Scalpellini e scultori

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“[…] Il ragazzo non faceva differenza tra scalpellini e scultori, perché anche i primi erano abili uomini del mestiere, dotati di perizia e di gusto, che sapevano ben mettere in evidenza il colore e la granatura della pietra serena. Una differenza poteva se mai esistere sul piano del valore artistico, non nel campo di attività: ogni pietra dei palazzi Pitti, Pazzi e Medici era stata tagliata, sagomata e lavorata sulla sua faccia esterna come se fosse un pezzo di scultura: e tale era, in realtà, per gli scalpellini di Settignano.
Gli artigiani meno abili si limitavano a squadrare pietre per la costruzione di case qualunque e per la lastricatura di strade. D'altra parte i fiorentini andavano così fieri dei loro lastrici, da citare con orgoglio l'episodio di quel criminale che mentre lo conducevano al palazzo della Signoria per essere impiccato sera indignato per gli scossoni del carro, protestando: «Chi sono quegli idioti che hanno tagliato così malamente le pietre di questa via? » […]”.
(Tratto da: Irving Stone, Il tormento e l’estasi, Dall’Oglio editore, 1964)

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