giovedì 17 marzo 2011

Interventi urbanistici ed edilizi nella Firenze capitale



Articolo Pubblicato sulla Rivista Microstoria nel 2005 e sul mensile Firenze Informa nel 2006
Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

Già alla metà dell’Ottocento a Firenze si era sentita l’esigenza di avviare interventi edilizi ed urba-nistici che migliorassero materialmente ed igienicamente la città. Con il trasferimento provvisorio della capitale questa esigenza divenne una priorità. Così il 14 novembre del 1864, pochi giorni dopo la firma del regio decreto che indicava Firenze la nuova capitale d’Italia, il consiglio comunale fio-rentino, su indicazione del sindaco Peruzzi, deliberò l’istituzione di una commissione avente il compito di scegliere i curatori e le linee guida del nuovo progetto di ingrandimento urbano per “co-stituire l’anello di congiunzione tra la vecchia e la nuova città”.
L’ingegnere Del Sarto, responsabile dell’Ufficio Comunale d’Arte, fu incaricato della sistemazione interna della città, mentre l’architetto ed urbanista Giuseppe Poggi (1811-1901), del suo amplia-mento. Al Poggi i commissari riconobbero la capacità, esibita in precedenti lavori di edilizia e di ri-strutturazione (Villa Favard, Palazzo Canevaro e Santissima Annunziata), di far ben sposare la ma-trice classicista della scuola toscana con l’architettura cinquecentesca, oltre che una buona forma-zione urbanistica, acquisita con i viaggi studio a Parigi e a Londra.
Nel febbraio del 1865 il Poggi presentò così al re Vittorio Emanuele II, per la sua approvazione, il piano di massima dell’allargamento della città, recependo le indicazioni dettate dalla commissione comunale: “abbattere le mura per la realizzazione di un grande passaggio […] e il collegamento tra le vie della vecchia città e quelle che dovranno aprirsi o modificarsi negli attuali suburbi”. Gli in-terventi edilizi ed urbanistici del piano indicarono, come priorità: la viabilità, cioè l’allargamento di vie e lungarni già esistenti e la realizzazione di nuove, e lo sviluppo di nuovi quartieri residenziali. Il re ne fu entusiasta.
Nella primavera del 1865 si dette l’avvio all’abbattimento delle mura lungo il loro percorso sulla riva destra dell’Arno, partendo dal ponte di ferro fuori di Porta alla Croce (in prossimità dell’attuale Ponte San Nicolò) fino alla Porta al Prato. L’antico confine tra la vecchia e nuova Firenze fu sosti-tuito da un lungo passaggio alberato, i viali di circonvallazione, completato nel 1869. L’intervento vide la sistemazione del Piazzale degli Zuavi (oggi Vittorio Veneto), quale nuovo accesso alle Ca-scine che proprio in quegli anni da bene demaniale diventavano una proprietà municipale, e l’isolamento della Fortezza da Basso, circondata da viali alberati, come il Cimitero degli Inglesi, nell’attuale Piazza Donatello, presso cui fu abbattuta anche la Porta a Pinti. Fu ridisegnata Piazza San Gallo che prese il nome di Piazza Cavour (oggi Piazza della Libertà), mantenendo però l’antica porta, l’Arco dei Lorena ed il Parterre granducale, ma dotandola di spazi verdi e circondata da edifi-ci con alti portici. Simile intervento fu fatto per l’attuale Piazza Beccaria, salvando al centro la Porta alla Croce. Lungo i lati di questi viali furono costruite nuove abitazioni, sorte dove fino ad allora, in particolare tra Borgo la Croce e Borgo Pinti, si presentavano solo numerosi piccoli orti.
Nel 1866 furono realizzati i nuovi lungarni della Zecca, Serristori e Torrigiani e potenziate le difese presso le Cascine ed i lungarni del centro contro le alluvioni dell’Arno e presso il Ponte Rosso contro quelle del Mugnone.
Sul lato sinistro della città l’abbattimento delle mura interessò il tratto da Porta Romana all’attuale Piazzale Galileo, per far sorgere, nel 1865, la prima parte del Viale dei Colli e le Scuderie Reali. I lavori per le successive tratte del viale e per il piazzale panoramico furono avviati nel 1868 e com-pletati nel 1871. Il piazzale panoramico prese il nome di Michelangiolo, e nel 1875 fu posta la copia del David. Dello stesso anno sono il completamento della balaustra e dell’elegante loggia-caffè; questa, nell’intenzione del Poggi, avrebbe dovuto ospitare un museo di Michelangelo.
Piazzal Michelangelo, la lapide dedicata a Giuseppe Poggi

Il Poggi aveva previsto anche che il Viale dei Colli continuasse oltre porta Romana, sulle colline di Bellosguardo fino al Pignone, per poi raggiungere le Cascine, ma per mancanza di fondi il prose-guimento non fu realizzato. Fu invece data una nuova sistemazione, con rampe, fontane e grotte ne-oclassiche, all’area sottostante il Piazzale, intorno all’antica porta di San Niccolò, oggi per l’appunto Piazza Poggi.
L’abbattimento delle mura e la creazione dei nuovi viali ampliava quindi i nuovi confini cittadini facendo nascere nuovi zone residenziali. Il Comune inglobò nel proprio territorio i comuni di Ro-vezzano, di Careggi e di Legnaia, fu completata la sistemazione dei quartieri della Mattonaia, del Maglio, di Barbano e del Prato, inoltre sorsero i nuovi quartieri di Savonarola, Le Cure e quelli in-torno alla Fortezza da Basso. Presso tutti questi quartieri avrebbero trovato ospitalità le 30.000 per-sone che giunsero a Firenze con il trasferimento in città della capitale, portando la popolazione fio-rentina a 150.000 residenti. Invece i ceti più poveri furono trasferiti dai luoghi interessati dai lavori presso le abitazioni fatte costruire dal Municipio intorno ai viali, a Porta alla Croce, al Pignone e fuori la Porta San Frediano.
Il piano del Poggi non poté non tener conto anche di specifiche esigenze militari, le caserme infatti dovevano sorgere prossime al centro e la nuova rete stradale cittadina doveva garantire un rapido movimento della cavalleria in caso di sommosse. Per tale motivo, dopo le indicazioni del Genio Mi-litare, fu deciso di posizionare il Campo di Marte sotto la collina di Fiesole e collegarlo ai nuovi viali tramite la costruzione del viale Militare (oggi dei Mille). Inoltre furono occupati ex edifici religiosi intorno alla stazione ed alla Fortezza per ospitare caserme, mentre a fini militari fu destinata nel 1888 anche l’area tra le attuali piazze Beccaria e Piave presso cui invece Poggi aveva realizzato un ampio parco alberato chiuso sul lungarno da un parterre.
Contemporaneamente proseguivano i lavori nel centro della città, dove avrebbero avuto sede le varie funzioni governative. Fu infatti completato l’allargamento delle vie Panzani, Cerretani, Tornabuoni e Martelli, costruita la sede della Banca d’Italia in via dell’Oriuolo, mentre in Piazza della Signoria, si abbatteva l’antico tetto de’ Pisani, sede delle vecchie poste, per costruirvi il Palazzo Lavison. Nel 1862 fu bandito il concorso per rivestire la facciata del Duomo, vinto dal progetto di Emilio De Fabris, ma che fu completato solo nel 1887.
Ulteriori interventi interessarono la costruzione di nuovi mercati per sostituire quelli vecchi del centro. Nel 1871 quindi, abbattuti i malsani quartieri Camaldoli di San Lorenzo, fu inaugurato il mercato coperto di San Lorenzo, poi quelli di Sant’Ambrogio e di San Frediano, mentre i nuovi macelli ed il mercato del bestiame furono eretti presso il quartiere di San Jacopino.
Rimaneva aperta la sistemazione del nucleo antico della città intorno al Mercato Vecchio (il ghetto) costituito da stretti vicoli ed alti caseggiati senza alcuna osservanza igienica e di sicurezza. Già alla vigilia del trasferimento a Firenze della capitale le istituzioni avevano auspicato una rapida soluzione edilizia del problema, ma solo nel 1895 fu completata la demolizione del vecchio mercato con la realizzazione di Piazza Vittorio Emanuele II (oggi della Repubblica) e della galleria coperta, mentre il Poggi aveva auspicato per l’area interventi non radicali.
Il complesso piano Poggi fu però solo in parte attuato, principalmente per la mancanza di fondi (in sei anni furono comunque realizzate 2.363 nuove case, con oltre 40.000 nuovi spazi abitativi, mentre le grandi edificazioni furono 850) . Il Municipio di Firenze aveva sostenuto il grosso delle spese, ed in seguito al trasferimento della capitale a Roma e l’esodo di oltre 30.000 persone, fu difatti co-stretto a dichiarare il fallimento.
RDF

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