mercoledì 22 giugno 2016

La Firenze descritta da Mary McCarthy....(continua)

“[…] Nel Medioevo, fiorirono a Firenze sette religiose di vario genere, oscillanti fra un estremismo fanatico ed una equa, illuminata tolleranza. La città era da un lato un centro di epicureismo, dall’altro vivaio di teoria e pratica puritana. L’eresia patarina, che somigliava all’albigese, operò, nel dodicesimo secolo e agli inizi del’200, migliaia di conversioni. Firenze fu infatti sede della diocesi patarina più potente in Italia, con propri vescovi e prelati. Questa setta puritana credeva che il mondo fosse interamente governato dal demonio; i suoi membri erano vegetariani e pacifisti e rifiutavano di sposarsi o di prendere i voti; non credevano nel battesimo, nell’ecaurestia, nelle preghiere e elemosine per i morti o nella venerazione delle reliquie e delle immagine, e pensavano che tutti i papi da San Silvestro in poi (questi era responsabile per la cosiddetta <<donazione di Costantino>> cioè per il potere temporale della Chiesa) fossero dannati in eterno. Tali dottrine risolute attraevano profondamente i fiorentini, che erano periodicamente assetati di riforma religiosa così come erano bramosi di uno stato ideale; Giovanni Gualberto (fondatore dell’ordine vallombrosano) e i primi eremiti toscani furono i precursori patarini, di Savonarola e della Riforma; e l’eccesso di fanatismo nell’indole fiorentina è senza dubbio il motivo dell’odierno aspetto <<protestante>> o <<riformato>> delle chiede fiorentine . […] A Firenze, la Riforma fu anticipata all’undicesimo secolo. La lotta contro la simonia e contro il mercato degli uffici religiosi non fu sostanzialmente diversa dalla lotta contro le indulgenze. […]”
(Mary McCarthy, Le pietre di Firenze, 1956)

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