lunedì 22 ottobre 2012

Le mie fonti: Le strade nel piatto

Le strade nel piatto
Percorsi storico-gastronomici a Firenze
Autore: Donatella Lippi
Editore: Accademia dell'Iris
Pubblicazione: 2011 - Firenze
Volume: 158 pagine

mercoledì 17 ottobre 2012

La lapide in ricordo della ciuca

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

E’ uno dei pochi monumenti che Firenze ospita ed ha dedicato a degli animali. E’ la lapide in onore di una ciuca, posta all’interno del cortile di Palazzo Pitti (gli altri due monumenti sono la testa di toro sul Duomo e la lapide in onore del cavallo morto nel lungarno Anna Maria Luisa de' Medici, si vedano gli articoli in archivio di questo blog). Il cortile di Palazzo Pitti, originariamente disegnato dal Brunelleschi e poi rivisto dall’architetto Luca Fancelli, fu ristrutturato dall’Ammannati nella seconda metà del Cinquecento e per tale operazione lo scultore ed architetto di corte decise di avvalersi oltre che delle maestranze artigiane cittadine anche di alcuni animali, quest’ultimi ebbero il compito di trasportare i materiali. E tra questi animali la oggi nostra famosa ciuca (sebbene non è accertato che fosse una femmina) che diede il suo indispensabile apporto trainando o portando lastre di marmo, blocchi di pietre serene, legname e utensili. E per ricordare il suo fedele e silenzioso servizio, nel loggiato sinistro del cortile del palazzo fu affissa una lapide che la ritrae intenta al suo lavoro pesante, infatti, mentre traina una pietra squadrata. Sopra questo bassorilievo una scritta in latina che, tradotta, recita così:  “lettighe, pietre e marmi, legnami, colonne portò, tirò e trasporto anche questa lapide”. La ciuca morì dopo poco tempo ma questo monumento ne ha reso immortali  il ricordo e il suo prezioso lavoro.
RDF

lunedì 15 ottobre 2012

15 ottobre 1972 - esordio di Giancarlo Antognoni in Serie A


Esattamente il 15 ottobre di 40 anni fa esordiva in serie A il ragazzo in foto. Un'icona fiorentina che è rimasta tale. Qui altri miti in maglia viola: http://bit.ly/Qi5mPC
(tratto da: Te la do io Firenze - http://www.facebook.com/#!/teladoiofirenze )

La Fiorentina del Presidente Ugolino Ugolini acquistò Antognoni dall'Asti Ma.co.bi, squadra piemontese di Serie D, nel 1972 per 435 milioni di lire dell'epoca.
L'esordio in Serie A avvenne a Verona, il 15 ottobre 1972 alla terza del campionato, in una vittoria in trasferta dei toscani per 2-1; Antognoni aveva 18 anni e mezzo e scese in campo con la maglia numero 8, venendo elogiato il giorno dopo dal Corriere dello Sport che, nel titolo del resoconto della gara, lo definì "un giovanissimo Rivera" definendo nell'articolo il suo primo tempo esaltante.
(tratto da: Wikipedia.it)


Opera at S.Ambrogio Market in Florence

sabato 13 ottobre 2012

La Centrale Termica di via delle Ghiacciaie, dove furono salvati i libri alluvionati della Biblioteca Nazionale

Testo di Roberto Di Ferdinando

Ho già parlato dal punto vista architettonico  e storico della Centrale termica e della cabina apparati della stazione di Firenze Santa Maria Novella, di via delle Ghiacciaie (si veda: http://curiositadifirenze.blogspot.it/2011/11/la-centrale-termica-delle-ferrovie.html).
Ma questo edificio nella sua storia svolse anche un’altra e importante funzione; infatti, qui furono raccolti e salvati numerosi volumi alluvionati della Biblioteca Nazionale di Firenze. Nei giorni appena successivi allo straripamento dell’Arno del 4 novembre 1966, i responsabili della Biblioteca, con l’aiuto dei generosi “angeli del fango”, decisero di inviare il materiale alluvionato presso tutte quelle strutture cittadine che avessero dispositivi per l’essiccazione, ad esempio un forno, affinché così arrestasse la decomposizione della carta dei libri. Una volta in via di recupero, su ogni volume “essiccato” fu aggiunta una cartoncino leggero su cui appuntata una segnatura a matita, una sorta di classificazione d’emergenza (erano sopra indicati: tipologia, il danno, lo stato di conservazione, il materiale, ecc..). Una volta asciugato, il materiale era raccolto in ceste ed inviato alla Centrale termica di Via delle Ghiacciaie, messa a disposizione per l’emergenza dalle Ferrovie dello Stato. Nella Centrale furono allestite delle vasche specifiche dove i libri erano quindi accuratamente lavati, dopo essere aperti  e sfascicolati, e quindi nuovamente essiccati. Il personale addetto a tale operazione si componeva di specialisti, ma anche di molti volontari, i quali erano alloggiati in sei vagoni ferroviari, fermi sui binari della vicina stazione di santa Maria Novella e messi sempre a disposizione dalle FF.SS.
RDF

mercoledì 10 ottobre 2012

Il Negroni, l’aperitivo italiano più famoso nasce a Firenze

Testo di Roberto Di Ferdinando

Il Negroni è il più famoso aperitivo italiano, ed è a base di gin, bitter Campari e Vermuth rosso, dall’inconfondibile colore arancione. Nacque a Firenze negli anni Venti, presso il Caffè Casoni di via de’Tornabuoni, che successivamente divenne Caffè Giacosa ed oggi  Just Cavalli Caffè (da Roberto Cavalli, il famoso stilista fiorentino che ne è diventato proprietario come dei locali adiacenti che ne ospitano il negozio di abbigliamento). In quegli anni era solito frequentare il Caffè Casoni, il conte Camillo Negroni, di origini fiesolane, che spesso si  intratteneva nel locale prima di cena a sorseggiare il suo solito “Milano- Torino” (che successivamente, in onore di Primo carnera, prenderà il nome di “Americano”, un aperitivo a base di bitter Campari, Vermouth rosso – sebbene allora si usava il Cinzano o il Carpano - e seltz). Tra il 1919 e il 1920, Negroni, di ritorno da un viaggio a Londra, dove aveva apprezzato il gin, stanco del solito “delicato Americano”, chiese al barman del caffè, Fosco Scarselli, di rafforzare il suo aperitivo sostituendo proprio il gin al seltz. Il risultato fu: 1/3 di Gordon’s gin, 1/3 di Campari¸ 1/3 di Vermouth rosso, il tutto mescolato con una mezza fetta d’arancia ed una scorza di limone (la gradazione alcolica standard è di 28°). Il conte apprezzò tanto la modifica, che questo divenne il suo “solito”. E rapidamente tra gli altri avventori del Caffè Casoni di diffuse la richiesta dell’"Americano alla moda del conte Negroni"  che di lì a poco a Firenze, in Italia e nel mondo divenne il “Negroni”. Dato il successo e il diffuso apprezzamento del nuovo aperitivo, un imprenditore emiliano, trasferitosi a Treviso dove aveva fondato una industria di liquori, sfruttando il proprio nome, per l’appunto si chiamava Cav. Guglielmo Negroni, commercializzò con successo, l’aperitivo in bottiglia “Antico Negroni 1919”.
Ovviamente come qualsiasi prodotto di successo il Negroni negli anni ha subito imitazioni o variazioni: il Negrosky (vodka al posto del gin), il Cardinale (2/4gin, 1/4 vermouth dry, 1/4 bitter), il Negroni Seal (con doppio Vermouth), il Redhuvber (una variante diffusa soprattutto nel torinese, servito con una spruzzata d'arancia) e altre di foggia tipicamente genovese: il Negroni del Babbo (gin, bitter Campari, vermouth Carpano, succo d'arancio e angostura) e il più morbido Negroni della mamma (senza angostura), il «Negroni sbagliato», inventato a Milano al bar Basso tra il 1972 e il 1973, dove invece del gin fu aggiunto, per sbaglio, lo spumante brut, dando vita ad un altro ed apprezzato aperitivo, od ancora, il “Negroni sbagliato con il prosecco”, variante tipicamente veneta.
Comunque, al di là delle variazioni, il Negroni del conte Negroni si prepara così: prendere un bicchiere “Old fashioned” e riempirlo con ghiaccio per raffreddarlo, poi togliere l'acqua in eccesso. Aggiungervi 3 cl di gin, 3 cl di vermuth rosso dolce e 3 cl di Campari. Mescolare bene ma delicatamente. È facoltativa una spruzzata di soda water. Completare con mezza fettina di arancia da mettere sul bicchiere. Servire senza cannuccia (preparazione indicata dall'IBA, l'International Bartenders Association, l’organizzazione internazionale dei barman che ha riconosciuto il Negroni quale cocktail ufficiale).
RDF

martedì 9 ottobre 2012

Le mie fonti: La grande guida delle strade di Firenze

La grande guida delle strade di Firenze. Storia, aneddoti, arte, segreti e curiosità della città più affascinante del mondo attraverso 2400 vie, piazze e canti
di Franco Cesati

Editore: Newton Compton
Collana: Guide insolite
Data di Pubblicazione: 2007

sabato 6 ottobre 2012

Gli stabilimenti balneari a Firenze

Testo  di Roberto Di Ferdinando

Nelle ultime estati a Firenze, sull’argine dell’Arno dalla parte del quartiere di San Niccolò, è stata allestita una spiaggia attrezzata (Easy Living). C’è chi ha accolto con piacere l’iniziativa dell’amministrazione comunale di fornire a fiorentini uno spazio tipicamente estivo e nel cuore della città, altri, invece, l’hanno giudicata un tentativo maldestro di imitare le spiagge cittadine di Parigi e di altre capitali europee. Comunque, a favore o contrari, i fiorentini hanno a disposizione un luogo dove prendere il sole lungo l’Arno, ma solo il sole, niente tuffi e bagni. Eppure fino a qualche decennio fa, i fiorentini potevano concedersi bagni ristoratori nelle acque dell’Arno anche nel tratto del centro di Firenze. Non solo, esistevano (come dire non si inventa mai niente) anche vari stabilimenti balneari in questo tratto di fiume. Difatti, una delibera comunale del 1913 autorizzava la costruzione di alcuni bagni balneari, sullo stile di quelli versiliani. Ne furono autorizzati cinque: al Pignone per uomini e donne, a Santa Rosa, sempre per uomini e donne, a Piagentina, solo per uomini, a San Niccolò, come oggi, ma allora qui potevano accedervi solo gli uomini, e a Nave al Moro (zona Gavinana), misto. La delibera dettava rigorose regole anche in ambito di igiene, sulla pulizia degli spazi balneari e sui cambi di biancheria. Questi stabilimenti avevano sostituito i bagnetti che fino agli inizi del Novecento  si potevano osservare al centro delle acque dell’Arno. Infatti, i bagnetti erano capanni di legno ancorati in mezzo al fiume, dove l’acqua d’estate non superava il metro e mezzo di profondità. I bagnanti raggiungevano in barca i bagnetti, qui, all’interno del capanno si spogliavano, indossavano il costume e facevano il bagno nello specchio d’acqua tra il bagnetto e la riva. In quel periodo molte donne preferivano, per non essere sotto gli occhi delle persone dei vicini bagnetti, immergersi nell’acqua sottostante la struttura direttamente dall’interno del capanno grazie ad una botola posta sul pavimento.
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mercoledì 3 ottobre 2012

I “Canottieri”

Testo di Roberto Di Ferdinando

Nel 1886 a Firenze si costituisce la prima società di canottaggio fiorentina, che prende il nome di “Firenze. Il 15 maggio 1887, per celebrare l’inaugurazione del rivestimento della facciata di Santa Maria del Fiore, nel tratto cittadino dell’Arno, si svolge una tra le prime gare di canottaggio in città. Padroni di casa la “Firenze”, che sfida la “Salvatori” di San Romano, la “Limite” di Limite sull’Arno, e le “Società ginnastica livornese Sebastiano Fenzi” e “Alfredo Cappellini” di Livorno. Nel 1890 nasce anche la società di canottaggio “Libertas“, dalla caratteristica maglia con il giglio di Firenze, che insieme alla “Firenze” saranno tra le prime ad associarsi alla federazione italiana di canottaggio, “Regio Rowing Club Italiano”, costituitasi a Torino nel 1888 (le altre società toscane affiliate sono l’“Alfredo Cappellini” e “Il Remo” di Livorno, e la “Pisani” di Pisa).
Campo di allenamento e di gara per i canottieri fiorentini  è il tratto d’Arno tra, circa, il Ponte alle Grazie e il Ponte Santa Trinita, e proprio a fianco di questo ponte, sull’argine lato Lungarno Guicciardini, per alcuni decenni sorgerà uno chalet di legno, luogo di ritrovo  e di allenamento per i pionieri del canottaggio fiorentino. La “Libertas”, invece, ha la propria sede e il ricovero delle imbarcazioni, in una struttura, anch’essa di legno, su palafitte, sulla riva destra del fiume, a monte di Ponte Vecchio.
La Società “Canottieri Firenze” è fondata il 6 febbraio 1911, nasce dalla fusione della “Libertas” con altre due società cittadine, la “Florentia” e l’“Amerigo Vespucci”. I colori sociali della nuova società sono quelli di Firenze, maglia bianca con tre fasce rosse alternate. Sede sociale la palafitta “ereditata” dalla Libertas.
Nel 1913 la “Canottieri “ conquista i primi titoli nazionali, seguirà una lunga serie di trionfi nazionali e internazionali, molti anche quelli conquistati a livello giovanile.
Nel 1933 la Canottieri si trasferirà nell’attuale e prestigiosa sede di Lungarno Anna Maria Luisa De Medici, sotto la Galleria degli Uffizi, in quelli che erano stati in passato i magazzini granducali.
Dal 1911, anno della fondazione, ad oggi la “Canottieri” ripete ogni anno la tradizionale “uscita di Capodanno”: equipaggi di soci navigano su e giù davanti alla sede sociale, festeggiando e celebrando così il canotaggio e la città in ogni inizio di anno.
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Lungarno Anna Maria Luisa De Medici, l'ingresso della sede dei Canottieri

Il Museo del Calcio di Coverciano

Testo di Roberto Di Ferdinando

Il Museo del Calcio ha sede all’interno del Centro Tecnico Federale di Coverciano, un moderno complesso sportivo immerso nella natura, dove la Nazionale Italiana di calcio si allena e prepara le manifestazioni più importanti. Sono qui esposti i cimeli dei più grandi calciatori del mondo dall’Ottocento ad oggi, oltre che quelli della nazionale e del calcio italiano. La Fondazione svolge anche la funzione di centro informativo digitale con uno straordinario archivio di pubblicazioni, fotografie e filmati oltre che della diffusione dei valori sportivi. Il museo ospita anche la Hall of Fame, la celebrazione delle figure più rappresentative della tradizione calcistica italiana.
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Fondazione Museo del Calcio
Viale Aldo Palazzeschi, 20 – Firenze
Ingresso a pagamento
http://www.museodelcalcio.it/