domenica 31 marzo 2013

La Firenze del censimento ed i cognomi fiorentini


Testo di Roberto Di Ferdinando (fonte: Il Reporter)

Sono stati anticipati alcuni dei dati su Firenze raccolti nell’ultimo censimento nazionale (2011), e il ritratto che ne esce presenta alcune curiosità ed alcune conferme.
La popolazione fiorentina più giovane è in maggioranza residente nei quartieri di Peretola, Brozzi, Oltrarno e Centro Storico, invece quella più anziana è concentrata nella zona di viale Europa, di via D’Annunzio e di via del Pollaiolo ( gli over 75 sono il 14% dei fiorentini – la popolazione femminile è ovunque la più anziana - ed a Firenze risiedono 374 ultracentenari, il record tra le province toscane).
Sul tema dell’occupazione il 71,8% dei fiorentini (20-64 anni) lavora (77,4% gli uomini; 66,8% le donne). La disoccupazione è al 7% (7,6% tra le donne; 6,3% per gli uomini ), mentre la disoccupazione giovanile (15-24 anni ) è al 26,2%. I tassi di disoccupazione più alta si registrano tra i residenti dell’Argingrosso-Canova e di Brozzi-Le Piagge.
Il 69% dei fiorentini risiede in un appartamento (in media di 90 mq) di proprietà, il 22% è in affitto.
La presenza di cittadini stranieri in città è dell’11,3% 8 (le comunità più presenti sono quelle rumene, peruviane, albanesi, filippine e cinesi).
I servizi anagrafici e statistici del Comune, invece, hanno dato ulteriori risultati interessanti. I residenti fiorentini sono (al 30/11/2012) 378.221 (gli stranieri sono 57.714). La presenza straniera è aumentata di 4.775 unità in un anno e si concentra nel Centro Storico e nelle zone di San Marcellino, Novoli, Brozzi e Le Piagge).
Inoltre, il Comune ha reso noto il censimento dei cognomi dei residenti fiorentini. E nella lettura del documento che è consultabile e scaricabile al seguente indirizzo web:  http://opendata.comune.fi.it/statistica_territorio/dataset_0164.html, si può notare che il cognome Rossi è il più diffuso (1543 famiglie), che precede i Bianchi (962) e gli Innocenti (916). Ma scorrendo la lista, in posizione 21, troviamo il primo cognome di origine straniera, quello cinese Hu, presente con 510 famiglie.
Di seguito la lista dei primi 25 cognomi più diffusi a Firenze:

ROSSI                 1543
BIANCHI             962
INNOCENTI        916
CONTI                801
GORI                  766
MARTINI            714
RICCI                  689
BARTOLINI         626
CECCHI               621
GALLI                 619
MANETTI           608
FABBRI               601
BERTI                 582
CASINI               571
LANDI                557
MASINI               545
LOMBARDI         542
MASI                   539
VANNINI             519
HU                       510
BINI                    493
CAPPELLI           493
BALDINI             488
BACCI                 480

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sabato 30 marzo 2013

Il pan di ramerino


Testo di Roberto Di Ferdinando

Ecco un'altra prelibatezza dolciaria tipica di Firenze e del periodo pasquale, il pan di ramerino. E’ un panino, morbido, lucido, un po’ scuro, fatto di pasta di pane, uva appassita (zibibbo) e rosmarino che in città ed in Toscana si chiama anche, appunto, ramerino. E prima di cuocerlo proprio con un rametto di rosmarino lo si spennella di olio ed è proprio quest’ultimo che cuocendosi dà il tipico colore bruno a questo pane dolce. In passato era servito  e mangiato il giovedì santo di Pasqua, dopo essere stato benedetto nei forni o in casa dai parroci di quartiere, oggi lo si può mangiare tutto l’anno ed anche senza benedizione.
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venerdì 29 marzo 2013

Modi di dire: “Tirati su le cioccie (ciocce)”


Il termine, ovviamente non scientifico, di cioccie (ciocce o puppe) indica le mammelle, il seno femminile. Trae origine da ciocciare (ciucciare) voce onomatopeica che riproduce il rumore delle labbra del neonato quando si attaccando o si staccano dal seno materno per l’allattamento. L’espressione: “tirati su le cioccie” sta a sottolineare quanto sia inutile,  sottostimata  o poco consolatoria (magra consolazione) un’azione, un gesto, un evento oppure per indicare quanto poco impegno sia stato impiegato nel fare qualcosa.
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giovedì 28 marzo 2013

Modi di dire: “se ripicchiato!”

Non è una forma di autolesionismo, anzi, è l’espressione usata per indicare una persona che per un particolare evento o situazione decide di prendersi cura di sè stesso ed apparire al meglio della forma e del vestire, quindi anche: mettersi a tiro, mettersi a lustro. Molto di più di “essere a modino” (“essere a modo”), cioè adeguato, adatto per un’occasione, ma, in questo caso niente di più di quanto richiesto dalle convenzioni, mentre “ripicchiarsi” è essere…splendenti.
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Fotografie zenitali di Palazzo Vecchio

Dal 25 marzo, giorno del Capodanno fiorentino, i Musei Civici Fiorentini con l’Associazione Museo dei
Ragazzi offrono uno sguardo inedito sulle sale di Palazzo Vecchio: a cadenza mensile sarà infatti pubblicata on line una delle fotografie zenitali degli ambienti del museo, scattate grazie a una strumentazione assolutamente speciale da Franco Zampetti (franco.zeta@tiscali.it), architetto appassionato di fotografia. Il risultato è stupefacente: lo sguardo è verso l’alto e riesce a racchiudere in una sola visione le pareti e il soffitto dell’ambiente fotografato. Si parte con il Cortile di Michelozzo per proseguire nei mesi successivi con il Salone dei Cinquecento e le altre sale del museo. Ciascuna fotografia sarà corredata da un breve testo sulla storia dell’ambiente: un’occasione per approfondire temi e contenuti di un palazzo che non finisce mai di raccontarsi.

Tratto da: http://www.palazzovecchio-museoragazzi.it/?p=9348


mercoledì 27 marzo 2013

La base di San Lorenzo


Testo di Roberto Di Ferdinando

In San Lorenzo, guardando la basilica, sulla destra si nota, più difficile nelle ore di mercato, il monumento a Giovanni delle Bande Nere. La statua del capostipite condottiero dei Medici appare subito di dimensioni e proporzioni più ridotte rispetto al basamento che la sorregge. Una spiegazione c’è ed è citata nell’iscrizione apposta proprio sul basamento: “una parte di questo monumento, destinato da Cosimo I ad onorare la memoria del padre, Giovanni dalle Bande Nere, lungamente non curata qui stette, e il volgo la chiamò la base di san Lorenzo, restaurata nell’anno MDCCCL e postavi la statua del gran capitano ebbe infine compimento la pregevole opera scolpita dal Bandinelli”. E sì, i fatti andarono proprio così. La statua, opera che Baccio Bandinelli scolpì nel 1540, infatti, fu voluta da Cosimo I in onore del padre. Giovanni  dalle Bande Nere è qui rappresentato vestito da guerriero, ma non in una posizione marziale, in quanto in origine l’opera era stata destinata alla Cappella Negroni, all’interno della Basilica. Solo dopo essere stata completata, Cosimo I decise di installarla in Palazzo Vecchio, nella Sala delle Udienze, senza il basamento perché troppo grande. Così la base fu collocata in San Lorenzo, dotata di una copertura tondeggiante e nell’Ottocento guarnita di fregi classicheggianti e di una fonte per far abbeverare i cavalli. Per i fiorentini quel basamento, divenne appunto, “la Base di San Lorenzo” e solo nel 1850 finalmente statua e base si rincontrarono e il pellegrinare di Giovanni si concluse come ricorda un epigramma del periodo: “Messer Giovanni delle Bande Nere/ dal lungo cavalcar noiato e stanco/scese di sella e si pose a sedere.”
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immagine tratta da Wikipedia.it

Apertura regolare dello Studiolo di Francesco I de' Medici in Palazzo Vecchio

Apre regolarmente al pubblico il prezioso e raffinato ambiente voluto da Francesco I de' Medici, accessibile dal Salone de' Cinquecento.

Informazioni:  055 2768224
www.palazzovecchio-museoragazzi.it/

Visite guidate: tutti i giorni h. 10-14 / Senza guida: tutti i giorni (escluso il giovedì) dalle 14.00
Prezzo:  € 2 (supplemento del prezzo del biglietto del museo)

lunedì 25 marzo 2013

Il ciclismo italiano nacque a Firenze


Testo di Roberto Di Ferdinando

Firenze recentemente ha ospitato il Festival della bicicletta e a settembre sarà sede del Campionato del Mondo su strada di ciclismo. La scelta di fare Firenze la sede di questi eventi ciclistici non è casuale, anzi, nasce dal fatto che la nostra città ha contribuito sostanzialmente alla storia del ciclismo italiano.
Infatti, nel 1868 a Firenze iniziarono a circolare i primi velocipedi in legno (nel 1884 prenderà il nome di bicicletto, il sostantivo femminile verrà qualche anno dopo) che si potevano acquistare od affittare dal costruttore fiorentino, Giovanni Santacroce, che aveva il proprio laboratorio in via Montebello, a due passi dalle Cascine, dove i fiorentini erano soliti circolare su due ruote, oppure dalla ditta Gallizio. In città l’utilizzo dei velocipedi si diffonde rapidamente tanto che il prosindaco Ubaldino Peruzzi è costretto ad emettere delle ordinanze per disciplinarne l’uso e garantire la sicurezza (già allora) dei pedoni, autorizzandone la circolazione solo al di fuori delle mura cittadine ed alle Cascine e solo fino alle ore 14.
E sempre nella zona del parco delle Cascine, in piazza degli Zuavi (oggi Piazza Vittorio Veneto), al civico numero 3, prende sede il Veloce Club Fiorentino, il primo gruppo ciclistico in Italia. Siamo nel 1870, ed il 2 febbraio il club organizza la prima gara ciclistica italiana su strada: è la Firenze-Pistoia di 33 km. Vi partecipano 23 atleti, a vincerla è Rynner Van Nest, statunitense di 17 anni, che utilizzando un biciclo Michaux con la ruota anteriore di 85 cm, coprirà il percorso il 2 ore e 12 minuti ad una media di 15 km/h. Al vincitore una medaglia d’oro ed una rivoltella.
Ma ancora per alcuni anni saranno le gare su pista ad attrarre gli appassionati fiorentini delle due ruote e sempre le Cascine faranno da scenario a queste competizioni, nasce infatti sul finire degli anni Novanta dell’Ottocento il Velodromo.
E fiorentino è Alessandro Roster (1865-1919), medico ginecologo, ma dalle mille passioni, tanto da diventare campione italiano di tiro al volo e grande amante di ciclismo. E proprio da questa sua passione nasce la Gazzetta Sportiva, la prima rivista illustrata dedicata al ciclismo. Non solo, Roster pubblicò anche “La pratica del velocipede e la tecnica dell’allenamento”, la prima enciclopedia sul ciclismo, in cui sono descritte minuziosamente le parti meccaniche del velocipede e le tecniche di allenamento.
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mercoledì 20 marzo 2013

La carabaccia (la zuppa di cipolle alla fiorentina)


Testo di Roberto Di Ferdinando

Il nome di questa particolare zuppa di cipolle che ha origini rinascimentali, deriva da carabaccia, dal greco karabos, cioè barca a forma di guscio. Infatti, la carabaccia o carabazada era il recipiente concavo in cui era servita.
La ricetta originale, prevedeva l’uso di aceto, zucchero, mandorle e della cannella che davano alla pietanza un sapore dolciastro come d’uso nel Rinascimento, quando i cibi erano preferiti “dolci”, tanto da prevedere in molte portate anche l’aggiunta dello zucchero.
Tale zuppa era molto gradita a corte dei Medici, tanto che Caterina de’Medici non volle privarsene andando a Parigi; anzi si ritiene che la famosa soupe d’oignon non sia altro che la rivisitazione francese della carabaccia fiorentina. Si dice anche che questa zuppa fosse il piatto preferito di Leonardo da Vinci, noto vegetariano.

Per la ricetta si consulti il seguente sito da cui sono state tratte informazioni per questo post: http://www.ricettedicultura.com/2012/02/carabaccia-la-zuppa-di-cipolle-alla.html
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lunedì 18 marzo 2013

Modi di dire: “non avere un becco di un quattrino”


Testo di Roberto Di Ferdinando

Nell’Italia medievale era in circolazione il “quattrino” che valeva, da qui il suo nome, quattro denari (piccioli, cioè i moderni centesimi). In Toscana fu coniato dal XIII° al XVIII° secolo, aveva un valore molto basso ed era di rame. Nella Toscana dei Lorena, 3 quattrini davano un soldo (rame), 5 quattrini corrispondevano ad una Crazia, e per avere una moneta di valore superiore occorrevano 150 quattrini, cioè un Paolo che era d’argento.
Sugli antichi “quattrini” era impressa l’immagine di un rostro, cioè lo sprone di rame che gli antichi romani ponevano alla prua delle loro navi da guerra. Il rostro dava l’idea di un becco appuntito, e da qui nasce l’espressione:”non avere un becco di un quattrino”, cioè non avere nessuna moneta, neanche quelle di poco valore (neanche un centesimo).
Alessandro Manzoni (che soggiorno a Firenze proprio per “italianizzare” il suo scritto) utilizza questa espressione nei Promessi Sposi: ( 14esimo capitolo) Renzo dice: “Rispondi dunque oste: e Ferrer, che è il meglio di tutti, è mai venuto qui a fare un brindisi, e a spendere un becco d’un quattrino?”
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domenica 17 marzo 2013

La Schiacciata alla fiorentina


Testo di Roberto Di Ferdinando

E’ il tipico dolce fiorentino del periodo del Carnevale, sebbene in origine si mangiasse solo il martedì grasso. Già l’Artusi nel suo ricettario la cita, quale variante dolce della “Stiacciata coi siccioli” (i ciccioli di maiale). Nel Settecento pare che si chiamasse anche “Stiacciata delle Murate” perché prodotto alle suore dell’omonimo monastero di via Ghibellina. E questo nome sarebbe rimasto anche successivamente, quando fu chiuso il monastero e questi spazi ospitarono il carcere maschile cittadino. Infatti,  si dice che  l’ultimo pasto dei condannati a morte (che erano giustiziati nel vicino Prato della Giustizia, oggi piazza Piave) prevedeva come dolce, questa schiacciata.
E’ un dolce lievitato (sarebbe indicato che fosse alto non più di due dita e mezzo), soffice, aromatizzato all’arancio od anche speziato e prevede l’impiego di strutto. Le ricette sono tante ed anche le varianti, c’è quella tradizionale, oppure quella farcita con panna, crema o cioccolata. Caratteristica di tutte queste varianti è il giglio fiorentino impresso sopra con il cacao in polvere.
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(Si consulti la ricetta al seguente indirizzo, da cui sono tratte molte delle informazioni che ho riportato in questo mio post:
http://lavetrinadelnanni.blogspot.it/2013/02/la-mia-schiacciata-alla-fiorentina_12.html)

sabato 16 marzo 2013

Girata a Firenze la clip del nuovo romanzo di Dan Brown


Si chiama “Inferno” è l’ultimo libro di Dan Brown che sarà in libreria dal 14 maggio e si ispira alla Divina Commedia. Nei giorni scorsi una troupe ha registrato a Firenze per tre giorni per raccogliere il materiale che servirà per il video clip per promuovere via web e tv l’ultima opera di Brown. Le riprese sono state fatte in Palazzo Vecchio, Piazza Signoria, dalla terrazza dell’Hotel Minerva e al Piazzale Michelangelo. Dan Brown sarà a Firenze il 6 giugno per presentare il suo libro.
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La copertina dell'ultimo libro di Dan Brown

Modi di dire: “Un troerebbe l’acqua in Arno!”


Tipica espressione fiorentina usata per sottolineare la distrazione, sbadataggine e la poca propensione di una persona a cercare e trovare le cose. Con la testa talmente tra le nuvole o poco attento alle proprie azioni, tale da “non riuscire a trovare neanche l’acqua in Arno!”
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venerdì 15 marzo 2013

Gli studi fiorentini di Sandro Pertini

Testo di Roberto Di Ferdinando
“La Cooperazione” è questo il titolo della tesi di laurea di Sandro Pertini, il futuro Presidente della Repubblica, che la discusse, ventottenne, il 2 dicembre del 1924 all’Istituto di Scienze Sociali “Cesare Alfieri“ (l’attuale Facoltà di Scienze Politiche) di Firenze. Per anni si è creduta andata persa in seguito all’alluvione del 1966, invece, è stata recentemente ritrovata negli archivi dell’Ateneo Fiorentino, e questa copia rimane l’ultima esistente, in quanto quella personale di Pertini andò probabilmente distrutta nell’irruzione fascista nella sua casa di Stella negli anni Trenta. L’elaborato di Pertini si compone di 248 pagine di carta velina, in copia carbone e non ha la copertina. Sandro Pertini, già dottore in Giurisprudenza a Modena, fu ammesso al terzo anno della “Cesare Alfieri” e sostenne e superò otto esami in sei mesi (all’esame di Geografia, il professor Olinto Marinelli, il più importante geografico del periodo assegna al  giovane Pertini  18/30). Pertini decise di non sostenere gli ultimi 6 esami (allora era concessa tale opzione) e di anticipare così l’impegnativa tesi di laurea. La commissione di laurea era composta da autorevoli docenti: dall’economista Giovanni Lorenzoni, il direttore dell’Alfieri, dal professore di politica e legislazione economica, Riccardo Volta, e dall’economista Piero Marsili Libelli. Il voto di laurea fu di 84/110.
La tesi del giovane Pertini adesso è stata pubblicata in un libro dal titolo “Sandro Pertini, La cooperazione. Tesi di laurea discussa nell’anno 1924 presso l’Istituto di Scienze sociali «Cesare Alfieri» di Firenze” edito dall’associazione Ames e Legacoop Liguria, un testo critico a cura di  Sebastiano Tringali e con la prefazione del professor Paolo Fabbri.
Grazie alla collaborazione della Biblioteca di Lettere della Biblioteca Umanistica dell’Università degli Studi di Firenze, è stato possibile recuperare, digitalizzare e infine pubblicare la tesi di Pertini
La cooperazione deve compiere nel campo operaio un'opera benefica e utile sia alla causa dei lavoratori che all'economia nazionale, deve indicare la via del lavoro e non della violenza. Lotta di lavoro e non lotta di classe” (un passaggio della Tesi di laurea di Sandro Pertini – fonte: Corriere della Sera)

La carriera universitaria a Firenze di Pertini
(immagine tratta da: http://savona.mentelocale.it/51358-savona-pertini-ritrovata-tesi-laurea-cooperazione-discussa-1924/)

domenica 10 marzo 2013

Paisà di Rossellini


Paisà è un film diretto nel 1946 da Roberto Rossellini, e tra gli sceneggiatori compare anche Federico Fellini. Il film, tra i capolavori del neorealismo, è diviso in sei episodi, e rievoca l’avanzata delle truppe Alleate per liberare l'Italia. Gli episodi sono dedicati alla liberazione della Sicilia, di Napoli, di Roma, di Firenze, dell’Appennino Emiliano e di Porto Tolle.
Il quarto episodio è ambientato in una Firenze distrutta dalle mine tedesche. La liberazione della città inizia dai quartieri meridionali. L’episodio fiorentino, con al centro gli scontri armati tra Alleati e partigiani da una parte e gli occupanti tedeschi e loro fiancheggiatori dall’altra, narra la storia della giovane infermiera inglese Harriet, in servizio in Toscana, che entra in Firenze sotto assedio per ritrovare Guido Lombardi, un capo partigiano che ama, ma che la guerra lo ha fatto perdere di vista. Harriet inizierà a cercare il suo amato per Firenze aiutata da un uomo che, invece, vuole ritrovare la sua famiglia dispersa.
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immagine del film (episodio di Firenze) - foto tratta da http://nonsolosanjacopino.blogspot.it
I due protagonisti dell'episodio di Firenze attraversano il Corridoio Vasariano
immagine del film (episodio di Firenze): soldati tedeschi pattugliano una deserta piazza San Giovanni


venerdì 8 marzo 2013

Modi di dire: “Anda e rianda”


Sta per “andare e riandare” (andare e tornare). In italiano ormai non si usa più il verbo “riandare”: “Che fai tu, luna, in ciel?…ancor non sei tu paga di riandare i sempiterni calli?” (Leopardi) [citazione dal sito dell’Accademia della Crusca]. Si veda anche il “Grande dizionario illustrato della lingua italiana" in due volumi di Aldo Gabrielli.
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mercoledì 6 marzo 2013

Il Camminamento di Ronda di Palazzo Vecchio


Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

In una Firenze in cui gli scontri tra famiglie nobili, per motivi politici e di potere, e le congiure erano frequenti ,il Palazzo in cui risiedeva l’autorità cittadina non poteva che avere un aspetto ed una connotazione di fortezza. Infatti, Palazzo della Signoria (Palazzo Vecchio), nasce proprio come un forte, e con i caratteristici dispositivi di sicurezza, tra cui il camminamento di ronda. Da poco tempo riaperto al pubblico, il camminamento era usato dalle guardie per vigilare sulla città, ma anche per difendere il potere politico di Firenze dai nemici interni. Il camminamento corre a circa 40 metri di altezza, subito sotto la merlatura. L’osservazione della città avveniva tramite finestre ad arco o feritoie da cui oggi è possibile ammirare un panorama unico sulla città. Da qui è possibile ancora notare, sul pavimento del camminamento, le botole (piombatoie) da cui le guardie, in caso d’assedio, gettavano olio bollente sugli assalitori.
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Veduta di Firenze da una feritoia del camminamento
Veduta dal camminamento
Veduta di Piazza Signoria da una feritoia
La Torre di Arnolfo vista dal camminamento

lunedì 4 marzo 2013

I dolci di Pasqua


Testo di Roberto Di Ferdinando

A Firenze la tradizione dolciaria ha origine antichissime. Basti pensare che i dolci fatti a base di miele e frutta, ad esempio la schiacciata con l’uva, allietavano le tavole degli Etruschi. Successivamente a Firenze l’offerta di dolce si ampliò in maniera esponenziale; ne cito alcuni: pan di ramerino, pan pepati, cotognate, le copate, i brutti e buoni, i cantuccini, il berlingozzo, la torta di ciliegie e rose rosse, la torta ripiena di frutta e la gelatina di ciliegie (quest’ultima era gustata alla corte parigina di Caterina de’Medici). Con questa storia dolciaria non potevano mancare anche per il periodo pasquale delle ghiottonerie, quali la Schiacciata di Pasqua ed i Quaresimali. La schiacciata nasce nell’Ottocento nelle campagne tra Pistoia e Pisa per poi essere “esportata” a Firenze dove incontra un gustoso gradimento. La schiacciata è fatta dalla pasta di pane con l’aggiunta di uova, zucchero ed aromi. Particolarità di questa schiacciata dolce è la lievitazione che avviene in tre fasi durante le quali l’impasto è ogni volta arricchito raddoppiando gli ingredienti.
Invece, i Quaresimali sono dei biscotti. L’origine non è certa, ma la si individua in un piccolo convento di suore al confine tra le province di Firenze e Prato, a metà dell’Ottocento. Le suore avrebbero creato questi biscotti particolari, a forma di lettere dell’alfabeto, per riprodurre le parole del Vangelo. I biscotti erano preparati e consumati esclusivamente nel periodo quaresimale, da qui il loro nome. Oggi si possono trovare in ogni periodo dell’anno, sebbene dia molto più gusto mangiarli tra la fine del Carnevale e Pasqua.
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sabato 2 marzo 2013

Modi di dire: “C’ha più corna di un corbellino di chiocciole!”


Testo di Roberto Di Ferdinando

Il corbello (dal latino, corbula o corbis= corba, cesto) è un cesto rotondo di stecche di legno, con il fondo piano, usato in spalla, che in passato era usato per portare piccoli beni alimentari, oppure per deporne quelli raccolti, ad esempio i funghi, ma anche le chiocciole, quei piccoli invertebrati dalla conchiglia e dalle caratteristiche antenne. E proprio da questo ultimo utilizzo nasce questa espressione toscana-fiorentina, usata per indicare una persona che è tradita più volte dalla propria compagna o compagno, da qui: ha più corna di un cesto di chiocciole (conosciute anche per le loro antenne-corna)!
Con corbello si indica anche un uomo balordo, ed al plurale, corbelli, indica i testicoli.
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