sabato 16 febbraio 2013

Il Tempietto del Santo Sepolcro nella Cappella Rucellai


Testo e Foto di Roberto Di Ferdinando

Da oggi è riaperto al pubblico, dopo alcuni anni di restauro, il Tempietto del Santo Sepolcro, nella Cappella Rucellai, unico luogo consacrato all’interno della ex chiesa di San Pancrazio, che oggi ospita il Museo Marino Marini e da cui si accede alla cappella.
Il tempietto è un monumento funebre, raccoglie infatti le spoglie di Giovanni di Paolo Rucellai, che diede il maggior lustro alla famiglia nobile fiorentina (si veda: http://curiositadifirenze.blogspot.it/2012/12/la-fortuna-nacque-dalla-pipi.html), ed è opera di Leon Battista Alberti, l’architetto di “fiducia” della famiglia Rucellai.
Il nome “del Santo Sepolcro” deriva dal fatto che il tempietto riproduce in scala il Santo Sepolcro di Gerusalemme. Nel 1457 Giovanni Rucellai incaricò l’amico Alberti di realizzare un tempio che in futuro ospitasse i sui resti (Giovanni Rucellai morì nel 1481) nella chiesa di San Pancrazio, vicina al suo palazzo di via della Vigna Nuova. Nel 1467 Alberti completa il monumento in tipico stile rinascimentale.
Scriverà il Vasari: “per i medesimi Rucellai fece Leon Batista in San Pancrazio una cappella che si regge sopra gl’architravi grandi posati sopra due colonne  e due pilastri, forando sotto il muro della chiesa, che è cosa difficile, ma sicura. Onde questa opera è delle migliori che facesse quest’architetto”. Il tempietto, di base rettangolare, nelle sue dimensioni e proporzioni rispetta il rapporto aureo, le pareti sono rivestite da tarsie di marmo bianco e verde che ricordano i rivestimenti del Battistero e di San Miniato al Monte e da formelle che riproducono eleganti motivi decorativi geometrici (a base quadrata o circolare), infatti secondo Alberti la geometria aiutava ad approfondire i misteri della fede. Alcune formelle decorative, una per lato, invece, simboleggiano gli stemmi araldici di Giovanni Rucellai (la vela spiegata al vento con le sartie sciolte), di Cosimo il Vecchio (il mazzocchio con tre piume), di Piero de' Medici (l'anello di diamante con due piume)e di Lorenzo il Magnifico (i tre anelli intrecciati). La famiglia Rucellai era difatti legata per il matrimonio dell figlio di Giovanni con i Medici).
Sulla trabeazione corre l’iscrizione di un versetto di Matteo, mentre il coronamento è rifinito con una merlatura gigliata, infine una lanterna a base circolare sovrasta la copertura. In origine la lanterna era posta più indietro, nell’ottocento, durante un restauro, fu spostata per renderla più visibile.
L’accesso al tempio avviene attraverso una piccola porta posta su un lato della facciata (il sepolcro all’interno infatti occupa metà della larghezza della camera) e sovrastata dalla lapide mortuaria in onore di Giovanni Rucellai. All’interno due affreschi (Cristo morto sorretto da due angeli e Resurrezione) di Giovanni da Piamonte, della scuola di Piero della Francesca, e la statua di “Cristo giacente”.
Nel 1808 i francesi, che avevano occupato Firenze, decisero di murare l’ingresso dalla chiesa alla Cappella, sconsacrare la chiesa e farne, per editto napoleonico, la sala d’estrazione dell’Imperiale Lotteria di Francia. Per usufruire della Cappella fu creato un accesso (ancora visibile la porta di ingresso) sull’adiacente via della Spada . Rimasta da allora sconsacrata la chiesa oggi ospita il Museo Marino Marini, mentre la cappella è di proprietà della Curia di Firenze e mantiene la sua destinazione di luogo sacro destinato al culto. Solo con i recenti restauri la comunicazione con la chiesa è stata ripristinata.
RDF


Nessun commento:

Posta un commento