lunedì 30 luglio 2012

Il Duca de’Broccoli

Testo di Roberto Di Ferdinando

Il quartiere di Legnaia oggi è interamente inglobato nel territorio cittadino, ma fino a pochi decenni fa era un popoloso borgo separato da Firenze; non solo, nell’Ottocento, fino alla proclamazione di Firenze Capitale era un comune (Legnaja) a sé stante, con una propria ed effettiva autonomia amministrativa, e  contava oltre 8.000 abitanti.
Il quartiere di Legnaia trae il suo nome dal fatto che fin dall’antichità qui avevano sede i depositi di legname che serviva al fabbisogno domestico, commerciale ed edile di Firenze, ma era famoso anche per la produzione agricola di broccoli.
Ma a Legnaja si svolgeva anche un’antica festa, la proclamazione del “Duca de’ Broccoli”, celebrata fino a vent’anni fa. Tale evento nasce da un fatto storico. Infatti, nel 1342 i nobili fiorentini, per sedare gli scontri tra le fazioni e garantire l’amministrazione della città, ingaggiarono il Duca di Atene, Gualtiero di Brenne, quale podestà di Firenze. Ma ben presto i modi e la condotta del Duca si manifestarono quelli di un dittatore, atteggiamenti ai quali i fiorentini subito si ribellarono, tanto che il 26 luglio del 1343 (giorno di Sant’Anna, santa che dal quel dì diventerà la protettrice della città) il Duca di Atene, utilizzando la piccola porta ancora visibile in via della Ninna, riuscì a sottrarsi all’assedio del popolo fiorentino a Palazzo della Signoria e darsi alla fuga.
Da quel momento, in ricordo di quel giorno di liberazione a Firenze e nei borghi vicini, ogni anno il 26 di luglio si iniziò a festeggiare con burle e libagioni la liberazione dall’odiato dittatore, ed a Legnaja si celebrava, quale parodia del Duca di Atene, la proclamazione del Duca de’Broccoli. Un figurante, nelle vesti del Duca, era fatto salire su un mulo e sbandierando uno stemma che raffigurava un broccolo apriva un corteo di carri, animali, uomini mascherati e ortaggi che attraversava tra canti e danze il borgo.

1 commento:

  1. Ci sono delle imprecisioni nate nella tradizione fiorentina.
    Il fatto che il Duca sia considerato un tiranno e non tanto un dittatore, concezione troppo moderna, deriva dal fatto che dà più importanza dire di cacciare un tiranno rispetto a una persona che è stata messa lì, proprio da coloro che poi non lo volevano più.
    Il duca di Atene non fu un vero dittatore, ma ebbe semplicemente tenne un atteggiamento da signore, titolo che gli era stato conferito proprio dai fiorentini; i quali incasinati dalle sconfitte della guerra e dalle divisioni interne, risposero a questa confusione chiamando una persona esterna. Successivamente le classi sociali lusingate dalle differenti promesse fatte dal duca, conferirono a Gualtieri il titolo di signore: il primo prevedeva la durata di un anno, il secondo a vita. Ma quali furono le promesse che il Duca fece per prendere le simpatie dei ceti dirigenti? Le promesse furono: ai Magnati di tornare ai posti di comando della città, persi a favore della componente popolare; al Popolo Grasso di non far fallire i loro banchi, consentendo loro di non pagare i debiti contratti; al Popolo Minuto la concessione di essere presi in maggiore considerazione nelle decisioni cittadine; infine a tutta la restante popolazione creò le così dette potenze festeggianti, usando l'idea di panem et cicenses.
    Il mancato rispetto delle promesse, unito a un regime di terrore, scaturì varie rivolte, l'ultima delle quali iniziò il 26 luglio 1343 e terminò il 6 agosto seguente.
    Altro fatto che la leggenda ha gonfiato è il fatto che il Duca sia stato cacciato, ma questo è vero solo in parte. Il Duca, infatti, lasciò la città dopo aver raggiunto un accordo con la città che prevedeva salva la vita e in cambio il Duca, appena fuori dai confini dello stato fiorentino, avrebbe firmato la rinuncia a signore della città, perché se non avesse sottoscritto la rinuncia il Duca avrebbe avuto tutti i diritti per chiedere aiuto agli altri stati italiani per riprendere il controllo della città; questi sarebbero stati bel lieti di aiutarlo e di smembrare la potente Firenze. Per rispettare questo accordo i soldati senesi guidati dal conte di Battifolle scortarono il Duca fuori dal territorio fiorentino e garantirono per la firma.
    Questo riporta il Villani.

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