martedì 12 aprile 2011

Nunes Vais, il grande ritrattista

Articolo Pubblicato sulla rivista Microstoria del 2004
testo di Roberto Di Ferdinando
 
<< La macchina che prima non era atta se non alla rappresentazione brutale della realtà è oggi divenuta nelle Sue mani uno strumento di infinita delicatezza poetica. (…) grazie artefice della luce e dell’ombra>>. Con queste parole D’Annunzio scrive all’amico fotografo Nunes Vais, ringraziandolo per le immagini scattategli.
Mario Nunes Vais (1), il più grande ritrattista italiano del primo Novecento, nasce a Firenze nel 1856. Suo padre lo avvia al mondo finanziario, ma la passione del giovane  è per quello pionieristico della fotografia. Si iscrive infatti alla fiorentina Società Fotografica Italiana, di cui sarà Sindaco, e collabora con la società Alinari, diventandone direttore amministrativo, ma senza mai abbandonare l’originaria attività di agente di cambio.  Nunes Vais si dichiara infatti un non professionista della fotografia e seppure molto abile e richiesto, non trarrà dai suoi scatti alcuna fortuna materiale. Fugge da lui l’idea di essere un fotografo di mestiere tanto da non dotarsi di un proprio studio di sviluppo. Le sue lastre sono così inviate per la stampa ai laboratori fiorentini (Alvino, Bencini e Sansoni, Salvini), per poi tornare immediatamente nel suo archivio, gelosamente custodito, nella mansarda del suo appartamento: <<Le rinnovo la preghiera di non dare a nessuno  alcuna fotografia. – gliele darò io (a D’Annunzio) – tutte devono passare per le mie mani. Mi fido della sua promessa (…)>> sono le parole dell’attrice Emma Gramatica a Nunes Vais,  preoccupata per una foto in cui appare con una piccolissima ruga.
Presso le sue dimore fiorentine, prima in Piazza dell’Unità poi in Borgo degli Albizi, e nella villa di Pian de’Giullari, Nunes Vais accoglie importanti ospiti che, negli anni, passeranno di fronte al suo obiettivo: D’Annunzio, Eleonora Duse, Guglielmo Marconi, Giovanni Amendola, Trilussa, Giuseppe Giocosa, Mario Rutelli, Vincenzo Gemito, Matilde Serao, gli editori Le Monnier e Barbèra, la famiglia Spadolini, vicina di casa a Pian de’Giullari, con Giovanni bambino e attento uditore di quei colti salotti.
Nunes Vais si contraddistingue, non solo per la tecnica, ma anche per la curiosità che lo spinge ad immortalare senza preconcetti il suo tempo in tutte le sue espressioni artistiche, sociali e politiche. E’ infatti  fotografo ufficiale di casa Savoia, ma allo stesso tempo, immortala a Firenze nel 1908 i protagonisti del X° congresso socialista, tra cui Filippo Turati e sua moglie, Anna Kuliscioff, che successivamente parleranno di: << un peccato mortale l’esser costretti da tanta bellezza ad ammirare la propria immagine>>. Oppure fotografa il Presidente del Consiglio, Giolitti e famiglia: << (…) i ritratti di mia moglie e delle mie figlie sono i più belli che io abbia avuto! La fotografia così è una vera arte. Le sono veramente riconoscente delle splendide opere (…) >>, i ministri Rattazzi e Orlando, gli eroi della guerra, Diaz e Cadorna, la marcia su Roma e Mussolini.
Ma sono gli uomini d’arte che richiedono con più insistenza di essere ritratti, spesso in abiti di scena, dal maestro, la cui abilità nel dosare la luce e le ombre allevia i segni del tempo, come scrive Roberto Bracco:<<è lui che prolunga la mia giovinezza>>. Tra i tanti ricordiamo allora il soprano Toti Dal Monte, il baritono Titta Ruffo, gli interpreti Amedeo Bassi e Beniamino Gigli, e inoltre Ruggero Leoncavallo e Giacomo Puccini colti in Versilia in curiose scene di vita quotidiana. Mentre del mondo del teatro e della recitazione, fra gli altri, citiamo la conturbante Lyda Borelli, Leopoldo Fregoli, Ermete Zacconi e, sulla scena del teatro fiorentino della Pergola, Alda Borelli, Ruggero Ruggeri e Virgilio Talli. Ed ancora Ettore Petrolini, Edoardo Scarpetta, Gioacchino Forzano, Irma Gramatica e i giovanissimi Paola Barbone e Vittorio De Sica. Certamente gli scatti del gentiluomo fiorentino che sono divenuti dei classici sono quelli che immortalano la divina Duse, nei panni dei suoi personaggi teatrali, e D’Annunzio nella sua villa di Settignano. Il Vate sarà l’unico ad imporre a Nunes Vais le ambientazioni in cui essere ritratto e rimarrà così entusiasta delle fotografie da voler essere colto solo dal maestro. Trasferitosi a Parigi, D’Annunzio esibirà con successo le immagini fattegli da Nunes Vais tanto che questi riceverà insistenti richieste anche dalla Francia.
Nunes Vais, visto da molti come un pittore che usa nuovi strumenti, non si sottrae dal fotografare pittori e scultori intenti a lavorare nei loro atelier; tra questi: Ettore Ximenes, Romano Romanelli, Oscar Ghiglia, Alfonso Hollaender, Paolo Gelli e Michele Gordigiani, che ritrasse a sua volta, in un suo famoso olio, Nunes Vais.
Tra i letterati coglie De Amicis, Fucini, la Serao: <<I profili di notabili culturali e civili rappresentano vere opere d’arte>>, Benedetto Croce: <<Io ho fatto, mercè la sua arte fotografica, la scoperta del mio viso, che non conoscevo perché rifuggo lo specchio>>, Filiberto Scarpelli <<Ho ricevuto i suoi tre quadri, sotto mentite spoglie di fotografie! Non so definirle meglio>>. Ed ancora Gabriella Novaro, Vamba, Ugo Ojetti, Enrico Corradini, Sibilla Aleramo, Augusto Novelli, Thomas Mann e moglie, Aldo Palazzeschi e Gaetano Salvemini.
Frequenta il circolo Borghese di via Ghibellina ed i caffè letterari di Piazza Vittorio (oggi della Repubblica), dove, tramite l’amico Papini, entra in contatto con i primi futuristi, di cui rimane inevitabilmente incuriosito, pur non condividendone le idee. Nonostante le critiche  e le condanne che piovono sul movimento, dopo la fiorentina Esposizione Futurista del 1913, Nunes Vais accetta di immortalare in una famosa foto di gruppo, ed in seguito anche singolarmente: Palazzeschi, Papini, Carrà, Boccioni e Marinetti, che firmeranno il registro degli ospiti con i seguenti versi:<<Gloria al Futurismo volontà +novità+energia+simpatia vivissima per il grande Nunes Vais>>.
Ma Nunes Vais non è solo il grande ritrattista dei personaggi famosi, anzi in numerose lastre coglie, preferendo le scene collettive e prive di qualsiasi posa, quasi in un indagine verista,  la vita quotidiana nelle città e nelle campagne della Toscana e dell’Italia di quegli anni. A Firenze il suo obiettivo (negli anni utilizzerà macchine con ottica Dallmeyer, una Voigtlander e una Lamperi e Garbagnati) si sofferma su: le esposizioni del bestiame a Rifredi, il mercato in Piazza della Signoria e quelli rionali, le visite dei Savoia e della regina Vittoria d’Inghilterra, la demolizione del ghetto, il rodeo di Buffalo Bill al Campo di Marte (1890), lo Scoppio del Carro, i concerti a Boboli di Mascagni  (1906), i primi aviatori al Campo di Marte (1910), le Cascine di primo secolo trasformate in luoghi di sport (tennis, ciclismo, ginnastica e tiro a segno, di quest’ultimo Nunes Vais è un abile praticante) o di ritrovo nei giorni di festa. Ed ancora le gite domenicali a Viareggio e Livorno, le campagne senesi e la vita nei quartieri popolari di Roma e Genova.
Nunes Vais muore a Firenze nel 1932. Il suo enorme archivio (oltre 70.000 lastre, documenti e lettere autografe dei suoi soggetti) negli anni settanta è donato dalla figlia, Laura Weil, al Gabinetto Fotografico Nazionale di Roma, mentre altre lastre sono oggi depositate a Firenze presso il Gabinetto Viesseux e il Museo Alinari.
RDF
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(1) M. Vannucci, Mario Nunes Vais, gentiluomo fotografo, Firenze, Bonechi, 1976.

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