni Medicea Firenze - 2019)

domenica 22 dicembre 2019

domenica 15 dicembre 2019

"Volo al teatro del Hhohhomero"

“[…] In realtà, come nota Stendhal, la differenza tra italiano scritto e lingua parlata è molto grande:<<la lingua scritta dell’Italia non è come la lingua parlata se nona. Firenze e a Roma. Dappertutto, altrove, ci si serve sempre dell’antico dialetto dei paesi>>. […] <<Volo al teatro del Hhohhomero>> scrive a un amico: perché <<è così che si pronuncia la parola cocomero>> (<<in un primo momento>>, racconta, ha <<creduto di sentir parlare arabo>>). […]
L’italiano, come il francese, era una lingua che in Austria le persone di cultura conoscevano e praticavano abitualmente. Già nel 1675, l’ambasciatore di Toscana scriveva da Vienna al granduca: <<non c’è chi abbia viso e panni da galantuomo, che non parli correttamente e perfettamente l’italiano>>. […]”
(Tratto da: Giuseppe Antonelli, Il museo della lingua italiana, Mondadori, 2018)

giovedì 5 dicembre 2019

Fonderia delle Cure, ex Fonderia Berta

In piazza Indipendenza, le panchine in pietra che costeggiano il lato lungo della piazza tra via Caterina d’Alessandria e via Nazionale, hanno un supporto in ferro con la dicitura “G. Berta - Firenze”. Tale scritta è ancora leggibile anche su numerosi tombini del centro storico di Firenze, ma anche di Roma ed di altre città italiane. Si riferisce alla “Fonderia Giovanni Berta”, che realizzava vari  prodotti in ghisa e che nacque nel 1865 alle Cure (con precisione in via Maffei) come “Fonderia delle Cure”, fondata da Giuseppe Berta. Nel 1921 la fabbrica prese il nome di Fonderia Giovanni Berta. Giovanni era il figlio di Giuseppe. Giovanni Berta, simpatizzante del neonato movimento dei fasci di combattimento, fu ucciso il 28 febbraio 1921 per mano di un gruppo di militanti socialisti nei giorni degli scontri del Pignone. Erano i giorni successivi all’uccisione del giovane sindacalista Spartaco Lavagnini, ed all’attentato anarchico in Piazza Antinori contro una manifestazione nazionalista. Giovanni Berta, mentre stava attraversando in bicicletta il ponte sospeso presso le Cascine, riconosciuto per la spilletta fascista all’occhiello della giacca, fu accerchiato, malmenato, pugnalato, derubato e gettato in Arno. Divenne così uno dei primi martiri del fascismo, tanto che dopo la marcia su Roma gli furono intitolate molte strade in Italia. A Firenze gli fu dedicato anche il nuovo Stadio di Campo di Marte, che solo nel dopoguerra perderà tale nome per diventare, prima “Comunale” e poi, negli anni Novanta, “Stadio Artemio Franchi”. La Fonderia, ritornata nel dopoguerra a chiamarsi “delle Cure”, e con una sede anche a Scandicci, a metà degli anni Cinquanta attraverserà una grave crisi, che vedrà la storica proprietà abbandonarne la guida. Fu rilevata da una cooperativa di suoi operai. Con alti e bassi l’azienda sopravviverà fino agli anni Settanta quando chiuderà i battenti ed i suoi ambienti furono abbattuti per costruirvi edifici residenziali.
Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

lunedì 2 dicembre 2019

Antiche insegne resistono: via Scipione Ammirato

Foto di Roberto Di Ferdinando


Il fiume Mensola oggi

Foto di Roberto Di Ferdinando




“[...] Ho nuovamente trascorso il pomeriggio nel delizioso giardino di Boboli......."

“[...] Ho nuovamente trascorso il pomeriggio nel delizioso giardino di Boboli: la superficie è estremamente irregolare e la posizione elevata consente splendide vedute. La collina su cui è costruito il Casino guarda verso Firenze circondata dai suoi Appennini. La città da qui si offre al meglio, con le cupole e le antiche torri. Siamo rimasti a lungo seduti in contemplazione sui gradini di pietra che portano al giardino sottostante. Infiammati e senza una nuvola, la giornata è il cielo erano autenticamente italiani: poiché era giorno di festa le campane di numerose chiese erano in funzione e la loro musica giungeva sull’altura smorzata, una nota dopo l’altra, incantevole, e portava con se’ una sensazione di calma e di pace più intensa di quella del silenzio. [...]”
(Dalkeith Holmes)
(Tratto da “Ho visto Firenze”a cura di apt Firenze)