lunedì 14 settembre 2020

Florence Nightingale

“[...] Florence Nightingale, il nome è frutto dell'amore che i genitori nutrivano per Firenze, dove nacque il 12 maggio del 1820 sulla collina di Marignolle. Florence, una sua zia materna, e le altre 37 infermiere londinesi volontarie - dicevamo in pochi mesi riuscirono a ribaltare le spaventose condizioni igienico-sanitarie di quell'infame ospedale da campo (Guerra di Crimea) riducendo di due terzi le morti tra i feriti inglesi. La notizia arrivò in patria e il giornale “Times" esaltò la missione di quelle eroine [...] Tornata a casa, nel 1860 riuscì a far capire alla Reale Commissione quanto, oltre a buone medicine, fossero essenziali i requisiti da lei forniti per dare un minimo di dignità agli ospedali civili e militari. Parliamo dell'aria pulita, dell'acqua pura, fogne efficienti, pulizia e luce. A questi ne accodava tre, altrettanto curativi: silenzio, calore, dieta. E subito dette vita alla Scuola Nightingale, la prima al mondo destinata alla formazione degli infermieri, offrendo nozioni, e un rigoroso metodo da seguire. [...] L'opera di Florence ispirò anche la nascita della Croce Rossa. Morì a Londra il 13 agosto del 1910. La natia Firenze le ha dedicato una statua nella basilica di Santa Croce. [...]."

(Tratto da: Alfredo Scanzani, in Storia & Storie di Toscana, MARZO-APRILE 2020)

mercoledì 9 settembre 2020

La peste del 1630


“[…] L’abbigliamento dei medici durante la pestilenza: il "becco" era riempito di erbe aromatiche per purificare l'aria infetta, il bastone per visitare l'infermo senza toccarlo. […] Il cuoio veniva creduto invece uno scudo ai “semi” della nera. I medici si coprivano interamente il corpo con mantello e cappello di pelle […]”. (Pino Miglino, in Storia & storie di Toscana MARZO-APRILE 2020).

sabato 29 agosto 2020

Quando San Giuseppe fu comprotettore di Firenze

 

Chiesa di San Giuseppe (foto tratta da: https://www.beweb.chiesacattolica.it)

“[…] Cosimo III, non si sa per quale voto fatto ed esaudito il 18 dicembre del 1719 elesse San Giuseppe patrono di Firenze e del granducato. La solenne proclamazione del «comprotettore del felicissimo Stato» avvenne nel 1720 in occasione della ricorrenza del santo, e fu sancita da un documento del Senato dei Quarantotto nella chiesa accanto alla basilica di Santa Croce (prima c’era una cappella della Compagnia di Santa Maria del Giglio e San Giuseppe) […]. Il granduca s’era sentito ispirare a porre famiglia e Stato «sotto il potentissimo patrocinio, tutela e dominio assoluto del glorioso San Giuseppe» e alla speciale cerimonia assistettero pure il figlio Gian Gastone e la principessa Elettrice.
Il senatore Filippo Buonarroti lesse la carta d’elezione, fu cantato il Te Deum, poi seguì uno sparo d’augurio dalla Fortezza da Basso.
Cosimo s’impegnò pure a mandare, ogni 18 di dicembre (anniversario del suo voto), olio e cera al convento dei padri Minimi […].
La storia durò poco. Ci pensò il libertino Gian Gastone a far svanire il sogno del padre […].”
(Alfredo Scanzani, in Storia & storie di Toscana, gennaio-febbraio 2020)

venerdì 21 agosto 2020

Le campane di Santa Maria Novella che fecero scappare Leopardi

 

“Maria Domenica Caterina, Maria Nunziata Pietra Tommaso, Maria Assunta Vincenza Antonina e Maria Giovanna Caterina, tutte e quattro figlie del fonditore fiorentino Alessandro Tognozzi, vennero battezzate il 16 giugno del 1764. Risuonarono per l’intera città di Firenze. Parliamo delle campane della basilica di Santa Maria Novella, rifuse anche con il bronzo delle vecchie sorelle che risalivano all’inizio del 1300. Tra bronzo antico, quello nuovo e la manodopera, costarono un patrimonio (1077 scudi, 4 lire e 11 denari). Ma il suono lasciava un po’ a desiderare e di questo se ne lamentò persino il poeta Giacomo Leopardi, che nel 1830 alloggiava in un albergo poco lontano. Nervosetto di suo, Leopardi non riteneva gradevole quello scampanio e decise di trasferirsi in una locanda più silenziosa. Rimediò alla supposta stonatura fra’ Rosario Magnelli che quindici anni dopo, proprio per armonizzare al meglio il suono delle quattro campane, con la scusa di onorare il fondatore del convento di Santa Maria Novella spese 800 libbre per aggiungere una squilla, dedicandola a  Giovanni da Salerno, eletto beato fra gli angeli e le campane. […]”
(Alfredo Scanzani, in Storia & storie di Toscana, gennaio-febbraio 2020)

martedì 18 agosto 2020

Torre di San Niccolò alle Rampe

Torre di San Niccolò alle Rampe (Gabinetto Vieusseux, Archivio Contemporaneo A.Bonsanti, Fondo Poggi)
 

mercoledì 5 agosto 2020

L'Educandato di Poggio Imperiale

foto di Autore: Stefano Casati
“Di quel fascino misto a baldanza si era accorto anche Giuseppe Tomasi di Lampedusa nel sottolineare, tra le pagine del suo Il Gattopardo, “quante arie“ fosse solita darsi Angelica una volta “ritornata dal collegio di Firenze“, andando “ n giro per il paese con la sottana rigonfia e i nastri di velluto che le prendono giù dal cappellino“. […] E’ l’Educandato della Santissima Annunziata il collegio di cui parla lo scrittore. La scena descritta ne Il Gattopardo si riferisce a qualche anno prima che l’Educandato lasciasse l’antica sede di via della Scala (per far posto al Ministero dei Lavori Pubblici), dove poi arrivò l’Accademia per Sottufficiali dei Carabinieri. Accadeva il 31 marzo del 1865, un mese dopo che Firenze divenne Capitale del Regno. […] Fu lo storico e politico Gino Capponi a fondarla nel 1823 […] anche se la prima allieva arrivò solo due anni dopo. E nel 1861 con l’Unità d’Italia, l’Educandato femminile divenne scuola dello Stato a tutti gli effetti. Prima di salire sul poggio “per diretta mano del re Vittorio Emanuele II che volle ristrutturare la villa per ospitare l’istituto a cui era da sempre legatissimo, perché qui da piccolissimo rischio di morire bruciato nella culla. […] 1822 quando il neonato figlio di Carlo Alberto, futuro re d’Italia rischiò di morire in culla […]  leggenda secondo cui morì effettivamente e fu fsostituito con uno dei 17 figli del macellaio delle Due Strade detto il Maciacca. […] Da qui è passata parte importante della storia italiana da Maria Josè che arrivò già destinata essere la futura regina,  alla figlia di Mussolini, Edda, quella di D’Annunzio, le figlie di Marconi e Mascagni, la madre di Romina Power Linda Christian che ci tornò col marito Tyron Power in viaggio di nozze. E poi la scrittrice Dacia Maraini, l’attrice Marisa Berenson, una Rockfeller,  le tre figlie dell’ultimo re dell’Afghanistan tutta la nobiltà fiorentina e italiana e la borghesia del boom. […] Negli anni 70 la scuola aprì anche ai maschi. Fu il primo istituto a insegnare fisica, partecipò all’Expo di Parigi del 1839 con propri manufatti, si dedicò  con metodi originali all’insegnamento dell’arte aprendo a insegnanti non laureati ma grandi artisti: Adriana Pincherle, Onofrio Martinelli, Enzo Faraoni. […] Nel Quattrocento era un podere di campagna, nel Cinquecento una villa vera e propria, nel Seicento è sempre più imponente con affreschi di grandissimo valore del Volterrano, Terreni, Matteo Rosselli […]. Nel Settecento assume un profilo internazionale con decorazioni simili a quelle di palazzo Pitti. Poi la stagione napoleonica cambia il volto del Poggio e ci restituisce l’immagine ritardo il mio classica che vediamo ancora oggi con quella cappella unica nel suo genere […]”
(Tratto da: Poggio un ballo nella storia, di Edoardo Sommola, Corriere Fiorentino del 27 marzo 2015)

venerdì 24 luglio 2020

Sotto i portici degli Uffizi....

“La Fabbrica degli Uffizi, che forma tre lati di un parallelogramma, è di ordine dorico, fu eretta secondo il progetto del Vasari. Le arcate, o portici, sono una sorta di bazar, e sono occupati da piccoli commercianti, i cui banchi allegri straripano solo di merci francesi e inglesi. Il contrasto che queste formano con gli oggetti circostanti estremamente piacevole."
(Lady Morgan 1819-20)

mercoledì 15 luglio 2020

I Buonaparte e Firenze

“Un legame forte dei Buonaparte con la Toscana, ed in particolare con Firenze, fu quello di Paolina e Carolina, seconda e terza sorella dell’Imperatore […] per esservi morte, nel 1825 e 1839, e la seconda perché mi fu anche sepolta […]. Paolina fu con Napoleone esule all’Elba, fece lunghi soggiorni in Lucchesia e a Pisa, morì poi a Firenze in una villa situata sulla collina di Montughi, ma venne sepolta a Roma nella cappella della famiglia Borghese, quella del marito. […] L’altra sorella, Carolina, era la moglie del famoso maresciallo napoleonico Gioacchino Murat. […] Carolina ormai vedova si risposò con Francesco  McDonald, che era stato ministro dello stesso Murat, ma non ebbe figli, e dopo vari trasferimenti si stabilì con lui a Firenze nel 1830, nel palazzo di Annalena, in via Romana, e nel 1839 vi morì. Fu sepolta nella chiesa di Ognissanti[…]  dove si può ancora visitare la piccola cappella funebre[…] Ma in Toscana vennero a morire anche i due fratelli dell’Imperatore. A Firenze vi sono ricordi del maggiore ovvero Giuseppe Buonaparte (1768-1844), che studiò giurisprudenza all’Università di Pisa , divenne prima Re di Napoli poi di Spagna. Dopo la caduta del fratello trascorse un lungo periodo negli Stati Uniti per tornare in Europa nel 1839 e stabilirsi a Firenze nel 1841, dove morì nel 1844. Risiedeva nel palazzo Serristori sul Lungarno omonimo, dove una targa in via Renai lo ricorda… […] Fu però sepolto insieme a Napoleone e l’altro fratello Girolamo nella chiesa di Saint Louis des Invalides  a Parigi. Quest’ultimo (1784-1860), il più giovane dei fratelli dell’Imperatore, che divenne re di Vestfalia, dopo l’esilio dimorò a Trieste, Roma e infine a Firenze nel palazzo Orlandini del Beccuto in via de Pecori. Ma a Firenze in Santa Croce è sepolta anche la figlia dell’appena citato Giuseppe Buonaparte, ossia Charlotte Napoleone, quindi nipote dell’Imperatore, che morì di parto a 37 anni, nel 1839. Aveva sposato il cugino Napoleone Luigi (1804-1831) figlio di Luigi e Ortensia Beauharnais ed avevano abitato a Firenze. […] Carlo Luigi Napoleone (1808-1873) divenuto l’Imperatore Napoleone III, che in anni giovanili, nel 1830 si era rifugiato a Firenze, dopo essere stato espulso da Roma. Luigi abitò per lunghi periodi a Firenze nel palazzo Gianfigliazzi, sul Lungarno Corsini, acquistato nel 1828, dove soggiornò anche Alessandro Manzoni. […] Ebbero forti legami con la Toscana, pure i genitori Napoleone che erano di lingua e cultura italiane. La famiglia del padre, Carlo Maria (1746-1785), aveva una storia antichissima che risaliva ai Buonaparte di Firenze dalla quale nel secolo XIII erano derivati due rami: di San Miniato e di Sarzana. Napoleone […] durante la campagna d’Italia vuole andare a saluta lo zio a San Miniato […] il 30 giugno passo la notte a Firenze nel palazzo Ximenes di Borgo Pinti […]”
(Tratto da: “Vita e morte di Bonaparte in Toscana, di Maurizio Maggini, Storia e Storie di Toscana)

venerdì 26 giugno 2020

La bella Villana

“Villana (1332-1360), figlia del ricco mercante Messer Lapo de’Botti, bella e procace, di “villana“ aveva soltanto il nome essendo essa gentile, educata e molto garbata. Fin da bambina fu attratta dalla vita religiosa senza pur tuttavia approdarvi, in quanto i ricchi genitori la obbligarono a sposarsi. Era il periodo terribile della peste nera del 1348, che sterminò quasi 100.000 fiorentini […]. Molti sopravvissuti si abbandonarono ai piaceri e alle frivolezze […]. Giovanissima pervenne a nozze nel 1351 con Rosso di Pietro Benintendi di famiglia benestante al quale per la sua spiccata capacità seduttiva, lo sfavillante sguardo per una segreta corrispondenza all’intensa passionalità, procurò ben presto diversi grattacapi, conducendo una vita sfrenata e licenziosa ai margini del consentita […]. La compiacente Villana era una delle donne più desiderate di Firenze […]. Una mattina nel farsi con accuratezza il solito maquillage per apparire ancora più bella e desiderabile, Villana si guardò con civetteria, come sempre, allo specchio e con spavento, anziché vedere le sue avvenenti fattezze, vide riflesso il volto del demonio. Gettata via quella superficie riflettente, si precipitò a guardarsi in altri specchi ma sempre con il medesimo risultato […] . Presa dal pentimento ed umiliata si strappò di dosso gli eleganti abiti, andò a confessarsi alla basilica di Santa Maria Novella decidendo di rinunciare alla vita mondana per abbracciare quella spirituale. Dopo aver venduto tutti i suoi beni, si fece terziaria dell’ordine di San Domenico […]. Riuscendo perfino a convertire il padre, il marito e diverse meretrici. la giovane donna  morì a soli 28 anni il 29 gennaio del 1360, tanto da essere poi beatifica da Leone XII il 27 marzo 1824 […]. Lo splendido monumento funebre che la vede giacente sotto un drappeggio sorretto da angeli si può vedere entrando nella basilica di Santa Maria Novella, a destra, quale pregevole opera eseguita nel 1451 dal famoso scultore da architetto Bernardo Rossellino […]”.
(Tratto da: Il diavolo allo specchio, di Luciano e Riciardo Artusi ,in Il Reporter - febbraio 2015)

giovedì 18 giugno 2020

Dino Compagni

Lapide in Santa Trinita - Fonte: Wikipedia
“Ventitre giorni […]. Tanto duro l’ultimo mandato da priore di Dino Compagni. Era l’autunno del 1301 quando, nella Firenze guelfa, i Neri presero il potere e spazzarono via gli avversari.Dino era Bianco, non gli toccò il confino come a Dante, ma perse il posto il restò esule in patria. Compagni si era costruito una rispettabile vita pubblica. Era un moderato, un brav’uomo […]. Non era uno spregiudicato, ma neanche un ingenuo. Gli bruciò essere scaricato in quel modo. Si tappo in casa a rimuginare, poi si mise a scrivere. […] Dalla sua penna uscì la <<Cronica>> delle cose fiorentine di quei tempi, il resoconto vivo di chi era stato nella mischia. […] Il buon Dino s’infervora, soffre, si indigna, fustiga i cattivi loda i bravi. <<Signori perché volete disfare una città così buona? Contro chi volete pugnare,? Contro i vostri fratelli? Che vittoria avrete? Non altro che pianto>>. Il piccolo libro appassionato rimase per secoli chiuso in un cassetto poi fu stampato e fece storia.”
(Testo di:  Silvia Lagorio in Corriere Fiorentino 2014)