giovedì 2 marzo 2017

Tessile? Tossico? L'etimologia da...."tasso"....

“Quest’albero della famiglia delle Taxaceae è un lontano parente delle conifere ma, contrariamente a queste, non produce pigne né resina. Il nome latino, Taxus baccata, fa invece riferimento, oltre alla sua velenosità, alle bacche che produce. […] .
La pianta ha sempre avuto una cattiva reputazione a causa, appunto, della sua tossicità: i Greci pensavano che anche dormire sotto un tasso fosse mortale. Del resto nella mitologia greca il tasso è consacrato a Ecate, dea dell’oltretomba, degli spettri e degli incantesimi e considerata tramite fra gli inferi, la terra e il cielo. In seguito i cristiani, riprendendo questa tradizione, fecero del tasso il simbolo del legame tra il cielo e la terra e lo piantarono in quantità nei dintorni di chiese e cimiteri, tanto più che la tossicità dell’albero impediva l’accesso del bestiame ai luoghi sacri. Se l’impiego del suo legno per la costruzione di archi, grazie alle particolari doti di resistenza ed elasticità, era assodato fin dalla Preistoria, i Romani capirono che potevano utilizzarne anche rami e corteccia per produrre filtri velenosi. Impieghi che si ritrovano anche nell’etimologia del nome: in latino toxicum significa “veleno” ed è all’origine della parola italiana “tossico”, ma anche di tessile, per via delle vesti che si tessevano con le fibre della corteccia. Il termine latino è a sua volta riconducibile al greco toxon, che significa “freccia”. La presenza della tassina, infatti, veniva sfruttata per la caccia ricoprendo le frecce di linfa tossica. Responsabile di disturbi digestivi, cardiaci, respiratori e neurologici molto gravi, che possono condurre fino alla morte, il tasso può provocare anche irritazioni della pelle in caso di contratto con le foglie. […] Tuttavia, quando utilizzata correttamente, la linfa tossica del tasso, può rivelarsi benefica […] proprietà antitumorali. […].”

(Marie Bazet, in The Good Life, febbraio 2017)



Nella foto: Esemplare di Taxus baccata L. (tasso) piantato nel 1720 da Pier Antonio Micheli, Orto Botanico "Giardino dei Semplici", Firenze.


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