lunedì 23 gennaio 2012

La Firenze che fu, che è, e come sarebbe potuta essere (1)

Testo di Roberto Di Ferdinando

Il 31 dicembre scorso il quotidiano fiorentino, “Il Nuovo Corriere” è uscito con un inserto dedicato a Giuseppe Poggi, l’architetto che diede un nuovo e moderno volto a Firenze. Giuseppe Poggi di cui nel 2011 si sono celebrati (in sordina) i 200 anni della nascita.
In queste pagine, storici, architetti, studiosi e giornalisti hanno ricostruito la storia e i progetti (alcuni incompiuti) del grande architetto. Di seguito riporto alcune notizie, curiosità, cenni storici che meritano di essere ricordati.
Quando Firenze divenne capitale la sua estensione era aumentata, erano nati nuovi quartieri, nuove urbanizzazioni  che  erano sorte su terreni sottratti ad alcuni comuni confinanti, e proprio alcuni di questi, in quell’occasione persero tale status diventando frazioni o quartieri di Firenze. Ricordiamo il comune de Il Pellegrino, parte del Galluzzo, Casellina, Torri e Brozzi.
Con Firenze Capitale si rese necessario dotare la città anche di un cimitero cittadino.  Fu così individuata la zona, sarebbe stata quella del Galluzzo. Ma la locale popolazione fu contraria ad ospitare tale struttura.  Nella relazione generale al bilancio del Comune del Galluzzo del 3 maggio 1869 si legge (riporto dalle pagine dell’inserto de Il Nuovo Corriere): “Finalmente nella decima categoria di spese straordinarie speciali, mentre nell’anno decorso si erano poste 3.000 lire non abbiamo oggi in previsione che lire 500 per gli atti e incombenze possibilmente necessarie onde continuare nella opposizione al progetto del Cimitero generale del Comune di Firenze alla Certosa, che  tanta apprensione destò nelle circostanti popolazioni, e che Dio mercè è oggi da credersi che, dopo i ripetuti pronunziati dell scienza, sarà da quel municipio abbandonati come inconsulto e inattuabile”. Il 17 dicembre 1871 il sindaco del Galluzzo, Luigi Bombicci scriveva al commendatore Zanobi Pasqui, senatore del regno e consigliere comunale del Galluzzo, per informarlo che “la commissione governativa del Consiglio Superiore di Sanità del Regno incaricata di visitare il Monastero della Certosa e le adiacenti località designate dal Comune di Firenze ad uso di necropoli generale, ha fatto in quest’oggi la sua prima ispezione […] le rinnovo le mie raccomandazioni poiché Ella si compiaccia continuare, in unione con gli altri membri della commissione ad hoc incaricata, le pratiche di opposizione nell’interesse del Comune del Galluzzo, come lodevolmente ed efficacemente se ne è occupata nelle precedenti circostanze”. L’opposizione al progetto della necropoli al Galluzzo prevalse, infatti, il cimitero cittadini fu realizzato, molti decenni più tardi a Trespiano, dalla parte opposta della città.
Il problema delle infrastrutture di cui Firenze si doveva dotare è ricordato nell’inserto, citando Edoardo Detti ed il suo libro “Firenze Scomparsa” edito da Vallecchi nel 1970 di cui riporto qui di seguito alcuni passi, a commento della relazione del sindaco di Firenze, Ubaldino Peruzzi, alla Giunta Comunale il 12 luglio 1872: “ nasce da qui (dal progetto di realizzare al posto della stazione di Porta al Prato, una fabbrica militare) la proposta di sopprimere la stazione di Porta a Prato e di concentrare tutti i servizi merci al Campo di marte in quello che di fatto diverrà l’attuale parco ferroviario. […] Questa convenienza crescerebbe qualora, congiunta con un breve braccio di strada ferrata la stazione di Rifredi, colla linea aretina, potessero i treni celeri provenienti dall’Alta Italia fermarsi alla stazione di Campo di marte, risparmiando il tempo occorrente all’accesso alla stazione di S.M. Novella ed al regresso dalla medesima: ciò che renderebbe viepiù vittoriosa sulle linee rivali la linea transitante per Firenze”.
Nel 2003 è stato deciso di realizzare la stazione di alta velocità di Belfiore, un progetto che le autorità politiche presentarono come innovativo e necessario. 138 anni prima Peruzzi lo aveva già visto. Non si inventa mai niente….
RDF

CONTINUA

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