martedì 19 giugno 2018

L'adolescente Carducci a Firenze

Via Romana n.135
“[…] Giosuè Carducci […] era un discolo. […] Forte, sulfureo, insofferente alla disciplina. Facile alla burrasca come alla facezia che poteva essere feroce. Tirò zampate a destra e manca fin da ragazzo. Venne a Firenze a 14 anni nel 1849 per studiare agli Scolopi (in via Martelli). A scuola arrivava in ritardo, giacchetta di panno turchino e berretto militare. Entrava in classe con passo ardito e fronte alta. Non era un allievo come gli  altri e prendeva buoni voti nonostante le forche. Aveva la stoffa del leader. Una volta, durante l’ora di latino, uscì dal banco all’improvviso, attraversò l’aula, si fermò di fronte alla cattedra e tirò fuori di tasca un libretto. Lesse, tradusse, commentò. Preciso, sicuro di sé, nessuna esitazione. Era un testo di Persio Flacco senza note. Roba tosta. Poi tornò al suo posto nel silenzio ammirato della classe. Da quel giorno ebbe tutti in pugno. […]”
(Tratto da: Quel discolo di Carducci che in classe dettava legge, di Silvia Lagorio, Corriere Fiorentino del 2011)

"[...] Le idee politiche di Michele Carducci (il padre), intanto, cominciarono a rendergli la vita impossibile in paese,[21] tanto che dovette migrare dapprima a Castagneto (oggi Castagneto Carducci ingloba gli antichi borghi di Castagneto e Bolgheri) e poi a Lajatico, dove in breve si ripropose lo stesso problema, che convinse il dottore a cercar rifugio nella grande città.
Fu così che il 28 aprile 1849 i Carducci si stabilirono a Firenze (in una misera abitazione di via Romana) dove il primogenito, quattordicenne, conobbe la quindicenne Elvira, figlia del sarto Francesco Menicucci e della sua prima moglie. Menicucci aveva sposato in seconde nozze la sorella di Ildegonda Celli ed era divenuto così parente della famiglia, instaurando un'assidua frequentazione che permise ai due ragazzi di vedersi spesso.
Il 15 maggio cominciò a frequentare il liceo nelle Scuole Pie degli Scolopi di San Giovannino acquisendo una sempre più sorprendente preparazione in campo letterario e retorico. Nei primi mesi suo docente di umanità fu don Michele Benetti. Prima di iscriverlo al biennale corso di retorica (1849-1851), il padre pensò per un istante di introdurlo nel Liceo Militare ma abbandonò presto l'idea.
Continuò così la frequentazione delle Scuole Pie, dove l'insegnante di retorica era padre Geremia Barsottini (1812-1884), sacerdote con fama di liberale e poeta dilettante d'ispirazione romantica. Carducci strinse amicizia in particolare con due compagni, Giuseppe Torquato Gargani ed Enrico Nencioni, i quali notarono subito il suo talento superiore alla norma. È noto l'episodio, riferito dal Nencioni stesso, di quando ad un'interrogazione di latino in cui ciascuno doveva tradurre e spiegare oralmente un passo ad libitum, Giosuè estrasse un libro non annotato di Persio, e lo espose con sbalorditiva maestria.
Nel frattempo, nell'aprile 1851, la famiglia si trasferì a Celle sul Rigo sulle pendici del Monte Amiata, ma il giovane Carducci rimase a Firenze per continuare gli studi. Il maggior tempo libero gli permise di vedere più frequentemente Elvira Menicucci, e la simpatia che si era subito venuta a creare si alimentò, se è vero che il 6 settembre Carducci scriveva versi di questo stampo:
« E se 'l tempo e i suoi corrucci
a' miei canti piegherà
Oh! l'Elvira di Carducci
forse no, che non morrà »

Una breve digressione letteraria si rivela necessaria sin da ora, perché la produzione poetica fu precoce, e c'è chi, forse esagerando, vi ha visto presente in nuce il poeta maturo. Sono in ogni caso anni di intensa sperimentazione poetica, anni in cui Carducci cerca in tutti i modi di affrancarsi da un'impostazione romantica che l'educazione ricevuta e la corrente dominante avevano inevitabilmente imposto al ragazzo e ai componimenti della prima adolescenza. Tra il 1850 e il 1853 si fanno strada l'ode saffica (Invocazione e A O. T. T.) e alcaica (A Giulio), gli inni (A Febo Apolline, A Diana Trivia) e i brani d'ispirazione oraziana. Nonostante ciò, il gusto pratesco resiste ed è riscontrabile nei Lai d'un trovatore e nell'Ultimo canto del poeta.
Oltre all'amore e alla contemplazione rugge nell'irruente spirito carducciano un patriottismo impregnato di motivi pariniani, foscoliani e leopardiani, in una convinta condanna della situazione politica attuale. Accanto al tema della morte, leitmotiv che sarà ricorrente nell'intera vicenda artistica del Nostro, vi è un senso autentico e profondo del religioso, un lancinante e post-manzoniano arrovellarsi attorno all'esistenza di Dio (nel sonetto Il dubbio per esempio), una spiritualità nobile che si tramuterà in anticlericalismo negli anni a venire, certamente per lo scontro con la mentalità bigotta con cui venne frequentemente in contatto.
Alla scuola fu ammesso per l'anno 1851-1852 al corso di scienze; la geometria e la filosofia gli furono impartite da padre Celestino Zini, futuro arcivescovo di Siena. In quel periodo il Carducci, che si dava anima e corpo allo studio anche a prezzo di grandi sacrifici (d'inverno si recava a scuola senza mantello e senza sciarpa a causa delle ristrettezze economiche), andava rafforzando una predilezione per i poeti classici dell'antichità, sprone morale e patriottico per l'età presente. Tuttavia, la sua indole passionale lo portò a contatto anche con i romantici, soprattutto Schiller e Scott, mentre si entusiasmò per Leopardi e Foscolo.
Siccome vicino a via Romana viveva lo stampatore Emilio Torelli, riuscì a far comparire in forma anonima un sonetto arcadico alla maniera di Angelo Mazza, mentre sempre nel 1852 compose la novella romantica Amore e morte, in cui combinando confusamente assieme vari metri raccontava di un torneo in Provenza e della fuga del vincitore, un cavaliere italiano, con la bella regina della manifestazione; un ratto che dovette tragicamente concludersi a Napoli dove il fratello dell'avvenente tolosana uccise l'amante e la costrinse alla monacazione. L'abate Stefano Fiorelli che curava allora una rivista letteraria non gliela volle tuttavia pubblicare, e Carducci gliene sarà riconoscente, avendo evitato di farsi passare per poeta romantico.
Intanto, completati gli studi superiori, nel 1852 raggiunse la famiglia a Celle sul Rigo, che era un piccolo borgo. [...]"
(Tratto da Wikipedia.it)

21 giugno - Convegno "Piazze, Partecipazione, Progetti"

Il Convegno intende valutare ed approfondire lo stato dell'arte relativo alle strategie di intervento e di recupero architettonico e funzionale del tessuto storico di Firenze. 21 giugno 2018, ore 15, Aula Magna di Palazzo Vegni, Via San Niccolò, 93 Firenze. Organizzazione: Unità di Ricerca “Paesaggio, Patrimonio culturale, Progetto" del Dipartimento di Architettura dell'Università di Firenze; Comune di Firenze; Ordine e Fondazione Architetti di Firenze. Per informazioni: https://www.dida.unifi.it/upload/sub/pdf/convegni/Convegno%2021%20giugno%20UR%20web.pdf

Fino all'11 luglio - Mostra "Passaggi d'acqua"

La mostra, curata da Lucilla Saccà con Mario Gorni, presenta una scelta di video di artisti che evidenziano le peculiarità sociali, storiche ed estetiche di uno dei beni più importanti e insostituibili della nostra esistenza e del nostro pianeta. Inaugurazione 21 giugno ore 18. Aperta dal 21 giugno all'11 luglio 2018  - da mercoledì a venerdì, ore 15 - 19 (su appuntamento: 380 1468814 - 333 4044934). Corridoio Brunelleschi, Biblioteca Umanistica, Passaggi d'acqua, Piazza Brunelleschi, 3 Firenze. Organizzazione: Biblioteca Umanistica dell'Università di Firenze e Dipartimento SAGAS Storia, Archeologia, Geografia, Arte e Spettacolo. Per informazioni: 380 1468814 - 333 4044934


19 giugno - SAGGIO SPETTACOLO DI DANZA ESPRESSIVA ARABA® E FUSION

MARTEDÌ 19 GIUGNO
h 21:30 Danza
SAGGIO SPETTACOLO DI DANZA ESPRESSIVA ARABA® E FUSION

Organizzato da Gaia Scuderi e Martina Filippi.
Saranno presenti le allieve dei loro corsi.
Ospiti della serata: Eleonora Sanpaolesi, Elisa Morelli e le rispettive allieve.

Una serata per coronare gli anni di studio e di lavoro insieme; per dedicarsi all’oriente, assaporarne il profumo e le sue fragranze. In un gioco di colori e allegria si alterneranno sul palco professionisti e danzatori amatoriali, uniti dalla passione e dalla gioia del danzare. Il palco si animerà coinvolgendo il pubblico emotivamente, con esibizioni mozzafiato e interpretazioni di alto livello trascinando ogni singolo spettatore in un vortice di meraviglie.
Gaia Scuderi, danzatrice e coreografa, inizia lo studio della danza nel 1981 seguendo corsi di danza classica, contemporanea e Graham presso la scuola Daria Collins. Parallelamente completa la sua formazione artistica studiando canto lirico, pianoforte e solfeggio presso la Scuola “Vito Frazzi”. Dal 1990 con il “Teatro dell’Arcano” di Kassim Bayathly e Roberta Bongini si occupa di danza araba e continua parallelamente a perfezionarsi in classico, moderno e flamenco, con Angela Mugnai, Daniel Tinazzi, Rosanna Brocanello, Claudio Iavarone, creando un suo stile personalizzato. Viene considerata dalla critica una delle migliori soliste in Europa.
Martina Filippi, laureata in Archeologia Medievale, conosce il mondo della danza del ventre da piccolissima, durante uno spettacolo di danza del ventre con la spada, dove scopre di avere una predisposizione naturale al “belly roll” (onda della pancia). Comincia lo studio della danza mediorientale, frequentando veri e propri corsi, studiando lo stile Cabaret Bellydance e si appassiona alle danze con gli accessori quali il velo, i cimbali, la spada, le candele e le ali di Iside. Durante questi anni di studio, ricerche, confronti ed esibizioni cerca di dare una chiave personale allo stile, utilizzando anche musiche che si distaccano da quelle normalmente proposte nelle esibizioni in stile arabo-orientale. L’incontro con lo stile Tribal Fusion e Gothic Bellydance avviene quasi naturalmente, influenzata dalla musica Dark, Elettronica e Goth.
Caffé Letterario °Le Murate
Piazza delle Murate, Firenze
caffeletterario@lemurate.it
(+39) 055 2346872
www.lemurate.it

21 giugno - Richard Rogers, architetto di fama internazionale, terrà una lectio magistralis all’Accademia delle Arti del Disegno dal titolo “A place for all people”

Richard Rogers,
architetto di fama internazionale,
terrà una lectio magistralis
all’Accademia delle Arti del Disegno
dal titolo “A place for all people”



Giovedì 21 giugno 2018
Ore 15.30 Registrazione dei partecipanti
Ore 16.00 Inizio della conferenza
Accademia delle Arti del Disegno
Sala delle Adunanze
Via Orsanmichele, 4, Firenze
Ingresso libero fino a esaurimento posti



Il 21 giugno 2018, dalle ore 15.30, l’Accademia delle Arti del Disegno ospita una lectio magistralis dell’“archistar” di fama internazionale Richard Rogers, uno dei più innovativi e visionari architetti della sua generazione. Richard Rogers è stato nominato Accademico d’Onore dell’Accademia delle Arti del Disegno il 18 ottobre 2017, come riconoscimento del rilevante e indiscutibile contributo che, nel corso della sua carriera, ha dato alla progettazione e all’approfondimento dei temi dell’urbanistica e delle costruzioni.

In occasione dell’incontro all’Accademia delle Arti del Disegno, Richard Rogers ripercorrerà la sua vita e la carriera, che è iniziata proprio a Firenze, per poi proseguire con il racconto dei prestigiosi progetti che ha realizzato, dal Centre Pompidou di Parigi al Lloyd’s Building di Londra, dal progetto del Palazzo di Giustizia di Bordeaux all’ampliamento dell’Aeroporto di Marsiglia, fino ad arrivare al Centro Rogers di Scandicci. I suoi lavori s’ispirano a un modello sociale di approccio che lui stesso ha definito “Un posto per tutti” e, coerentemente con questo convincimento, ci proporrà una visione di come le nostre città potrebbero essere più creative, belle e sostenibili.
Dopo l’introduzione della Prof.ssa Cristina Acidini, Presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, Richard Rogers sarà presentato dal Prof. Francesco Gurrieri, Presidente della Classe di Architettura dell’Accademia, insieme con la Prof.ssa Cristina Donati, critica di architettura.
Seguirà un dibattito sui temi affrontati e l’architetto Rogers risponderà alle domande dei presenti.

Richard Rogers nasce a Firenze nel 1933, in una famiglia colta e cosmopolita, il padre Nino è un medico cresciuto a Venezia e la madre Dada, triestina, un’amante dell’arte, allieva di James Joyce.
Nel 1938, dopo la proclamazione delle leggi razziali e con la guerra alle porte, la famiglia si trasferisce in Inghilterra e abbandona l’appartamento fiorentino con i suoi eleganti arredi (disegnati dal cugino Ernesto Nathan Rogers) e la vista sulla cupola del Brunelleschi per una camera in una pensione a Bayswater, con il contatore a monete per il riscaldamento e la vasca dentro un armadio.
Al termine della guerra, non appena compiuti diciassette anni, Rogers inizia a viaggiare da solo “Ero piuttosto avventuroso”, afferma “ho corso insieme ai tori a Pamplona, ho schivato i controllori aggrappandomi fuori dai vagoni e ho passato una notte nelle celle di San Sebastián dopo essere stato arrestato dalla Guardia Civil franchista per aver nuotato nudo in mare”.

Dopo essersi laureato all’Architectural Association School di Londra, Rogers vola negli Stati Uniti per completare la propria formazione a Yale. È qui che incontra Norman Foster con cui costituisce Team 4 (insieme alla prima moglie Su e Wendy Foster), a cui si devono progetti paradigmatici del nascente filone high-tech. Viaggiando negli Stati Uniti e in Messico, Rogers partecipa alle lezioni di Louis Kahn sulla natura dei materiali, sul rapporto tra architettura e musica, tra spazio e silenzio; studia le linee orizzontali e la struttura organica degli edifici progettati da Frank Lloyd Wright; contempla l’architettura aperta della Eames House a Los Angeles. È l’inizio di una lunga carriera dedita allo studio dei fenomeni sociali, alle ricerche sulle tecnologie ambientali, all’impiego di soluzioni strutturali ed energetiche flessibili, che consentono sia la sostituzione di singoli elementi sia la variazione di destinazione d’uso degli edifici, in continuità con alcuni princìpi del Modernismo. Scienziato e artista, Rogers sostiene che i migliori progetti non nascono semplicemente dalle richieste del committente, ma da un lavoro di squadra che cerca di rispondere a problematiche culturali più ampie, quindi, a titolo di esempio, il Centre Pompidou, realizzato con Renzo Piano, è una delle opere più iconiche della storia museale contemporanea, è un grande contenitore culturale aperto verso la città, è appunto “un posto per tutti, giovani e vecchi, poveri e ricchi, di ogni religione e nazionalità, un incrocio tra la vitalità di Times Square e la ricchezza culturale del British Museum”.


La lectio magistralis sarà in lingua italiana e resa pubblica sul sito dell’Accademia.
Ingresso libero, fino a esaurimento posti.


Per ulteriori informazioni
Accademia delle Arti del Disegno
Via Orsanmichele, 4, 50123, Firenze
Telefono: + 39 055 219642
Email: info@aadfi.it
www.aadfi.it

Luca Bernardini , fiorentino, è il nuovo campione italiano di Poetry Slam

 E’ Luca Bernardini , 29 anni, fiorentino, psicologo , autore ed attore , il vincitore del Campionato Nazionale di Poetry Slam organizzato dalla LIPS che si è tenuto a Genova domenica 17 giugno, all’interno del del Festival di Poesia. Al secondo posto il giovanissimo milanese Emanuele Ingrosso . Alla finale hanno partecipato 21 concorrenti provenienti da tutte le regioni e vincitori dei  campionati regionali di questo genere nato negli Stati Uniti negli anni ottanta, ed arrivato qui da noi nel 2001, per opera di Lello Voce, e che in questi ultimi anni sta letteralmente spopolando, diffondendosi a macchia d'olio su tutto il territorio nazionale.

Si tratta di una vera e propria gara, in cui i partecipanti si cimentano nella declamazione di testi propri. Hanno a disposizione tre minuti e non possono utilizzare oggetti di scena, costumi o accompagnamento musicale. Al termine della loro esibizione vengono valutati da una giuria estratta a sorte tra il pubblico presente.

Una forma artistica che coniuga scrittura poetica e capacità interpretative, con l'intento di riportare la poesia tra le persone, là dove si era diffusa, nella sua dimensione orale e popolare. Durante un poetry slam si pensa, si piange e si ride. E a volte si fanno tutte queste cose contemporaneamente.

Luca aveva già vinto la finale toscana , disputatasi il 20 Maggio presso la Polveriera, con i testi “Tuttuncieloazzurro”, “Ultras” e “Feste Bellissime”, che avevano convinto il pubblico per intensità ed originalità.

Ponte Vecchio

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"La troppa umiltà vien da superbia"

lunedì 18 giugno 2018

19 giugno - Lectio Magistralis di Guido Canali "Dialoghi intorno a Porcinai - Paesaggi per il lavoro"

Una riflessione sul linguaggio compositivo che caratterizzò l'esperienza dell'architetto del paesaggio Pietro Porcinai. 19 giugno 2018, ore 15, Aula Magna del Rettorato, Piazza S. Marco, 4 Firenze. Organizzazione: Associazione Pietro Porcinai ONLUS, Università di Firenze, con il patrocinio della Fondazione Architetti di Firenze. Per informazioni: http://www.festivaldelverdeedelpaesaggio.it/wp-content/uploads/2018/06/locandina_Paesaggi_per_il-lavoro_2018.pdf

19 giugno -Conferenza "Rileggendo la saga dei Patriarchi"

di Pelio Fronzaroli, Professore emerito dell'Università di Firenze. Un'analisi dei racconti biblici dei Patriarchi alla luce degli antefatti culturali e religiosi di area semitica comune. 19 giugno 2018, ore 16, aula 4, Plesso Didattico di via Gino Capponi, 9 Firenze. Organizzazione: Dipartimento di Lingue, Letterature e Studi Interculturali. Per informazioni: https://www.lilsi.unifi.it/upload/sub/locandina_Conferenza%20Fronzaroli.pdf