giovedì 19 maggio 2016

Firenze attraverso la penna di Mary Mc Carthy.....

“[…] Firenze fu la <<figlia>>, Roma la <<madre>>: questa era l’opinione medievale. I fiorentini si appellarono alla tradizione, vantandosi di discendere da nobili famiglie romane. Gli Uberti, ad esempio, si dichiaravano discendenti di un presunto figlio di Catilina, perdonato da Cesare e da lui adottato col nome di Uberto Cesare. Ai tempi di Dante si credeva che due razze avessero popolato Firenze: i nobili, o Neri, discendenti dei soldati dell’esercito romano; e il popolo comune, o Bianchi, discendenti dai nativi di Fiesole. L’incompatibilità di questi due rami era portata a motivo delle perpetue discordie cittadine. Un’altra storia racconta come Firenze, distrutta da Totila, fu ricostruita da Carlo magno, che la edificò <<com’era>>, con le antiche forme di governo: leggi romane, consoli e senatori. Queste leggende e fantasie genealogiche celano un seme di verità. La sobrietà e il decoro di Firenze è la gravitas di Roma – una Roma pioneristica, di frontiera, sistemata fra monti selvaggi, su un fiume tumultuoso. Questo senso di avamposto, di un campo drizzato in un rettangolo militare vicino alla montagna di Fiesole, è ancora percettibile nelle strade attorno al Duomo – via Ricasoli, via dei Servi – che corrono dritte verso il monte come le vie delle città nuove del Far West.
Sotto la superficie fiorentina giace una Roma affondata. […] Diceva la leggenda che il Battistero era l’antico tempio di Marte, patrono della città. Una moderna teoria afferma che il Marzocco – il leone araldico fiorentino – fu in origine il Martocus ovvero una statua mutilata di Marte lasciata a guardia superstiziosa del Ponte Vecchio fino al 1333. […] In Piazza San Firenze, non lontano dal Bargello, vi era un tempio dedicato a Iside, la deità egizia dei fiumi e delle piene, il cui culto può darsi fosse stato importato da veterani romani; a Fiesole c’era un collegio di sacerdoti laici devoti alla Magna Mater, di importazione orientale.  […] Il Foro o mercato, più tardi Mercato Vecchio, era stato abbellito da un arco trionfale (ancora ricordato nel Medioevo) e ornato con statue. […]”
(Mary Mc Carthy, Le pietre di Firenze)

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