venerdì 31 maggio 2019

BRANDO CHIESA, IL TATUATORE FIORENTINO DA 700 MILA FOLLOWER CHE HA INVENTATO IL PASTEL GORE

Copiato in tutto il mondo, il suo stile che mischia animali albini e immaginari giapponesi Hentai e Kawaii è la nuova moda del tattoo femminile. “Immagini dolci e mostruose, colorate a pastello: mi sento un eremita, ma così sono uscito dalla depressione per la morte di mia madre”
 

Firenze è patria di geni e innovatori, di artisti e persone capaci di travalicare il tempo con le loro creazioni. E Brando Chiesa è l’ultimo esponente di questo ecosistema culturale. La sua forma d’arte è quella più moderna, il tatuaggio. Come tela, il corpo delle migliaia di persone che ha tatuato con le immagini nate dalla sua mente: demoni, pipistrelli, teschi. Ma colorati dolcemente e affiancati a figure tipicamente dolci e serene, quasi bambinesche, quelle della cultura Kawaii giapponese che produce figure “amabili”, carine e adorabili. Spesso, però, arriva a quella forma di soft pornografia che ricade dentro lo schema Hentai, che arriva al Kink e allo Shunga: e sono i tatuaggi che più causano interesse e polemiche. 
Impossibile però descrivere a parole le sue visioni. Meglio guardare il suo profilo Instagram, dove è seguito da oltre 700 mila persone e dove c’è un archivio di oltre cento delle sue opere più spettacolari. I fan combattono tra di loro per accaparrarsi il suo tempo e diventare tela per la sua arte. Ci sono casi persino di emulatori, che vendono i suoi disegni on line o che chiedono ad altri di tatuare le sue immagini.

Un successo, quello del fiorentino, che si innesta su una vita non facile. “Ho sempre amato l’arte – spiega Brando, che oggi ha 31 anni – e fin da bambino ho sempre disegnato. Poi ho subito un grave lutto, la perdita di mia madre. Ne è seguita una brutta depressione e solo tatuare mi ha permesso di sopravvivere. Da allora mi sento un po’ come Picasso. Ho cambiato molti periodi nella mia carriera, una volta ero più dark e neo-tradizionale, adesso amo invece di più l’immaginario Animetal. Se non tatuo sto disegnando, la mia è una sorta di vocazione laica, mi sento come fossi un monaco eremita dei tatuaggi”.

Di fatto, lo stile pastel gore è stato inventato da lui: creature canine e feline con pelle chiara e occhi rossi luminosi, circondate da elementi che includono maschere tradizionali giapponesi, ramen e fiori di ciliegio. Ma anche volti di donnine che sembrano soavi ma rivelano anime oscure. Il tutto in un equilibrio emozionalmente fortissimo, un mix tra Ero Guro e Seapunk, che Brando adesso vuole continuare a promuovere. Prima di tutto con il suo marchio di abbigliamento. Ma poi anche con numerosi viaggi. Nel mirino ha le visite ai guru mondiali del tatuaggio, per scambiare informazioni e vissuti: Isnard Barbosa e Romeo Lacoste. Sta anche pensando di fare un guest spot al Bang Bang Studio di New York City e collaborare con l'artista britannico Oliver Sykes in alcuni progetti interessanti. A breve andrà anche a Bali con suo fratello per un progetto artistico a Canggu.

giovedì 30 maggio 2019

La chiesa di "San Giuseppino" (l'ex obitorio di Firenze)

 "La Chiesa di San Giuseppe, in via Santa Caterina d’Alessandria, comunemente chiamata San Giuseppino sorge dove un tempo esisteva l’obitorio. Questo, detto la “stanza di Santa Caterina”, costruito intorno al 1780 dal Governo granducale e consegnato al Comune il 23 aprile 1784, servi a raccogliere le salme da trasportare a Trespiano con una colonna di carri nelle ore notturne. […] Nel 1857 il Comune di Firenze, dietro suggerimento dei Frati Cappuccini incaricati della cura pastorale dell’obitorio dal 1851, comincia a pensare ad una cappella più ampia […]. Il 16 febbraio 1858 viene firmato il contratto per la costruzione della nuova chiesa, da farsi con pietrame preso dalla cava di Monteripaldi. L’incarico è affidato all’ingegnere Gatteschi. […] Tra il 1860 e il 1867 anche Vittorio Emanuele II contribuì alla costruzione della chiesa. La consacrazione ebbe luogo il 7 novembre 1870. L’obitorio rimase in via S. Caterina fino al 1893, quando traslocò al Romito, oltre Mugnone. Alla fine della prima guerra mondiale la chiesa, affidata alle suore irlandesi dell’Istituto Santa Reparata, diventò la chiesa de numerosi inglesi di Firenze. [...] ."
(Liberamente tratto da: P. Enrico Lombardi, Santa Caterina di Cafaggio…di Barbano, e da: Da Cagaffio a Barbano - Storia mista in occasione del 50° della Parrocchia di Nostra Signora del S,. Cuore in Firenze - )

Le Rampe

Foto di George Tatge


Via della Dogana. Ingresso Museo di San Marco

Foto di Roberto Di Ferdinando




martedì 28 maggio 2019

Proverbio Toscano del Giorno

"Il villano punge chi l'unge e unge chi lo punge"

lunedì 27 maggio 2019

Proverbio Toscano del Giorno

"Cavalier senza entrata, e muro senza croce, da tutti è scompisciato"

domenica 26 maggio 2019

Percorso delle Rampe al Piazzale Michelangelo


(Archivio Kunsthistorisches Institut in Florenz Max Planck Institut, foto Ivo Bazzechi)
 





Tovagliette....








sabato 25 maggio 2019

Disegni di progetto delle Rampe

Disegni di progetto delle Rampe dell’Arch. Giuseppe Poggi (Archivio Storico del Comune di Firenze)





venerdì 24 maggio 2019

Villa Ruspoli

Foto di Roberto Di Ferdinando 

giovedì 23 maggio 2019

Festival dello sviluppo sostenibile. Storie di un clima che cambia

24 maggio 2019, ore 18.30, Spazio Alfieri, via dell'Ulivo, 6 - Firenze. Organizzazione: Italian climate network, Università di Firenze, Fondazione finanza etica, WWF YOUng, Associazione Italiana Studenti di Fisica (AISF), Centro Creazione Cultura, Generation Europe, ORUS, Dis.forme.
http://festivalsvilupposostenibile.it/2019/cal/1159/a-new-hope-storie-di-un-clima-che-cambia#.XN7Q80uy--p

lunedì 20 maggio 2019

Proverbio Toscano del Giorno

"Al villa che mai si sazia, non gli far torto nè grazia"

domenica 19 maggio 2019

‘Bagno’ di folla per la riapertura dell’impianto idrico delle Rampe del Poggi. Rinviata per maltempo la festa della città

Tanto pubblico, nonostante la pioggia, all’accensione dell’acqua delle fontane
alla presenza del sindaco Dario Nardella
e del Presidente di Fondazione CR Firenze Umberto Tombari



‘Bagno’ di folla (è proprio il caso di dirlo) per la riapertura dell’impianto idrico del Sistema delle Rampe del Poggi avvenuta oggi pomeriggio alla presenza del Sindaco di Firenze Dario Nardella e del Presidente della Fondazione CR Firenze Umberto Tombari. Nonostante la pioggia, centinaia di persone hanno partecipato a questo evento tanto atteso perché, dopo un secolo, torna visibile uno spicchio di collina bellissimo e viene ripristinata l’acqua nelle fontane, nelle vasche e nelle grotte di tutto il complesso, così come lo aveva pensato il suo architetto Giuseppe Poggi. Dal momento in cui Nardella e Tombari hanno premuto il pulsante rosso sono trascorsi 10 minuti perché l’acqua, salutata da un fragoroso applauso e tra le note dell’ Inno alla gioia di Beethoven, uscisse dalla conchiglia posta alla sommità e raggiungesse le fontane poste ai lati della Torre di San Niccolò, coprendo un dislivello di 54 metri. Rinviato per maltempo invece l’ evento ‘Le Rampe in Festa’ che Comune e Fondazione avevano organizzato per tutto il pomeriggio e la sera proprio per salutare questo importante recupero.

Il grande restauro è stato finanziato interamente da Fondazione CR Firenze nell’ambito della normativa ‘Art Bonus’ ed è stato curato dal Comune di Firenze (Direzione Servizi Tecnici - Servizio Belle Arti e Fabbrica di Palazzo Vecchio, Direzione Ambiente – Servizio Parchi, Giardini ed Aree Verdi, Direzione Nuove Infrastrutture e Mobilità – Servizio Viabilità, SILFI Spa) con la supervisione dei tecnici dello Studio Hydea incaricato dalla Fondazione. Tutta l’operazione, eseguita dall’Impresa Bartoli che ha vasta esperienza in opere di restauro, ha comportato per la Fondazione un impegno economico complessivo di 2,5 milioni di Euro. L’attività di tutela è stata svolta dalla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio per la Città Metropolitana di Firenze e per le provincie di Pistoia e Prato. Le varie fasi del restauro sono state anche oggetto di una campagna fotografica curata dal maestro George Tatge e di una documentazione video curata dalla società 3dSign che sta realizzando un documentario su tutto l’intervento.

‘’Oggi – ha detto Nardella - è grande la gioia di rivedere questo complesso architettonico e monumentale tornare a funzionare come 100 anni fa. E di questa meraviglia ringrazio tutti coloro che ci hanno permesso di arrivare fin qui: a partire dalla Fondazione CR Firenze che ha finanziato l’opera, al Comune che ha seguito il restauro, fino a tutti coloro che ci hanno lavorato ogni giorno e ai fiorentini che ci hanno spronato affinché si completasse la riqualificazione delle Rampe. Siamo davvero molto felici per questa giornata indimenticabile e storica’’.

‘’Un intervento molto impegnativo e con non poche difficoltà – ha sottolineato il Presidente Tombari – completato in soli nove mesi. Il merito va alle maestranze per l’entusiasmo e l’alta competenza dimostrata. Firenze ha davvero delle eccellenze senza le quali il risultato non sarebbe stato questo e in tempi così rapidi. Ciò è avvenuto anche perché tutti abbiamo lavorato in armonia e in sintonia guardando al risultato finale; dunque è possibile fare grandi cose se l’obiettivo è condiviso. Questo è quello che la nostra Fondazione ha cercato di fare in questi anni e sono orgoglioso di concludere il mio mandato con questa testimonianza che dimostra la capacità sinergica di una città e delle sue massime istituzioni’’.

sabato 18 maggio 2019

IL SISTEMA DELLE RAMPE

Progetto del Comune di Firenze finanziato da Fondazione CR Firenze


La grande festa della città
per celebrare la fine del restauro
delle Rampe del Poggi

Alle 16 l’accensione dell’acqua delle fontane 
con il saluto del sindaco Dario Nardella 
e del Presidente di Fondazione CR Firenze Umberto Tombari
Segue il corteo di centinaia di bambini del progetto All’Opera

Alle 21.30 lo spettacolo ‘La fontana ritrovata’ con luci, suoni 
e con la ballerina aerea Elisa Barucchieri sorretta da 300 palloncini


IL SISTEMA DELLE RAMPE

Il Sistema delle Rampe si sviluppa su una superficie di 6.700 metri quadrati e fu realizzato da Giuseppe Poggi tra il 1872 (l’anno successivo al trasferimento della Capitale da Firenze a Roma) e il 1876. Si articola su tre livelli o ripiani: le Grotte, situate nei primi due ripiani delle Rampe, una sul primo e cinque sul secondo, queste ultime costituite da nicchie scavate nei due muraglioni a retta e realizzate con una struttura in muratura rivestita da intonaco lavorato e da spugne; la Grande Vasca polimaterica, situata sul terzo livello delle Rampe, composta da più bacini, realizzata con una struttura in muratura rivestita da spugne, pietrame e mosaico; le Scogliere e le Piccole Grotte, posizionate lungo i percorsi, realizzate con blocchi di pietra provenienti dalle cave di Monte Ripaldi, come i 'massi erranti' disseminati nei luoghi dove i percorsi si allargano. Col trasferimento della Capitale a Firenze fu affidato all’architetto Giuseppe Poggi l’incarico per la realizzazione del Nuovo Piano di Ampliamento della Città che prevedeva importanti trasformazioni urbane: dall’abbattimento dell’ultima cinta muraria alla realizzazione dei grandi viali di circonvallazione, dalla nuova stazione ferroviaria alla realizzazione del Campo di Marte. Ma soprattutto grazie a quel progetto si dette vita, per la prima volta, ad un vero e organico sistema di verde urbano di respiro europeo, un patrimonio di giardini pubblici destinati e dedicati non solo alle classi privilegiate ma al benessere di tutta la comunità.
Vennero, infatti, risistemate numerose aree verdi che tuttora costituiscono l’ossatura principale della città: il Parco delle Cascine, Piazza Donatello e Piazza Savonarola, Piazza della Libertà e i Pratoni della Zecca Vecchia; ma anche i parterre e i giardini del centro storico, come Piazza d’Azeglio, il Giardino dei Semplici, e soprattutto il belvedere mozzafiato di Piazzale Michelangelo, lo scenografico Viale dei Colli (con i suoi 5,7 chilometri di lunghezza) e la sistemazione, appunto, delle Rampe e del quartiere di San Niccolò. La loro funzione doveva soprattutto assicurare la stabilità geomorfologica della collina visto che in passato si erano verificati movimenti del suolo peraltro già documentati da Leonardo da Vinci e da Giuliano da Sangallo. Le pendici avevano bisogno di essere consolidate e rafforzate, i terreni stabilizzati con la realizzazione di cisterne, condotti idrici e scoli per evitare il ristagno delle acque. Purtroppo, la difficoltà dell’approvvigionamento idrico e la mancata manutenzione dei canali fece si che, in un arco di tempo piuttosto breve, l’elemento vitale e centrale di tutta la progettazione venne a mancare e con esso le specie vegetali che avrebbero dovuto caratterizzare bacini, scogliere e grotte. Negli anni, inoltre, la mancanza di specifici finanziamenti destinati alla manutenzione ed al restauro, ha causato un deterioramento generale che ha reso necessario e urgente un programma di interventi di conservazione e di ripristino degli elementi architettonici e decorativi, dell’impianto idraulico e della vegetazione propria ed originale. Tutto il complesso è sottoposto a tutela da parte del Ministero dei Beni e delle Attività culturali.

IL RESTAURO

Il restauro, cominciato nel luglio dello scorso anno, è stato fra i più complessi e importanti degli ultimi 50 anni a Firenze. Lo dimostrano, come esempio, alcuni dati: 27.000 ore di lavoro, 100 quintali di materiali infestanti rimossi, 1.200 piante ricollocate. L’intervento si è sviluppato in tre direttrici: la conservazione della componente architettonica e materica del sistema (grotte, scogliere e vasche); la realizzazione di un nuovo impianto idrico; il recupero della componente vegetale. In questo contesto un’ importanza del tutto particolare è rappresentata dall’acqua che scorre dall’alto, in suggestivo contrappunto con le acque dell’Arno, e che torna a scorrere dopo un secolo di silenzio e che restituisce a tutto l’insieme il fascino del giardino romantico della seconda metà dell’ Ottocento. L’acqua infatti fuoriesce dalla sommità, dove sono visibili il giglio e la conchiglia, e riempie la prima vasca per confluire nelle tre grotte. Quindi riempie la seconda vasca e attraversa la cascata lunga 8 metri ed alta circa 5 metri cadendo nell’ultima vasca; da qui raggiunge la parte alta delle Cinque Grotte per confluire poi nella vasca ovale e nella grotta singola posta immediatamente sotto la vasca ovale. Infine tutta l’acqua confluisce nella vasca grande della Torre di San Niccolò e nelle due vasche laterali alla Torre dotate di cascate. Quindi viene ricondotta al serbatoio di ricircolo da dove viene ripompata verso l’alto. Per alimentare il sistema è stato costruito un nuovo impianto idrico sostenibile dal punto di vista ambientale e dei costi di gestione, utilizzando un sistema di ricircolo alimentato con acqua di pozzo, senza attingere dalla rete idrica cittadina. Di particolare importanza è stato il recupero della componente vegetale che ha salvaguardato la forma e l’aspetto polimaterico delle componenti architettoniche collocando piante ornamentali, acquatiche e semiacquatiche compatibili con quelle originali, in gruppi omogenei distribuiti negli spazi predisposti per l’impianto vegetale.

 
UN PO’ DI STORIA

Il ‘Sistema delle Rampe del Poggi’ è parte integrante del complesso architettonico-paesaggistico del Viale dei Colli progettato e costruito dall’ architetto Giuseppe Poggi (1811-1901) con la collaborazione di Attilio Pucci (1816 - 1885), primo Soprintendente dei Pubblici Giardini e Passeggi della città nel periodo di Firenze Capitale (1865-1871). E’ la scenografica cerniera fra la città e il suo Piazzale assolvendo di fatto la funzione di consolidamento della collina attraverso opere murarie di sostegno e la regimazione delle acque superficiali. Un tempo era un insieme di campi per la pastura, dove le viottole, scendendo dal Monte alle Croci verso il podere dei Giovannozzi, permettevano l’attraversamento da cima a valle del bestiame. Era un paesaggio di uliveti, di bosco ceduo, di querce e cipressi oltre che di zone coltivate ad orti in cui insisteva la Villa ed il podere dei Padri Filippini di San Firenze.
Poggi nel concepire un’opera principalmente finalizzata al consolidamento della collina ed articolata su più livelli, la rese esteticamente piacevole grazie alle decorazioni sia della grande Vasca polimaterica, come delle Cinque Grotte e dei paramenti murari in bozze di pietra forte attingendo anche alla tradizione Buontalentiana che ritroviamo nella Grande Grotta di Boboli.
Il complesso sistema ideato dal Poggi prevedeva luoghi di sosta, arredi, vialetti, grotte, cascate, affacci con vista che rappresentavano un elemento importantissimo per ammirare, attraverso le visuali ideate, scorci della città. Elementi essenziali del progetto di Poggi erano l’acqua e le piante; la prima proveniva delle fonti di Gamberaia ed Alinari, le seconde scelte e disposte nei vari bacini, scogliere e stillicidi da Attilio Pucci.
Per l’individuazione delle piante messe a dimora da Attilio Pucci, si è rivelata insostituibile la documentazione fotografica d’archivio e l’Enciclopedia Orticola Illustrata – Dizionario Generale di Floricultura di Angiolo Pucci (figlio di Attilio). Le descrizioni contenute nell’Enciclopedia, hanno consentito di comprendere sia i metodi di realizzazione delle scogliere e delle grotte, che l’inserimento delle particolari specie acquatiche e semiacquatiche.

MORFOLOGIA DEL SISTEMA DELLE RAMPE

Partendo da piazza Poggi, e salendo dalla prima rampa con alle spalle Porta San Niccolò, troviamo il primo episodio dove la possente muratura in grandi bozze di pietra forte accoglie una prima piccola grotta, incastonata al centro della composizione e completamente ricoperta da un’infinita varietà di spugne naturali ed artificiali.
Continuando la salita delle rampe, si raggiunge il secondo livello: il paramento di intonaco bugnato e subbiato, le modanature architettoniche abbozzate, sono accostati ad un tripudio di incrostazioni, pomici, stalattiti, spugne naturali ed artificiali, che ricoprono interamente le superfici interne delle grotte, fino a fuoriuscire ed aggrapparsi al paramento esterno.
Nel terzo livello la natura ha il sopravvento: la Grande Vasca fa da protagonista, con questa particolare decorazione tipica di alcuni particolari manufatti da giardino quali grotte, ninfei, muri, ecc., nei quali compaiono per definizione materiali di diversa provenienza. Ai lati la composizione è delimitata da un muretto con volute che presenza una decorazione bicroma in ciottoli realizzata a mosaico, che continua fino alla sommità e racchiude tutta la parte superiore del sistema.
Quest’ultimo ripiano, presenta un paramento caratterizzato ancora dall’accostamento di materiale naturale ed artificiale, spartito da lesene, al centro del quale si trova una conchiglia sagomata in intonaco da cui parte la caduta dell’acqua, che dava e darà vita a tutto il sistema delle “cascate”. A coronamento di tutta la composizione troviamo il giglio fiorentino, rappresentato anch’esso mediante una decorazione a mosaico in ciottoli; al di sopra si trova uno stemma in pietra serena con un’aquila, chiaro inserimento posteriore di epoca fascista.

IL RESTAURO DOPO OLTRE 150 ANNI DA FIRENZE CAPITALE

L’intervento, fra i più complessi e importanti seguiti dall’Ufficio Belle Arti e Fabbrica di Palazzo Vecchio del Comune di Firenze, ha interessato tre ambiti:

1.    Il restauro conservativo della componente architettonica e materica; le grotte, le scogliere e le vasche
Per le Cinque Grotte e la Grande Vasca, rispettivamente nel secondo e terzo ripiano, si è proceduto alla verifica dello stato di conservazione delle decorazioni a spugna e delle scogliere, all’eliminazione di infestanti che minavano la stabilità delle superfici decorate, al consolidamento delle parti in fase di distacco ed alla sigillatura di fessure e lesioni che sono state nel tempo punto d’infiltrazione di acque meteoriche con conseguente disgregazione della malta di collegamento. Alcuni elementi che risultavano lesionati e spezzati, dopo averne verificato la stabilità, sono stati ricollocati nella loro sede attraverso imperniatura. Inoltre, sia nella Grande Vasca, sia nelle Grotte, i materiali ferrosi presenti, quali barre, staffe e chiodi a sostegno dei materiali lapidei di rivestimento, si presentavano indeboliti e corrosi a causa dell’ossidazione; per questo, tali materiali sono stati sostituiti o, se possibile, semplicemente affiancati con nuovi elementi di sostegno.
Gli elementi di arredo in mosaico di pillole di fiume, posti a decorazione dei due muri laterali della Grande Vasca, sono stati reintegrati nelle porzioni mancanti di esigua entità; le stuccature cementizie incongrue sono state rimosse e sostituite con malta a base di calce idraulica, e le lesioni che interessavano la struttura muraria sono state consolidate.
Per le vasche dei vari ripiani si è proceduto alla verifica e al ripristino delle fessurazioni e degli scarichi, oltre alla impermeabilizzazione delle stesse.

2.    La realizzazione del nuovo impianto idrico.
A causa di interferenze ed interruzioni che hanno interessato l’articolato sistema di distribuzione originale ideato dal Poggi, che prevedeva l’alimentazione dalle sorgenti di Gamberaia e Alinari, e che per caduta, distribuiva l’acqua alle vasche e le grotte, non è oggi possibile ripristinare tale impianto originario.
Nell’ottica di realizzare un impianto idrico sostenibile dal punto di vista ambientale e dei costi di gestione, si è optato per la realizzazione di due pozzi artesiani, eseguiti ad idonea distanza fra loro in Piazza Poggi. Questo sistema a ricircolo, garantirà una quantità di acqua sufficiente per alimentare l’intero sistema delle Rampe.
Il percorso dell’acqua sarà quello ideato dal Poggi, cioè di caduta dal livello più alto al livello più basso delle Rampe, fino a raggiungere le due vasche laterali al lato della Porta San Niccolò, compreso gli zampilli delle due vasche al primo livello ed al secondo livello. Nella stessa area verrà realizzato un cisterna di raccolta, definito serbatoio di compenso.
Un sistema di pompe di rilancio poste nel serbatoio di compenso porterà l'acqua, nella quantità stabilita dal progetto, alla parte più alta del terzo ripiano. L'acqua in caduta dal livello più alto interesserà tutto il percorso delle Rampe e sarà sempre tutta visibile ad ogni salto di livello, secondo lo scenario originario, nei vari laghetti, grotte, stramazzi e stillicidi.

3.    Recupero della componente vegetale
Nessun documento ci informa delle specie che Attilio Pucci (Firenze 1816-1885) braccio destro di Poggi, dal 1867, nella progettazione del verde del Viale dè Colli, avesse scelto per la ‘Grande vasca’ costituita da scogliere, grotte e bacini e delle cinque arcate sottostanti. Ed è proprio dall’ l’Enciclopedia orticola illustrata - Dizionario generale di Floricultura, opera di suo figlio, Angiolo, che possiamo trarre preziose indicazioni per ipotizzare le piante esistenti nel sistema delle Rampe dove le scogliere interne non solo accoglievano gli stillicidi d’acqua ma anche una vegetazione rigogliosa, come è evidente nella foto di Giacomo Brogi (1822-1881) scattata, molto probabilmente nel 1876, quando l’architetto Giuseppe Poggi consegna(va) all’Ufizio d’Arte del Comune i lavori del Viale dè Colli, compresi i giardini annessi e naturalmente anche le Rampe. Dalle campagne di rilievo delle specie vegetali presenti, avviate già dal 2001 e proseguite nel 2016 e all’inizio del cantiere di restauro, hanno messo in luce un vero e proprio degrado biologico. Molte delle piante presenti sono apparse, per massa e per specie, incompatibili con le componenti scogliere, grotte e bacini che costituiscono le Cinque grotte e la Grande Vasca polimaterica.

L’IMPORTANZA DELL’ACQUA

Il progetto prevedeva che il sistema venisse alimentato per la parte idrica, a caduta, dalla Fonti Gamberaia e Alinari poste sopra il Piazzale.
L’acqua che scorre dall’alto, in suggestivo contrappunto con le acque dell’Arno, ci introduce alla riscoperta di una delle vedute più poetiche della città. E, dopo un secolo di silenzio, torna a zampillare dalle fontane e dalle vasche ed a scrosciare rumorosa nella Grande Vasca.  L’acqua, nel progetto del Poggi, è sostanza del progetto stesso.  “Nel punto il più elevato – scrive l’architetto - dovrà apparire la sorgente dell’acqua come nascesse da Monte in quella quantità che sarà ritenuto potere ottenere. Dal primo bacino in cui cadrà passerà al secondo per mezzo delle tre arcate, … Dal secondo bacino scenderà al terzo per una sola e gran caduta regolata in modo che il suo picco sia il più perfetto onde la lama dell’acqua sia uniforme e di bell’aspetto…”. Essa stessa è dunque anche materia di progettazione del verde urbano.
L’acqua infatti fuoriesce dalla sommità, dove sono visibili il giglio fiorentino realizzato a mosaico e la conchiglia, e bagna la grande pietra che rappresenta la sorgente e quindi riempie la prima vasca e, attraverso tre scarichi di troppo pieno, confluisce nelle tre grotte dette a troniera per la forma svasata come quelle delle fortezze militari, dove ruscella sulle concrezioni calcaree e spugne di mare. Quindi riempie la seconda vasca ed attraverso lo stramazzo (cascata) lunga 8 metri ed alta circa 5 metri cade nell’ultima vasca. Da qui, attraversando la strada in cinque condotti, raggiunge la parte alta delle Cinque Grotte, alte 7,5 metri e larghe 4,5 metri. In quella centrale scroscia in modo copioso, mentre nelle quattro laterali gocciola in più punti ad imitazione delle vere grotte sotterranee. Dalle Cinque Grotte, l’acqua confluisce nella vasca ovale dotata di zampillo centrale e nella grotta singola posta immediatamente sotto la vasca ovale e confluisce nella vasca grande della Torre di San Niccolò, anch’essa dotata di un suo zampillo centrale. Infine, tutto si riversa nelle due vasche laterali alla Torre, dotate di cascate e poi viene ricondotta al serbatoio di ricircolo da dove viene nuovamente pompata verso l’alto.

IL PROGETTO BOTANICO

In linea con i presupposti dell’intervento di restauro e con il ritrovato assetto delle componenti architettoniche del Sistema, il reimpianto della vegetazione è avvenuto seguendo le originali indicazioni progettuali. La scelta vegetale è stata messa a punto in seguito a ricerche sui criteri di progettazione degli allestimenti vegetali originali eseguite su testi e testimonianze sia degli autori della prima sistemazione ambientale Attilio e Angelo Pucci, sia del precursore delle sistemazioni a roccaglia, Edouard Andrè. Osservando la necessità di salvaguardare la forma e l’aspetto polimaterico delle componenti architettoniche sono state scelte piante ornamentali, acquatiche e semiacquatiche compatibili con quelle originali, in gruppi omogenei distribuiti negli spazi predisposti per l’impianto vegetale.

LE SPUGNE E I MATERIALI

Il Viale dei Colli e le Rampe costituiscono un itinerario affascinante lungo il quale si alternano episodi sempre diversi, fatti di visuali sulla città e di architetture da giardino come fontane, grotte, scogliere, panieri di fiori, sedute mosaicate. Il tutto è inserito in un disegno unitario dove natura e arte danno vita ad uno spazio denso di significati. Giuseppe Poggi, attingendo alla tradizione rinascimentale, introduce uno degli elementi specifici delle opere d’arte da giardino: la decorazione “polimaterica”. Nelle fontane, nelle grotte e nei ninfei compaiono così materiali lapidei, ceramici, metallici di diversa provenienza, assemblati con elementi del mondo naturale quali spugne o sassi spugnosi di mare.

I NUMERI DELLE RAMPE

LA COMPONENTE ARCHITETTONICA E MATERICA
6.700 metriquadrati di superficie
100 quintali di apparati radicali infestanti rimossi (edere, rampicanti, caspugli di alloro)
150 spugne marine originali ricollocate (provenienti dal mare di Livorno)
400 metriquadrati di apparati decorativi ricostruiti (per le cinque grotte e per gli intonaci bugnati)
30 quintali di ciottoli di fiume bianchi e neri utilizzati per le ricostruzioni della grande vasca (provenienti da Impruneta)
54,52 metri – il dislivello dallo stemma raffigurante il Giglio alla base in Piazza San Niccolò
8 metri – la larghezza della grande ‘cascata’ (stramazzo) alla base delle Rampe

LA COMPONENTE VEGETALE
1.200 piante semi-acquatiche ed acquatiche ricollocate (ninfee e altre specie)
200 specie ripiantate tra piante rampicanti (Edera, Jasminum spp, ecc.) e tappezzanti (Iris, Abelia)
900 metriquadrati di prato di aiuole in piazza Poggi ricostruito

IL NUOVO IMPIANTO IDRICO
90 Kw la potenza complessiva dell’impianto di spinta per l’alimentazione delle pompe
27.000 litri il volume d’acqua del serbatoio di compenso per la riattivazione della fontana
259.600 litri il volume d’acqua che è in circolo dell’intero sistema
520 minuti (oltre 8 ore) il tempo di riempimento dell’impianto da vuoto (550 litri al minuto)
450 metri di tubi di polietilene per lo scorrimento dell’acqua

LE RISORSE UMANE
4 le grandi ditte specializzate coinvolte nei lavori
28 gli operai specializzati tra restauratori, idraulici, elettricisti, muratori, esperti botanici, ecc.
225 giorni e 27.000 ore di lavoro totali per lo svolgimento dell’intervento

LE RAMPE NEL RACCONTO DI GIUSEPPE POGGI E ANGIOLO PUCCI

Angiolo Pucci spiega la genesi del luogo per la realizzazione delle Rampe nel manoscritto ‘I giardini di Firenze’
‘’Venne a sapere il Poggi  che a confine della chiesa del Monte alle Croci esisteva un poderetto con villa, di proprietà dei padri di San Firenze, che si estendeva scendendo verso la porta San Miniato sino alla strada interna delle mura fra quella porta e l’altra di San Niccolò, strada corrispondente presso a poco alla moderna via dè Bastuioni (…). Alla mente acuta ed il genio del Poggi non poteva sfuggire la bellezza panoramica della località e secondo quanto scrisse, restò subito ‘convinto che non solo il viale deve passare per quei campicelli, ma che nella posizione stessa dove farsi il gran piazzale Michelangelo’ (…). L’idea del Poggi era cosi grandiosa e magnifica che fu accolta col plauso unanime dell’Amministrazione comunale (…)’’.

Giuseppe Poggi descrive come, nella progettazione delle Rampe, la fusione tra natura, artificio, monumento architettonico e componente vegetale si fondono nell’esaltazione dell’elemento acqua
“(…) Nel punto il più elevato dovrà apparire la sorgente dell’acqua come nascesse da Monte in quella quantità che sarà ritenuto potere ottenere. Dal primo bacino in cui cadrà passerà al secondo per mezzo delle tre arcate, facendo in precedenza tre salti nell’interno del grande imbotte strombato già incrostato da spugne. Dal secondo bacino scenderà al terzo per una sola e gran caduta regolata in modo che il suo picco sia il più perfetto onde la lama dell’acqua sia uniforme e di bell’aspetto. Dal terzo bacino le acque si divideranno in due parti mercé due tubi distinti. Il minore dovrà servire alla Fonte, ed ai Tritoni (…) ossia prospetto del secondo Ripiano (…). Il tubo maggiore dovrà servire ai grandi stillicidi, o bacini che saranno formati all’interno delle cinque grotte od arcate da eseguirsi in avvenire. L’acqua della Fonte, e dei Tritoni che caderà nel sottoposto e respettivo gran bacino da costruirsi in marmo (…) dovrà servire a formare il carico ed il getto, mediante apposito condotto, ai quattro Tritoni che circondano la vasca aderente alla Torre di S. Niccolò. L’acqua che costituirà l’avanzo delle cinque grotte aderenti, passerà a scaricarsi nella gran Nicchia, o Grotta sottostante alla fonte citata (…). E dal bacino di questa Grotta o Nicchia l’acqua passerà a scaricarsi mediante tubo nella vasca aderente alla Torre partendo dalla bocca del vaso posto fra le due figure (…). Le acque tutte riunite nel modo indicato nella Vasca adiacente alla Torre, si divideranno in due parti per cadere nelle due tazze laterali alla Torre (…)”  .

Giuseppe Poggi suggerisce alcune operazioni di mantenimento delle Rampe al momento della consegna all’Ufficio d’Arte del Comune di Firenze
“(…) nell’occasione di grandi e lunghe piogge è necessario essere cautelati a che le scogliere non cadano, e siano all’occorrenza prontamente ristabiliti, onde evitare dei forti scoscendimenti che potrebbero riuscire come in antico, molto dannosi. Occorre pure avvertire (…), che le cascate e bacini per l’acqua, siano, nei geli, essiccati onde non producano alterazioni nei muramenti e negli intonaci. (…) poche o molte che siano le acque che arricchiranno le cascate delle rampe, queste dovranno esser deviate nei tempi del gelo, sia per la esposizione al Nord, sia per le condizioni del terreno, e dei muramenti che costituiscono e sostengono i diversi bacini delle rampestesse”.



giovedì 16 maggio 2019

Proverbio Toscano del Giorno

"Allo sprone i cavalli, al fischio i cani e al bastone intendono i villani"

martedì 14 maggio 2019

lunedì 13 maggio 2019

Proverbio Toscano del Giorno

"Al cattivo lavoratore or gli casca la zappa ora il marrone"

domenica 12 maggio 2019

Le piante medicinali dell’orto dei Semplici dell’Ospedale di Santa Maria Nuova nell’antico chiostro delle medicherie (14 - continua)

Plantago lanceolata (Piantaggine, Orecchie di lepre)
“Questa umilissima piantina, chiamata spesso orecchie di lepre, cresce nei terreni poveri e calpestati ed è conosciuta dai tempi antichissimi come pianta vulneraria e astringente, capace cioè di guarire piccole ferite, soprattutto quelle delle piante dei piedi dei pellegrini da cui il nome generico Plantago (che fa riferimento anche al nome delle foglie). Simbolo della passione di Cristo ma anche simbolo di sterilità secondo Plinio, questa pianta veniva usata anticamente contro le infiammazioni e malattie dell’apparato respiratorio, oppure veniva data ai giovani anemici.”
(Tratto da: Le piante medicinali dell’orto dei Semplici dell’Ospedale di Santa Maria Nuova nell’antico chiostro delle medicherie)

sabato 11 maggio 2019

giovedì 9 maggio 2019

martedì 7 maggio 2019

Proverbio Toscano del Giorno

"Un quattrin di carta, una penna e un danaro d'inchiostro fanno apparire d'un uomo un mostro"

lunedì 6 maggio 2019

sabato 4 maggio 2019

giovedì 2 maggio 2019

Via Sant’Agostino

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Se ognuno spazzasse la casa sua, tutta la città sarebbe netta"