venerdì 31 agosto 2018

Firenze medaglia d'oro al valore civile

Il sindaco Luciano Bausi
“[…] Altra medaglia che decora il civico gonfalone è quella al <<valore civile>> assegnata dal Presidente della Repubblica per  <<le mirabili testimonianze di coraggio, di abnegazione, di civismo e di solidarietà umana, dimostrate nel corso di tragiche giornate dell’alluvione del 4 novembre 1966>>.
La medaglia è stata [fu] consegnata solo alcuni giorni [autunno 1970] fa dal Presidente del Consiglio dei Ministri [Emilio Colombo] . Il valore di questo avvenimento è stato espresso a nome di tutta la città dall’attuale Sindaco Luciano Bausi nel corso della solenne cerimonia svoltasi nel salone dei 500 […]. Il Sindaco ha tra l’altro affermato:<<…Firenze, scrisse Thomas Merton, chiama tutti gli uomini alla solidarietà contro le forze dell’assurdo e della morte, che vorrebbero tradire e disonorare nell’uomo l’immagine di Dio>>. Tutti gli uomini, signor Presidente, risposero all’appello di Firenze non soltanto con aiuti materiali, e profonda partecipazione di sentimento, ma con l’amore fraterno dei loro cuori a piangere la rovina e insieme riaffermare la loro determinazione che l’uomo resti civile, intelligente, nobile, umile, libero: che ciò che Firenze rappresenta rimanga fino a che ci sarà una storia, con il suo significato che va oltre i confini della storia stessa. Sentimmo, signor Presidente, in quei giorni questa solidarietà generosa che ci venne da ogni parte; per questo abbiamo desiderato che fosse il Presidente del Consiglio dei Ministri a fregiare, stamani, il nostro gonfalone della medaglia d’oro al valore civile; per questo abbiamo desiderato, e li ringraziamo per la loro presenza, che fossero presenti i signori Ambasciatori di tutti i popoli che furono materialmente e spiritualmente a fianco del nostro popolo in mezzo al fango delle giornate drammatiche del novembre 1966. […] Mentre tra poco Ella apporrà sul nostro gonfalone la medaglia d’oro al valore civile, il popolo di Firenze, simbolicamente unito in questo salone, sentirà nel proprio cuore tutto il valore di questo simbolo di riconoscenza, e confermerà l’impegno, che corre nel suo sangue, di fedeltà a questi valori fondamentali che sono la vocazione del proprio spirito. Un simbolo, quindi, ed un impegno che non sono solo per il Comune; sono per tutti e per ciascuno. Per il popolo di Firenze, infine, per la sua abnegazione che fu immensa nei giorni dell’alluvione; per la sua volontà ferma di rinascita; per la sua fierezza, libera e forte, di rappresentare nel mondo una voce umana che invoca pace e giustizia>>.”

“[…] Voi fiorentini siete non soltanto l’anima di una città, gli eredi di un antica tradizione, ma per il mondo siete soprattutto i custodi di un bene comune a tutte le genti. Un bene dello spirito che oggi forse più di ieri è richiesto e desiderato da tutti come elemento essenziale di integrazione di una realtà troppo spesso umiliante e alienante. L’omaggio dunque a voi fiorentini è riconoscimento del ruolo che la vostra comunità locale, la vostra storia, la vostra cultura, la vostra arte, i vostri commerci hanno nel mondo, in Europa, in tutto il nostro paese.” (Emilio Colombo – Presidente del Consiglio dei Ministri)

(Tratto da: Il gonfalone di Firenze, a cura dell’Assessorato alla Gioventù, Cultura e Stampa del Comune di Firenze, 1970)


Via Calzaiuoli

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"A gloria non si va senza fatica"

giovedì 30 agosto 2018

Don Facibeni

“[…] La pieve delle Panche, e soprattutto l’anima della pieve e della “Madonnina del Grappa”, don Facibeni aveva nella zona un grande carisma ed una grande influenza.
Giulio Facibeni era stato inviato alle Panche dall’allora arcivescovo di Firenze cardinale Mistrangelo nel lontano ottobre 1912, quando aveva 27 anni. Assai attivo nell’associazionismo e sensibile ai problemi sociali cercò di cominciare a rimediare ai danni fatti dal suo predecessore, don Alessandro Brignole, in un territorio che notoriamente non era abitato da sfegatati cattolici.
Lo diceva lui stesso, in un bollettino parrocchiale del 1916: “Per gli operai che sono la maggioranza il sacerdote è la bestia nera, rappresentante di vecchie e paurose superstizioni ormai tramontate, lo sfruttatore della buona fede dei gonzi, il nemico del popolo perché alleato del capitale; per i più benevoli un uomo che fa più o meno bene il suo mestiere […]. Rimangono i coloni, un centinaio circa di focolari, ma anche tra essi dove sono le famiglie patriarcali di un tempo così affezionate alla loro Pieve?”
Don Facibeni era da poco arrivato alle Panche quando scoppiò la prima guerra mondale. Inaugurò subito, nel 1915, un asilo nido per i figli dei richiamati, prima di essere richiamato a sua volta: soldato di sanità e poi cappellano militare, appunto sul Monte Grappa, dove si rese conto  di tutti gli orrori di quella sanguinosa guerra.
Per questo, tornato alla fine del conflitto alla sua parrocchia , decise di fondare quell’istituzione benefica che, per certi aspetti, diventò leggendaria: l’Opera della Madonnina del Grappa, destinata ad accogliere gli orfani dei soldati morti nel macello del 1915-1918.
La Madonnina del Grappa non si occupò solo di dare assistenza agli orfani, ma creò anche una scuola ed un istituto di formazione professionale. Una attività che continuò dopo l’altra strage mondiale, la seconda, raccogliendo anche i figlio dei soldati americani che erano passati da Firenze e avevano qui vissuto brevi e fugaci amori.
Era implicito che avere fatto parte della Madonnina del Grappa era un titolo preferenziale per entrare alla Galileo: sia perché la formazione professionale (in certo senso “mirata” proprio a questo) era sicuramente di ottimo livello e sia, se non soprattutto, perché questo significava per la direzione dell’azienda assumere giovani che venivano dall’ambiente cattolico, quindi più “tranquilli” politicamente, si presumeva, delle maestranze tradizionalmente “sovversive” che erano state – ed erano ancora – il fulcro operaio della fabbrica.
Questo in realtà era più un auspicio da parte dei dirigenti e dei padroni, perché se è vero che non si poteva ignorare un giovane raccomandato da don Facibeni, non è che “quel” prete fosse stato zitto o non avesse preso posizione quando a Firenze scoppiavano problemi e drammi politici-sociali. […]
Don Facibeni non aveva nulla dei “preti operai” e meno che mai contestava le gerarchie ecclesiastiche; non potrebbe nemmeno essere definito una sorta di don Milani. Mantenne sempre la distanza dai movimenti e dai partiti di sinistr a, ma questo non gli impedì, quando lo riteneva necessario peri l suo credo cristiano, e necessario per i suoi compiti di pastore cattolico, di unire le proprie energie a chiunque lottasse per cause che lui reputava socialmente giuste, senza complessi e nonostante i mugugni di proprietari o dirigenti che lo consideravano un grandissimo rompiscatole […]”
 (Tratto da: C’era una volta (e c’è ancora) una Casa del Popolo, Andrea Mugnai, 2001)

5,6 e 7 ottobre - Mercat'Ant


Piazza della Signoria

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Affaticati per sapere e lavora per avere"

mercoledì 29 agosto 2018

Lungarni

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"A fare i fatti suoi uno non s'imbratta le mani"

martedì 28 agosto 2018

“Il Gonfalone di Firenze”

“[…] Il fiore adottato dai nostri antenati era bianco. Somigliava come forma ad una <<iris>>, non ad una <<iris germanica>>, bensì a quella fiorentina, detta comunemente <<giaggiolo>>.
Questo simbolo floreale, posto in un campo vermiglio, fu per molti anni l’emblema della città. Si dice che il colore rosso venisse lasciato ai fiorentini da coloro che avevano fondato il primo nucleo cittadino: i romani. Infatti lo stemma di Roma (col suo S.P.Q.R. in oro) ha il fondo rosso sebbene di tonalità non del tutto uguale alla nostra.
Nello scorrere dei secoli l’accendersi delle fazioni politiche creò nella nostra città un grave sconvolgimento. Uccisioni, incendi, condanne ed esili, erano all’ordine del giorno. Dalle altissime torri (alcune raggiungevano i 70 metri) piovevano su chi si azzardava ad assalirle, proiettili di ogni genere, e le potenti famiglie che si chiudevano in quei fortilizi erano invulnerabili.
Venne però il giorno in cui la Repubblica decretò che i <<grandi>> dovessero abbassare le loro torri fino a 50 braccia (29 metri circa).
Alcune di esse si possono ancora vedere, sebbene piuttosto malconce, in alcuni punti centrali della città. Questa decapitazione forzata avvenne nel 1250.
Nel 1251, in occasione della guerra contro Pistoia, i fiorentini guelfi vollero distinguersi dai loro avversari ed adottarono uno stemma i cui colori erano invertiti,. Campo bianco e giglio rosso.
Dante ricordando questo fatto assieme ad una grave sconfitta che l’esercito guelfo subì a Montaperti, scrisse nel suo Poema: <<Tanto che ‘l giglio / non era ad asta mai posto a ritroso / né per division fatto vermiglio>> (Paradiso 16, 152-154). […]
Dopo questa battaglia i ghibellini, col loro giglio bianco, rientrarono in Firenze e si vendicarono abbattendo le case dei concittadini guelfi fuggiti precipitosamente verso Lucca. In questo periodo di tempo i governanti aprirono le mura della città (che allora passavano davanti al Teatro Verdi) una nuova porta ed una strada rettilinea al di fuori, che appunto per questa ragione, venero chiamate porta e via Ghibellina.
Poco durò il dominio di questa fazione poiché alla morte di Manfredi i seguaci di Farinata degli Uberti dovettero allontanarsi e così riapparve <<tutto vermiglio>> il giglio dei vincitori. Da allora non ci sono stati cambiamenti sostanziali dell’emblema. […].
Con al dominazione medicea le palle rosse (emblema di questa famiglia) diventarono lo stemma ufficiale della Toscana e il giglio cessò di essere il simbolo dello stato.
Pietro Leopoldo I di Lorena, granduca, con una provvida legge istituì le <<Comunità>>. Queste erano rette da un <<gonfaloniere>> (l’attuale sindaco) e dai <<priori>>(attuali assessori e consiglieri). […]
Ogni <<Comunità>> si dette il suo stemma. Per alcune , dato il loro storico passato fu cosa facile ma per altre di nuova creazione si dovette ricorrere alla fantasia. Così barberino del Mugello adottò una testa di uomo con la barba, Brozzi una palude con i giunchi emergenti dalle acque e il Pellegrino (anche gli abitanti di via Bolognese erano raggruppati in un comune che confinava con il Parterre) aveva per stemma un pellegrino con tanto di borraccia e di bastone!
Firenze, naturalmente, conservò il suo storico giglio […]”
(Tratto da: Il Gonfalone di Firenze, a cura dell’Assessorato alla Gioventù, Cultura e Stampa del Comune di Firenze, 1970)


8 settembre - STEFANIA VALENTINI “Arca della memoria” - A cura di Nicola Micieli

STEFANIA VALENTINI
“Arca della memoria”

A cura di Nicola Micieli


INAUGURAZIONE MOSTRA
Sabato 8 settembre 2018, ore 17.00
Accademia delle Arti del Disegno
Sala delle Esposizioni
Via Ricasoli, n. 68 (angolo Piazza San Marco), Firenze






L’esposizione “Arca della memoria” dell’artista fiorentina Stefania Valentini, visitabile con ingresso gratuito dall’8 al 28 settembre 2018 nella Sala delle Esposizioni dell’Accademia delle Arti del Disegno, in Via Ricasoli n.68 (angolo Piazza San Marco), a Firenze, vede protagoniste composizioni che, come afferma il curatore Nicola Micieli, assumono le sembianze di “teatri visionari per lo più affollati di oggetti d’uso e memoriali e d’affezione, di tralci e fiori e frutti disposti con sommo studio in primo piano, facendo ribalta d’un tavolo o d’una mensa ricoperta da sontuosi tessuti versicolori o da tovaglie trinate”.
Tessuti che, con le loro pieghe e trame e decori riflettono e rifrangono la luce; aperti paesaggi collinari, marini e lacustri o cieli abitati e solcati da nuvole, non romantici annunciatori di tempeste, ma idonei a filtrare morbidamente la cangiante luce di scena che esalta gli oggetti. Un racconto squisitamente favolistico, oppure epico o intimista, dove gli ambienti, le creature reali o dell’immaginario, gli oggetti figurati e gli elementi naturali, hanno un ruolo attivo nell’azione drammatica.

Stefania Valentini nasce a Firenze e si diploma come Disegnatrice Stilista di moda svolgendo il suo apprendistato con la costumista Anna Anni. Dopo alcuni anni di lavoro nel settore, frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze, diplomandosi nel 1987, sotto la guida dei professori Roberto Giovannelli, Adriano Bimbi, Vairo Mongatti e Alberto Manfredi. La versatilità dell’artista è ben rappresentata dalle 56 opere in mostra, tra le quali spicca il “Polittico degli Argonauti” formato da dieci quadri eseguiti a olio su tela di diverso formato che trae ispirazione dall’appassionata lettura delle Argonautiche di Apollonio Rodio e narra l’impresa degli Argonauti, di Castore e Polluce, di Ercole e Orfeo e di tutti i valorosi eroi guidati da Giasone a bordo della nave Argo nella Colchide, alla conquista del Vello d’oro. L’avventuroso viaggio rappresenta una delle più affascinanti narrazioni della mitologia greca e l’artista colloca i protagonisti in spazi illusori, intrisi da un’iridescente policromia dominata dalle sfumature del verderame.
Esposte anche tre sculture di bronzo, gouache su carta con dorature in oro zecchino, esposta in forma di rullo quasi fosse un antico papiro, dodici disegni a grafite su carta, ventinove nature morte eseguite a olio su tela e un’opera bifronte, “La luna di Stefano”, realizzata a due mani con Roberto Giovannelli del quale l’artista fu allieva, e eseguita a olio su tela.

Tra i raffinati disegni c’è la serie dedicata all’Arca di Noè che, come sottolinea Cristina Acidini, Presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, “le consente di dispiegare un repertorio animalier, dove la fedeltà al dato naturale si accompagna alla sapienza compositiva”. “Superbamente profilati e chiaroscurati a grafite”, prosegue Acidini, gli animali “sono accostati, intersecati e mescolati in fantasiose tavole che raggiungono l’effetto di elegantissimi mosaici di figure intere, di dettagli, di ingrandimenti”. Un’“Arca della memoria”, appunto, che diviene un vero e proprio viaggio nel quale confluiscono la memoria mitografica, arcaica, biblica e storica e la memoria autobiografica, come la chiama l’artista, sottesa alle precedenti.

Stefania Valentini afferma che “l’imitazione poetica degli oggetti e della natura” è per lei  “fondamento del fare artistico” e prosegue affermando che il disegno è“la fonte essenziale tesa ad alimentare questa meravigliosa e apparentemente semplice idea”. Le nature morte, i soggetti mitologici, gli ambienti e le creature che li abitano, gli oggetti, i suppellettili, sono i protagonisti di una rappresentazione drammatica non solo di miti e leggende, ma soprattutto di vicende personali ad esse legate. “Spesso attraverso l’inserimento di umili oggetti che hanno segnato l’ordito sentimentale della mia vita” conferma l’artista, “cerco di rendere la favola e l’incantamento dell’infanzia, cerco di rendere una rinnovata meraviglia attraverso la rappresentazione di forme e colori”.

All’inaugurazione interverranno Cristina Acidini, Presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, Cristiano Benucci, Sindaco di Reggello, Nicola Micieli, Curatore della mostra, Roberto Giovannelli, Accademico Ordinario della Classe di Pittura. Sarà presente l’artista.
Il catalogo realizzato a corredo della mostra, a cura di Nicola Micieli, con i testi di Cristina Acidini, Nicola Micieli, Stefania Valentini, Roberto Giovannelli e le fotografie di Marco Quinti, è pubblicato da Polistampa.


INIZIATIVE ESPOSITIVE DI STEFANIA VALENTINI
Fra le iniziative espositive più importanti dell’artista si ricordano:

Nel 2001 “In nuce” a Firenze, presentata da Timothy Verdon.
Nel 2007 Primo premio al concorso nazionale “I fiori nell’arte“ presentato alla Fortezza Vecchia di Livorno e una personale a Montelupo Fiorentino.
Nel 2008 realizza uno studio della pala d’altare raffigurante la Madonna con Bambino e i santi Michele, Pietro, Paolo e Maddalena dal Ridolfo del Ghirlandaio per la Pieve di San Pietro a Pitiana  e organizza la mostra personale “Percorsi” a Reggello.
Nel 2008 personale alla Galleria Spagna a Firenze.
Nel 2010 prende parte con alcune opere alla “Grand Exhibition of selected paintings of Chinese, Italian and International artists” presso l’International Convention Center di Shanghai, in occasione dell’Expo mondiale 2010.
Nel 2011 partecipa alla mostra di artisti italiani al Wison Art Center, poi alla New Pudong Library di Shanghai.
Nel 2012 mostra personale “Il segno femminile” mostra di disegni presso il Palazzo Pretorio di Figline Valdarno.
Nel 2013 mostra personale “Natura artis magistra” a cura di Daniela Fontanazza e Pierfrancesco Listri “Sala delle Colonne” a Pontassieve.
Nel 2014 a Firenze mostra personale “Racconti di luce e colore” a Palazzo Medici Riccardi, a cura di Daniela Fontanazza e presentata da Pierfrancesco Listri.
Nel 2014 personale “Bacco e Venere, la donna nell’arte” nel Comune di Rufina
Nel 2014 partecipa a “Capriccio italiano” nello “Spazio Italia” presso l’ambasciata italiana di Pechino.
Nel 2015 personale a Pistoia “Dolci cose a vedere, e dolci inganni” a cura di Roberto Giovannelli per l’Accademia della Chionchina.                                                 
Nel 2016 Toscana Energia dedica il calendario alle sue opere.
Nel 2016 il Comune di Reggello presenta la serata “La gioia di dipingere, Stefania Valentini” con una sua mostra alla Biblioteca Comunale
Nel 2016 esegue un dipinto per il Teatro Niccolini a Firenze.
Nel 2017 prende parte all’iniziativa artistico-culturale “Pinocchio al Pinocchio” curata da Filippo Lotti nel Comune di San Miniato.



INAUGURAZIONE MOSTRA
Sabato 8 settembre 2018, ore 17.00
Accademia delle Arti del Disegno
Sala delle Esposizioni
Via Ricasoli, n. 68 (angolo Piazza San Marco)
Firenze

ORARI MOSTRA
La mostra sarà visitabile dall’8 al 28 settembre 2018 con i seguenti orari:
Da martedì a sabato: ore 10.00-13.00 /17.00-19.00
Domenica: ore 10.00-13.00
Lunedì chiuso.
Ingresso libero.
 


Per ulteriori informazioni:

Accademia delle Arti del Disegno
Via Orsanmichele, 4, 50123, Firenze
Telefono: + 39 055 219642
Email: info@aadfi.it
www.aadfi.it

Ponte Santa Trinita

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"A chi non pesa, ben porta"

lunedì 27 agosto 2018

Il rigatino (pancetta o ventresca)

“Salume dalla tipica forma rettangolare ricavato dal ventre del maiale. Esternamente è ricoperto da pepe nero che gli conferisce un aroma molto intenso, mentre all’interno presenta parti magre, caratterizzate da un colore rosso vivo che si alternano ad ampie strisce di grasso (da cui deriva il termine rigatino).
Il rigatino è un alimento particolarmente sapido, la cui consistenza dipende dalla durata del periodo di stagionatura.
Dopo la rifilatura, la carne viene disposta su assi di legno, insaporita con un impasto a base di sale, aglio, pepe, eventualmente anche spezie e peperoncino e lasciata riposare per circa 15 giorni. Al termine di questo processo avvengono la spazzolatura o il lavaggio e la pepatura finale.
Il prodotto così ottenuto necessita di una stagionatura di almeno un mese in ambienti freschi e areati, ma non si conserva a lungo, poiché ha una maturazione rapida (marzo-aprile).”
(Tratto da: Guida ai prodotti agroalimentari del Casentino, a cura dell’EcoMuseo del Casentino)

Dal 1° al 9 settembre - FloReMus Rinascimento Musicale Fiorentino Festival internazionale

Associazione L’Homme Armé

In collaborazione con Fondazione CRF - Regione Toscana - Institut Français de Florence - Fondazione Scuola di Musica di Fiesole onlus - Estate Fiorentina - Polo Museale della Toscana



presenta

FloReMus

Rinascimento Musicale Fiorentino

Festival internazionale



Dal 1 al 9 settembre 2018





L’Associazione L’Homme Armé, attiva da trentacinque anni e che da oltre venti organizza rassegne dedicate alla musica antica, dal 1 al 9 settembre 2018 dà vita alla seconda edizione di «FloReMus. Rinascimento Musicale Fiorentino».

La manifestazione, che si svolgerà in concomitanza con la II edizione del Corso Internazionale di Musica Rinascimentale di Firenze, tenuto sempre da L’Homme Armé (presso i locali della Scuola di Musica di Fiesole), colma una lacuna sul territorio fiorentino, dato che Firenze, oltre a essere notoriamente la culla del Rinascimento pittorico ed architettonico, è stata un importantissimo laboratorio dei principali indirizzi musicali del Rinascimento e non solo. Se molti sanno della nascita del melodramma a Firenze nel 1600, pochi ne conoscono la lunga gestazione cui questa città ha dato un contributo tutt’altro che secondario, fondamentale per tutta la musica dei secoli a venire.

La seconda edizione del Festival è incentrata sul repertorio musicale coevo del passaggio dalla terza Repubblica fiorentina alla creazione del Granducato, con una scelta di opere particolarmente significative della musica europea di quel periodo: apre L’Homme Armé (che nella sua lunga carriera ha dedicato una costante attenzione al repertorio fiorentino dal Trecento al primo Seicento)  con “Tua est potentia” un programma dedicato al codice Medici, il codice musicale che papa Leone X, Giovanni de’ Medici, fece preparare nel per le nozze del nipote Lorenzo Duca d’Urbino con Madeleine de la Tour d’Auvergne 1518; poi l’Ensemble Janequin (Francia), che festeggerà a Firenze i quarant’anni di attività, presenta “Il banchetto di Bacco e Cupido” dedicato alle svariate forme della chanson francese del tempo; l’Ensemble Cinquecento (Germania, ma composto da sei cantanti professionisti provenienti da cinque Paesi europei) porta “Musica invictissima”, un programma incentrato sulle raffinatezze musicali della corte degli Asburgo. Programmi affidati ad interpreti di livello internazionale, alcuni più famosi altri meno: ma, come sappiamo, la qualità non sempre corrisponde alla fama mediatica oggi imperante, tanto più in un genere che non è inscritto nel mainstream culturale.

Oltre a questi famosi e ricercati gruppi europei ci saranno l’ensemble La Pifarescha, che con l’attore Luigi Tosto ricostruisce in parole e musica una vivace rappresentazione della battaglia di Lepanto del 1571, e il virtuoso del cornetto Andrea Inghisciano, che presenta un repertorio di grande interesse insieme ad Andrea Perugi, per l’occasione alla tastiera di uno degli organi più antichi in grado di funzionare (dopo accurato restauro): quello della Basilica della SS. Annunziata, realizzato da Domenico di Lorenzo da Lucca tra il 1509 e il 1521.

I concerti saranno in luoghi della città significativi del Rinascimento fiorentino: il Museo di San Marco (Piazza San Marco) e il Museo degli Innocenti (Piazza SS. Annunziata); alcuni si terranno all’Auditorium di Sant’Apollonia, che pure è ricavato nella chiesa di un ex-convento tre-quattrocentesco, il cui cenacolo conserva un magnifico affresco di Andrea del Castagno.

I concerti si alterneranno con una serie di I concerti del Festival saranno integrati da incontri (spesso conferenze-spettacolo, con la presenza di un musicista) volti a formare-informare il pubblico degli appassionati e affidati a studiosi tanto competenti quanto comunicativi che, con una taglio da alta divulgazione, faranno conoscere meglio quella parte di storia musicale, ignota ai più, che una radicata visione storico-estetica italiana ha tenuto in disparte rispetto al vasto panorama della storia dell’arte. Queste conversazioni saranno alla Biblioteca delle Oblate, nella Sala Sibilla Aleramo.



Il Corso Internazionale di Musica Rinascimentale sfocerà il 9 settembre in concerti finali pomeridiani a ingresso libero, alla Villa Medicea della Petraia.



BIGLIETTI: nei luoghi dei concerti un’ora prima dello spettacolo per i concerti serali del 1, 2, 3, 4 e 7 settembre (biglietto intero euro 18, ridotto euro 12); biglietto per corsisti euro 5. I biglietti prenotati, data la capienza limitata degli spazi, vanno ritirati 30 minuti prima dell’inizio dei concerti.

Sono previsti dei pacchetti-abbonamento (70 euro intero, 50 ridotto).

I concerti pomeridiani di domenica 9 sono a ingresso gratuito.
Le conversazioni sono tutte a ingresso gratuito

Informazioni e prenotazioni: tel. 055 695000/3396757446 informazioni@hommearme.it www.hommearme.it



Questo il programma dei concerti del Festival «FloReMus. Rinascimento Musicale Fiorentino» (tutti i concerti serali si svolgono nel centro della città):



SABATO 1 SETTEMBRE, ore 21.15

Auditorium S.Apollonia (via San Gallo, 25)



Tua est potentia

Il codice Medici, uno straordinario dono musicale per le nozze medicee del 1518

L’Homme Armé

Cristina Calzolari, Mya Fracassini, Giulia Peri, cantus

Luciano Bonci, Andres Montilla Acurero, altus

Paolo Fanciullacci, Roberto Rilievi, tenor

Guglielmo Buonsanti, Gabriele Lombardi, bassus

Fabio Lombardo, direttore



Sabato 1 settembre alle 21.15 presso l’Auditorium di Sant’Apollonia (via San Gallo 25, Firenze) L’Homme Armé, diretto da Fabio Lombardo, in Tua est potentia: brani del Codice Medici, approntato per il matrimonio di Lorenzo de Medici duca d’Urbino e Madeleine de La Tour d’Auvergne, sotto gli auspici politici diplomatici dello zio Giovanni, papa Leone X.

Il programma del concerto, che ovviamente si basa su una calibrata selezione dei mottetti più belli tratti dal codice, presenta i brani con accostamenti che li legano alle tre figure principali di questo evento: il papa (il committente), gli sposi (destinatari/intermediari), il re di Francia (il destinatario finale), creando un inedito polittico musicale.

Biglietto intero euro 18, ridotto euro 12); biglietto per corsisti euro 5. I biglietti prenotati, data la capienza limitata degli spazi, vanno ritirati 30 minuti prima dell’inizio dei concerti. Informazioni e prenotazioni: tel. 055 695000/3396757446 informazioni@hommearme.it www.hommearme.it





DOMENICA 2 SETTEMBRE, ore 21.15

Auditorium S.Apollonia (via San Gallo, 25)



Ensemble Janequin,

diretto da Dominique Visse

in

Il banchetto di Bacco e Cupido. La chanson francese a metà del Cinquecento



Domenica 2 settembre alle 21.15 presso l’Auditorium di Sant’Apollonia (via San Gallo 25, Firenze) il glorioso Ensemble Janequin festeggia a FloReMus i suoi quarant’anni di attività, un traguardo notevole per un gruppo che è diventato nel mondo un punto di riferimento interpretativo per una parte del repertorio francese. Presentano un concerto dal titolo Il banchetto di Bacco e Cupido. La chanson francese a metà del Cinquecento. Grossolana o raffinata, licenziosa o elegiaca, la chanson polifonica del XVI secolo è un gioco di società, condiviso convivialmente in piccole compagnie. Se talvolta ha degli ascoltatori, la loro presenza, indifferente o complice, non turba l’intimità domestica che il canto a quattro circoscrive: quella della tavola intorno alla quale i cantanti si siedono e su cui hanno posato quegli ulteriori aiuti al piacere che sono i cibi e le bevande, accanto ai quaderni di nuove chansons.

Per i cantanti dell’Ensemble Janequin, quindi, cantare intorno a una tavola non è affatto una forma di snobismo o di originalità gratuita. La chanson non è un oggetto da concerto nel senso moderno del termine, ma un piacere condiviso, in compagnia, “per allietarsi... in particolare a casa”. L’ascoltatore di oggi potrà stupirsi di non coglierne sempre le parole: il fatto è che in questo gioco poetico-musicale, erede degli antichi riti della cortesia, ogni cantore le pronuncia perché siano i suoi compagni a capirle. Apparentemente maltrattato, “messo in gioco”, il testo poetico si presta alla fantasia tutta ludica di una polifonia spregiudicata di natura. Nel XVI secolo, di fatto è ormai finito il tono uniformemente aristocratico e cortese delle canzoni della corte di Borgogna. Nel momento in cui penetra negli interni borghesi, la chanson amorosa non sfugge ai modelli recenti del petrarchismo, del blasonnage della chanson rustica e degli epigrammi narrativi con il loro corteggio di figure pittoresche venute dall’universo popolare dei racconti e delle farse. Con Martin et Alix, Colin e Colecte e altri Frères Thibault, la chanson si apre anche al rumore del mondo, della natura (i canti degli uccelli) e delle strade (Les cris de Paris), e agli avvenimenti guerrieri e politici (la Chanson de la Guerre e altre Battaglie).

Maestro del genere, tuttavia Clément Janequin dovrà solo parte della sua fama al successo delle sue opere descrittive: capace di un respiro quasi epico, narratore finemente umoristico o truculento, egli è anche un lirico commovente, come testimoniano le sue numerose chansons amorose.

Ponendosi sotto la sua autorità, i solisti dell’Ensemble Clément Janequin hanno scelto di sposarne la varietà: dalla raffinatezza alla licenziosità, dalla rozzezza al lirismo più tenero e all’eleganza elegiaca di Marot o di Ronsard, il loro repertorio offre tutti i contrasti cui il Rinascimento era affezionato.

http://www.satirino.fr/artists/ensemble-clement-janequin

Biglietto intero euro 18, ridotto euro 12); biglietto per corsisti euro 5. I biglietti prenotati, data la capienza limitata degli spazi, vanno ritirati 30 minuti prima dell’inizio dei concerti. Informazioni e prenotazioni: tel. 055 695000/3396757446 informazioni@hommearme.it www.hommearme.it



LUNEDÌ 3 SETTEMBRE, ore 21.15

Basilica della SS. Annunziata

Piazza della SS. Annunziata



Andrea Inghisciano, cornetto

Andrea Perugi, organo

in

L’Armoniosa canzone. Soavissime musiche per cornetto e organo



Lunedì 3 settembre alle 21.15 presso la Basilica della SS. Annunziata (Piazza della SS. Annunziata) Andrea Inghisciano, uno fra i cornettisti più richiesti sulla scena internazionale, accompagnato da Andrea Perugi all’organo presenta L’Armoniosa canzone. Soavissime musiche per cornetto e organo.

Da una parte il monumentale organo di Domenico di Lorenzo da Lucca realizzato tra il 1509 e il 1521, uno dei più antichi organi del Cinquecento italiano ancora in grado di suonare (dopo un lungo ed complesso restauro). Dall’altro lo strumento che a fine Cinquecento era considerato il principe degli strumenti, il più simile alla voce per ricchezza di espressione ed agilità. Il repertorio presentato include alcuni autori particolarmente significativi del periodo, Merulo, Palestrina, Guami, Willaert, e anche alcuni brani che erano considerati tra le hits del tempo, per esempio Vestiva i colli e Anchor che col partire. Ma all’interno di questo repertorio l’arte della diminuzione viene presentata in version diverse. Nel caso delle toccate di Merulo, le diminuzioni sono originali dell’autore, in quello stile che si usava definire “passeggiato”, cioè ricco di passaggi/diminuzioni. Ma nel caso di Angelus ad pastores ait o di Introduxit me rex, rispettivamente di Cipriano de Rore e di Palestrina, le diminuzioni sono riprese dalle versioni pubblicate da G.B. Bovicelli (“Regole, passaggi di musica, madrigali e motetti passeggiati”, Venezia 1594) e di G. Bassano (“Motetti, madrigali et canzone francese”, Venezia 1591). Ma negli altri casi le diminuzioni sono interamente affidate alla maestria dell’interprete che, rifacendosi alla trattatistica del tempo, fa rivivere una prassi che, ancora oggi, lascia gli ascoltatori sbalorditi per la fantasia poetica e per lo straordinario virtuosismo, nel senso più autentico del termine.

Biglietto intero euro 18, ridotto euro 12); biglietto per corsisti euro 5. I biglietti prenotati, data la capienza limitata degli spazi, vanno ritirati 30 minuti prima dell’inizio dei concerti. Informazioni e prenotazioni: tel. 055 695000/3396757446 informazioni@hommearme.it www.hommearme.it



MARTEDÌ 4 SETTEMBRE, ore 21.15

Museo di San Marco (piazza San Marco, Firenze), Biblioteca di Michelozzo



Ensemble Cinquecento

in

Musica invictissima. Armonie per una dinastia asburgica



Martedì 4 settembre nella Biblioteca di Michelozzo all’interno del Museo di San Marco (piazza San Marco, Firenze) si esibisce l’Ensemble Cinquecento in Musica invictissima. Armonie per una dinastia asburgica. Musiche di Jacobus Vaet e Jacobus Regnart

La composizione pan-Europea dell‘Ensemble Cinquecento (i suoi membri provengono da Austria, Belgio, Inghilterra, Germania e Svizzera) richiama le cappelle imperiali del XVI secolo, i cui membri venivano scelti per la loro abilità tecnica e interpretativa tra le istituzioni musicali europee più prestigiose.

Fondato a Vienna nell‘ottobre 2004, l‘ensemble si è velocemente fatto conoscere e viene oggi considerato uno dei migliori ensemble vocali europei. L‘ensemble Cinquecento ambisce a far conoscere il repertorio vocale delle corti dell’Austria Imperiale del XVI secolo ad un più vasto pubblico così come ad eseguire un’ampia varietà di polifonia rinascimentale in modo da illustrare al pubblico la diversità caleidoscopica degli stili compositivi esistenti in quel periodo in tutta Europa.



Biglietto intero euro 18, ridotto euro 12); biglietto per corsisti euro 5. I biglietti prenotati, data la capienza limitata degli spazi, vanno ritirati 30 minuti prima dell’inizio dei concerti. Informazioni e prenotazioni: tel. 055 695000/3396757446 informazioni@hommearme.it www.hommearme.it



VENERDÌ 7 SETTEMBRE, ore 21.15

Museo di San Marco (Chiostro)



La pifarescha

in

La battaglia di Lepanto.

Musiche ed aneddoti intorno a un evento storico

Marco Ferrari, bombarde, flauti, cornamusa, zurna, ney, kaval

Stefano Vezzani, bombarde, flauti, flauto da tamburo

Mauro Morini, tromboni, tromba diritta, tromba da tirarsi

Ermes Giussani, tromboni, tromba da tirarsi

Fabio Tricomi, viella, flauto da tamburo, percussioni

Gianluigi Tosto, narratore



Giovedì 7 settembre nel Chiostro del Museo di San Marco (piazza San Marco, Firenze) si ascolta l’Ensemble La pifarescha in La battaglia di Lepanto. Musiche ed aneddoti intorno a un evento storico. Al nutrito ensemble di fiati e percussioni si unisce la voce dell’attore Gianluigi Tosto.

All'alba del 7 ottobre 1571, nel tratto di mare antistante la città di Lepanto, si svolse una delle più importanti battaglie della storia occidentale, i cui esiti furono determinanti per la conformazione dell’Europa odierna. La Lega Santa, formata da forze veneziane, spagnole, napoletane, genovesi e dello Stato Pontificio, affrontò l’armata turca e la sconfisse dopo un lungo e sanguinoso combattimento, decretando così la fine del predominio turco sul Mediterraneo.

Il programma prende spunto dall’episodio storico per rivisitarlo sotto la forma di un ipotetico diario di viaggio, il cui protagonista però non è un eroe: è un uomo comune del ‘500, strappato alla sua famiglia ed alla sua terra e proiettato in una serie di esperienze lontanissime dal suo piccolo mondo. Il viaggio si svolge nell'alternanza tra la narrazione, alimentata da collegamenti, aneddoti, testimonianze storiche e letterarie dell’epoca, e le musiche che La Pifarescha ha scelto per accompagnare gli eventi e le vicissitudini del nostro personaggio: brani di estrazione colta, a rappresentare lo spessore culturale delle corti europee e l’imponenza della Lega Santa, e altri appartenenti al vasto repertorio di tradizione; quella balcanica e greca come rappresentazione del viaggio in mare, della città di Lepanto, e le fanfare dei Giannizzeri per descrivere l’esercito turco. Questa colona sonora è sostenuta dalle caratteristiche peculiari dell'ensemble: conoscenza del repertorio, versatilità nel passare dalla musica colta a quella popolare ed etnica, grande impatto sonoro, varietà di sfumature e valorizzazione delle molteplici caratteristiche degli strumenti utilizzati.

Biglietto intero euro 18, ridotto euro 12); biglietto per corsisti euro 5. I biglietti prenotati, data la capienza limitata degli spazi, vanno ritirati 30 minuti prima dell’inizio dei concerti. Informazioni e prenotazioni: tel. 055 695000/3396757446 informazioni@hommearme.it www.hommearme.it



DOMENICA 9 SETTEMBRE, ore 16

Villa La Petraia (Via della Petraia, 40, Castello)



Accenti sacri e amorosi

Concerto finale del II corso internazionale di musica rinascimentale



con la partecipazione de L’Homme Armé



INGRESSO LIBERO







Calendario delle Conversazioni alla Biblioteca delle Oblate



Sabato 1 settembre, Biblioteca delle Oblate, Sala Sibilla Aleramo, ore 18.30

Quarant’anni di musica antica con l’ensemble Janequin

a cura di Dominique Visse, fondatore di uno dei veterani tra i gruppi vocali d’Europa, che festeggia quest’anno 40 anni di attività. Le sue interpretazioni del repertorio della chanson francese e di Janequin in particolare sono rimaste dei punti fermi. Il fondatore e direttore del gruppo parlerà della sua esperienza nel mondo della musica antica, un mondo che ha conosciuto un boom durante questi decenni.

Lunedì 3 settembre, Biblioteca delle Oblate, Sala Sibilla Aleramo, ore 18.30

Degli strumenti a fiato il più eccellente è il Cornetto (II) a cura di Paolo Fanciullacci. Storie, immagini, suoni e aneddoti sul principe degli strumenti rinascimentali ad opera di uno dei suoi massimi conoscitori di questo strumento, e uno dei pochi costruttori al mondo. Con la partecipazione del cornettista Andrea Inghisciano.

Mercoledì 5 settembre, Biblioteca delle Oblate, Sala S.Aleramo, ore 18.30

"... molto meglio s'impara con l'udito che con gli essempii". La produzione musicale nel Rinascimento tra creazione e ricreazione, a cura di Stefano Lorenzetti

La musica del Rinascimento come una continua riscrittura di formule e modelli che sovrintendono sia alla produzione ex tempore della musica, sia alla ri-produzione della musica scritta.

Giovedì 6 settembre, Biblioteca delle Oblate, Sala S.Aleramo, ore 18.30

Lo dice anche Shakespeare che la bisbetica Caterina, a Ortensio, gli ruppe il liuto in testa... a cura di Gian Luca Lastraioli. Storie, più o meno ortodosse, sul liuto nel Rinascimento, il periodo di massimo splendore di questo strumento

Sabato 8 settembre, Biblioteca delle Oblate, Sala S.Aleramo, ore 18.30

La musica nell’impero ottomano, a cura di Giovanni De Zorzi. In occasione della mostra al Museo del Bargello e del concerto “1571. La battaglia di Lepanto”, un momento dedicato alla musica in ambito ottomano fino al XVI secolo.



In collaborazione con:

Fondazione CRF

Regione Toscana

Institut Français de Florence

Fondazione Scuola di Musica di Fiesole onlus

Estate Fiorentina

Polo Museale della Toscana

Ponte Vecchio

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"A chi non ha da far Gesù gliene manda"

sabato 18 agosto 2018

Modi di dire: "L'è sonato!"

Ricevere tale espressione non è piacevole in quanto ci descriverebbe come strani, o peggio, scemi. Quindi, un sinonimo di "toccato" (pazzerello) che deriva dal gesto di picchiettare (toccare) la tempia con l'indice a sottolineare lo scarso equilibrio mentale di una persona. "Sonato" avrebbe la stessa origine, infatti picchiettando la tempia con il dito, si emetterebbe un suono profondo ad evidenziare la testa vuota (senza cervello) della persona additata strana. Invece, c'è chi ne indica l'origine dal fatto che, come uno strumento musicale quando è suonato emette vibrazioni alterando il suo stato iniziale di quiete, così una persona "sonata" perde la sua centratura ed il suo equilibrio (mentale). Od ancora, sarebbe l'abbreviazione di "sonato come una campana", che a sua volta trarrebbe origine dalla difficoltà di costruire una campana intonata. Infatti, essere stonati è sinonimo, riferito ad una persona, di uno squilibrio psicofisico.
Testo di Roberto Di Ferdinando

venerdì 17 agosto 2018

Modi di dire: "dare di barta"

Il significato italiano è rivoltare, arrovesciare, capovolgersi. Invece, l'espressione, nella parlata comune, a seconda del contesto, cambia significato. Infatti, può indicare una caduta accidentale, spesso da un mezzo di trasporto, o più specificamente il cappottamento di un veicolo. Oppure, si utilizza con frequenza per commentare un'agire non propriamente normale di una persona: "gli ha dato di barta il cervello" (quell'atteggiamento strano non può che essere causato dal fatto che gli si è arrovesciato il cervello e quindi quella persona fa cose strane, il cervello funziona alla rovescia).
(Testo di Roberto Di Ferdinando)

venerdì 10 agosto 2018

Finocchiona

“Tipico insaccato toscano dalla forma cilindrica simile al salame. Di colore rosa, con aroma e sapore intensi di finocchio selvatico (da cui deriva il nome).
La finocchiona è ricavata da carni scelte di maiale (comprese le rifilature del prosciutto, della spalla e dell’arista) triturate finemente e impastate con il sale, pepe macinato e in grani, aglio, semi di finocchio selvatico. Vi possono essere anche aggiunti vino rosso o vinsanto e spezie.
L’impasto così ottenuto viene insaccato in budelli naturali, legato e fasciato. Successivamente il prodotto attraversa una prima fase di stufatura o sgocciolamento che si protrae per circa 24 ore, poi si pasa all’asciugatura che ha una durata di 7-10 giorni.
Al termine di questi processi, i salumi sono trasferiti nei locali di stagionatura dove rimangono per un periodo di 2-3 mesi acquisendo le loro peculiari caratteristiche di sapore e consistenza.“
(Tratto da: Guida ai prodotti agroalimentari del Casentino, a cura dell’EcoMuseo del Casentino)

Festa di San Lorenzo, venerdì 10 le celebrazioni per la festa del copatrono

Tra le varie iniziative, concerto e cena in piazza
La festa di San Lorenzo, copatrono di Firenze, è una delle più antiche e sentite dai fiorentini, che ogni anno si riversano davanti all’omonima basilica, luogo che tradizionalmente ha un certo peso nella storia cittadina. Anche quest’anno la tradizione in piazza sarà rispettata e si potranno aspettare le stelle cadenti dopo aver goduto del consueto programma in cui spiccano la cena e il concerto davanti alla basilica. Pasta al sugo, cocomero, yogurt e panna, questo il menù (gratuito) offerto dalla serata, grazie al contributo di vari sponsor privati, a cui si unisce il concerto bandistico. Nel dettaglio il programma della celebrazione prevede:
- ore 8 e 9 Santa Messa in basilica
- 9,45 partenza del Corteo Storico della Repubblica Fiorentina da Palagio di Parte Guelfa
- 10,30 arrivo del corteo alla Basilica di San Lorenzo
- 10,45 accoglienza dei Ceri votivi
- 11 concelebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Betori
- 17 Secondi Vespri e venerazione della reliquia di San Lorenzo
- 18 Santa Messa
- 20 Concerto bandistico ed inizio della festa in piazza con distribuzione gratuita di penne al ragù, cocomero, panna e yogurt

Ponte di Santa Trinita

Foto di Roberto Di Ferdinando

Proverbio Toscano del Giorno

"A cattivo lavoratore ogni zappa dà dolore"

giovedì 9 agosto 2018

Quartiere di Rifredi

“[…] In una pubblicazione della sezione del PCI di Rifredi del 1956 viene fatta una minuta analisi delle caratteristiche della zona. <<Il centro urbano – dice la relazione- comprende una rete di 30 strade, ma in realtà è assai più vasto poiché presenta coesione omogenea con la zona di confine delle Panche, del Ponte di Mezzo, delle Tre Pietre e del Romito Vittoria.
La popolazione di queste zone converge abitualmente al centro di Rifredi […]>>.
Risultavano, secondo l’analisi del rapporto, molte medie aziende, di alcune delle quali vi erano riportati gli addetti: la più grande, ovviamente la Galileo, aveva, fra operai e impiegati, 2570 lavoratori, la Muzzi 77, la Superpila 405, la Gabrielli 11, la Frilli 14. Seguivano poi (ma manca il calzificio Passigli, che pure ebbe nella zona una sua storia aziendale e industriale), senza indicazione di quanti fossero i lavoratori impiegati, la Fonderia Marinelli, la Manetti&Roberts, la Selt-Valdarno, la Di Grazia, la Tipografia Conti, l’Ospedale di Careggi, la Resisto. […] i negozi della zona accuratamente conteggiati: 24 di abbigliamento, 73 di generi alimentari, 16 bar, mobilifici e arredamento 11, 2 farmacie, 3 cinema (ma 2 estivi), 2 edicole, 3 trattorie. Di centri ricreativi la relazione ne cita solo due, quelli della Flog, organizzazione interna degli operai della Galileo, e la Società di Mutuo Soccorso di Rifredi . […]”
 (Tratto da: C’era una volta (e c’è ancora) una Casa del Popolo, Andrea Mugnai, 2001)

Piazza di Santa Croce

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"A buon cavaliere non manca lancia"

mercoledì 8 agosto 2018

Scottino e lattaiolo

“Due piatti tipici della cultura pastorale locale sono rappresentati dallo scottino e dal lattaiolo.
Il primo, mangiato solitamente a colazione dal pastore, viene preparato mettendo del pane raffermo in un recipiente alternato a ricotta calda e siero (liquido rimanente dopo il formaggio).
Il secondo, considerato l’antenato del “crème caramel”, prevede di far bollire latte e zucchero al quale aggiungere una volta freddo, uova frullate con aromatizzazione di vaniglia o coriandolo.”
(Tratto da: Guida ai prodotti agroalimentari del Casentino, a cura dell’EcoMuseo del Casentino)



Giardino delle Rose

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Un buon pentirsi, non fu mai tardi"

martedì 7 agosto 2018

Novembre del 1944


“[…] Nel novembre del 1944 i prezzi sono saliti di otto volte e mezzo la spesa del 1928: 223 lire e mezzo (contano anche i 50 centesimi, eccome). Gli aumenti sono stati, e sono, vertiginosi e sembrano inarrestabili.
La refezione scolastica per 3500 bambini è così composta: 23 grammi di polvere da minestra e 28 grammi di vegetali. E’ fame, fame vera. […]”
 (Tratto da: C’era una volta (e c’è ancora) una Casa del Popolo, Andrea Mugnai, 2001)

Ponte Vecchio

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Chi vive ostinato muore disperato"

lunedì 6 agosto 2018

Le piante medicinali dell’orto dei Semplici dell’Ospedale di Santa Maria Nuova nell’antico chiostro delle medicherie (9 - continua)

“[…] Lavandula angustifolia (lavanda):
In tempi non remoti, in tutti cassetti della biancheria c’era un sacchetto con i fiori di lavanda che servivano a profumare e tenere lontane le tarme per la sua azione disinfestante. Specie mellifera tra le più apprezzate, le cui sommità fiorite distillate in corrente di vapore producono la pregiata essenza dalle proprietà analgesiche, antispasmodiche, antibiotiche, insettifughe, tranquillanti. Variabile secondo la provenienza, l’essenza è componente  fondamentale di molti profumi, saponi e cosmetici. […]”
(Tratto da: Le piante medicinali dell’orto dei Semplici dell’Ospedale di Santa Maria Nuova nell’antico chiostro delle medicherie)


Piazza della Signoria

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Guai a colui che morte lo corregge"

venerdì 3 agosto 2018

giovedì 2 agosto 2018

Rifredi...2

Aggiungi didascalia

“[…] ai rilevatori del censimento del 31 dicembre 1881, Rifredi appariva come un borgo abbastanza anonimo e poco significativo alla periferia di una grande città. Firenze appena undici anni prima aveva cessato di essere la capitale d’Italia […]. I quartieri periferici avevano conosciuto uno scarsissimo sviluppo, né avevano sul momento grandi prospettive di espansione. Rifredi era allora considerata  dall’ufficio di statistica del Comune di Firenze, come una propaggine estrema della città, tanto poco importante da essere accomunata nella rivelazione del censimento al quartiere di Novoli e a parte delle Cascine, per costituire una frazione urbana che non aveva neppure un nome proprio, ma prendeva significativamente quello del più vicino quartiere periferico: “S. Jacopino esterno”.
[…] Tuttavia è chiaro che si trattava di una zona ancora semiagricola, dato che su 3.687 abitanti presenti nella zona di S. Jacopino esterno, la metà circa risultava abitare in “case sparse”, cioè al di fuori dell’agglomerazione principale e quindi praticamente in campagna. […]”
(Tratto da: C’era una volta (e c’è ancora) una Casa del Popolo, Andrea Mugnai, 2001)

Arno a Firenze

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"E' meglio tornare in sè che esserci stati sempre"

mercoledì 1 agosto 2018

Ponte Vecchio

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Meglio una volta arrosire, che mille impallidire"