mercoledì 15 marzo 2017

Il paesaggio toscano e la transumanza

Per secoli in Toscana l’allevamento degli ovini è stato – con quello dei bovini – un’attività di primaria importanza. Sia in forma stanziale che mobile, con periodici spostamenti alla ricerca del pascolo. E’ questa seconda forma a chiamare in causa le “vie della transumanza”, ancora oggi segno piuttosto tangibile di una pratica secolare. Certo, rispetto ad altre regioni dell’Italia centro-meridionale oggi la rete viaria della Toscana evoca in misura minore la pastorizia transumante, specie per la presenza  di un’ampia area collinare interessata alla mezzadria. Ma ciò non toglie che consistenti flussi di uomini e bestiame, abbiano attraversato per secoli proprio le colline della mezzadria, per alternare i pascoli della montagna a quelli delle maremme (peraltro, si parla qui di greggi che – come aree di provenienza – spesso travalicano i confini granducali: oltre ai pastori della montagna toscana, la Maremma ha accolto anche allevatori dell’Appennino emiliano, romagnolo e marchigiano). […] Anche in Toscana il secolare passaggio delle pecore su itinerari fissi ha finito per disegnare linee persistenti nel territorio: da più parti della catena appenninica, una rete di tracciati ha segnato le rotte di discesa verso la costa, prendendo il nome di “Via Maremmane” e “Vie di Dogana”. E tali rotte sono rimaste attive anche dopo l’abrogazione della Dogana dei Paschi, dato che molti pastori, seppur ormai liberi dal condizionamento della calli, hanno continuato ad imboccare le strade consuete, già ben delineate e conosciute.
Il paesaggio in cui si muove la transumanza si modella nel corso del Basso Medioevo, quando il territorio – fin a quel momento governato dalla signorie feudali – è interessato da due fenomeni di rilievo: l’infittissi dei centri abitati e la diffusione della mezzadria, specie in collina. Bonifiche e disboscamenti contribuiscono i poi nel corso del tempo ad estendere la maglia dei poderi, che spesso si organizzano come fattorie (si pensi ai grandi patrimoni dei Medici, o di enti ospedalieri quali S. Maria Nuova di Firenze. S. Maria della Scala di Siena). E’ in questo modo che si va delineando il paesaggio toscano: geometri di campi contornate da vie interpoderali e punteggiate di case contadine, ville, pievi. Nell’Ottocento, poi, le coltivazioni si espandono ancora, specie quelle collegate alla manifattura: lino, canapa, gelso , tabacco.

(A.    Mescini D. Pela, “Sulle orme dei pastori”, fuoridalleviemaestre edizioni)

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