venerdì 9 settembre 2016

Guelfi e Ghibellini attraverso le pagine di Mary McCarthy

“[…] Questi sbalzi nell’opinione pubblica furono tipici della Firenze medievale tanto nella politica che nella religione, ed anche nella politica erano seguiti da terribili esplosioni di crudeltà. […] Nessun pubblico funzionario poteva sentirsi sicuro, e accuse d’eresia si mescolavano ad accuse di tradimento. I Guelfi erano chiamati <<traditori>>, e i Ghibellini erano chiamati <<patarini>>. <<E se n’è veduta isperienza vera in Firenze per antico e per novello, che chiunque s’è fatto caporale di popolo o d’università si è stato abbattuto, però che lo ingrato popolo mai non rende altri meriti>>, scriveva lo storico Giovanni Villani, commentando la caduta di Giano della Bella, suo contemporaneo, un puritano in politica […] Quest’uomo assolutamente disinteressato, questo aristocratico che si fece popolano per amor di giustizia, alla fine del Duecento fu accettato dalla popolazione come suo capo nella lotta per la piena democrazia – il che significava allargare la base dell’elettorato aumentando il numero delle Arti minori per includervi i piccoli mercanti e artigiani: oliandoli, albergatori, vinattieri, spadai, legnaioli, fornai ecc…
Nel suo zelo contro gli sfrenati magnati della propria classe e gli avidi <<interessi speciali>> delle grandi associazioni laniere e bancarie (rappresentate allora dal partito guelfo), Giano fu l’ispiratore dei tremendi <<Ordinamenti di Giustizia>> (1292-94); queste leggi furono un autentico strumento di terrore e, per la prima volta nella storia democratica, il delatore politico ebbe uno status regolare nella società. Sotto gli Ordinamenti di Giustizia furono perpetrate le più grandi ingiustizie. I colpevoli (cioè antidemocratici o non-democratici) potevan esser processati solo per voce o opinione pubblica, senza presentazione di prove; i grandi erano esclusi da ogni onore ed ufficio, e l’individuo era responsabile per i crimini commessi dai suoi parenti. Cassette chiamate <<tamburi>> erano esposte fuori dal Bargello e della casa del Capitano del popolo per accogliere denunce segrete. Settantadue famiglie furono private dei loro diritti civili, e a quel tempo le famiglie erano vere e proprie tribù; un uomo, ad esempio, aveva trenta fra cugini e nipoti sotto le armi. Fu durante questo periodo, detto del secondo popolo, che molte famiglie aristocratiche cambiarono nome e divennero plebee per confondersi con l’ambiente così come gli ebrei di Spagna e Portogallo solevano durante l’Inquisizione, battezzarsi: i Tornaquinci diventarono Tornabuoni, i Cavalcanti Ciampoli, e i Marabottini Malatesti. […]”
(Mary McCarthy, Le pietre di Firenze, 1956)

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