domenica 31 gennaio 2016

Pescaia e Torre di San Niccolò

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Chi semina spine non vada scalzo"

sabato 30 gennaio 2016

Modi di dire: “tu sei un boccalone”

www.wildfree.altervista.org
Testo di Roberto Di Ferdinando

Il boccalone è un pesce di acqua dolce (il persico trota o black bass) , originario delle Americhe, introdotto in Europa sul finire dell’Ottocento e presente in maniera diffusa nei paesi del Mediteranno, in particolare al Nord e al Centro Italia. Il boccalone fino a pochi anni fa era molto presente nelle acque dell’Arno ed era una comune preda per i pescatori sportivi e non. Il suo nome prende origine proprio dalla sua bocca, caratterizzata dalla mascella inferiore sporgente, che ne accentua la forma. Proprio per questa sua particolarità, l’espressione “tu sei un boccalone”, è usata per indicare una persona con la bocca larga, ma anche che per etichettare chi è solito parlare e sparlare degli altri. Non solo, è usata anche per giudicare qualcuno un credulone, che crede a tutto, come il pesce, che in Arno era facile preda anche di semplici esche.
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L’acquacotta

Testo di Roberto Di Ferdinando

Immagine tratta dal sito: Il Giornale del Cibo
L’acquacotta è una tipica zuppa della tradizione gastronomica della maremma toscana e laziale. Si è poi diffusa in tutta la Toscana arrivando anche a Firenze, portata dai pastori fiorentini ed aretini che con la transumanza (trans-humus, attraverso la terra: nei periodi invernali le mandrie ed i greggi erano trasferite a pascolo verso zone più miti) giungevano con i propri capi di bestiame in Maremma e vi rimanevano almeno tre mesi. Qui entravano in contatto con le usanze locali, tra cui la gastronomia; difatti l’acquacotta era detta anche il pasto dei butteri (i mandriani a cavallo tipici della Maremma). Questo piatto rientra nella categoria delle tradizionali zuppe toscane, originaria anch’essa dalla cultura contadina e fatta di ingredienti “poveri”, spesso avanzati da pasti precedenti. E come ogni zuppa toscana non esiste un’unica ricetta, ma varia con il variare della zona, anche all’interno della stessa Maremma. Comunque, nell’acquacotta toscana gli ingredienti che non possono mancare sono i seguenti: cipolla, pomodoro, acqua, olio d'oliva, sedano, carota, basilico, pane casalingo raffermo abbrustolito, pecorino grattugiato e uovo.
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La ricetta dell'Acquacotta

Piazza della Signoria: il David

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Chi pratica impara, e guadagna sempre"

giovedì 28 gennaio 2016

Museo Opera del Duomo

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Per arricchire ci vogliono tre r, o redare, o rubare, o ridire"

mercoledì 27 gennaio 2016

Il cielo sopra Firenze

Foto di Giuseppe Cabras


Modi di dire: “avere l’argento vivo addosso

Testo di Roberto Di Ferdinando

argomentidifisica.wordpress.com
Si usa spesso riferendoci a bambini, ragazzi molto vivaci, che (sanamente) non si fermano e non si stancano mai. L’espressione proviene dall’usanza, nell’antichità, di chiamare il mercurio, argento vivo. Infatti, il mercurio ha lo stesso colore dell’argento e se osserviamo una pallina di mercurio scorrere su una superficie, vediamo che non si ferma mai ed è imprendibile, da qui il suo “vivo” e da qui l’utilizzo nel descrivere bambini super attivi.
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La Cupola

Foto di Marco Giorgi


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Per essere ricco, bisogna avere un parente a casa del diavolo"

martedì 26 gennaio 2016

Modi di dire: “Tirare il calzino” e "Tirare le cuoia"

Testo di Roberto Di Ferdinando

Foto tratta da: it.wikipedia.org
E’ l’ultimo gesto che faremo nella nostra vita, infatti, quest’espressione indica il morire, il più volgare “tirare le cuoia”. La sua origine è incerta. Chi la fa derivare proprio dal gesto che il moribondo, contratto dalla sofferenza, fa nel momento di esalare l’ultimo respiro: allenta le tensioni e da un piccolo scossone con il piede, quasi a far sfilare il calzino (il termine non fa distinzione, come la morte, tra uomini e donne). Altri, invece, ritengono che nasca da vecchie usanze popolari; cioè quando la povertà era molto più diffusa di oggi, e le persone morivano senza che i loro parenti avessero qualche vestito elegante da far indossare alla salma nella bara. Così tutti chiedevano ad amici e conoscenti qualche indumento, spesso di misure non adatte. Spesso questi indumenti erano proprio i calzini che difficilmente entravano nei piedi dello sfortunato, e chi doveva vestirlo doveva a forza tirarli per farli entrare. Così tanta fatica doveva impiegare chi doveva vestire i morti che, dopo alcuni giorni dal decesso, avevano, per i gas che si liberavano nell’intestino, le pance gonfie. Per vestirli e chiudere la cintura di cuoio, anche qui occorreva molta energia (tirare le cuoia). Su quest’ultima espressione si dice, anche, che l’origine dipenda dal fatto che la pelle del deceduto di distende, si tira, da qui: “tirare la pelle”. Amen.
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Antiche insegne resistono: Via Cavour

Foto di Roberto Di Ferdinando



 



Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Virtù e fortuna non istanno di casa assieme"

lunedì 25 gennaio 2016

Giardino Bardini: "Il Dono dell'Armonia"

Foto di Angela Lidia Larosa


La granata…..

Immagine tratta da: picssr.com
Testo di Roberto Di Ferdinando

E’ una parola usata esclusivamente a Firenze, ma anche in alcune zone della Toscana, per indicare la scopa con cui spazzare per terra. L’origine della parola deriva dalla sua composizione, infatti, realizzata ordinariamente con la saggina o con scopa non conciata, cioè con fini rami che mantengono attaccate le loro bacche (coccole) o, appunto, grani.
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Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Val più un 'oncia di sorte, che cento libbre di sapere"

domenica 24 gennaio 2016

Il Giglietto

Nella citta' del Giglio il biglietto del bus e' il "Giglietto"

Convitto della Calza

Foto di Elena Fulceri

venerdì 22 gennaio 2016

Antiche insegne resistono: via San Gallo

Foto si Roberto Di Ferdinando

Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Chi è nato disgraziato anche le pecore lo mordono"

giovedì 21 gennaio 2016

Cenacolo della Calza

Foto di Elena Fulceri


Modi di dire: desinare

immagine tratta da tripadvisor.it
Testo di Roberto Di Ferdinando

E’ una parola appartenente al vocabolario italiano, ma ormai la sentiamo pronunciare prevalentemente e solamente a Firenze ed in Toscana. In origine indicava il primo pasto del mattino, ma poi si è iniziato ad usarla per riferirci al pranzo che, specialmente nel mondo contadino, era ritenuto il più importante in quanto il più sostanzioso della giornata.
L’origine della parola è dal francese “disner”, che, a sua volta, deriva dal latino volgare “disieiunare”, cioè: “uscire dal digiuno”.
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Firenze

Foto di Elena Fulceri


24 Gennaio - Museo Galileo - Visita guidata: "Galileo, una casa e un museo". Nell'ambito dell'iniziativa: "In giro per Firenze e dintorni con il MuseoBus dicembre 2015 – febbraio 2016"

Visita guidata: "Galileo, una casa e un museo"
Nell'ambito dell'iniziativa: "In giro per Firenze e dintorni con il MuseoBus dicembre 2015 – febbraio 2016"
Programma completo: http://www.msn.unifi.it/event/in-giro-per-firenze-e-dintorni-con-il-museobus/
24 Gennaio 2016  -  ore 10.30 - 12.30
Sede:
   
Museo Galileo, Piazza dei Giudici 1 Firenze
Si prosegue alla "Villa Il Gioiello" (Pian de' Giullari)
Organizzazione:
   
Museo di Storia Naturale con il contributo della Regione Toscana
Per informazioni:
   
Servizi didattico-divulgativi 055 2756444

Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Quando cadono i maccheroni in bocca tutti li sanno mangiare"

mercoledì 20 gennaio 2016

Il baccalà alla fiorentina e il modo di dire: “restare come un baccalà!”


Testo di Roberto Di Ferdinando
Foto tratta da: www.breakfastintoscana.it

Il baccalà fa parte integrante della cucina fiorentina, tanto da esistere una modalità tipica di cucinarlo in tegame con salsa di pomodoro, cipolla, prezzemolo ed altre spezie (baccalà alla fiorentina). Nei secoli passati sulle tavole dei fiorentini era comune servire piatti a base di pesce, anche di mare. Infatti, il pesce proveniente da Livorno e Pisa, era trasportato utilizzando l’Arno, e sbarcato nei due porti fiorentini posti uno presso l’attuale Ponte alla Vittoria, l’altro dove oggi piazza Mentana si affaccia sul fiume. Il baccalà per il suo costo economico e la modalità di conservazione tramite salatura, era molto venduto a Firenze. Fino a poche decine di anni fa, percorrendo le strade di Firenze, dinanzi ai negozi di alimentari era consuetudine imbattersi in barili di legno che contenevano, stipati, filetti baccalà sotto sale. I baccalà si riconoscevano per la loro sagoma molto rigida, bloccata, tanto da divenire protagonisti di una tipica espressione gergale: “restare come un baccalà!”, per indicare il rimanere di sasso, fermo, senza parole, di una persona dinanzi ad un evento sorprendente od ad una rivelazione inattesa.
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Cenacolo della Calza

Foto di Elena Fulceri


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"L'uomo ordisce, e la fortuna tesse"

martedì 19 gennaio 2016

Modi di Dire: “Ceppicone!”

Immagine tratta da tapazovaldoten.altervista.org
Testo di Roberto Di Ferdinando

E’ usato spesso, scherzosamente, quando ci si rivolge a persone, ma anche a bambini, che dimostrano difficoltà a capire un qualcosa: “Sei un Ceppicone!”. Quindi, è un sinonimo, ma più pesante, di tonto. Trae origine dal ceppo di legno, che solitamente è molto duro da scalfire, il cui utilizzo, come legna da ardere nel camino, era molto diffuso nelle case contadine del passato.
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Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"La fortuna è una vacca, a chi mostra il davanti, a chi il di dietro"

lunedì 18 gennaio 2016

Modi di dire: “senza lilleri non si lallera!”

(Testo di Roberto Di Ferdinando)

Il suo significato esteso e più comune è che senza soldi non si fa niente di buono. Per “lilleri” s’intendono i soldi (tilleri) da “tallero”, moneta d’argento. Ma l’originario significato di quest’espressione è legato al divertimento, o, meglio ancora, al piacere, in particolare quello passionale; la lallera è un termine popolare e alternativo per indicare la vagina. Si ricordi il mitico Riccardo Marasco, nella sua “La Lallara”, in cui canta anche di…“trallallero”. Quindi, idea diffusa che senza soldi non si possa fare la bella vita....
Nel tempo quest’espressione ha preso anche un ulteriore significato,  per indicare il rapido trascorrere del tempo nel fare o nel non fare qualcosa: “Tra lilleri e lallera si sono fatte le otto!”
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Il doppio negozio

Testo di Roberto Di Ferdinando

In periodo di crisi economica ci si adatta od ci si ingegna. E così due commercianti di viale dei Mille a Firenze si sono ingegnati per fare fronte e ridurre le proprie spese. Avevano due attività in due fondi adiacenti, uno di intimo, l’altro di prodotti per l’igiene orale, ed hanno deciso, per dividere le spese di gestione, di dividersi equamente gli spazi di un unico fondo. Così il negozio di intimo si è trasferito in quello accanto, al 93/A, da quello di igiene orale. La stessa vetrina è stata così divisa a metà, e se entriamo, a destra troviamo spazzolini e dentifrici, mentre a sinistra reggiseni e biancheria. Doppia anche l’insegna che riporta i nomi delle due attività (vedi foto).
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F-Light 2015 - Ponte Vecchio

Foto di Roberto Di Ferdinando

Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Chi è sfortunato non vada alla guerra"

sabato 16 gennaio 2016

Via de' Coverelli

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Quando Dio ci dà la farina, il diavolo ci toglie il sacco"

venerdì 15 gennaio 2016

Modi di dire: “essere come Carlo Gianni”


Testo di Roberto Di Ferdinando
Tabernacolo della Quarconia in via dei Cimatori(fonte www.wikipedia.it)

Ormai non si usa quasi più tale espressione, eppure fa parte del vocabolario fiorentino. Si utilizza per indicare quelle persone che si attivano e si spendono personalmente e con denari per gli altri, in particolare verso quelle persone che, forse, non meriterebbero tali attenzioni. L’espressione trae origine proprio dal nome di una persona, Carlo Gianni, che nel Seicento guidò il pio ospizio della Quarconia, che aveva sede presso l’attuale via Condotta. L’ospizio fu fondato nel 1650 da un artigiano, Ippolito Francini, con lo scopo di dare ricovero per orfani vagabondi, il primo riformatorio della storia. La Querconia rimase attiva fino al 1766.
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Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Chi non è savio, paziente e forte, si lamenti di se, non della sorte"

giovedì 14 gennaio 2016

Ponte Vecchio

Foto di Elisa Ricci


Modi di dire: “a tutta randa!”

Testo di Roberto Di Ferdinando

Foto tratta da: www.assovela.it
Significa andare ad alta velocità, ma è usato anche per indicare un audio riprodotto al massimo del volume. Trae origine dal gergo marittimo,  da un tipo di vela: la randa, una vela di forma, in origine trapezoidale, e più recentemente triangolare, il cui lato verticale è legato all’albero, un lato è libero, e quelli alto e di base fissati rispettivamente al pennone più alto ed al boma (il pennone più basso). E’ usata per risalire il vento.
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Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Beni di fortuna passano come la luna"

mercoledì 13 gennaio 2016

Ponte Vecchio

Foto di Mauro Baroncini


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Alla fortuna bisogna lasciar sempre una finestra aperta"

martedì 12 gennaio 2016

Via del Canto dei Nelli e la stabilità della Cupola del Duomo

(Fonte: http://www.conoscifirenze.it e Corriere Fiorentino) Testo di Roberto Di Ferdinando

Via del Canto dei Nelli è la via che costeggia le Cappelle Medicee e fa angolo con via dell’Ariento. Questa strada nei secoli ha avuto più nomi: Via de' Fossi, via del Fosso, via del Canto de' Gori, via delle Cantonelle, fino a prendere quello definitivo “dei Nelli”. Intorno al Trecento di qui passavano le mura cittadine ed i fossi, nelle originarie denominazioni della via, erano quelli che scorrevano lungo la cinta muraria; invece, il nome “dei Gori”, indicava la famiglia proprietaria delle case qui edificate intorno al Trecento che rendevano la strada molto più stretta di quella di come appare oggi. Successivamente la proprietà di questi spazi e dei nuovi palazzi che qui sorsero, passò alla famiglia dei Nelli. Invece, ‘canto’ sta ad indicare l’angolo di due strade.
La famiglia dei Nelli era originaria del Mugello ed erano mercanti . Nelli era anche Bartolomea, poetessa dilettante e mamma di Niccolò Machiavelli. Giovan Battista Nelli fu un altro esponente di spicco di questa famiglia. Infatti, matematico e ingegnere, fu chiamato dal Granduca Cosimo III come esperto per la cura del patrimonio artistico della città. Nel 1693, Giovan Battista fu incaricato di ispezionare  la Cupola del Duomo che mostrava delle crepe preoccupanti per la sua stabilità. Giovan Battista Nelli si oppose all’idea avanzata da alcuni suoi collaboratori e colleghi di incatenare la Cupola per stabilizzarla, dichiarando direttamente al Granduca che quelle fessure erano antiche e le volte non avrebbero ceduto, quindi la cerchiatura proposta era inutile. Comunque, a scopo preventivo fece installare dei cunei di marmo nelle crepe, che si sarebbero scheggiati al minimo movimento strutturale della Cupola. Così, ogni giorno affrontava  i numerosi gradini per visionare i cunei che rimanevano intatti confermando la sua teoria.
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Il Duomo

Foto di Simone Bernardi


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"A chi è disgraziato, gli tempesta nel forno"

lunedì 11 gennaio 2016

Viale Forlanini

Foto di Roberto Di Ferdinando

Modi di dire: "andare al licit o all’icit…."



(Testo di Roberto Di Ferdinando)

Espressione popolare, ormai poco usata, ma la si può sentire nella periferia o provincia di Firenze ed in alcune cittadine della Toscana meridionale. Il significato? Andare al bagno, in particolare a quelli pubblici. L’origine è latina. Infatti, da licēre, "è permesso". Tante le sue sfumature esistenti, o meglio, che esistevano: <<andare al “licit”, all’”icit”, ma anche al “licitte o “licite”>>. Era usata anche in modo offensivo: << ma vai al licit!>>, l'equivalente di mandare a quel paese qualcuno.
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Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Ognuno sa navigare col buon vento"

sabato 9 gennaio 2016

venerdì 8 gennaio 2016

La cucina nella Firenze romana

(Fonte Informatore Coop) - Testo di Roberto Di Ferdinando

Immagine tratta da Wikipedia

La Florentia del II° secolo d.c. aveva circa 10.000 abitanti, ed era una città ricca e prospera e tale ricchezza  si manifestava anche nella cucina che era molto varia negli ingredienti utilizzati: formaggi ovini, verdure, pani, schiacciate, torte di verdure e fritture di polpette e di pesci. Le famiglie patrizie di allora potevano permettersi cucine attrezzate e così mangiavano nelle loro dimore, ma, al contrario della moderne usanze, la gran parte della cittadinanza per mangiare doveva recarsi fuori casa. Non a caso, nella Florentia di allora era diffusa la presenza di taverne dove, con prezzi contenuti, era possibile mangiare spuntini oppure prendere cibi d’asporto. Si distinguevano le tabernae vinariae dove i clienti, in piedi, bevevano vino, spesso caldo, o il pipernum (vino, acqua, miele, spezie varie e pepe)accompagnandoli con uova sode, salse (moretum), olive o focacce; e le popinae che, invece, offrivano la possibilità di mangiare seduti anche a tavoli disposti all’aperto. Le popinae erano  caratterizzate da un bancone in marmo che presentava degli ampi fori contenitori e scaldati, dove, come in un moderno self service,  erano tenuti i cibi del giorno: polpette, pesce fritto o in umido, pasticci di carne, zuppe (minestra di laganum), legumi, il ‘caseum’ (il cacio…) che veniva offerto insieme a frutta fresca o secca, e il flan, un dolce caramellato fatto a base di latte. I piatti del giorno ed i prezzi erano segnati su delle tabelle di bronzo (tabulae).
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Leggi anche: La Firenze romana  e  Nuove scoperte della Firenze romana

F-Ligth 2015: Piazza Pitti

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Tra gente sospettosa, conversare è mala cosa"

giovedì 7 gennaio 2016

12 Gennaio - Associazione “Per Boboli” - Conferenza “Arte e natura negli Horti dell’antica Roma”

L’Associazione “Per Boboli” è lieta di invitarvi martedì 12 gennaio 2016 alle 17.30 per la conferenza “Arte e natura negli Horti dell’antica Roma” tenuta dal Dott.Fabrizio Paolucci. L’incontro, patrocinato dalla Regione Toscana e dal Comune di Firenze, si terrà presso il Teatro del Rondò di Bacco (Piazza Pitti 1 - Firenze).


Alla metà del I secolo d.C., una cintura verde costituita da oltre 60 horti circondava il caotico e sovrappopolato centro di Roma. Seguendo i modelli delle ville di piacere campane, gli horti furono immaginati come spazi verdi nei quali edifici residenziali e di svago sorgevano quasi confusi nel paesaggio circostante. Sacelli, portici, fontane e ambienti tricliniari per i banchetti estivi circondavano i palazzi, solitamente collocati su terrazze disposte a seguire il declivio delle colline. Nella cornice di questa artificiale Arcadia erano sistemate anche centinaia di statue fra le quali non mancavano rari e preziosi originali greci.



Associazione "Per Boboli"
Segreteria Relazioni Esterne e Comunicazione
Sito:  www.associazioneperboboli.com
Mail:  associazioneperboboli@gmail.com
Facebook:  https://www.facebook.com/AssociazionePerBoboli

Modi di dire: “fare capolino”

(Testo di Roberto Di Ferdinando)

E’ il tipico gesto dei bambini o dei ragazzi che giocano a nascondersi. Il corpo è nascosto dietro ad un muro, angolo, albero….e da lì si affaccia solo una parte della testa (il capo), quel poco che basta per osservare i movimenti o le persone che si aggirano nelle vicinanze. Quindi, “fare capolino” è un’espressione che si usa per indicare qualcuno o qualcosa che appare solo in parte, non nella sua sagoma intera: “Il sole fa capolino da dietro la montagna”.
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Ponte Vecchio

Foto di Elena Fulceri


Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Se tu hai caro il ben godi, guarda con chi lo lodi"

domenica 3 gennaio 2016

I fiorentini illustri battezzati nel Battistero


http://www.tuscanysweetlife.com
Fino ad oltre un secolo fa il Battistero ha svolto la sua originaria attivita' di fonte battesimale. Dal 1128, quando fu scelto ufficialmente come sede battesimale, migliaia di fiorentini sono stati qui battezzati e tra questi numerosi sono i personaggi famosi. Eccone alcuni : Dante nel 1266, Amerigo Vespucci il 18 marzo 1454, Niccolo' Machiavelli il 4 maggio 1469, Lisa Gherardini (colei che fece da "modella" a Leonardo per la Gioconda) il 15 giugno 1479, Cosimo I de'Medici (20 giugno 1519), Antonio Meucci (14 aprile 1808) e Carlo Lorenzini "Collodi" il 25 novembre 1826. Attualmente e' attivo e consultabile, sul sito dell'Opera del Duomo, l'archivio storico dei battezzati nel Battistero.
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Leggi anche: le curiosita' del Battistero e del Duomo

venerdì 1 gennaio 2016

Proverbio Toscano del Giorno

Proverbio Toscano del Giorno:

"Chi non ha che perdere, perde sempre"

Modi di dire: “fare il giro delle sette chiese”

Testo di Roberto Di Ferdinando

Tale espressione indica il camminare, il girare senza raggiungere la meta prefissa, ha quindi una valenza negativa, significa il non raggiungere lo scopo, il perdere tempo.
L’origine di questa espressione deriva comunque da un pellegrinaggio a piedi, che si chiama proprio con questo nome: “Giro delle Sette Chiese”,  nato intorno al Trecento, ma poi, nel 1540, istituzionalizzato e regolamentato da San Filippo Neri. Il pellegrinaggio consiste nel percorrere un tragitto a piedi, ad anello, di 20 km, che deve toccare le principali chiese romane presenti già nel Cinquecento: Basilica di San Giovanni in Laterano, Basilica di San Pietro in Vaticano, Basilica di San Paolo fuori le mura, Basilica di Santa Maria Maggiore, Basilica di San Lorenzo fuori le mura, Basilica di Santa Croce in Gerusalemme e la Basilica di San Sebastiano fuori le mura. Il pellegrino sosta in ogni chiesa per alcuni minuti e prega presso il Cristo morto, dopo aver fatto ciò, riprende il suo pellegrinaggio. In origine il percorso doveva essere coperta in un giorno, il Giovedì Santo, poi l’usanza è stata di effettuarlo in due giorni, il Venerdì ed il Sabato Santi. In questi giorni santi, ogni credente, anche nella propria città, senza doversi recare a Roma, può effettuare il pellegrinaggio visitando sette chiese differenti, oppure per sette volte visitare la stessa.
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