mercoledì 30 maggio 2018

Il Chiostro Grande

“Il Chiostro grande, così detto per le straordinarie dimensioni dei suoi lati costituiti da cinquantasei campate a tutto sesto, si trova nella parte del complesso di santa Maria Novella […]. Confina a sud con la celebre antica Officina farmaceutica cui si accede da via della Scala e a est con il Refettorio ed è raggiungibile dal museo attraverso una porta posta nel vano id collegamento con il Chiostro Verde antistante l’ingresso della Cappella degli Ubriachi.
Fu costruito tra il 1340 e il 1360, insieme ai dormitori dei frati che si estendevano lungo tre dei quattro lati, con il concorso di diverse famiglie fiorentine. Due secoli più tardi altre nobili famiglie contribuirono, assieme al granduca Cosimo I de’Medici, a decorarne tutte le pareti con affreschi raffiguranti le storie di San Domenico e di altri santi domenicani, scene della vita di Cristo (verso gli angoli) e ritratti di illustri esponenti della comunità di Santa Maria Novelli (pilastri). Il ciclo fu dipinto in massima parte tra il 1570 e il 1590 da oltre quindici diversi pittori dell’Accademia fiorentina noti per altre simili imprese collettive, tra i quali Alessandro Allori, Santi di Tito e il Poccenti. Le dimensioni, il programma iconografico e la chiarezza narrativa delle scene lo rendono uno dei cicli più rappresentativi della Controriforma. […]”
(Tratto dall’opuscolo ufficiale dell’Opera di Santa Maria Novella)

Via del Corno

Foto di Francesco Baciocchi


Proverbio Toscano del Giorno

"E' va più d'un asino al mercato"

martedì 29 maggio 2018

"Firenze...dannata..."

Firenze la più dannata città italiana dove non c’è posto per sedersi, stare in piedi o camminare."
(Ezra Pound)

Veduta di Piazza San Firenze

Foto di Francesco Baciocchi


Proverbio Toscano del Giorno

"E' assai comune usanza, il credersi persona d'importanza"

lunedì 28 maggio 2018

Le piante medicinali dell’orto dei Semplici dell’Ospedale di Santa Maria Nuova nell’antico chiostro delle medicherie (4 - continua)

“Rosmarinus officinalis (rosmarino): “Ros maris” (Rugiada del mare) è la pianta alchemica per eccellenza: la sua essenza o le sue foglie venivano bruciate quando si lavorava nei laboratori per stimolare la mente ed elevare lo spirito a stadi superiori di conoscenza. Da sempre usato in cucina come spezia, il Rosmarino viene impiegato anche nella cura dei capelli e per trattare nello specifico l’alopecia, come insettifugo e deodorante ambientale. Per uso interno il Rosmarino ha proprietà digestive, antispasmodiche e carminative, stimola la diuresi e la sudorazione, regola il ciclo mestruale; per uso esterno è efficace contro dolori reumatici e artritici. Aggiunto all’acqua da bagno serve come corroborante e per tonificare la pelle. […]
(Tratto da: Le piante medicinali dell’orto dei Semplici dell’Ospedale di Santa Maria Nuova nell’antico chiostro delle medicherie)

Ponte Santa Trinita

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Del giudizio ognun ne vende"

sabato 26 maggio 2018

Giardino Bardini

Foto di Francesco Baciocchi

venerdì 25 maggio 2018

Porta San Niccolò

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Del cervello ognuno si pensa d'averne più che parte"

giovedì 24 maggio 2018

Il legname della Foresta casentinese

“[…] La Foresta casentinese, appartenente sino al 1837 all’Opera di Santa Maria del Fiore, forniva ogni anno grandi quantitativi di legname alla città di Firenze secondo quanto descrive il Granduca Pietro Leopoldo:
<<L’Opera commette a primavera quante travi vuole, alberi, antenne, etc; […] il Volpini le marchia e le consegna a questi tagliatori tirati inomi a sorte, i quali le tagliano, riducono a quadro e poi a cottimo con loro proprio rischio le trainano con i loro propri manzi fino al porto a Pratovecchio, dove, dopo che ogni albero è segato col marchio del rispettivo trainatore, si misurano e si pagano secondo le grossezze a un tanto il braccio già prezzo fissato e convenuto. […] Questi trainatori l’estate tagliano e cavano le travi fino sul crine e l’inverno le conducono giù. A Pratovecchio poi vi è una compagnia di foderatori che li prende in consegna, ne fa i foderi e li conduce l’inverno a Firenze ove li consegna tutti all’Opera che li vende lei. Vi è gran strazio di legname e le macchie sono assai mal tenute.>>.[…]”
(Tratto da: Guida ai prodotti agroalimentari del Casentino, a cura dell’EcoMuseo del Casentino e da: Pietro Leopoldo Lorena d’Asburgo, 1970, vol.II, pag.457).

Piazza della Signoria

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Credi al vantatore, come al mentitore"

martedì 22 maggio 2018

La transumanza


“[…] Il fenomeno della transumanza, lo spostamento stagionale delle greggi, costituisce un aspetto che ha interessato ampie zone del Mediterraneo da tempi antichissimi fino alla prima metà del XX secolo.
Per la Toscana, e il Casentino in particolare, possiamo parlare soprattutto di transumanza discendente effettuata cioè dai monti alla pianura. Si ha notizia tuttavia, anche se in misura minore, di un tipo di transumanza ascendente, detta anche monticazione, per la quale le greggi degli allevatori di pianura venivano condotte nei pascoli casentinesi di alta quota durante la stagione estiva.
Il motivo principale degli spostamenti stagionali, per gli allevatori del Casentino, è da ricercare sicuramente nella scarsa base foraggera per il nutrimento delle bestie. Nei mesi di Settembre ed ottobre si effettuavano i preparativi per la partenza. Gli allevatori affidavano le greggi al capo pastore transumante, detto vergaio, che, con l’aiuto di vari garzoni diveniva il responsabile per il viaggio e per tutta la durata della permanenza in Maremma fino al ritorno in primavera.
I percorsi della transumanza hanno conosciuto variazioni nel corso del tempo al mutare delle condizioni politiche ed amministrative. Nel periodo etrusco-romano e in parte anche medievale gli itinerari delle greggi transumanti seguivano direttrici dettate principalmente dalle caratteristiche morfologiche del territorio. Si privilegiavano, in questo senso, i percorsi tracciati parallelamente ai corsi d’acqua.
Nella seconda metà del XVI secolo, per quanto riguarda la Maremma, con i nuovi statuti della Dogana dei Paschi messi a punto dal governo mediceo che prevedevano luoghi di controllo e di conta delle pecore, si ebbero sicuramente alcune variazioni rispetto agli antichi percorsi.
Ad esempio, durante il viaggio di andata i pastori dell’Alto Casentino, erano obbligati ad un primo conteggio e relativo pagamento presso la Calla di Rignano sull’Arno, alla quale si aggiungeva un ulteriore pagamento per la concessione della fida una volta giunti alla Calla di Paganico. […].”
(Tratto da: “Guida ai prodotti agroalimentari del Casentino, a cura dell’EcoMuseo del Casentino)

Il Cestello

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Chi non crede esser matto è matto spacciato"

lunedì 21 maggio 2018

venerdì 18 maggio 2018

Istituto universitario olandese di storia dell'arte

"Nel 1958, per iniziativa di Godfried Hoogewerff, professore emerito di storia dell'arte all'Università di Utrecht, fu presa la decisione di fondare un Istituto di storia dell'arte a Firenze.  Grazie a Frits Lugt, esperto d'arte e fondatore dell'Institut Néerlandais di Parigi, e promotore della  Fondation Custodia lì, fu acquistata una villa nella zona di Poggio Imperiale, che è ancora oggi la sede dell'Istituto.

Quasi immediatamente l'Istituto ha acquisito uno status interuniversitario e, con l'obiettivo di ingrandirsi in aree accademiche, educative e culturali, ha gradualmente ampliato la sua portata.  Nel corso dei decenni, le strutture e le attività scientifiche sono state portate a una dimensione internazionale.  L'Istituto è ora noto come l'unico centro di conoscenza al mondo che mappa sistematicamente le relazioni artistiche tra l'Olanda e l'Italia.

Dall'istituzione dell'Istituto, più di 10.000 studenti e ricercatori hanno trovato ospitalità lì.  Ogni anno 2000 visitatori di tutte le nazionalità possibili studiano per un periodo breve o più lungo nella biblioteca e nella libreria fotografica.  Le attrezzature per l'istruzione, la ricerca e la ricerca di eccellenza internazionale sono indissolubilmente legate.

Al di fuori dei circoli professionali, l'Istituto si è fatto un nome grazie all'apprezzato

attività orientate al pubblico, come conferenze, mostre in loco e fuori sede Dal 1966, oltre 300mila appassionati hanno visitato le mostre di Viale Torricelli.
(Tratto dal sito dell'istituto)

mercoledì 16 maggio 2018

I razionamenti nella Firenze in guerra

“[…] L’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940, aveva avuto un impatto durissimo sull’economia di Firenze, determinando un brusco peggioramento delle condizioni di vita. In città il primo provvedimento che limitava la vendita del caffè per alcuni giorni alla settimana era stato emanato già a partire dal 1939. Un’assenza a cui si era cercato di supplire con l’uso di orzo, insaporito da ceci tostati o dalla soia; anche il thè, di importazione inglese, era stato bandito e i negozi lo avevano sostituito con karkadè, un infuso amarognolo che aveva il merito di giungere direttamente dalle nostre colonie; e ancora, nel settembre dello stesso anno era stato diffuso il divieto vendere carni per due giorni a settimana e ridotta l’assegnazione mensile di zucchero, olio, burro e sapone, rispettivamente a mezzo chilo, mezzo litro, tre etti e 200 grammi. A guerra in corso, poi, le restrizioni e privazioni erano aumentate progressivamente. Alla fine del 1940, il pane iniziava a essere miscelato con farina di granoturco e la pasta erogata per un massimo di due chili al mese a persona (quantità che in Toscana era stata ridotta presto ad un solo chilo).
In occasione delle festività era stato fatto divieto di distribuzione di dolci e con l’autunno il pane era finito tra i prodotti tesserati e fornito in una quantità di 200 grammi a testa al giorno, divenuti l’anno a seguire 80. Sempre più introvabili carne, burro, olio e zucchero, mentre per il latte era necessario iscriversi al “registro del lattaio”. Il razionamento andò ben presto a riguardare anche l’abbigliamento e le sigarette; così come la possibilità di avere del carburante, limitazione che bloccò la mobilità privata e pubblica. Si aggiunga la minore somministrazione di carbone, indispensabile per il riscaldamento nei mesi invernali. […]”
(Tratto da: "Tra il Mugnone e Cercina: itinerari della Guerra e della Resistenza", a cura dell'Istituto Storico della Resistenza in Toscana e del Quartiere 5)

Ponte Vecchio

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Chi più fa, meno presume"

lunedì 14 maggio 2018

Il ravaggiolo

“Il formaggio vien fatto in piccole forme (kg. 0,350-0,550), col caglio animale o col “fiore” [ottenuto dal carciofo selvatico], e venduto per consumo fresco o semi-secco (15-45 giorni), dopo un breve periodo di salatura, in “caciaia”. Per consumo delle famiglie si fabbrica anche il “raveggiolo” che non è altro che cagliata fresca. La ricotta in piccola parte è venduta: il più vien consumato dai montanari. La “scotta”, cioè il siero dopo tolta la ricotta, è dato ai maiali, dopo averci rigovernato i piatti. Quando la produzione di pecorino fresco o semi-secco non potrebbe venire assorbita, e allo scopo di avere una scorta alimentare per l’inverno, si fabbrica anche in minor misura, col caglio animale, il pecorino secco (“stagionato”) in forme più grosse (Kg. 2 circa). (Guido Pontecorvo, 1932). […]
Il raveggiolo è un formaggio a pasta bianca, molle, delicato, con sapore lievemente acidulo, caratterizzato dalle essenze foraggere provenienti dai pascoli del circondario che trasmettono i propri specifici aromi al latte.
La sua forma tipica è quella troncoconica schiacciata che dipende dal contenitore usato per il confezionamento: scodelle o “fuscelle” di giunco. La pezzatura è variabile, ma si attesta attorno a 0,500 kg.
Il prodotto viene fatto con latte di pecora (ne esiste anche una versione con latte bovino) crudo scaldato a 37° C con aggiunta di caglio naturale in polvere (stomaco di agnello essiccato o lattice di fico). La cagliata così formatasi viene distribuita negli appositi recipienti e lasciata riposare per alcune ore.
Dopo essere stato salato  in superficie e , seguendo la tradizione, guarnito con foglie di felce, il ravaggiolo è pronto per l’uso. […].”
(Tratto da: Guida ai prodotti agroalimentari del Casentino”)


Proverbio Toscano del Giorno

"Chi non si misura, viene misurato"

Lungarni

Foto di Roberto Di Ferdinando


venerdì 11 maggio 2018

Lippa o Ciri Bè

“E’ un gioco che risale a molto tempo fa, all’incirca al 1600. Il gioco consiste  nel tracciare un cerchio sulla terra che rappresenterà “la Casa”. Fatto ciò si posiziona, all’interno di tale cerchio, un bastoncino di circa 15 cm dalle estremità appuntite (detto lippino. Lippa: voce onomatopeica). Con un altro bastone, poi, si percuote il bastoncino più piccolo facendolo saltare in aria (urlando Ciri) e si cerca di colpirlo al volo (urlando Bè). […] I tentativi che ogni giocatore ha a disposizione vanno dai 3 ai 5 e si può giocare uno contro uno o divisi in squadre. Vince chi, esauriti tutti i tentativi, spedisce il bastoncino più lontano possibile dalla “Casa.”
(Testo tratto dal sito di “Te la do io Firenze” e dal menu della Pizzeria fiorentina “Ciri Bè”)

Cupola

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Chi misura sè stesso misura tutto il mondo"

giovedì 10 maggio 2018

Le piante medicinali dell’orto dei Semplici dell’Ospedale di Santa Maria Nuova nell’antico chiostro delle medicherie (continua 3)

“Citrus x aurantiun var. amara (arancio amaro)
Il profumo di zagara da sempre accompagna le cerimonie nuziali soprattutto nel sud Italia. L’Arancio amaro (Citrus x aurantium L.) è un antico ibrido, probabilmente fra il pommelo e il mandarino, utilizzato nel Medievo come antidoto per i morsi delle vipere. Molte varietà di Arancio amaro sono coltivate per l’estrazione dell’olio essenziale, usatissimo dall’industria profumiera e come additivo aromatizzante. I frutti sono utilizzati dall’industria alimentare e farmaceutica per la preparazione di vari digestivi e tonici, dalla gente comune pe preparare marmellate e frutta candita; la buccia viene impiegata in liquoreria (curacao, amari).
Rosa canina (rosa canina)
Le rose seguono simbolicamente la vita dell’uomo dalla nascita alla morte e ogni colore rappresenta una virtù o uno stato emotivo. La Rosa canina, che è la specie selvatica, nella cristianità simbolo del Cristo Crocifisso, ha proprietà antiinfiammatorie e vitaminizzanti, è molto utile nella cura di congiuntiviti e asma, ma anche per l’assorbimento di calcio e ferro. I suoi frutti sono da sempre usati come antidiarroici.”
(Tratto da: “Rinasce il più antico orto medico del mondo – L’orto dei Semplici dell’Ospedale di santa Maria Nuova nell’antico chiostro delle medicherie”, a cura percorso Museale dell’ospedale di Santa Maria Nuova)

Via dell'Erta Canina

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Chi fa il saputo, stolto è tenuto"

lunedì 7 maggio 2018

Lungarni

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Chi è asino e cervo si crede, al saltar della fossa se n'avvede"

venerdì 4 maggio 2018

Palazzo di Bianca Cappello

“[…] In via Maggio, ecco un edificio la cui facciata, particolarissima, è completamente decorata da animali fantasiosi, mostri, mascheroni ed elementi vegetali. E’ il Palazzo di Bianca Cappello, amante e poi moglie di Francesco I de’Medici. Fu il Granduca stesso a costruire per la sua amata questa sontuosa residenza. Quando i due s’innamorarono erano entrambi sposati e i loro rispettivi coniugi morirono in circostanze misteriose. Il marito di Bianca, Pietro Bonaventuri, fu assassinato in strada, mentre Giovanna d’Austria, moglie di Francesco I, morì nel 1578 cadendo dalle scale. Francesco e Bianca poterono così unirsi in matrimonio ma, pochi anni dopo, dopo una cena alla villa Medicea di Poggio a Caiano, furono colpiti da violente febbri e morirono nel 1587 dopo giorni di agonia. Le autopsie dell’epoca rivelarono sui corpi la presenza della malaria, qualcuno ha ipotizzato un avvelenamento da parte del cardinale Ferdinando, fratello di Francesco I, da sempre contrario alla loro unione. […].”
(Tratto da: “Inquieti nascondimenti”, di Salvatore La Spina, in “Firenze | made in Tuscany")

Giardino delle Rose

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Benchè l'aquila voli alto, il falco l'uccide"

giovedì 3 maggio 2018

mercoledì 2 maggio 2018

Ponte Vecchio

Foto di Roberto Di Ferdinando


Proverbio Toscano del Giorno

"Lotto, lusso, lussuria e Lorenesi. Quattro L che han rovinato i miei paesi"
(motto fiorentino al tempo della Reggenza Lorenese)

martedì 1 maggio 2018