martedì 15 gennaio 2013

Chiude la più antica bottega di barbiere

Testo di Roberto Di Ferdinando

A metà di via Calimaruzza è possibile notare una tipica insegna da barbiere, quella colorata che ruota quando il negozio è aperto. Ma adesso questa è ferma ed il bandone metallico dell’ingresso al fondo commerciale è tirato giù. Infatti, il 29 dicembre 2012 Luigi Benedetti, originario di Reggello, dopo 50 anni di attività e raggiunti gli 80 anni di età ha deciso di chiudere i battenti del suo negozio da barbiere. Così chiude uno dei più antichi negozi fiorentini, forse il più antico in assoluto, considerando che in quel fondo di 12 metri quadri, nel 1432 Burchiello, avviava la sua bottega per l’appunto di barbiere. Domenico di Giovanni, detto il Burchiello (Firenze, 1404 – Roma, 1449) era un poeta autodidatta, divenuto famoso per il particolare stile dei suoi sonetti , composti con un linguaggio assurdo e paradossale. Burchiello, nato da una famiglia povera, iscritto come barbiere sotto padrone nella Corporazione dei Medici e degli Speziali, aprì la sua bottega da solo in via Calimaruzza ed iniziò ad essere frequentata da letterati, politici ed artisti, tra cui Leon Battista Alberti. Burchiello ebbe una vita avventurosa, rasentando anche l’illegalità e morì poverissimo di malaria a Roma dove si era trasferito per cercare fortuna sempre come barbiere.
Burchiello ideò le poesie ed i sonetti alla burchia, composti con parole e frasi solo all’apparenza senza senso, e che descrivevano la vita quotidiana dei fiorentini od erano delle accuse al potere politico ed al mondo dei saccenti letterati. La sua bottega divenne presto un luogo di improvvisazione e discussione di versi alla “burchia”, spesso anti medicei. E proprio per queste posizioni contro la Signoria fiorentina la bottega fu fatta chiudere dalle autorità cittadine nel 1434 costringendo il Burchiello a lasciare Firenze.
RDF

Io vidi un dì spogliar tutte in farsetto
Le Noci, e rivestir d'altra divisa;
Tal che i Fichi scoppiavan dalle risa,
Ch'io non ebbi giammai simil diletto.
Poi fra ora di cena, e irsi a letto
Vidi Cicale, e Granchi in Val di Pisa;
E molti altri sbanditi dall'Ancisa,
Che frabbricavano aria in su 'n'un tetto.
Molti Aretini andavano in Boemmia
Per imparar a favellare Ebraico,
Nel tempo che l'aceto si vendemmia.
L'un'era Padovano, e l'altro Laico;
Ma venne lor sì fatta la bestemmia,
Che ne fur presi più di cento al valico;
Et imperò il Musaico
Non ci si impiastra più, perché in Mugnone
Vi si fa troppa carne di castrone.
(Burchiello – I Sonetti)

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