martedì 22 maggio 2018

La transumanza


“[…] Il fenomeno della transumanza, lo spostamento stagionale delle greggi, costituisce un aspetto che ha interessato ampie zone del Mediterraneo da tempi antichissimi fino alla prima metà del XX secolo.
Per la Toscana, e il Casentino in particolare, possiamo parlare soprattutto di transumanza discendente effettuata cioè dai monti alla pianura. Si ha notizia tuttavia, anche se in misura minore, di un tipo di transumanza ascendente, detta anche monticazione, per la quale le greggi degli allevatori di pianura venivano condotte nei pascoli casentinesi di alta quota durante la stagione estiva.
Il motivo principale degli spostamenti stagionali, per gli allevatori del Casentino, è da ricercare sicuramente nella scarsa base foraggera per il nutrimento delle bestie. Nei mesi di Settembre ed ottobre si effettuavano i preparativi per la partenza. Gli allevatori affidavano le greggi al capo pastore transumante, detto vergaio, che, con l’aiuto di vari garzoni diveniva il responsabile per il viaggio e per tutta la durata della permanenza in Maremma fino al ritorno in primavera.
I percorsi della transumanza hanno conosciuto variazioni nel corso del tempo al mutare delle condizioni politiche ed amministrative. Nel periodo etrusco-romano e in parte anche medievale gli itinerari delle greggi transumanti seguivano direttrici dettate principalmente dalle caratteristiche morfologiche del territorio. Si privilegiavano, in questo senso, i percorsi tracciati parallelamente ai corsi d’acqua.
Nella seconda metà del XVI secolo, per quanto riguarda la Maremma, con i nuovi statuti della Dogana dei Paschi messi a punto dal governo mediceo che prevedevano luoghi di controllo e di conta delle pecore, si ebbero sicuramente alcune variazioni rispetto agli antichi percorsi.
Ad esempio, durante il viaggio di andata i pastori dell’Alto Casentino, erano obbligati ad un primo conteggio e relativo pagamento presso la Calla di Rignano sull’Arno, alla quale si aggiungeva un ulteriore pagamento per la concessione della fida una volta giunti alla Calla di Paganico. […].”
(Tratto da: “Guida ai prodotti agroalimentari del Casentino, a cura dell’EcoMuseo del Casentino)

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