mercoledì 15 febbraio 2017

Modi di dire: “Buonanotte al secchio!”


Testo di Roberto Di Ferdinando

Indica il momento finale di un qualche atto, più precisamente l’impossibilità di fare oltre, la constatazione che non è possibile fare altro, alle volte si usa per descrivere un fallimento o la “fine dei giochi”.
Deriva dalla vita popolare di alcuni decenni fa, quando l’acqua, specialmente nelle campagne, si attingeva manualmente dai pozzi, grazie proprio ad un secchio. E se la fune a cui il secchio era legato, si rompeva, il secchio andava definitamente perso.
Si dice anche che quest’espressione derivi dall’usanza, sempre dei nostri avi, quando i bagni spesso erano fuori dalla casa, di avere un vaso per la notte posto sotto il letto. Se vi era bisogno era utilizzato questo vaso o secchio e poi svuotato dalla finestra o nel giardino. Ma dato che l’operazione era scomoda, quando si augurava la buona notte la si estendeva metaforicamente anche a questo vaso o secchio, come augurio di non doversene servire. La parola secchio deriva dal latino “sĭclus” (recipiente).
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