venerdì 31 agosto 2018

Firenze medaglia d'oro al valore civile

Il sindaco Luciano Bausi
“[…] Altra medaglia che decora il civico gonfalone è quella al <<valore civile>> assegnata dal Presidente della Repubblica per  <<le mirabili testimonianze di coraggio, di abnegazione, di civismo e di solidarietà umana, dimostrate nel corso di tragiche giornate dell’alluvione del 4 novembre 1966>>.
La medaglia è stata [fu] consegnata solo alcuni giorni [autunno 1970] fa dal Presidente del Consiglio dei Ministri [Emilio Colombo] . Il valore di questo avvenimento è stato espresso a nome di tutta la città dall’attuale Sindaco Luciano Bausi nel corso della solenne cerimonia svoltasi nel salone dei 500 […]. Il Sindaco ha tra l’altro affermato:<<…Firenze, scrisse Thomas Merton, chiama tutti gli uomini alla solidarietà contro le forze dell’assurdo e della morte, che vorrebbero tradire e disonorare nell’uomo l’immagine di Dio>>. Tutti gli uomini, signor Presidente, risposero all’appello di Firenze non soltanto con aiuti materiali, e profonda partecipazione di sentimento, ma con l’amore fraterno dei loro cuori a piangere la rovina e insieme riaffermare la loro determinazione che l’uomo resti civile, intelligente, nobile, umile, libero: che ciò che Firenze rappresenta rimanga fino a che ci sarà una storia, con il suo significato che va oltre i confini della storia stessa. Sentimmo, signor Presidente, in quei giorni questa solidarietà generosa che ci venne da ogni parte; per questo abbiamo desiderato che fosse il Presidente del Consiglio dei Ministri a fregiare, stamani, il nostro gonfalone della medaglia d’oro al valore civile; per questo abbiamo desiderato, e li ringraziamo per la loro presenza, che fossero presenti i signori Ambasciatori di tutti i popoli che furono materialmente e spiritualmente a fianco del nostro popolo in mezzo al fango delle giornate drammatiche del novembre 1966. […] Mentre tra poco Ella apporrà sul nostro gonfalone la medaglia d’oro al valore civile, il popolo di Firenze, simbolicamente unito in questo salone, sentirà nel proprio cuore tutto il valore di questo simbolo di riconoscenza, e confermerà l’impegno, che corre nel suo sangue, di fedeltà a questi valori fondamentali che sono la vocazione del proprio spirito. Un simbolo, quindi, ed un impegno che non sono solo per il Comune; sono per tutti e per ciascuno. Per il popolo di Firenze, infine, per la sua abnegazione che fu immensa nei giorni dell’alluvione; per la sua volontà ferma di rinascita; per la sua fierezza, libera e forte, di rappresentare nel mondo una voce umana che invoca pace e giustizia>>.”

“[…] Voi fiorentini siete non soltanto l’anima di una città, gli eredi di un antica tradizione, ma per il mondo siete soprattutto i custodi di un bene comune a tutte le genti. Un bene dello spirito che oggi forse più di ieri è richiesto e desiderato da tutti come elemento essenziale di integrazione di una realtà troppo spesso umiliante e alienante. L’omaggio dunque a voi fiorentini è riconoscimento del ruolo che la vostra comunità locale, la vostra storia, la vostra cultura, la vostra arte, i vostri commerci hanno nel mondo, in Europa, in tutto il nostro paese.” (Emilio Colombo – Presidente del Consiglio dei Ministri)

(Tratto da: Il gonfalone di Firenze, a cura dell’Assessorato alla Gioventù, Cultura e Stampa del Comune di Firenze, 1970)


Via Calzaiuoli

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"A gloria non si va senza fatica"

giovedì 30 agosto 2018

Don Facibeni

“[…] La pieve delle Panche, e soprattutto l’anima della pieve e della “Madonnina del Grappa”, don Facibeni aveva nella zona un grande carisma ed una grande influenza.
Giulio Facibeni era stato inviato alle Panche dall’allora arcivescovo di Firenze cardinale Mistrangelo nel lontano ottobre 1912, quando aveva 27 anni. Assai attivo nell’associazionismo e sensibile ai problemi sociali cercò di cominciare a rimediare ai danni fatti dal suo predecessore, don Alessandro Brignole, in un territorio che notoriamente non era abitato da sfegatati cattolici.
Lo diceva lui stesso, in un bollettino parrocchiale del 1916: “Per gli operai che sono la maggioranza il sacerdote è la bestia nera, rappresentante di vecchie e paurose superstizioni ormai tramontate, lo sfruttatore della buona fede dei gonzi, il nemico del popolo perché alleato del capitale; per i più benevoli un uomo che fa più o meno bene il suo mestiere […]. Rimangono i coloni, un centinaio circa di focolari, ma anche tra essi dove sono le famiglie patriarcali di un tempo così affezionate alla loro Pieve?”
Don Facibeni era da poco arrivato alle Panche quando scoppiò la prima guerra mondale. Inaugurò subito, nel 1915, un asilo nido per i figli dei richiamati, prima di essere richiamato a sua volta: soldato di sanità e poi cappellano militare, appunto sul Monte Grappa, dove si rese conto  di tutti gli orrori di quella sanguinosa guerra.
Per questo, tornato alla fine del conflitto alla sua parrocchia , decise di fondare quell’istituzione benefica che, per certi aspetti, diventò leggendaria: l’Opera della Madonnina del Grappa, destinata ad accogliere gli orfani dei soldati morti nel macello del 1915-1918.
La Madonnina del Grappa non si occupò solo di dare assistenza agli orfani, ma creò anche una scuola ed un istituto di formazione professionale. Una attività che continuò dopo l’altra strage mondiale, la seconda, raccogliendo anche i figlio dei soldati americani che erano passati da Firenze e avevano qui vissuto brevi e fugaci amori.
Era implicito che avere fatto parte della Madonnina del Grappa era un titolo preferenziale per entrare alla Galileo: sia perché la formazione professionale (in certo senso “mirata” proprio a questo) era sicuramente di ottimo livello e sia, se non soprattutto, perché questo significava per la direzione dell’azienda assumere giovani che venivano dall’ambiente cattolico, quindi più “tranquilli” politicamente, si presumeva, delle maestranze tradizionalmente “sovversive” che erano state – ed erano ancora – il fulcro operaio della fabbrica.
Questo in realtà era più un auspicio da parte dei dirigenti e dei padroni, perché se è vero che non si poteva ignorare un giovane raccomandato da don Facibeni, non è che “quel” prete fosse stato zitto o non avesse preso posizione quando a Firenze scoppiavano problemi e drammi politici-sociali. […]
Don Facibeni non aveva nulla dei “preti operai” e meno che mai contestava le gerarchie ecclesiastiche; non potrebbe nemmeno essere definito una sorta di don Milani. Mantenne sempre la distanza dai movimenti e dai partiti di sinistr a, ma questo non gli impedì, quando lo riteneva necessario peri l suo credo cristiano, e necessario per i suoi compiti di pastore cattolico, di unire le proprie energie a chiunque lottasse per cause che lui reputava socialmente giuste, senza complessi e nonostante i mugugni di proprietari o dirigenti che lo consideravano un grandissimo rompiscatole […]”
 (Tratto da: C’era una volta (e c’è ancora) una Casa del Popolo, Andrea Mugnai, 2001)

Piazza della Signoria

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Affaticati per sapere e lavora per avere"

mercoledì 29 agosto 2018

Lungarni

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"A fare i fatti suoi uno non s'imbratta le mani"

martedì 28 agosto 2018

“Il Gonfalone di Firenze”

“[…] Il fiore adottato dai nostri antenati era bianco. Somigliava come forma ad una <<iris>>, non ad una <<iris germanica>>, bensì a quella fiorentina, detta comunemente <<giaggiolo>>.
Questo simbolo floreale, posto in un campo vermiglio, fu per molti anni l’emblema della città. Si dice che il colore rosso venisse lasciato ai fiorentini da coloro che avevano fondato il primo nucleo cittadino: i romani. Infatti lo stemma di Roma (col suo S.P.Q.R. in oro) ha il fondo rosso sebbene di tonalità non del tutto uguale alla nostra.
Nello scorrere dei secoli l’accendersi delle fazioni politiche creò nella nostra città un grave sconvolgimento. Uccisioni, incendi, condanne ed esili, erano all’ordine del giorno. Dalle altissime torri (alcune raggiungevano i 70 metri) piovevano su chi si azzardava ad assalirle, proiettili di ogni genere, e le potenti famiglie che si chiudevano in quei fortilizi erano invulnerabili.
Venne però il giorno in cui la Repubblica decretò che i <<grandi>> dovessero abbassare le loro torri fino a 50 braccia (29 metri circa).
Alcune di esse si possono ancora vedere, sebbene piuttosto malconce, in alcuni punti centrali della città. Questa decapitazione forzata avvenne nel 1250.
Nel 1251, in occasione della guerra contro Pistoia, i fiorentini guelfi vollero distinguersi dai loro avversari ed adottarono uno stemma i cui colori erano invertiti,. Campo bianco e giglio rosso.
Dante ricordando questo fatto assieme ad una grave sconfitta che l’esercito guelfo subì a Montaperti, scrisse nel suo Poema: <<Tanto che ‘l giglio / non era ad asta mai posto a ritroso / né per division fatto vermiglio>> (Paradiso 16, 152-154). […]
Dopo questa battaglia i ghibellini, col loro giglio bianco, rientrarono in Firenze e si vendicarono abbattendo le case dei concittadini guelfi fuggiti precipitosamente verso Lucca. In questo periodo di tempo i governanti aprirono le mura della città (che allora passavano davanti al Teatro Verdi) una nuova porta ed una strada rettilinea al di fuori, che appunto per questa ragione, venero chiamate porta e via Ghibellina.
Poco durò il dominio di questa fazione poiché alla morte di Manfredi i seguaci di Farinata degli Uberti dovettero allontanarsi e così riapparve <<tutto vermiglio>> il giglio dei vincitori. Da allora non ci sono stati cambiamenti sostanziali dell’emblema. […].
Con al dominazione medicea le palle rosse (emblema di questa famiglia) diventarono lo stemma ufficiale della Toscana e il giglio cessò di essere il simbolo dello stato.
Pietro Leopoldo I di Lorena, granduca, con una provvida legge istituì le <<Comunità>>. Queste erano rette da un <<gonfaloniere>> (l’attuale sindaco) e dai <<priori>>(attuali assessori e consiglieri). […]
Ogni <<Comunità>> si dette il suo stemma. Per alcune , dato il loro storico passato fu cosa facile ma per altre di nuova creazione si dovette ricorrere alla fantasia. Così barberino del Mugello adottò una testa di uomo con la barba, Brozzi una palude con i giunchi emergenti dalle acque e il Pellegrino (anche gli abitanti di via Bolognese erano raggruppati in un comune che confinava con il Parterre) aveva per stemma un pellegrino con tanto di borraccia e di bastone!
Firenze, naturalmente, conservò il suo storico giglio […]”
(Tratto da: Il Gonfalone di Firenze, a cura dell’Assessorato alla Gioventù, Cultura e Stampa del Comune di Firenze, 1970)


Ponte Santa Trinita

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"A chi non pesa, ben porta"

lunedì 27 agosto 2018

Il rigatino (pancetta o ventresca)

“Salume dalla tipica forma rettangolare ricavato dal ventre del maiale. Esternamente è ricoperto da pepe nero che gli conferisce un aroma molto intenso, mentre all’interno presenta parti magre, caratterizzate da un colore rosso vivo che si alternano ad ampie strisce di grasso (da cui deriva il termine rigatino).
Il rigatino è un alimento particolarmente sapido, la cui consistenza dipende dalla durata del periodo di stagionatura.
Dopo la rifilatura, la carne viene disposta su assi di legno, insaporita con un impasto a base di sale, aglio, pepe, eventualmente anche spezie e peperoncino e lasciata riposare per circa 15 giorni. Al termine di questo processo avvengono la spazzolatura o il lavaggio e la pepatura finale.
Il prodotto così ottenuto necessita di una stagionatura di almeno un mese in ambienti freschi e areati, ma non si conserva a lungo, poiché ha una maturazione rapida (marzo-aprile).”
(Tratto da: Guida ai prodotti agroalimentari del Casentino, a cura dell’EcoMuseo del Casentino)

Ponte Vecchio

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"A chi non ha da far Gesù gliene manda"

sabato 18 agosto 2018

Modi di dire: "L'è sonato!"

Ricevere tale espressione non è piacevole in quanto ci descriverebbe come strani, o peggio, scemi. Quindi, un sinonimo di "toccato" (pazzerello) che deriva dal gesto di picchiettare (toccare) la tempia con l'indice a sottolineare lo scarso equilibrio mentale di una persona. "Sonato" avrebbe la stessa origine, infatti picchiettando la tempia con il dito, si emetterebbe un suono profondo ad evidenziare la testa vuota (senza cervello) della persona additata strana. Invece, c'è chi ne indica l'origine dal fatto che, come uno strumento musicale quando è suonato emette vibrazioni alterando il suo stato iniziale di quiete, così una persona "sonata" perde la sua centratura ed il suo equilibrio (mentale). Od ancora, sarebbe l'abbreviazione di "sonato come una campana", che a sua volta trarrebbe origine dalla difficoltà di costruire una campana intonata. Infatti, essere stonati è sinonimo, riferito ad una persona, di uno squilibrio psicofisico.
Testo di Roberto Di Ferdinando

venerdì 17 agosto 2018

Modi di dire: "dare di barta"

Il significato italiano è rivoltare, arrovesciare, capovolgersi. Invece, l'espressione, nella parlata comune, a seconda del contesto, cambia significato. Infatti, può indicare una caduta accidentale, spesso da un mezzo di trasporto, o più specificamente il cappottamento di un veicolo. Oppure, si utilizza con frequenza per commentare un'agire non propriamente normale di una persona: "gli ha dato di barta il cervello" (quell'atteggiamento strano non può che essere causato dal fatto che gli si è arrovesciato il cervello e quindi quella persona fa cose strane, il cervello funziona alla rovescia).
(Testo di Roberto Di Ferdinando)

venerdì 10 agosto 2018

Finocchiona

“Tipico insaccato toscano dalla forma cilindrica simile al salame. Di colore rosa, con aroma e sapore intensi di finocchio selvatico (da cui deriva il nome).
La finocchiona è ricavata da carni scelte di maiale (comprese le rifilature del prosciutto, della spalla e dell’arista) triturate finemente e impastate con il sale, pepe macinato e in grani, aglio, semi di finocchio selvatico. Vi possono essere anche aggiunti vino rosso o vinsanto e spezie.
L’impasto così ottenuto viene insaccato in budelli naturali, legato e fasciato. Successivamente il prodotto attraversa una prima fase di stufatura o sgocciolamento che si protrae per circa 24 ore, poi si pasa all’asciugatura che ha una durata di 7-10 giorni.
Al termine di questi processi, i salumi sono trasferiti nei locali di stagionatura dove rimangono per un periodo di 2-3 mesi acquisendo le loro peculiari caratteristiche di sapore e consistenza.“
(Tratto da: Guida ai prodotti agroalimentari del Casentino, a cura dell’EcoMuseo del Casentino)

Ponte di Santa Trinita

Foto di Roberto Di Ferdinando

Proverbio Toscano del Giorno

"A cattivo lavoratore ogni zappa dà dolore"

giovedì 9 agosto 2018

Quartiere di Rifredi

“[…] In una pubblicazione della sezione del PCI di Rifredi del 1956 viene fatta una minuta analisi delle caratteristiche della zona. <<Il centro urbano – dice la relazione- comprende una rete di 30 strade, ma in realtà è assai più vasto poiché presenta coesione omogenea con la zona di confine delle Panche, del Ponte di Mezzo, delle Tre Pietre e del Romito Vittoria.
La popolazione di queste zone converge abitualmente al centro di Rifredi […]>>.
Risultavano, secondo l’analisi del rapporto, molte medie aziende, di alcune delle quali vi erano riportati gli addetti: la più grande, ovviamente la Galileo, aveva, fra operai e impiegati, 2570 lavoratori, la Muzzi 77, la Superpila 405, la Gabrielli 11, la Frilli 14. Seguivano poi (ma manca il calzificio Passigli, che pure ebbe nella zona una sua storia aziendale e industriale), senza indicazione di quanti fossero i lavoratori impiegati, la Fonderia Marinelli, la Manetti&Roberts, la Selt-Valdarno, la Di Grazia, la Tipografia Conti, l’Ospedale di Careggi, la Resisto. […] i negozi della zona accuratamente conteggiati: 24 di abbigliamento, 73 di generi alimentari, 16 bar, mobilifici e arredamento 11, 2 farmacie, 3 cinema (ma 2 estivi), 2 edicole, 3 trattorie. Di centri ricreativi la relazione ne cita solo due, quelli della Flog, organizzazione interna degli operai della Galileo, e la Società di Mutuo Soccorso di Rifredi . […]”
 (Tratto da: C’era una volta (e c’è ancora) una Casa del Popolo, Andrea Mugnai, 2001)

Piazza di Santa Croce

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"A buon cavaliere non manca lancia"

mercoledì 8 agosto 2018

Scottino e lattaiolo

“Due piatti tipici della cultura pastorale locale sono rappresentati dallo scottino e dal lattaiolo.
Il primo, mangiato solitamente a colazione dal pastore, viene preparato mettendo del pane raffermo in un recipiente alternato a ricotta calda e siero (liquido rimanente dopo il formaggio).
Il secondo, considerato l’antenato del “crème caramel”, prevede di far bollire latte e zucchero al quale aggiungere una volta freddo, uova frullate con aromatizzazione di vaniglia o coriandolo.”
(Tratto da: Guida ai prodotti agroalimentari del Casentino, a cura dell’EcoMuseo del Casentino)



Giardino delle Rose

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Un buon pentirsi, non fu mai tardi"

martedì 7 agosto 2018

Novembre del 1944


“[…] Nel novembre del 1944 i prezzi sono saliti di otto volte e mezzo la spesa del 1928: 223 lire e mezzo (contano anche i 50 centesimi, eccome). Gli aumenti sono stati, e sono, vertiginosi e sembrano inarrestabili.
La refezione scolastica per 3500 bambini è così composta: 23 grammi di polvere da minestra e 28 grammi di vegetali. E’ fame, fame vera. […]”
 (Tratto da: C’era una volta (e c’è ancora) una Casa del Popolo, Andrea Mugnai, 2001)

Ponte Vecchio

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Chi vive ostinato muore disperato"

lunedì 6 agosto 2018

Le piante medicinali dell’orto dei Semplici dell’Ospedale di Santa Maria Nuova nell’antico chiostro delle medicherie (9 - continua)

“[…] Lavandula angustifolia (lavanda):
In tempi non remoti, in tutti cassetti della biancheria c’era un sacchetto con i fiori di lavanda che servivano a profumare e tenere lontane le tarme per la sua azione disinfestante. Specie mellifera tra le più apprezzate, le cui sommità fiorite distillate in corrente di vapore producono la pregiata essenza dalle proprietà analgesiche, antispasmodiche, antibiotiche, insettifughe, tranquillanti. Variabile secondo la provenienza, l’essenza è componente  fondamentale di molti profumi, saponi e cosmetici. […]”
(Tratto da: Le piante medicinali dell’orto dei Semplici dell’Ospedale di Santa Maria Nuova nell’antico chiostro delle medicherie)


Piazza della Signoria

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Guai a colui che morte lo corregge"

venerdì 3 agosto 2018

giovedì 2 agosto 2018

Rifredi...2

Aggiungi didascalia

“[…] ai rilevatori del censimento del 31 dicembre 1881, Rifredi appariva come un borgo abbastanza anonimo e poco significativo alla periferia di una grande città. Firenze appena undici anni prima aveva cessato di essere la capitale d’Italia […]. I quartieri periferici avevano conosciuto uno scarsissimo sviluppo, né avevano sul momento grandi prospettive di espansione. Rifredi era allora considerata  dall’ufficio di statistica del Comune di Firenze, come una propaggine estrema della città, tanto poco importante da essere accomunata nella rivelazione del censimento al quartiere di Novoli e a parte delle Cascine, per costituire una frazione urbana che non aveva neppure un nome proprio, ma prendeva significativamente quello del più vicino quartiere periferico: “S. Jacopino esterno”.
[…] Tuttavia è chiaro che si trattava di una zona ancora semiagricola, dato che su 3.687 abitanti presenti nella zona di S. Jacopino esterno, la metà circa risultava abitare in “case sparse”, cioè al di fuori dell’agglomerazione principale e quindi praticamente in campagna. […]”
(Tratto da: C’era una volta (e c’è ancora) una Casa del Popolo, Andrea Mugnai, 2001)

Arno a Firenze

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"E' meglio tornare in sè che esserci stati sempre"

mercoledì 1 agosto 2018

Ponte Vecchio

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Meglio una volta arrosire, che mille impallidire"