lunedì 15 aprile 2013

Le Monnier, l’editore che sognando Atene amò Firenze


Testo di Roberto Di Ferdinando

A Firenze Le Monnier fu famosa casa editrice e storica libreria. Oggi la casa editrice è passata sotto la proprietà ed il controllo della Mondadori, mentre il negozio di via San Gallo, dove un giovane Giovanni Spadolini comprava i suoi libri, è stato chiuso. Eppure Le Monnier per oltre un secolo e mezzo ha fatto la storia dell’editoria fiorentina ed italiana grazie al suo fondatore, il francese Felice Le Monnier, che giunse a Firenze con l’intento di rimanerci solo alcuni giorni, invece vi visse tutta la sua vita.
Felice le Monnier nacque a Verdun (Francia) nel 1806 e dimostrò fin da giovane il suo carattere romantico e ribelle. Il padre, ufficiale napoleonico, desiderava per lui la carriera militare, e lo iscrisse così al collegio parigino Henri IV, da quale Felice scapperà ben presto, riacciuffato e riammesso alla scuola fu di lì a poco espulso. Quindi, il padre decise di punirlo mandandolo da un suo amico stampatore perché imparasse il mestiere. Più che una punizione fu un premio, infatti il giovane Felice si appassionò al lavoro ed in breve tempo fu promosso a capo tipografo. Le leggi contro la libertà di stampa  e la chiusura di alcune tipografie imposte dal re Carlo X, portò il nostro ad appoggiare le idee rivoluzionarie ed aderire alla Rivoluzione di luglio 1830. Pur con la caduta di Carlo X, Le Monnier prende atto che la Francia non è quel paese in cui auspicava di vivere e che quindi era il momento di andarsene. In accordo con un amico d’infanzia, nel 1831 decide di recarsi in Grecia, da poco resasi indipendente dal Sultanato di Istanbul e quindi meta affascinante per i liberali del periodo, per avviare una stamperia. L’amico precede Le Monnier ad Atene per organizzare la parte burocratica della loro iniziativa imprenditoriale. Le Monnier decide di attraversare l’Italia nel suo viaggio di avvicinamento alla Grecia; così, giunge a Firenze dove prevede di rimanervi alcuni giorni, il tempo di visitare le bellezze del centro storico della città. Affascinato dalla bellezza di Firenze, Le Monnier desidera vedere oltre, quindi prolunga la sua sosta fiorentina, recandosi a Fiesole, Bellosguardo, Settignano, e poi Siena, Pisa, Lucca e Arezzo, tanto che passano cinque mesi dal suo arrivo che è ancora a Firenze, ma comunque convinto a partire di lì a poco. Ma passò un altro mese e gli giunse da Atene la notizia drammatica della morte del caro amico ed il naufragio del suo sogno di diventare stampatore. Ma non si perse d’animo. Si fece inviare da Parigi da amici stampatori, due lettere di presentazione, una per Giampiero Viesseux e l’altra per il tipografo Davide Passigli. Fu quest’ultimo, insieme al suo socio, Borghi, a dare credito al “Francese” ed a cambiargli la vita, tanto che nel giro di alcuni anni (1840), diverrà l’unico proprietario della stamperia. Le Monnier affianca all’attività di stamperia anche quella di editore. Coglie il momento del nascente Risorgimento stampando testi di impronta nazionale e unitaria. Diventa subito famosa la sua collana “Biblioteca Nazionale Italiana”, caratterizzata dalla stampa curata in “sesto elegante”, con un prezzo basso e la copertina rosa. Pubblicò i classici, Dante, Petrarca, Machiavelli, i risorgimentali Guerrazzi, D’Azeglio, Balbo e Gioberti, ma anche Leopardi e Manzoni. Con quest’ultimo ebbe uno scontro molto forte. Infatti, Le Monnier fu restio ad accettare le nuove leggi che tutelavano il diritto d’autore, tanto che per un’edizione economica dei Promessi Sposi (1842), senza l’autorizzazione dell’autore, fu citato in giudizio da Manzoni. Il processo durò sedici anni, Le Monnier fu ritenuto responsabile con una multa di 34.000 lire, ma questa sentenza non intaccò il suo prestigio. Ma deluso dagli ideali traditi dall’Italia unitaria, Le Monnier decise di vendere la sua casa editrice (1865), ma continuò a vivere a Firenze da cui era rimasto stregato molti anni prima e dove morì nel giugno del 1884.
RDF

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