martedì 25 giugno 2019

Scuola di Agraria, piazzale del Re

Foto di Roberto Di Ferdinando



venerdì 21 giugno 2019

Villa Bardini


(Fonte: Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze)
 
 

La tomba di Dante a Ravenna

Nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321 Dante, colpito da febbri malariche, si spense a Ravenna. Celebrate le esequie nella basilica di San Francesco, lì si depose il corpo in un sarcofago di marmo collocato all’interno di una cappellina, dedicata alla Madonna. Nel 1483 Bernardo Bembo commissionò a Pietro Lombardi la ricostruzione della Cappella che fu spostata sul lato ovest di uno dei chiostri del convento di San Francesco. Da qui, praticando un’apertura sulla parete, i Francescani riuscirono a sottrarre le ossa dell’Alighieri dalle mani di quanti, inviati e autorizzati da Papa Leone X, nel 1519 si erano recati a Ravenna per recuperare i resti del poeta e portarli a Firenze. Alla fine del Settecento, il cardinale Luigi Valenti Gonzaga commissionò la costruzione della nuova tomba di Dante a Camillo Morigia. Quando poi, nel 1810, per effetto delle leggi napoleoniche il Convento fu soppresso, i frati provvidero a seppellire i resti di Dante, custoditi nella cassetta dove padre Antonio Sarti li aveva racchiusi nel 1677, in una porta murata dell’attiguo oratorio nel cosiddetto “Quadrarco di Braccio forte”. Solo nel corso dei restauri dell’edificio del 1865 quei resti furono ritrovati e ricollocati nel sarcofago originario dove tuttora riposano”
(Tratto da: Agenda Letteraria Dante Alighieri 2013, a cura di Gianni Rizzoni)

mercoledì 19 giugno 2019

Le piante medicinali dell’orto dei Semplici dell’Ospedale di Santa Maria Nuova nell’antico chiostro delle medicherie (15 - continua)

Ruta graveolens
(Ruta)
"La Ruta, per la forma a procedei petali dei suoi fiori quale manifestazione di divinità. Veniva impiegata per allontanare le forze malvagie, le streghe e gli insetti. Inoltre, probabilmente per la presenza di furocumarine, è sin dall’epoca classica conosciuta per la sua “magica” capacità di inibire la germinazione dei semi delle altre piante. Ha un odore particolarissimo e nella tradizione popolare era uno dei rimedi più usati per allontanare gli ossiuri, i vermi dei bambini, e come pericolosissimo abortivo. Al momento la pianta è oggetto di studio per il trattamento dell’ipertensione e di alcune gravi forme tumorali cerebrali”
(Tratto da: Le piante medicinali dell’orto dei Semplici dell’Ospedale di Santa Maria Nuova nell’antico chiostro delle medicherie)

Proverbio Toscano del Giorno

"Dio ti guardi dal villan rifatto e cittadin disfatto"

martedì 18 giugno 2019

Antiche insegne resistono: via Romana

Foto don Roberto Di Ferdinando

Proverbio Toscano del Giorno

"Da ricchi impoveriti e da poveri arricchiti, prega Dio che t'aiti"

lunedì 17 giugno 2019

Il dodecaedro in Piazza della Signoria: in arrivo la “La botanica di Leonardo” Un dodecaedro e un albero di gelso: un’installazione alta sei metri presenta la mostra La botanica di Leonardo.

Un grande poliedro con all’interno un albero di gelso: l’installazione, allestita nel corso di due notti di lavoro, è stata svelata in Piazza della Signoria, nel cuore di Firenze, tra lo stupore e la curiosità dei presenti.

Una grande struttura da oggi accoglie i visitatori della piazza, una nuova presenza temporanea posizionata tra i capolavori del Rinascimento fiorentino, a pochi passi da Palazzo Vecchio, dalla Statua equestre di Cosimo I e dalla fontana del Nettuno. Un grande simbolo – alto sei metri – che anticipa e presenta i contenuti della mostra La botanica di Leonardo. Per una nuova scienza tra Arte e Natura. L’esposizione, che prenderà il via il prossimo 13 settembre a Firenze nel Museo di Santa Maria Novella, è un tassello fondamentale nel percorso che la città ha dedicato alle celebrazioni leonardiane:

“Questa nuova installazione – ha dichiarato il sindaco Dario Nardella – è una suggestiva anteprima della nuova, grande mostra su Leonardo che organizziamo a Firenze nell’anno dedicato al genio di Vinci. Dopo la mostra sul Verrocchio, a Palazzo Strozzi, dedicata al maestro di Leonardo, alla quale il Comune ha prestato il Putto con delfino, e la selezione dei fogli del Codice Atlantico esposti a Palazzo Vecchio, chiuderemo l’anno con un altro grande progetto, dedicato agli studi naturali e botanici di Leonardo grazie a una collaborazione con Aboca, nostra partner nella gestione delle farmacie. Con quest’opera inoltre – ha aggiunto il sindaco – rinnoviamo la tradizione di Firenze come luogo naturale dell’arte pubblica, alla contaminazione di stili, alle sfide inedite: siamo pronti, grazie a Leonardo, a reinventarci la Firenze del futuro”.

Il poliedro, con la presenza “verde” del gelso, inviterà i milioni di visitatori della Piazza a riflettere su uno dei grandi – ed innumerevoli – interessi del genio di Vinci, che saranno presentati in mostra in un modo del tutto inedito. La grande passione per la botanica e per l’osservazione della natura, le numerose intuizioni e indagini sulle forme del mondo vegetale e in generale sul sistema del vivente: tanti temi che evidenzieranno la profondità del pensiero leonardiano, ricco di implicazioni anche per la contemporaneità.

“Questa mostra vuole rileggere la filosofia e la scienza di Leonardo sotto quattro angolature: la sua visione sistemica; lo studio della botanica come interconnessione della complessità del Vivente; la lettura delle scienze umanistiche e neo platoniche unitamente a quelle portate dalle conoscenze alchemiche. E infine una riflessione che diventa volontà e visione di futuro: riportare in auge il pensiero di Leonardo per correggere i danni provocati da 5 secoli di evoluzione–involuzione riduzionistica. Emerge la necessità di riprendere il pensiero del Genio toscano imprimendo sviluppi diversi che portino a un nuovo Rinascimento culturale e scientifico” dichiara Massimo Mercati, Amministratore Delegato di Aboca.

Perché un dodecaedro? Per gli antichi Greci e per i neoplatonici rinascimentali il dodecaedro rappresentava l’intero universo, mentre altri quattro corpi regolari rappresentavano i quattro elementi: la terra (esaedro), l’aria (ottaedro), l’acqua (icosaedro) e il fuoco (tetraedro). “In quest’ottica il Dodecaedro rappresenta l’unità del Tutto e suggerisce di allargare le nostre visioni riduzionistiche a nuovi spazi temporali, dimensionali e concettuali” dichiara Valentino Mercati, Fondatore e Presidente di Aboca.

Riguardo al gelso (Morus Alba L.), invece, basti pensare che si tratta di una delle piante più amate da Leonardo, il quale lo ha rappresentato, come tema unico, nella sala delle Asse del Castello Sforzesco di Milano restaurata in occasione del Cinquecentenario della morte dell’artista. Questa presenza vegetale, evocativa della grande decorazione milanese, echeggia la sapienza di Leonardo quale grande botanico. “Il gelso rappresenta i misteri della natura che, ove capiti dall’uomo con rispetto ed umiltà, potranno dare più benefici rispetto a quelli delle sostanze artificiali che non possono e non potranno convivere con il Sistema del Vivente. Ciò che auspichiamo con questo progetto è soprattutto di portare una nuova riflessione sul rapporto scienza e natura, finalizzato in particolare a favore della salute e della sostenibilità” conclude Valentino Mercati

Insieme, Gelso e Dodecaedro, sono il simbolo della mostra La Botanica di Leonardo. Per una nuova scienza tra Arte e Natura che presenterà gli studi, le intuizioni e le indagini del Maestro di Vinci. La natura è un’entità in movimento i cui schemi si riflettono a livello di micro e macro cosmo: il concetto di ‘pensiero sistemico’ di Leonardo da Vinci nasce da questo assunto di base che il Genio toscano, cento anni prima di Galileo e Bacone, sviluppò attraverso un nuovo approccio empirico allo studio del mondo naturale. Da qui l’osservazione sistemica dei processi e la decodificazione dei dati attraverso l’alfabeto della scienza, la matematica. Fu il principio del ‘metodo scientifico’ moderno e contemporaneo.

L’ideazione e lo sviluppo del progetto sono state affidate a Stefano Mancuso, una tra le massime autorità mondiali nel campo della neurobiologia vegetale, Fritjof Capra, fisico e teorico dei sistemi fondatore e Direttore del Center for Ecoliteracy a Berkeley in California e Valentino Mercati, fondatore e presidente di Aboca. Il coordinamento scientifico è di Valentina Zucchi, MUS.E. L’ideazione e la produzione sono di Aboca con l’organizzazione e il coordinamento di MUS.E. La mostra è promossa dal Comune di Firenze e dai Musei Civici Fiorentini.

Proverbio Toscano del Giorno

"Chi seve all'altare, vive d'altare"

giovedì 13 giugno 2019

martedì 11 giugno 2019

La schiacciata

“Schiaccia, ciaccia, stiacciata. In Toscana esistono oltre seicento nomi per definirla. Deriva dalla tradizione contadina: in principio era un disco di pasta creato unendo acqua e cereali macinati, poi schiacciato e cotto su pietre roventi. C’è anche chi individua nella placentia dell’antica Roma, l’antenata della moderna schiacciata.
All’occhio e al palato
Segno particolare? La croccantezza tipica della schiacciata toscana, anche se questa varia a seconda della ricetta seguita. È bassa e ha un aspetto rustico con all’interno grosse bolle d’aria, generate dalla lievitazione e dalla cottura.
Preparazione
Prima della cottura viene unta solo leggermente in superficie. Dopo la cottura viene spennellata con abbondante olio extra vergine di oliva che le conferisce il suo caratteristico sapore e la mantiene fragrante.
Nel forno
L’impasto della schiacciata toscana è ben idratato (80% di acqua) e risulta più complesso da stendere. Ci vogliono dalle tre alle otto ore tra impasto, lievitazione e cottura. Viene disposta su tavole di legno e infornata senza teglia, su superfici refrattarie, a 300°C.
Le varianti
Numerose le varianti. A Siena c’è il ciaccino, focaccia morbida e spesso farcita con salumi, a Montiano (Grosseto) si gusta la schiaccia pala di cinquanta centimetri di diametro. Esistono inoltre varianti dolci, dalla schiacciata con l’uva alla schiaccia pizzicata a base di farina, uova, zucchero, ricotta, uvetta e scorza d’arancia. […]”
(Tratto da Informatore COOP di marzo 2019)

Proverbio Toscano del Giorno

"Chi esce fuori dal suo mestiere, fa la zuppa nel paniere"

lunedì 10 giugno 2019

Proverbio Toscano del Giorno

"Chi bazzica co' preti e intorno ha il medico, vive sempre ammalato e muore eretico"

giovedì 6 giugno 2019

Proverbio Toscano del Giorno

"Nobiltà poco si prezza, se vi manca la ricchezza"

martedì 4 giugno 2019

Proverbio Toscano del Giorno

"Un conte senza contea è come un fiasco senza vino"

domenica 2 giugno 2019

Il Maggio musicale fiorentino e il Calendimaggio

“[…] Il Maggio musicale fiorentino altro non è che il frutto moderno di un’antica gioia di vivere che in primavera vede cadenzare annualmente la sua ciclica rinascita e che una Firenze antica, inondata da fiori, onorava principalmente con balli, musiche e rappresentazioni teatrali.
Il Calendimaggio, antica festa della primavera, si celebrava infatti a Firenze, “città del fiore”, il primo giorno di maggio - calende di maggio - con festeggiamenti che si prolungavano praticamente per tutto il mese. La festa cominciava il 30 aprile con la sospensione di ogni attività mercantile e artigiana e l’inizio di sfilate e cortei per le vie cittadine. […] Le canzoni, dette “maggi”, erano cantate da brigate di giovani e di ragazze che, in quel giorno, ornata la testa di ghirlande di fiori intrecciando danze sotto la direzione  della neo eletta “regina di maggio” o “sposa di maggio”, andavano di casa in casa presso le fanciulle fidanzate, ricevendo in cambio fiori. Le comitive dei “canta maggio, che usavano arricchire le loro melodie con “rifioriture” e ritornelli, e dei “maggiaioli”, cioè coloro che cantavano le “maggiorate” e serenate, erano precedute da un giovane che portava il “mano”, ramo fiorito e fioccato che rappresentava la primavera. […]”
(Tratto da: "Festività Fiorentine" di Luciano Artusi e Anita Valentini, a cura del Comune di Firenze)