sabato 9 aprile 2011

Lo Scoppio del Carro

Articolo Pubblicato sulla rivista Firenze Informa nel 2004
Testo di Roberto Di Ferdinando

Lo Scoppio del Carro in Piazza del Duomo a Firenze è una cerimonia legata alle celebrazioni pasquali e trova la sua origine intorno all’anno Mille. La tradizione vuole infatti che il fiorentino Pazzino de’ Pazzi, partecipando alla crociata in Terra Santa, fosse stato il primo ad entrare in Gerusalemme il 15 luglio 1099, e, per premiare tale valore, gli furono donate tre pietre del Santo Sepolcro del Nostro Signore. Nel 1101, al suo rientro a Firenze, Pazzino decise di far conservare le sacre pietre nella chiesa di San Biagio (oggi sconsacrata e sede della Biblioteca Comunale in piazza della Parte Guelfa) e di utilizzarle durante la celebrazione della Pasqua. A Firenze da secoli infatti, per simboleggiare la resurrezione di Cristo, era usanza il Venerdì Santo spegnere tutte le candele della città per riaccenderle solo alla Domenica di Pasqua, usando dei tizzoni tratti da un falò acceso nella chiesa di Santa Reparata (in seguito in quella di Santa Maria del Fiore). Da quel momento fu deciso che il fuoco pasquale sarebbe stato acceso sulle tre pietre sacre.
Nel Trecento le celebrazioni subirono una modifica: la famiglia Pazzi decise di costruire un carro, dotato di braciere, su cui, sullo spiazzo denominato del Paradiso - l’area che separava il Duomo dal Battistero - dare vita al sacro fuoco . Oggi lo Scoppio del Carro nella Domenica di Pasqua avviene seguendo le stesse procedure introdotte nel Cinquecento quando il carro fu dotato di fuochi d’artificio e l’innesco del fuoco affidato alla Colombina, una sorta di razzo a forma di colomba che, al Gloria nella messa nel Duomo celebrata dal Vescovo, è accesso sull’altare e correndo su un filo raggiunge il carro. La colombina, svolto il suo compito deve tornare indietro e dalla riuscita del suo volo si traggono gli  auspici per il proseguo dell’anno.
L’attuale carro è del 1765, anch’esso costruito dalla famiglia de’ Pazzi, e fino al 1864 è stato custodito in un casolare di via Borgo Allegri, mentre oggi trova ospitalità in un locale di via del Prato; le  pietre focaie invece sono custodite nella chiesa dei Santi Apostoli.
Un’ulteriore curiosità: il carro è dai fiorentini definito Brindellone, un modo popolare per indicare una persona alta e ondeggiante. Questa definizione deriva però da un altro carro, il  Carro della Zecca, utilizzato dal XVI al XVIII secolo per la festa di San Giovanni e brindellone era così chiamato l’uomo che, legato sulla sommità, raffigurava il Battista e ondeggiava e sobbalzava con l’avanzare del carro.
RDF

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