domenica 28 febbraio 2021

Il Lachera


 “In piazza del Mercato Nuovo, ad angolo con via di Capaccio, una targa piuttosto recente commemora un personaggio fiorentino vissuto nell'ottocento: trattasi del pastaio Giuseppe Lachecri detto Lachera (1806-1864), che faceva il venditore ambulante di ciambelle, pan di ramerino, schiacciata con l’uva e pere cotte. Oltre che per la bontà dei suoi dolci il Lachera era famoso per i suoi scherzi, le sue pungenti battute, le invettive di popolare raffinatezza che rivolgeva ai potenti dell’epoca e specialmente al granduca Leopoldo, che soprannominò Canapone per via dei suoi capelli biondi e stopposi. Quando infatti il granduca fece restaurare la fontana del Porcellino, ad esempio, il Lachera diceva "E l'hanno ripulito,
gli è sempre il solito porco!”, - e a chi pensate mai volesse alludere? E non si risparmiò nemmeno nel periodo postunitario, quando le bandiere tricolore furono esposte alle finestre e lui urlava più forte del solito “Donne, e c'è i cenci!''. Il Lachera lo si riconosceva a prima vista: basso  e corpulento, indossava sempre un lungo e liso grembiule bianco […] . Collodi lo definì la facezia arguta e frizzante fatta uomo, il vero brio sarcastico fiorentino travestito da venditore di pere cotte. […]”.”
(Tratto da: Il grembiule del Lachera, di Narco Tangocci e e Davide Di Fabrizio, pubblicato su Lungarno - febbraio 2021)

Da via della Colonna verso piazza S.S. Annunziata

 Foto di Roberto Di Ferdinando



venerdì 12 febbraio 2021

Il Torrino di Santa Rosa

foto tratta da wikipedia.it

 “Da Via Lungo le Mura di Santa Rosa, deriva il toponimo dell'oratorio della Compagnia di Santa Rosa, annesso al soppresso monastero di Santa Maria in Verzaia, passato poi ai Guglielmiti di Sant'Antonio. L'oratorio fu posto in angolo alla cinta trecentesca di mura a ridosso del torrino di guardia (eretto nel 1324), perciò detto anche Cantone di Santa Rosa. Nel punto dove alla fine
del Novecento è stato aperto il fornice, nel 1856 era stato costruito un grande tabernacolo di forme neo-gotiche, che tuttora si ammira. La nicchia a sesto acuto protegge un grande affresco dei primi del Cinquecento, dipinto da Domenico Ghirlandaio o, quantomeno, da Ridolfo del
Ghirlandaio rappresentante la Pietà con la Madonna e i Santi Giovanni Eangelista e Maria Maddalena. […].
Al termine di questo breve tratto di mura, posto in angolo si trova, come
già accennato, il Torrino di Santa Rosa, anticamente chiamato "della
Guardia” perché guardava e difendeva la riva sinistra dell'Arno, impedendo l'ingresso alle imbarcazioni nemiche. […] Qui, proprio alla piccola torre, le mura giravano ad angolo retto e risalivano l'Arno terminando alla spalletta del Ponte alla Carraia, dove c'era il
cosiddetto "chiesino", cioè l'Oratorio di Santa Maria in Carraia, dove
Durante le festività si diceva messa. […] Il chiusino fu poi distrutto nel 1867 con la demolizione di tutto quel tratto di mura lunga la sponda sinistra dell'Arno, per costruire l'attuale lungarno Sederini. […]”
(Tratto da: Il Torrino di Santa Rosa, di Luciano e Ricciardo Artusi, il “Il Reporter” di Ottobre 2015)

martedì 2 febbraio 2021

Il Chiostro Grande della Basilica di Santo Spirito


 “Da Piazza Santo Spirito mi dirigo nel Chiostro Grande della Basilica […]. Il cortile è un capolavoro di Bartolomeo Ammannati della seconda metà del Cinquecento. Normalmente non è visitabile […].All'entrata la luce intensa del giorno illumina le pareti bianche, creando un piacevole effetto di contrasto con la pietra grigia delle colonne Da un lato si entra nella Cappella Corsini, che custodisce numerosi tesori, dall'altro uno scalone porta all'antico convento […]. Osservo in alto e vedo il campanile della chiesa che si staglia nel cielo. Infine noto un particolare divertente. I capitelli delle lesene decorati dai volti femminili […]”
(Tratto da: Quelle facce curiose nel Chiostro, di Tiziana Frescobaldi, in Corriere fiorentino del 21 settembre 2012)