giovedì 31 marzo 2016

Cupola del Duomo

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Chi ha denari assai, fabbrica, chi n'ha di avanzo dipinge"

mercoledì 30 marzo 2016

martedì 29 marzo 2016

Modi di dire: “pischello”

E’ espressione in uso nel Centro Italia. Indica l’estrema giovinezza, se non anche ingenuità ed inesperienza, di un ragazzo, di un adolescente. L’origine è da ‘pivello’, già in uso nel gergo Seicentesco per indicare un ragazzo lesto, da “pivo”, appunto, ragazzo, ma anche ‘piva’, nei dialetti settentrionali usato per gli organi genitali. Inizialmente con pivello si voleva indicare un ragazzo ricercato nel vestire, diffusosi poi, attraverso il gergo militare e degli uffici, per indicare chi è alle prime armi in un’attività (nell’Accademia di Livorno, ad esempio, sono così chiamate le reclute del primo anno). Si utilizza anche come pivellino o pischellino (senza esperienza).
Roberto Di Ferdinando

Campanile di Giotto

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"A pagar non esser corrente, che può nascer l'accidente che tu non paghi niente"

lunedì 28 marzo 2016

Il Forte di Belvedere

Foto di Angela Lidia Larosa


Proverbio Toscano del Giorno

"A pigliar non esser lente, a pagar non esser corrente"

venerdì 25 marzo 2016

giovedì 24 marzo 2016

Il viuzzo dei Catinai

Percorrendo via Pian dei Giullari, da Arcetri in direzione di Santa Margherita a Montici, sulla destra incontriamo una strada che dopo alcuni metri inizia a scendere ed ha un fondo di ciottoli. E’ il Viuzzo dei Catinai, detto anche ‘Erta’ per la sua ripida pendenza per chi la percorre in senso contrario, che sbuca in via delle Cinque Vie, nell’abitato delle Cascine del Riccio.
Questa tipica strada collinare di Firenze, è un’antica via che già nel Quattrocento, e fino ai primi del Novecento, era percorsa dai fornaciai del cotto dell’Impruneta che si recavano, su barrocci trainati da muli, a vendere la loro produzione di mattoni, orci e, appunto, catini ai mercati di Firenze. La strada era utilizzata anche dai pellegrini per recarsi da Firenze al Santuario Mariano dell’Impruneta. Prima di giungere alla Cascine del Riccio si può ammirare un tabernacolo del XIV secolo, in stile gotico, originariamente dedicato alla Madonna dei Ricci (adesso, con una formella moderna, alla Madonna dell’Impruneta).
Il nome ‘Ricci’ deriva dalla famiglia nobile fiorentina, ma di origini pratesi, che, avendo qui possidenti, diede il nome a questo antico borgo (Cascine del Riccio) attraversato dal fiume Ema. Durante la Seconda Guerra Mondiale fu fatto saltare il ponte medievale che conduceva da qui a Grassina.
Il ponte era chiamato ‘Iozzi’, da ‘osoli’ cioè ‘orci’ quelli che gli artigiani imprunetini conducevano a Firenze anche attraverso questo ponte .

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando


Piazza della Signoria

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"A granello a granello s'empie lo staio e si fa il monte"

martedì 22 marzo 2016

La cucina granducale di Palazzo Pitti

Da qualche settimana, dopo un attento restauro, è possibile visitare gli ambienti della cucina granducale di Palazzo Pitti. Questi spazi furono costruiti nel 1588, per volere di Francesco I, per dotare così l’edificio di nuove cucine e liberare il cortile monumentale dove fino ad allora si era svolto tale servizio. I lavori si conclusero nel 1599, alla vigilia delle nozze di Maria dei Medici con il re di Francia, Enrico IV. Le nuove cucine erano formate da un complesso di stanze, stanzini, corridoi e cortili situato fuori dalla reggia, e collegato a questa da un ponte coperto. Gli ambienti oggi rimasti e visitabili, sono però solo una parte degli originali cinquecenteschi. Sono gli spazi della ‘cucina comune’ o ‘segreta’, cioè quelli adibiti alla preparazione dei cibi per la corte granducale e per i suoi ospiti, dove spicca il camino, molto probabilmente realizzato su un disegno del Buontalenti (così in una testimonianza dell’epoca descrive il progetto de ‘il cucinone’:<< “siano spaciose, e di buona altezza; acciò che non si riscaldino facilmente, né acciechi il fumo, o del foco, o delle cose che si cuoceno: si facciano in volto per assicurarle da gli incendi e per il bagnare, e perché non rendino rumore; oltre che saranno anco più fresche>>).  Tra il 1631 ed il 1640 questo complesso fu inglobato nella reggia, nella sua espansione verso via Romana. Con l’arrivo dei Lorena, furono aggiunti nuovi forni e nuove cappe, divenendo così la ‘cucina reale’.
Roberto Di Ferdinando





Veduta da San Lorenzo

Foto di Marco Giorgi


Mercato di San Lorenzo

Foto di Elisa Ricci

Proverbio Toscano del Giorno

"Non è buon re, chi non regge sè"

sabato 19 marzo 2016

venerdì 18 marzo 2016

Modi di dire: “L’ha più garbo un ciuco a bere a boccia.”

Con questa espressione si vuole sottolineare la totale mancanza di eleganza e di tatto nei modi di fare di una persona, anche nei più semplici suoi gesti. Il “garbo” indica, infatti, il fare le determinate cose secondo un modo comunemente ritenuto corretto ed adeguato. Si può tradurre come: “ha il buon gusto di” (si legga anche il post dedicato al verbo ‘garbare’). Il ciuco invece è usato anche come simbolo di persona che, con testardaggine, non si adegua al volere comune, oltre ad essere giudicato con poca grazia. Infine, il bere a boccia, cioè il bere direttamente dalla bottiglia (boccia dal latino ‘bocia’= vaso di vetro per contenere l’acqua), è ritenuto, o meglio, era ritenuto, un gesto di cattivo gusto, socialmente condannato se fatto in pubblico.
Roberto Di Ferdinando

Lungarni

Foto di Sara M. Pezzoli


Proverbio Toscano del Giorno

"Buona incudine non teme martello"

mercoledì 16 marzo 2016

martedì 15 marzo 2016

Libro: Storie della Storia di Firenze Cronaca, tradizioni, misteri, moda e cucina dai Villanoviani ai Medici

Luciano Artusi / Donatella Cirri

Storie della Storia di Firenze
Cronaca, tradizioni, misteri, moda e cucina dai Villanoviani ai Medici

Un testo divulgativo, che riavvicinerà la maggior parte dei lettori alla storia di Firenze

Sarnus, 2016
Pagine: 392
Caratteristiche: ill. b/n, br., 17x24


Collana: Il Segnalibro, 59


Oltre sulla grande Storia di Firenze, gli autori si soffermano su aneddoti e notizie minori che riguardano la quotidianità, l’abbigliamento, la condizione femminile. E poi l’arte, la medicina, l’alchimia, la nascita della scienza e della lingua…
Non mancano riflessioni sulla gastronomia e sull’importante influsso della cucina fiorentina nel mondo: ogni epoca è corredata da indicazioni per preparare le relative specialità gastronomiche, di cui gli autori indicano spesso la valenza simbolica, e da “ricette di bellezza” di celebri nobildonne.
Vengono così affrontati più di 2.500 anni di storia, dagli insediamenti villanoviani, i cui abitanti possono essere considerati “i primi fiorentini”, alla caduta nel 1743 della dinastia dei Medici, che segnò la fine dell’autonomia della città, del suo primato artistico, culturale e scientifico.

Modi di dire: “il trombaio”

E’ l’idraulico, detto anche fontaniere (da fontana, che ha a che fare con l’acqua). Tale termine deriva dal francese ‘trompa’ e ‘trompeter’ che indica lo strumento musicale ed il suonare tale strumento, ma anche, derivando dal latino ‘tubus’ e dal greco ‘strombos’, il condotto attraverso cui, azionando una pompa, si fa salire l’acqua negli impianti idraulici.
Roberto Di Ferdinando

Ponte Vecchio e Lungarni

Foto di Sara M. Pezzoli


Proverbio Toscano del Giorno

"Peccati vecchi, penitenza nuova"

lunedì 14 marzo 2016

Modi di dire: “cincischiare”

Nel suo senso originario, indica il tagliuzzare una stoffa, ma così danneggiandola, poi è stato esteso allo spiegazzare un tessuto. Nel parlare popolare si usa, invece, per indicare qualcuno che si perde, che perde tempo nel lavorare, lavoricchia, indugia, è titubante. Il verbo ‘cincischiare’ deriva dal latino ‘incidere’ (incidere, tagliare), poi, volgarmente e onomatopeico (il rumore delle forbici che tagliano), ‘incisulare’.
Roberto Di Ferdinando

Piazza Santa Croce

Foto di Marco Giorgi




Proverbio Toscano del Giorno

"Ognuno è figliuolo delle sue azioni"

domenica 13 marzo 2016

sabato 12 marzo 2016

venerdì 11 marzo 2016

Ponte Vecchio

Foto di Sara M. Pezzoli


Proverbio Toscano del Giorno

"Non nevica e non diaccia, che il sol non la disfaccia"

giovedì 10 marzo 2016

Piazza della Signoria

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Non fu fatta mai tanto liscia di notte, che non si risapesse di giorno"

mercoledì 9 marzo 2016

Libro: L'Arno dà di fòri di Luca Giannelli (Scamasax Editore

La pubblicazione racchiude 66 testimonianze inedite e coinvolgenti di chi ha vissuto quei momenti. 

Il libro-agenda è disponibile in libreria ed in edicola oltre che presso la sede della Scramasax-ideazioni in via Guglielmo Pepe, 39 50133 Firenze  tel.  055/56.12.07 E-mail scramasax@tiscalinet.it

Modi di dire: “tirato”, “braccino corto” e “c’è da frugassi”

Sono tutte e tre espressioni che si utilizzano quando si parla di denaro. Le prime due riguardano la parsimonia, se non avarizia, nello spendere o nell’essere generosi, economicamente, verso gli altri. Invece, la terza, è un invito fatto ad una persona perché veda di trovare (metaforicamente in tasca o in una borsa) i soldi per fare una spesa necessaria e consistente. Il termine “tirati”, deriverebbe dal verbo “ritirare”, “ritirarsi”, cioè, in questo ambito di denaro, il non esporsi, il sottrarsi per non pagare. Ma segnalo una curiosità. Infatti l’espressione “tirato” per avaro, avrebbe un’altra origine. Intorno all’anno Mille i pellegrini che si recavano a Roma attraverso la via marittima e fluviale, Mar Tirreno e Tevere, giunti presso la Citta Eterna, erano trasbordati su imbarcazioni più piccole, di poco pescaggio, che risalivano controcorrente il fiume. Queste navette erano trainate da buoi o da uomini, i pilorciatori, cioè dai facchini che tiravano l’imbarcazione a braccia, tramite funi. Da pilorciatori deriverebbe il termine spilorci, cioè ed appunto, ‘tirati’.
L’espressione “braccino corto”, invece, deriva proprio dal gesto del braccio trattenuto di chi è molto attento a non spendere.
Roberto Di Ferdinando

Sinagoga

Foto di Sara M. Pezzoli


Proverbio Toscano del Giorno

"Non fu fatta mai tanto liscia di notte, che non si risapesse di giorno"

lunedì 7 marzo 2016

domenica 6 marzo 2016

Proverbio Toscano del Giorno

"Non fu fatta mai tanto liscia di notte, che non si sapesse di giorno"

venerdì 4 marzo 2016