lunedì 27 settembre 2021

La battaglia navale e il Battistero

Immagine tratta da Wikipedia

 “[…] A fianco della scarsella dalla parte di Via Roma, si può notare nella parte basamentale di quel lato a circa un metro dal piano stradale, incastonato nel rivestimento marmoreo eseguito tra XI e il XIII secolo, un consunto bassorilievo del V secolo, poco per niente noto ai fiorentini e
comunemente appellato la Battaglia navale. […].
Si tratta molto probabilmente di un antico ritrovamento rinvenuto in zona ed inserito durante l’esecuzione del rivestimento del
sacro edificio. Verosimilmente il reperto, nonostante la perdita di gran parte dell’opera, potrebbe venire dal frontale di  sarcofago paleocristiano, quando l’economia era ancora legata all’agricoltura. Poi, con il passare dei lustri, durante i quali la tomba può aver accolto
altri defunti con i loro corredi funebri, abbandonata la sua originale funzione come altre volte verificato, l’avello fu probabilmente impiegato in città quale vasca di fontana o abbeveratoio del bestiame: la deduzione prende attendibilità osservando alla pare destra del frontone, una rotonda apertura, poi ben chiusa forse quando si decise di collocare il bassorilievo nel rivestimento del Battistero, incastonandolo fra i bianchi della Lunigiana e
verdi di Prato. […].
L’antica testimonianza archeologica presenta un marmo molto eroso e rotto in due pezzi poi ricollegati insieme, ma forse non in una esatta successione dell’immagine. Si suppone che fra i du pezzi ci fosse un altro, seppur breve frammento, andato perduto con tutto il resto del sarcofago.
In realtà la scena che si osserva ora, pare voglia rappresentare due momenti di vita dell’uomo commerciante e nello stesso tempo agricoltore: quindi vita mercantile e vita artigianale dedita all’agricoltura.
Pertanto, a nostro modesto avviso è da escludere a priori che la rappresentazione raffiguri una qualsivoglia “battaglia” sia terrestre o navale, in quanto non si notano armi impiegate da presunti guerrieri in lotta, privi di elmi e scudi, anche se a sinistra (relativamente al troncone), vediamo una nave romana a vele ammainate e legate al pennone, ormeggiata a riva. Il consunto frontone, comunque è significativo per le notizie che ci fornisce: dall’imbarcazione discende un uomo con la schiena curva perché porta sulle spalle un contenitore, mentre altro in eguale atteggiamento sale a bordo.
La scena sembra quella di un normale attracco di una nave con il relativo carico e scarico della mercanzia.
Nell’altro frammento quasi al centro della scena, si nota il momento agreste della vendemmia con la pigiatura dell’uva in un grande tino […].
Viene da domandarsi perché un reperto così antico sia stato incastonato nel Battistero dedicato a Giovanni Battista. Poiché “niente viene a caso”, è lecito ipotizzare! Azzardiamo così un’altra supposizione, prendo in esame i due tronconi del bassorilievo: nel primo, quello relativo “alla nave”, dobbiamo sapere che un’imbarcazione ha sempre simboleggiato la Chiesa quale traghettatrice di anime beate in Paradiso, inoltre raffigura espressamente che il commercio, caro all’attività dell’Arte Maggiore dei Mercatanti di Calimala molto esperta nel traffico via mare, ed alla quale era affidata l’amministrazione dell’opera di San Giovanni. infatti, sovrastante
La porta nord dell’ottagonale costruzione, si nota ancora l’aquila con il torsello; stemma dell’Arte. Nel secondo pezzo sapendo che la religione cattolica ha sempre rappresentate il vino, il sangue di Cristo simbolo del frutto della terra trasformato in vino dal lavoro […]”
(tratto da: “Il Mistero della Battaglia navale, di Luciano e Riciardo Artusi, in Reporter di marzo 2014)

domenica 5 settembre 2021

Villa la "Sfacciata"

 “[…] E’ la villa appartenuta alla famiglia Martelli, conosciuta comunemente con il
nome di “Sfacciata” perché pur non essendo vistosa o di forme eclatanti, data la sua posizione è visibile da quasi tutte le finestre ai piani alti di Firenze che guardano verso sud: è così visibile tanto da non essere modesta e nascosta, ma appunto, sfacciata [...].
[...] Guido Carocci: “Palazzo Ghetto-villa Facdouelle”.
I suoi più antichi possessori furono i Vespucci e nel 1427 si trova che essa appartenne a Piero di Simone di un ramo collaterale a quello del quale nacque Amerigo il celebre navigatore fiorentino. Ippolita di Piero Vespucci portò questi beni in dote al marito Bogianni Antinori e alla morte di lei, avvenuta il 7 settembre 1550, pervennero nei figli Ludovico e Filippo Antinori.
Agli Antinori appartennero fino alla prima metà del  secolo scorso, passando dipoi nei marchesi del ramo detto di via della Carraia o di San Frediano.
Difficile è determinare l’origine del nome di palazzo Galletto che fin da tempo lontano è proprio di questa villa la quale si trova altre volte denominata il Poggio e, più modernamente anche la “Sfacciata”, perché a causa della sua situazione si vede da ogni parte e anche da lontani luoghi.

Immagine tratta da wikipedia.it

"[...] L’edificio è grandioso, serba resti di decorazioni di diversi tempi e nell’interno, specialmente, è ricco di pietrami elegantemente scolpiti di carattere del XV secolo”.
Come si vede dalla descrizione del Carocci l'aspetto esterno è quello di un “castelletto”: chi la vede oggi, pur notandone la mole e la torre, non pensa ad un castello. Carocci [...] probabilmente si riferiva alla tipologia del Castello di Cafaggioio, intonacato con massiccia torre davantii, che segna il passaggio del castello medievale di difesa, alla villa, magari fortificata, che ormai serve solamente per villeggiatura e come centro direzionale dell’azienda agricola che sempre vi è annessa: la torre, va precisato, non è più quella che appare oggi, che ricorda le torrette belvedere
Delle ville eclettiche e la semplicità tutta toscana delle torrrette-piccionaia, dalle quali la torre della Sfacciata differisce perché ha la loggia aperta e non schermata da mattoni forati per far entrare i volatili.
Prima dell'attuale, la torre era distile diverso, eclettica, neo quattrocentesca con loggia aperta da quattro lati con ringhiera in cemento a colonnini, su un corpo con bifore simili a quelle di Palazzo Rucellai, con un massiccio basamento bugnato che inglobava finestre inginocchite originali: tra il
basamento e la parte con le bifore era alloggiata una bassa fascia con finestrini rettangolari
con ai lati mensole binate, di uno stile che ricordava le analoghe del loggiato degli Uffizzi
del Vasari.
La torre neo quattrocentesca fu fatta costruire dal tenore Amedeo Bassi (Montespertoli 1872 - Firenze 1968) che curò anche la tenuta che produceva vino e olio […].
Nel 1938 la proprietà fu alienata ai Martelli che nell’anno successivo chiamarono l’architetto Nello Baroni (Firenze 1906-1958) che presentò un importante progetto di restauro della torre, da rifarsi completamente oltre ad alcune piccole modifiche come la soppressione del modesto balconcino con ringhiera in ferro che si trovava sulla facciata e che ne spezzava l’armonia.
Ma le vicende belliche della seconda guerra mondiale interruppero il restauro rimasto a livello di progetto e di indagine fotografica di nove negativi del Baroni, che oggi testimonia. Una importantissima fase prima dei restauri, non conosciuta altrimenti. […].
Se si ipotizza che i restauri siano stati eseguiti nel 1939, essendo stata poi distrutta la torre dai numerosi bombardamenti delle truppe alleate acquartierate sulle colline a sud di Firenze, per colpire le truppe tedesche che si ritiravano a nord, verso Fiesole, i restauri post bellici
avrebbero dovuto ricostruirla nuovamente ed uguale (è quella che vediamo oggi).
[…] I Martelli nel 1939 vollero dare una sistemazione anche al giardino allora un semplice prato attorno alla villa, al termine di un viale fiancheggiato dagli olivi, chiamando l’architetto dei Pietro Portinai (1910-1986) […].”
(Tratto da: Vita e gloria della villa detta La Sfacciata, di Riccardo Carapelli, in Le Antiche Dogane, agosto 2014.)