lunedì 29 febbraio 2016

Duomo

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Il diavolo le insegna a fare, ma non le insegna a disfare"

domenica 28 febbraio 2016

venerdì 26 febbraio 2016

Modi di dire: “bailame”

Immagine tratta da: www.artvalue.com
E’ un espressione che si trova anche nella lingua italiana, ma qui la ‘m’ si raddoppia, bailàmme. Indica la confusione, intesa come caos provocato da tante persone, spesso anche vocianti, presenti e concentrate contemporaneamente  in uno stesso luogo, spesso tutte partecipanti ad un evento popolare. L’origine di questa espressione nasce dalla parola turca ‘bairam’, che si traduce con festa. Esistono due bairam (feste) quello piccolo e quello grande che si succedono alla fine del digiuno del Ramadan. il primo dure tre giorni ed inizia appena conclusosi il solenne digiuno, invece, il secondo dura quattro giorni e si apre settanta giorni dopo la fine del Ramadan.
Roberto Di Ferdinando

Piazza della Repubblica

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Tutti non possono stare a messa vicino al prete"

mercoledì 24 febbraio 2016

Modi di dire: “cianare” e "ciabattona"

Immagine tratta da: www.juzaphoto.com
Chiaccherare, spettegolare, questo significa cianare. E chi parla dietro alle spalle altrui, chi fa del chiacchericcio, è una ‘ciana’. Deriverebbe dall’abbreviazione del nome di Luciana, una donna del popolo, pettegola, sguaiata, grossolana, che è la protagonista del melodramma, appunto “Madama Ciana”, che Francesco Borgiassi  scrisse nel 1730. Tale personaggio caricaturale ebbe diffusa popolarità in seguito,  grazie a Giovanni Battista Zannoni (1774-1832), il sacerdote esperto linguista, che lo raffigurò quale protagonista in più dei suoi racconti: “Saggio di scherzi comici”, e commedie: Le gelosie della Crezia, La ragazza vana e civetta, La Crezia rincivilita.
Altri sostengono, invece, che ‘ciana’ sarebbe la forma volgare ed alterata di ‘cionna’, cioè donna vile e plebea. Od ancora, dallo spagnolo ‘chanela’ che significa pianella, ciabatta. Infatti, le calzature che indossano le persone  ciane sono le ciantelle, cioè le ciabatte, ed è solito sentire appellare una donna sciatta e chiaccherona, con l’espressione rude: “ciabattona!”.
Roberto Di Ferdinando

Vai de'Servi, veduta dalla Cupola

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Chi è sano e non è in prigione, se si rammarica, non ha ragione"

martedì 23 febbraio 2016

Modi di dire: “pissera”

Esiste anche il corrispettivo maschile, pissero. Indica una persona abbastanza grigia, non solo nel modo di vestire, ma anche nei modi e nello stile di vita, una persona insignificante; osservante, per paura, a compiere quotidianamente riti comportamentali  monotoni, senza eccessi o cambiamenti; di nessun fascino o non suscita, in qualunque campo, attrazione. L’etimologia della parola è incertissima. Forse, ma è solo un’ipotesi, potrebbe derivare da “pinzochero” cioè quel laico che conduceva vita religiosa e morigerata, ed indossava, appunto, il bizzo (da cui bizzoco e pinzochero) un abito di religione, di colore grigio (bigio).
Carlo Lapucci, nella prefazione del libro “La pissera" di Rosaria Lo Russo, Maria Pia Moschini e Liliana Ugolini, edito nel 2003, così descrive una persona pissera: <<Dicesi pissera con valutazione negativa, la donna mediocre di ogni età, sposata o nubile, di solito non molto dotata fisicamente, la quale, aspirando ad essere considerata brava, s'impone comportamenti, modi, abbigliamento, scelte particolari, e si presenta come modello di virtù femminili, che possiede però solo in parte limitata. Allo stesso modo si conforma ai difetti apprezzati dalla società, della quale assume i gusti, esaltandoli nella mediocrità e combinandoli sapientemente>>.
Roberto Di Ferdinando

La Cupola del Duomo

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Chi il tutto può sprezzare, possiede ogni cosa"

lunedì 22 febbraio 2016

Modi di dire: “non vede un prete sulla neve”

Foto tratta da: www.roccadicambio.it
Si usa per indicare una persona che non vede le cose che gli si manifestano davanti agli occhi in maniera palese. Infatti, più che sottolineare una carenza visiva, vuole evidenziare la distrazione, la scarsa attenzione, la sbadataggine di una persona. L’espressione gioca sul forte e netto contrasto tra i colori della neve, che è bianca, e della veste del prete, solitamente nera.
Roberto Di Ferdinando

Battistero

Foto di Marco Giorgi


Proberbio Toscano del Giorno

"Sotto consiglio non richiesto gatta ci cova"

sabato 20 febbraio 2016

venerdì 19 febbraio 2016

giovedì 18 febbraio 2016

mercoledì 17 febbraio 2016

Le addormenta suocere

Immagine tratta da: blog.giallozafferano.it
Sono le mandorle, nocciole o arachidi ricoperte di zucchero caramellato. Un classico da comprare alle fiere, al luna park e, ormai una volta, al cinema.
Il loro nome curioso deriva dal fatto che solitamente non si masticano, ma, in quanto dolci e zuccherose, è un piacere farle sciogliere in bocca e così si invita la suocera, la suocera che parla molto, a provarle, in modo che il gustarle le porta ad un prolungato silenzio che pian piano le fa anche addormentare.
Roberto Di Ferdinando

La Ricetta

Veduta dalla Cupola

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Quando è caduta la scala, ognuno sa consigliare"

martedì 16 febbraio 2016

Modi di dire legati ai venti

Immagine tratta da: icim2.mdac.it
Il toscano ha più locuzioni di uso popolare che traggono ispirazione ed origine dai venti che battono le coste del mar Tirreno.
Di seguito alcune di queste espressioni. Parto dalla più diffusa, utilizzata anche in italiano: “perdere la tramontana!”, che si usa per indicare una persona che non ha più l’orientamento, o, più specificatamente, che è in uno stato mentale confuso. L’origine di questo modo di dire nasce proprio dal vento freddo di  tramontana, che soffia, appunto, dal punto cardinale di riferimento, il Nord. L’espressione nasce quindi nel gergo marittimo, infatti durante la navigazione se si perdono i punti di riferimento è impossibile condurre la nave verso la destinazione prefissata. Da qui, l’utilizzo di tale espressione per indicare  disorientamento e confusione. La parola ‘tramontana’ avrebbe, a sua volta, varie origini: dal latino ‘intra montes’ o ‘tra montes’ cioè che soffia da oltre i monti. Infatti, se ci poniamo al centro del mar Tirreno sentiremo soffiare questo vento dai quadranti settentrionali, dalle lontane Alpi. Invece, c’è chi fa derivare la sua etimologia, dal paese di Tramonti, situato, appunto, a Nord di Amalfi, una delle quattro repubbliche marinare, e dove si diffuse per la prima volta in Occidente  l’utilizzo delle bussole.
Altra espressione è: “tu sei uno sciroccato!”. In questo caso si ricorre a tali parole per indicare una persona che compie azioni e gesti senza senso, o in maniera bizzarra, stravagante. Anche qui l’espressione nasce dal vento, lo Scirocco, che, invece, soffia da sud-est. E’ il vento caldo proveniente dall’Africa che anticipa una perturbazione, che porta la pioggia mischiata alla sabbia, che quando soffia riempie l’aria di umidità. Per tutte queste sue caratteristiche spesso mal accettate, si riteneva che portasse alle persone stati d’animo di sofferenza, ma anche di pazzia. Da qui il suo impiego in tale espressione popolare per indicare persone ed atteggiamenti stravaganti.  La parola ‘scirocco’ deriva dall’arabo ‘sciouq’, che a sua volta trae origine da ‘sciarq’, che si traduce con ‘levata del sole’, Levante, Oriente, cioè la regione da cui soffia.
Infine, l’espressione: “prendere una libecciata”. Il libeccio è il forte vento che impetuoso soffia da sud-ovest. Il libeccio porta mare con molto moto ondoso ed intensi rovesci, e dura almeno tre giorni. E le sue raffiche potenti letteralmente schiaffeggiano tanto da farlo diventare proverbiale, ed essere protagonista di questo modo di dire, che si utilizza, appunto, per indicare una situazione in cui una persona riceve una decisa ripassata, una sfuriata, è presa verbalmente a schiaffi. Nelle attività sportive è usata per sottilineare sconfitte pesanti. La parola ‘libeccio’ deriva dal latino ‘libiticus’, a sua volta originario da ‘auster libycus’, cioè il vento che proviene dalla Libia.
Roberto Di Ferdinando

Duomo

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Male altrui consiglia, chi per sè non lo piglia"

lunedì 15 febbraio 2016

I modi di dire legati a “il fagiolo”

Ho più volte ricordato in questi post, l’importanza del fagiolo nella cucina toscana e fiorentina (Fiorentin mangia fagioli….., Ave o fagiuolo....). Ed inevitabilmente tale legume è entrato nell’espressioni comuni del nostro dialetto, spesso proprio a sottolineare l’importanza di una situazione oppure di un atto andato a buon fine, od ancora il suo essere perfetto; mi riferisco al “andare a fagiolo” (indica qualcosa che va benissimo per ciò di cui avevo bisogno o che cercavo), oppure “capita a fagiolo” o “ci casca a fagiolo” cioè accade al momento giusto, od ancora: “mi va a fagiolo” inteso come “mi piace, mi sta bene”. La parola ‘fagiolo’ deriva dal latino ‘faselus’ e ‘faseolus’, a sua volta tratto dal greco ‘phaselos’, la cui radice ‘phag-o’ indica ‘mangio’. Infatti, i fagioli che mangiamo oggi , appartengono alla pianta Phaseolus vulgaris, della famiglia delle leguminose originaria dell'America centrale ed introdotta in Europa dopo la scoperta dell’America. Fin dall’antichità nel Vecchio Continente esisteva  solo un tipo di fagiolo,  appartenenti al genere Vigna, ed originario dell’Africa.
Roberto Di Ferdinando

Veduta dal Campanile di Giotto

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Il consiglio non va lodato, ma seguito"

sabato 13 febbraio 2016

venerdì 12 febbraio 2016

Modi di dire: “andare in ciampanelle”

Indica l’andare in completa confusione mentale dinanzi ad una situazione imprevista o che emoziona molto, o dinanzi ad una persona di cui abbiamo, per vari motivi, suggestione. L’espressione (si dice anche “in ciampanella”) in origine era usata per indicare l’’inciampare’, il cadere in fallo, ma anche fare qualcosa di insolito. L’etimologia è da ‘ciampa’ (in-cimpare)=zampa (che a sua volta deriva dal latino ‘sapellum’= ‘passo’, ma anche ‘varco’)
Roberto Di Ferdinando

Veduta dalla Cupola

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"I consigli e il villano pigliali alla mano"

giovedì 11 febbraio 2016

Modi di dire: “un pezzo salato e…una spuma”

Immagine tratta da: www.foodinitaly.com
Quante volte entrando in un bar abbiamo così ordinato o sentito ordinare? E poi, anche specificando il gusto: una spuma bionda, o al cedro, o nera o all’arancia. La spuma è una bibita analcolica composta da acqua gassata, zucchero, caramello e aromi vari e tale termine, oggi in uso prevalentemente in Toscana, sarebbe la traduzione della parola inglese ‘soda’ (bibita gassata analcolica a base di zuccheri). Spuma, a sua volta, deriva dal latino ‘spuma’ (soffiare), infatti la spuma è un insieme di bollicine d’aria.
La spura si è diffusa in Italia negli anni Venti del Novecento, ed ebbe subito un gran successo nelle classi medie per il suo prezzo contenuto. Inizialmente, la spuma nasce come quella ‘nera’,  a base di chinotto, oppure quella al cedro; poi, l’aumento del prezzo del chinotto e del cedro , spinge molti produttori di gassose (gazzosai) a cercare alternative, e così si inizia ad aggiungere alla bevanda gassosa, l’infusione dell’uva moscato con altri aromi e livelli di caramello: nasce così la spuma bionda. Poi arriveranno anche la spuma al Bitter e quella al ginger. Il suo successo commerciale porta alla creazione di aperitivi a base di spuma: il ‘sù e giò’ o ‘mezzo e mezzo’ (metà vino e metà spuma), oppure con spuma bionda e birra.
Roberto Di Ferdinando.

Veduta dal Ponte San Niccolò

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Più ne sa un pazzo a casa sua, che un savio a casa d'altri"

martedì 9 febbraio 2016

Modi di dire: “un gottino”

Immagine tratta da: http://www.hqf.it
E’ il bicchiere in cui si versa il vino di mescita o un liquore. Solitamente ha dimensioni piccole: un diametro di circa 6 cm, un’altezza di 7 e contiene 10 cl. Gottino, infatti, è una misura più piccola del ‘gotto’ un bicchiere più capiente, il tipico bicchiere da osteria. L’etimologia della parola ‘gotto’ viene dal veneziano e dal portoghese ‘goto’, cioè ‘grosso bicchiere’ che trarrebbe a sua volta origine dal latino ‘guttus’ (gutta= goccia) sebbene quest’ultimo fosse un piccolo orcio, dal collo molto stretto e con una bocca piccola, utilizzato nei riti religiosi per versare, goccia a goccia, il vino o l’olio.
Roberto Di Ferdinando

La Cupola

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Dono di consiglio più vale che d'oro"

lunedì 8 febbraio 2016

Modi di dire: “L’è marmato!”

Esclamazione usata per indicare la temperatura freddissima di un qualcosa, spesso di un liquido, ad esempio dell’acqua di mare quando ci si appresta a fare il bagno, oppure dell’acqua della doccia mentre stiamo per mettercisi sotto, od ancora per notare una superficie ghiaccia, ad esempio di una pietra o di una panchina. Ovviamente tale espressione trae origine dalla pietra del marmo, “essere freddo come un marmo”. La parola marmo deriva dal latino ‘marmor’, splendente, luccicante, caratteristiche proprie del marmo lavorato.
Roberto Di Ferdinando

Veduta dal Campanile di Giotto

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Dice più un'occhiata che una predica"

domenica 7 febbraio 2016

venerdì 5 febbraio 2016

Modi di dire: “Invalvolarsi”

Indica il caricarsi e l’arrabbiarsi intensamente, l’andare su tutte le furie. L’origine non è certa. Trarrebbe origine dalla parola latina ‘valvulae’ che letteralmente indica i due gusci di un baccello, ch’è il diminutivo di valve (imposta di una porta). Infatti , la valvola è solitamente una chiusa o, in anatomia, una membrana, che regola a comando o automaticamente il passaggio di fluidi, impedendone il riflusso. Se la valvola è chiusa un liquido od un vapore pressa con intensità per uscire, e al momento dell’apertura della valvola questi sfoceranno con forza. La rabbia caricata, montata, ma trattenuta, lasciata alla fine uscire scoppia con gran forza e manifestazione attraversa e supera finalmente…..la valvola.
Roberto Di Ferdinando

Duomo

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"Chi vuol'ire alla guerra o accasarsi, non ha da consigliarsi"

giovedì 4 febbraio 2016

Modi di dire: “Infognarsi (infognassi)”

Immagine tratta: www.ticinonotizie.it
Lo si usa quando siamo in una situazione complicata, dove non si vede una via d’uscita. Trae origine proprio dal atto fisico di cadere in una fogna (situazione certamente non piacevole e da cui, impantanandoci in una mal odorante melma, è difficile uscire). La parola ‘fogna’ deriverebbe dal latino ‘fonia’, a sua volta da ‘fodnia’ (fodina) cioè scavare, oppure da ‘fundus’=fondo.
Roberto Di Ferdinando

Duomo

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

"A casa stretta, tu ti assetta"

mercoledì 3 febbraio 2016

Modi di dire: “Infilar l’uscio”

Significa uscire velocemente da un luogo o da una situazione, il fuggire. La parola “uscio”, ancora molto usata in Toscana (“l’uscio di casa”, “uscio e bottega”), deriva dal latino ‘ostium’ (poi ‘ustium’), entrata, porta, da ‘os oris’, bocca, sbocco, apertura.
Roberto Di Ferdinando

Battistero

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Chi ha preso resta preso"

martedì 2 febbraio 2016

"Ave o fagiuolo...."

Immagine tratta da: www.ricettedelcuore.it
Il fagiolo è un ingrediente classico della cucina toscana, e la nostra regione da sempre è fiera, ma anche, giustamente,  gelosa della propria tradizione gastronomica. Tant’è che perfino gli amanti dell’innovazione, i futuristi del Novecento, arditamente glorificarono il fagiolo toscano schierandosi per la sua tutela. Intorno agli anni venti del XX° secolo, in una cena offerta al Circolo degli Artisti di via dei Servi, un gruppo di futuri inneggiò così  al fagiolo, ingrediente principale di quel banchetto:
Ave o fagiuolo, divinamente fiorentino, cui natura diede forma di cuore, come del fatal viscere umano […] . Cosparso l’edulio con l’olio soave dei colli toscani, battezzandolo al Chianti generoso e al Pomino soave, leviam fratelli di mensa l’inno secolare: ave o fagiuolo”.
Roberto Di Ferdinando

Fiori in Fiorenza

Foto di Simone Bernardi


Campanile di Giotto

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Uccello morto un canta più"

lunedì 1 febbraio 2016