venerdì 31 maggio 2013

1 giugno - Al via le celebrazioni per il 748° annuale di Dante.

Grande festa per il 748° Annuale della nascita di Dante (1265-2013), la tradizionale cerimonia organizzata dal Comune di Firenze. L’iniziativa è stata presentata questa mattina in Palazzo Vecchio dal presidente del Consiglio comunale Eugenio Giani “E’ un dovere dei fiorentini – ha detto Giani- far vivere l’attualità del pensiero di Dante. Il Sommo Poeta ha saputo donarci, come nessun altro, uno spaccato  intenso e preciso della società del trecento. La Divina Commedia è un racconto da cui emergono ritratti ben delineati dei personaggi dell’epoca, fiorentini in partcolare),  ma è anche un trattato di storia e astronomia”.
Il ritrovo per dare il via alle celebrazioni è sabato 1 giugno a Palazzo Vecchio (ingresso Porta Carraia, via dei Gondi). Da qui un corteo guidato dal presidente Eugenio Giani e formato dai rappresentanti dei Comuni di Firenze e Ravenna, dell'Unione Fiorentina e della Società Dantesca Italiana sfilerà per le strade di Firenze.
Alle 10.45 tutti in Piazza Santa Croce, dove il corteo si recherà a deporre una corona di alloro ai piedi della statua di Dante, davanti alla Basilica. Il momento sarà accompagnato dal suono delle chiarine, le tradizionali trombe comunali.  Alle 11 la stessa cosa avverrà davanti alla Casa di Dante.
La cerimonia entrerà nel vivo con la consegna della Medaglia d'oro del Comune di Firenze al professor Enrico Malato (11.30 nel Salone de' Dugento di Palazzo Vecchio). Qui Malato terrà un intervento dal titolo "Dante: ritorno a Firenze tra biografia e scrittura".
La mattinata si concluderà alle 12 con la presentazione del "Passaporto sulle tracce di Dante" a cura della Fondazione Palazzo Strozzi. A questo proposito Giani ha ricordato l’appuntamento di sabato 15 giugno con il tour alla riscoperta di Dante nelle vie di Firenze. L’itinerario parte da Palazzo Vecchio e si conclude al Palagio dell’Arte della Lana, sede della Società Dantesca Italiana (SDI), fondata nel 1888 e attualmente il più prestigioso centro di studi sul Sommo Poeta. Il tragitto tra lapidi e personaggi di dantesca memoria è stato inaugurato lo scorso sabato da Eugenio Giani, che è anche presidente della SDI.

Tra il 1900 e il 1907 il Comune collocò 50 lapidi per la scelta delle quali fu nominata un’apposita commissione, composta dal senatore Isidoro del Lungo, dal marchese Piero Torrigiani, dal nobile Giuseppe Lando Passerini e dai professori Orazio Bacci, Guido Carocci, Attilio Formilli e Luigi Minuti. E’ il presidente Giani che accompagnerà fiorentini e non solo alla riscoperta delle tante tracce dell’Alighieri in città e ricostruendo la vita del Sommo Poeta attraverso i versi della Commedia incisi sulle lapidi.
(Fonte: Comune di Firenze - Ufficio Stampa)

giovedì 30 maggio 2013

Modi di dire: “Palletico”

Testo di Roberto Di Ferdinando

La “traduzione” italiana di questo termine toscano è “tremore paralitico; paralisi agitante” (Treccani).  Ma in Toscana è usato principalmente per indicare una sensazione di insofferenza verso una persona o un qualcosa, una sensazione frustante provocata dall’attesa di un evento che non si manifesta o di una spiegazione che non arriva mai al punto, ma è tirata per le lunghe, senza mai giungere al nucleo della questione. Utilizzata anche verso qualcuno che muove in maniera involontaria e nervosamente una gamba, distraendo o disturbando chi gli sta accanto, da cui la famosa espressione: “o i chè tu ciai ì palleti’o?” La parola “pallettico” trae origine da parletico (tremore delle mani e delle dita tipica dei disturbi motori), la voce antica di paralitico.
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lunedì 27 maggio 2013

26 maggio 2013 - La commemorazione della Strage dei Georgofili nel Salone dei Cinquecento







“Il Ponte” la rivista politico-culturale fiorentina con un record nazionale


Testo di Roberto Di Ferdinando


Il Ponte è una rivista di politica e letteratura, che fu fondata a Firenze nel 1945 da Piero Calamandrei (si veda anche: http://curiositadifirenze.blogspot.it/2011/04/piero-calamandrei-ritratto-del-grande.html), con lo scopo di dare forza alla giovane Repubblica Italiana ed aiutare la realizzazione della sua Costituzione: un “ponte” tra  gli storici valori civici e democratici del Paese e l’Italia futura, più moderna, ma anche più socialmente giusta.
Sul primo numero della rivista fu pubblicato l’editoriale di Calamandrei, con cui il giurista esponeva il programma della rivista: "Lungi da noi il proposito di tornare a confondere la morale colla politica, o la morale coll'arte, e la morale colla scienza; ma noi pensiamo che dove manca dal centro la vigile interezza della coscienza, il sapere diventa gretta erudizione, l'arte miserabile gioco oratorio, e la politica stolto brigantaggio (...) in tutti gli articoli che vi saranno pubblicati, qualunque ne sia l'argomento (politico od economico, storico o giuridico, filosofico o letterario), nelle stesse recensioni, nella stessa prosa narrativa, Il Ponte cercherà, insieme colla serietà della competenza e colla chiarezza dell'espressione, la presenza vivificatrice di questa interezza morale (...). Noi pensiamo che bisogna d'ora in avanti lottare in tutti i campi per ricostruire l'unità e la sincerità morale dell'uomo".
Collaboratori stabili della rivista, oltre a Calamandrei che ne sarà direttore fino alla morte (1956), Alberto Bertolino (economia), Enzo Enriques Agnoletti (politica), Corrado Tumiati e Vittore Branca (cultura e letteratura), mentre negli anni contribuiranno anche Luigi Salvatorelli, Giorgio Spini, Luigi Einaudi, Francesco Flora ed ancora Momigliano, Luigi Russo, Mario Fubini, Norberto Bobbio, Giuseppe Pera e Mario Ferrari. I temi trattati saranno i più vari ma sempre legati alla vita politica della giovane democrazia italiana,  alla cultura italiana e alle difficoltà di attuare la Costituzione. Ma saranno affrontati anche analisi e dossier su realtà estere: il socialismo francese, la nascita delle prime istituzioni comunitarie europee, il federalismo, il welfare scandinavo, la Cina, e poi i profili di personaggi e pagine letterarie attraverso memorie, diari, epistolari (Verga, Deledda, Turati, De Amicis, i fratelli Rosselli).
Nel 1956 diverranno direttori Agnoletti e Tumiati e poi nel 1965, la direzione passerà nelle mani del solo Agnoletti. Negli anni Settanta “Il Ponte” dedica le sue pagine alle battaglie politiche ed ideali nei confronti del Vietnam, della Grecia e della Spagna e dei nuovi movimenti giovanili, di protesta, di opinione, ecc…
Sempre più corposa ed autorevole sarà anche la sezione letteraria della rivista curata negli anni successivi dallo scrittore Giuseppe Favati.
Nel 1986 Marcello Rossi, pedagogista, è il nuovo e tutt’ora direttore della rivista fiorentina. Rivista che può vantare oggi un record nazionale, infatti dalla sua nascita ha sempre rispettato la sua uscita mensile, senza mai interruzioni. Oggi conta 500 abbonati paganti difatti “non è una rivista di partito” come spiega Rossi. La pubblicazione di 11 numeri annuali è garantita da una cooperativa di 50 persone, dislocate in tutta Italia. La sede de “Il Ponte” si trova in Via Manara a Firenze.

IL PONTE
Direzione, redazione e amministrazione:
via Luciano Manara, 10/12
50135 Firenze
Tel. 055·6235455 · fax 055·6236102
email: ilponte@ilponterivista.com
http://www.ilponterivista.com/

sabato 25 maggio 2013

Galleria degli Uffizi - Domenica 26 maggio, apertura gratuita e notturna per l’anniversario di via dei Georgofili

In occasione del ventennale della strage di via dei Georgofili, la soprintendente per il Polo Museale Fiorentino, Cristina Acidini, e il Direttore, Antonio Natali, hanno disposto l’apertura notturna straordinaria e gratuita della Galleria degli Uffizi. Domenica 26 maggio 2013 il museo resterà quindi aperto fino all’1.30 del mattino (con ultimo ingresso alle ore 1 del 27 maggio) per commemorare l’orario delle 1,04 in cui avvenne l’esplosione dell’ordigno collocato presso la Torre dei Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, in seguito alla quale persero la vita cinque innocenti. Il personale che renderà possibile l’apertura del museo, lo farà a titolo totalmente volontario. In base alle adesioni del personale è altresì prevista l’organizzazione di visite guidate mirate a valorizzare il patrimonio del museo, i cui orari e modalità di programmazione saranno comunicati in seguito. Tra le 18.05 e l’1 di notte la porta numero 1 dei visitatori prenotati (loggiato degli Uffizi, lato di levante) sarà l’unica via di accesso al museo.

mercoledì 22 maggio 2013

Zoroastro da Peretola, il primo uomo a volare

Testo e Foto di Roberto Di Ferdinando

Il Monte Ceceri è un poggio nel comune di Fiesole da cui si aprono scorci suggestivi ed unici su Firenze e sui colli della Valle dell'Arno. Oggi il Monte fa parte del Parco delle Cave di Fiesole, infatti, qui fino ai primi del Novecento si estraeva la pietra arenaria, detta anche pietra fiesolana, impiegata, per la sua duttilità e qualità dai più importanti scultori ed architetti fin dal secolo XV, tanto che il governo mediceo dovette attuare una severa politica di controllo del suo sfruttamento, e tra il XVII e il XVIII secolo riservò le cave esclusivamente ai cantieri per la realizzazione dei monumenti e palazzi fiorentini.
Ma Monte Ceceri è noto anche per essere un luogo leonardiano, infatti, Leonardo da Vinci lo menziona  disegnandone il profilo nel foglio 20v del  Codice di Madrid II, e, principalmente, lo ricorda, nella terza di coperta del Codice sul volo degli uccelli che si conserva nella Biblioteca Reale di Torino, legandolo alla profezia del volo dal Monte del Cigno, l’originario nome del monte (in passato nidificavano nella zona questi volatili, che, data l’escrescenza presente sul becco, erano stati ribattezzati dai locali quali ceceri, da cecio). Difatti i sentieri CAI che si snodano dalle sottostanti cave di Maiano o dal centro di Fiesole, conducono tutti ad un belvedere (piazzale Leonardo), e qui una stele ricorda che tale luogo fu usato nel 1506 da Leonardo Da Vinci come trampolino per collaudare la sua Macchina del Volo, il primo esperimento per far volare l’uomo.

Monte Ceceri, il belvedere "Leonardo da Vinci" e la stele che ricorda il primo volo

Le antiche cave
La scelta cadde su questo luogo in quanto molto ventilato e perché conosciuto bene dal genio che proprio in zona possedeva un esteso uliveto. Leonardo per l’occasione scrisse questo epitaffio: “Piglierà il primo volo il grande uccello sopra il suo magno Cè-
cero e empiendo l’universo di stupore, empiendo di sua fama tutte le scritture e gloria eterna al nido dove nacque”. A sperimentare in prima persona la Macchina, fu, secondo quanto appuntato dallo stesso Leonardo sul Codice del Volo, Tommaso Masini, detto Zoroastro da Peretola, uno dei suoi assistenti. Tommaso, figlio di un umile ortolano di Peretola, si vantava, allora si usava così, di essere figlio illegittimo del nobile Bernardo Rucellai, cognato di Lorenzo il Magnifico.
Secondo le testimonianze si racconta che la Macchina riuscì a planare, sorprendentemente, per almeno mille metri, atterrando in zona del Regresso, ma il Masini ne uscì molto malconcio. Il punto di atterraggio è ricordato oggi da una lapide e da un bassorilievo sul muro di Villa la Torrosa, in Largo Leonardo da Vinci, lungo la provinciale che collega Fiesole a Firenze.
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Largo Leonardo da Vinci (Fiesole) - La targa che ricorda il punto dove atterrò Zoroastro

23 maggio - la Fiorita in Piazza Signoria

Fiorita
23 maggio Piazza Signoria ore 10.30
Cerimonia in memoria della morte di Frà Girolamo Savonarola (23
maggio 1498). Corteo storico della Repubblica fiorentina da Palagio di Parte Guelfa.

Info: 055 2616056

Si legga anche: http://curiositadifirenze.blogspot.it/2012/05/la-fiorita.html

lunedì 20 maggio 2013

Modi di dire:”Abbozzala!”

Testo di Roberto Di Ferdinando

Si usa per invitare con forza una persona a cambiare un atteggiamento percepito come fastidioso. L’etimologia non è certa, sebbene sembrerebbe derivare da “abbozzare” (abbozzo-bozza), dare la prima forma, in maniera grossolana ad un’opera, più delle volte d’arte. I legnaioli (sbozzatori)usavano lo sbozzino per togliere il grosso del legno (sbozza), da cui quindi deriverebbe “dare un taglio”, sbozzare, abbozzare…
Famoso il detto: “…e sono di Brozzi, o tu la smetti o tu l’abbozzi!” (consiglio, minaccioso, rivolto, da parte di un abitante del sobborgo popolare fiorentino di Brozzi, ad una persona il cui atteggiamento è molto fastidioso e provocante).
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sabato 18 maggio 2013

La Firenze di Dan Brown


Testo di Roberto Di Ferdinando

E’ uscito il 14 maggio scorso l’ultimo libro di Dan Brown, dal titolo “Inferno”, in onore a Dante ed alla sua simbologia divina, ed è ambientato in gran parte a Firenze (le altre città coinvolte sono Venezia e Istanbul). Il protagonista, l’investigatore-professore Robert Langdon, si aggira per la Firenze contemporanea. Andiamo a scoprirla insieme a lui. Langdon, scampato ad un tentativo di omicidio, si sveglia nel letto di un ospedale fiorentino (l’autore parla erroneamente dell’ospedale di  Torregalli in Borgognissanti, invece dell’oramai dismesso ospedale di San Giovanni di Dio) e dalla finestra della stanza in cui è ricoverato si vede palazzo della Signoria. Dimesso dall’ospedale Langdon trova dimora in un appartamento in Oltrarno, quindi passeggia per viale Michelangelo, Porta Romana, il giardino dell’Istituto di Belle Arti e da qui nel Giardino di Boboli. Qui precisa è la descrizione del giardino: l’Isola e la Fontana dell’Oceano, il Viottolone, la Cerchiata (dove i rami degli alberi che costeggiano la strada si intrecciano dando vita ad una galleria naturale), la Fontana del Bacchino, palazzo Pitti, ed infine la Grotta del Buontalenti. Da qui riesce ad accedere al Corridoio Vasariano che lo porterà fino in palazzo Vecchio, alla Camera Verde, la prima sala del quartiere di Eleonora, i quartieri dove risiedeva la moglie di Cosimo I. Langdon raggiunge così il Salone dei Cinquecento e qui si sofferma ad osservare l’affresco “La battaglia di Anghiari” del Vasari, dove dietro si celerebbe un misterioso affresco di Leonardo. Ed ancora il passaggio per la Sala delle Carte Geografiche, dove, da una porta nascosta il nostro professore, all’inseguimento degli indizi nascosti nelle terzine della Divina Commedia, sale nel sottotetto, sopra la copertura del soffitto del Salone dei Cinquecento. Da qui scende per gli appartamenti del Duca d’Atene ed esce per la strada, grazie alla piccola porta di via della Ninna. Langdon rende onore a Dante, eccolo quindi passare per il Bargello, la Badia, la casa di Dante e la chiesa di Sanata Margherita de’ Cerchi, facendo visita alla tomba di Beatrice. Infine raggiunge il Battistero, soffermandosi sui misteriosi mosaici del pavimento, e dove Dante fu battezzato, e poi il Duomo, citando la storia della costruzione del Cupola e il dipinto di Michelino in cui è raffigurato Dante ed i tre Regni della Divina Commedia. Qui si conclude il primo soggiorno a Firenze di Langdon; ci ritornerà verso la fine del racconto, in una scena ambientata in palazzo Vecchio.
Un’ulteriore curiosità, anche la data (14/5/13) dell’uscita mondiale di “Inferno” ha un qualche di misterioso, infatti è l’anagramma di 3,1456 il valore approssimativo di pi greco, utilizzato per misurare le circonferenze: l’Inferno la Divina Commedia è suddiviso in cerchi concentrici …..
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mercoledì 15 maggio 2013

Modi di dire: “Suonare come la campana del Bargello”


Testo di Roberto Di Ferdinando

Espressione fiorentina un po’ persa d’uso negli ultimi anni che sta (stava) ad indicare la propensione di una persona a parlare male. Tra le sue varianti esiste anche: “Ha la lingua lunga come la campana del Bargello”. L’origine di questa popolano modo di dire si rifà proprio alla campana del Bargello, la “montanina”. Questa campana fu depredata nel Trecento dal castello di Montale (da cui il suo nome), nel pistoiese, quale trofeo di guerra nella battaglia che vide Firenze vincitrice, e fu posta sulla torre del Bargello. Essa suonava per un’ora nelle occasioni più funeste (per richiamare i giovani alle armi, per annunciare le esecuzioni capitali, per denunciare sollevazioni e per avvertire del coprifuoco notturno), risuonò anche nell’agosto del 1944, per chiamare la popolazione a sollevarsi contro l’occupazione dei tedeschi, ed anche nel 1966 per annunciare ai fiorentini l’alluvione. Da questo suo uso nelle situazioni drammatiche, nasce l’ origine di quest’espressione.
Un'altra curiosità. Il Bargello per molti secoli fu una prigione. La torre che ospita la “montanina” si chiama “Volognana”, in quanto nei suoi sotterranei  era collocata una delle celle più anguste della prigione e tra primi ad essere qui rinchiusi fu Geri da Volognano (da qui il nome della torre), ghibellino della zona di Rignano che combatté nella metà del Duecento contro Firenze.
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martedì 14 maggio 2013

18 maggio - Notte dei Musei - Museo di Palazzo Vecchio entrata gratuita dalle 18 alle 24

18 maggio
Notte dei Musei
Museo di Palazzo Vecchio entrata gratuita dalle 18 alle 24.

Info: www.museicivicifiorentini.comune.fi.it

18 maggio - Amico Museo 2013

Amico Museo 2013
Museo di Palazzo Vecchio, Museo Stefano Bardini e Cappella
Brancacci: attività dedicate ai pubblici deboli.

Info: www.palazzovecchio-museoragazzi.it

lunedì 13 maggio 2013

Le finestrelle per bambini


Testo di Roberto Di Ferdinando

In alcune facciate degli antichi palazzi del centro è possibile notare delle piccole finestre, oggi in gran parte chiuse, tamponate, spesso munite di inferiate, poste sotto ad altre più grandi. Queste piccole finestre sono le “finestrelle”, così chiamate per distinguerle da quelle di dimensioni comuni, e che nei secoli passati servivano a far affacciare in sicurezza i bambini, infatti chiuse da inferiate molto strette, di dimensioni più piccole e collocate in una posizione più bassa rispetto alle finestre “per adulti” poste difatti appena sopra. Oggi si possono incontrare al numero 3 di via del Corno, al numero 8 di borgo Santa Croce (sulla facciata del palazzo che fu casa e bottega di Giorgio Vasari) ed al numero 7r di borgo San Frediano.
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Borgo Santa Croce 8, facciata di palazzo Vasari, in basso a sinistra la  finestrella per bambini
(immagine tratta da wikipedia.it)

mercoledì 8 maggio 2013

La finestra della Stazione dello Statuto


Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

Doveva essere la nuova stazione per i treni ad Alta Velocità, oggi invece qui sostano quotidianamente non più di una decina di convogli e la domenica è chiusa completamente. Non esiste una biglietteria ed altri servizi per i passeggeri. E’ la stazione dello Statuto, che scavalca l’omonima via.
Negli anni Ottanta il Comune di Firenze, in accordo con le Ferrovie dello Stato, decise di riqualificare architettonicamente il lato settentrionale della scarpata ferroviaria qui esistente. L’idea era quella di potenziare questo scalo ferroviario, ritenuto strategico in quanto prossimo alla stazione di S. Maria Novella, alla Fortezza da Basso ed all’Ospedale di Careggi, così da destinarsi alla fermata dei treni regionali. Nel 1985 l’incarico del progetto, sul piano artistico, fu dato all’architetto Cristiano Toraldo di Francia (lo stesso della discussa, ed oggi abbattuta, pensilina della stazione centrale), quello strutturale, invece, all’ingegnere Grasso dell'Ufficio Tecnico delle Ferrovie dello Stato. Nel progetto originale, Toraldo di Francia aveva previsto la nuova stazione sopraelevata, dotata di una pensilina metallica, come  di ponte, richiamando il ponte Santa Trinita. Nel 1987 le Ferrovie cambiarono idea, infatti, questa stazione sarebbe divenuto lo scalo dei treni superveloci della tratta Roma-Milano. Questo cambiamento strategico, determinò una nuova progettazione, che previde l’ampliando gli spazi interessati. La nuova stazione assunse, per la sua posizione sopraelevata e la sottostante strada, anche un connotato scenografico, divenendo, secondo il suo progettista, una “nuova porta” di accesso al centro storico della città. E questo legame tra città storica e città nuova, è simboleggiato dalla finestra buontalentiana in pietra, posta al centro della travatura metallica, ben visibile da piazza Muratori per chi entra in città dalla periferia. La finestra, volutamente, inquadra sullo sfondo la cupola del Brunelleschi.
Nel 1991 le FF.SS. scelsero la stazione di Rifredi quale scalo dell’Alta Velocità e così questa dello Statuto, con i suo grandi spazi, perse pian piano di  importanza divenendo oggi una stazione quasi abbandonata.
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lunedì 6 maggio 2013

6 maggio 1956: la Fiorentina conquista il suo primo scudetto

Testo di Roberto Di Ferdinando




Il 6 maggio 1956 la Fiorentina pareggia a Trieste contro la Triestina e conquista, con ben cinque giornate di anticipo, il suo primo scudetto.
Il 27 maggio, battendo la Lazio a Firenze per 4-1, concluderà prima il campionato con 53 punti in 34 partite (20 vittorie, 13 pareggi ed una sola sconfitta, con 59 goal segnati e 20 subiti).
Presidente di quella Fiorentina tricolore è l’imprenditore tessile pratese Enrico Befani, l’allenatore è Fulvio Bernardini. Capocannoniere della squadra è Virgili con 21 goal, mentre Segato e Gratton sono i due giocatori sempre presenti in quella stagione trionfale.
La Fiorentina 1955/56 conquistò anche molti record che resistettero per molti anni: maggior numero di partite senza sconfitte (33), maggior serie di risultati positivi (33), minor numero di sconfitte (1), minor numero di reti subite (20), minor numero di reti subite in casa (6), maggior numero di punti in trasferta (24) e maggior distacco di punti dalla seconda (12).

Il Sindaco La Pira riceve con tutti gli onori in Palazzo Vecchio la rosa  scudettata della Fiorentina 1955/56


La rosa della Fiorentina 1955/56:
Portieri:
Giuliano Sarti
Riccardo Toros

Difensori:
Sergio Cervato
Ardico Magnini
Francesco Rosetta

Centrocampisti:
Sergio Carpanesi
Giuseppe Chiappella
Guido Gratton
Bruno Mazza
Alberto Orzan
Maurilio Prini
Aldo Scaramucci
Armando Segato

Attaccanti:
Claudio Bizzarri
Julinho
Miguel Montuori
Giuseppe Virgili

mercoledì 1 maggio 2013

Il simbolismo della Fontana del Bacchino


Testo di Roberto Di Ferdinando

La settimana scorsa ho dedicato un post alla Fontana del Bacchino collocata nel Giardino di Boboli (http://curiositadifirenze.blogspot.it/2013/04/la-fontana-del-bacchino.html). Un racconto, quello, dal punto di vista storico, oggi, invece, tratto l’opera da un punto di vista simbolico. La fontana raffigura infatti un piccolo Bacco (fu preso a modello Morgante, il nano di corte di Cosimo I) che cavalca una tartaruga.
Per gli antichi romani, Bacco era il dio delle libagioni, spesso indicato dalla tradizione, in maniera semplicistica, come la divinità del vivere nel piacere (orge, cibo, vino..), ma invece le libagioni, simbolicamente, richiamavano la Saggezza, che inebria, che procura piacere nei sensi a chi vi si avvicina e che così ne è travolto. Tanto che la Saggezza era rappresentata con l’immagine della vite e del suo succo, da qui la raffigurazione del Bacco con in mano una coppa di vino (Saggezza/Gnosi).
La tartaruga invece, secondo la tradizione greco-romana, simboleggia l’Universo che si manifesta. Non solo, la tartaruga è anche il simbolo della Grande Opera ermetica, basata sui tre elementi chimici principali: zolfo (che rappresenta la testa della tartaruga, quindi richiama il Cielo-piano superiore), mercurio (la corazza della tartaruga, che simboleggia la Terra-piano intermedio) ed il sale (cioè il ventre dell’animale, riferimento all’Inferno-piano inferiore.
Così qui il Bacco che cavalca la tartaruga (Trono Divino), rappresenta il Dio supremo che guida la sua creazione (l’Universo).
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Giardino di Boboli - Fontana del Bacchino (immagine tratta da: http://www.summagallicana.it)

Primavera al Giardino delle Rose





Si vedano anche:


Matrimonio cinese - foto di rito al Giardino delle Rose





30 aprile 2013 - Notte Bianca - "Volare"


Piazza Santa Maria Novella
Danza di Tessuto Aereo
VisionAria






Piazza della Passera



Piazza Santo Spirito



Piazza Duomo - Palazzo della Misericordia




Piazza Pitti
Danza acrobatica con Rete
VisionAria