domenica 27 novembre 2011

La guida di Firenze Capitale

Alcuni mesi fa il quotidiano fiorentino, La Nazione, per celebrare i 150 anni dell’Unità d’Italia uscì in edicola con in regalo la ristampa di una guida ottocentesca di Firenze. Questa guida era stata edita per la prima volta nel 1865 e fu realizzata per dare informazioni pratiche al personale amministrativo piemontese, e non solo, che di lì a poco si sarebbe trasferito a Firenze, la nuova capitale del Regno. La guida trattava di Firenze la topografia, il clima, la popolazione, le  circa gli usi, gli costumi e modi di vivere, i mercati, i prezzi, le abitazioni, le scuole, i passeggi, i teatri ecc.
Di seguito ho trascritto alcuni passi della guida che ritengo essere curiosi ed interessanti per conoscere come era vista la Firenze dell’Ottocento da i non fiorentini e come si viveva e quali erano i costumi in quella Firenze prossima capitale d’Italia. Da notare anche l’italiano che allora si utilizzava nella scrittura.
RDF

La Nuova Capitale – Guida Pratica Popolare di Firenze – ad uso specialmente degli Impiegati, Negozianti, delle Madri di famiglia, e di tutti coloro i quali stanno per trasferirvisi – colla pianta della città – indicante la località dei Ministeri, Pubblici Uffici, Stabilimenti, ecc. – Torino, 1865 – Tipografia Letteraria

Usi e costumi
Le donne alla finestra - Le donne fiorentine amano moltissimo di stare alla finestra.
Ei cittadini delle parti d’Italia che giungono a Firenze per la prima volta notano quest’uso, che non di rado fa loro concepire un giudizio non troppo favorevole.
Ma è un giudizio temerario – assolutamente temerario. –
E perché di questo peccato non si macchi anche il nostro lettore, ci facciamo un dovere di spiegargli la ragion del fatto. Abbiam già detto, poco prima, che nel centro, specialmente, della città le case sono piccole, e senza cortili. Se le case sono piccole, piccole sono naturalmente anche le camere; non essendovi cortili, oppure essendo questi strettissimi, sì che dir si potrebbero piuttosto bussole, voi capirete benissimo che l’ambiente di quei quartieri non debb’essere sempre il più respirabile. Ora se l’aria è uno dei principali elementi di vita, e se la donna, colà come ovunque, ha da esser casalinga, è pur troppo giusto ch’essa cerchi d’ossigenare i suoi polmoni stando alla finestra. Avete capito?


Abitazioni
Capitolazioni - […] i trasferimenti d’alloggio si fanno due volte l’anno, cioè al 1° maggio e al 1° novembre. […]

Pigione -  ed ecco alcune norme in proposito. Chi vuole avere un quartiere (appartamento) pel 1° maggio, ordinariamente lo cerca negli ultimi giorni di febbraio, e trovatolo e stipulatone la pigione, si stende la scritta, e all’atto della medesima l’inquilino paga un semestre anticipato; e così di sei in sei mesi fino alla durata del contratto.
Chi vuole trovare il quartiere pel 1° novembre fa le stesse operazioni in fin d’agosto. […]


Economia domestica
Pane – A Firenze in generale si mangia pane non salato; ma è un pregiudizio il credere che sia insipido per questo; è anzi molto gustoso, e se i Fiorentini non lo salan al pari di noi, ne avranno le loro buoni ragioni. Fatto è che colui il quale ignorasse quest’uso, non si accorgerebbe nemmeno dell’assenza del sale.
Ma siccome i Fiorentini sono per indole ospitali, e non pretendono d’imporre i loro usi estranei, così le nostre lettrici non debbono allarmarsi pel pane della nuova capitale. Troveranno dei fornai che lo fabbricano col sale; troveranno perfino di quelli che fabbricano i grissini alla torinese. […]. Il pane casalingo si paga da cent. 28 a 35 il chilogramma; il pane di prima qualità da cent. 35 a 45.

Pasticcerie e liquori – […] Chi poi fra i buoni piemontesi trasferiti volesse gustare il vero vermouth di Torino, vada in via Tornabuoni, in faccia a palazzo Strozzi, dal liquorista Giacosa, torinese puro sangue. Ivi si può anche parlare liberamente la madre lingua di Gianduia.

Vino – […] A proposito di cantina dobbiamo farvi una rivelazione importante. Le botti e i barili a Firenze sono per regola un privilegio delle famiglie agiate. La massima parte dei Fiorentini, o per dire più esattamente, dei Toscani – come gli Umbri e dei Romagnoli – tiene il vino in fiaschi impagliati. In fiaschi si mette sulla mensa; in fiaschi si compra dal mercante, col medesimo sistema col quale si acquista da noi alle birrerie la birra, la gazosa o l’acqua di Seltz. I fiaschi vuoti si rendono per averne di nuovi pieni.
Gli è solo da un paio d’anni che nelle trattorie di primo ordine si serve il vino in bottiglie. Solo al tempo dell’Esposizione, nel 1861, si serviva ancora nei fiaschi e a consumo; non si pagava che quel tanto che si beveva. Quest’uso è ancora vigente nelle osterie e negli altri luoghi ove si vende vino da bere sul luogo.


Caffè – Per chi è abituato a fare colazione al caffè, diremo che a Firenze si ha un eccellente caffè e latte con, o senza, arrosto per 30 centesimi.
Come? – direte voi – per 30 centesimo un caffè e latte e un arrosto?
Adagio! Quando voi entrate in un caffè a Firenze e ordinate un caffè e latte, il fattorino vi chiede immediatamente se lo volete con arrosto? Se voi rispondete che sì, vi porta sopra il tondo quattro belle fette di pane abbrustolite e spalmante di burro fresco. – Ecco l’arrosto – Se dite che no, vi porta dei kiffel  delle paste.
[…] Con la non cospicua somma di cent. 70 o tutt’al più 80 si mangia la bistecca con un pane o due, e si prende una tazza di caffè. Se volete bere vino, poi, è un altro affare.
Una tazza di caffè costa come a Torino cent. 15 o cent. 20 secondo che vi portano zucchero in polvere o raffinato e a pezzi.
Alla trattoria – fra parentesi- la tazza si paga cent. 30. […]


Gigi Porco – Il nome non è bello, ma la colpa non n’è nostra. Lo chiamano così. Gigi Porco è una specie di pizzicagnolo che vende salami d’ogni qualità, da consumarsi sul sito. Vogliamo dire che col salame vi dà anche il pane, il vino e da sedere. E tutto ciò per pochissimi quattrini.
Gigi Porco è una celebrità fiorentina; e sarà una vera provvidenza per quegli applicati ai quali, non piacendo digiunare col caffè e latte, lo stipendio non consentisse di farlo al restaurant.
Crediamo superfluo darvi l’indirizzo di questo benefattore dell’umanità. Non avrete che a domandarne conto al primo che incontrerete. Lo conoscono tutti, vi ripetiamo.


Passeggiate e dintorni
Giardino Zoologico  (Cascine) – A destra del gran viale trovasi il prato destinato alle evoluzioni militari; e prima del prato, cioè, più vicino alla città havvi il Giardino Zoologico ricco di animali, si indigeni che esotici, e assai vagamente disposto. Quivi tuttavia per avere ingresso si paga la tassa di centesimi 50.

Il Giardino di Pitti – […] Gli servono di cinta le stesse mura della città che si convergono quasi ad angolo al culmine del colle; e quivi a quest’angolo, in cima cioè, sta il forte detto il Belvedere, che giustifica pienamente il nome suo. Gli è da questo forte, in comunicazione col Palazzo Reale, che uno dei figli del Granduca nel 1859 voleva bombardare la Città. Ma, poi, non avendo trovato cannonieri disposti a compiacerlo, pensò meglio di prendere il largo con papà e mamma e fratelli, per non più ritornare.

Il Parterre – che viene terzo in ordine e terso per importanza non è né molto vasto, né molto rimarchevole per isfoggio d’arte. Trovasi appena fuori la Porta San Gallo. Al costrutto è un prato cinto da siepi attraversato da parecchi viali paralleli e costeggiati da alberi. E’ un luogo insomma, che par fatto apposta per lasciarvi trastullare, e scorazzare i bambini, intanto che le serve fanno all’amore coi soldati del presidio, amore al quale possono abbandonarsi senz’apprensioni, perciocché in quel recinto non entrano né vetture, né cavalli. Ai puristi non rechi, poi, meraviglia il nome tutto francese di questo giardino. La Metropoli della lingua italiana, si piace anzi moltissimo, per antitesi, di gallicismi; né questo è il solo. Vi abbiamo citato, a suo luogo anche il frisore (parrucchiere).

Scuole
Tenendoci nei limiti modesti di questa nostra Guida popolare notiamo, come dicesi di passaggio,
- Il R° Istituto di studii superiori pratici e di perfezionamento
- Il R° Collegio Medico
- L’osservatorio Astronomico
- L’Accademia delle Belle Arti
[…] crediamo opportuno di dare qui un elenco delle minori scuole e la loro situazione. E sono esse:
Il Liceo Fiorentino nel Convento di Santa Trinita;
Il Ginnasio Liceo delle Scuole Pie di S. Giovanni Evangelista (dette scuole di San Giovannino) in via Martelli.
Le Scuole Elementari di San Carlo, sussidiarie al liceo predetto, in via sant’Agostino;
Scuola normale maschile, nel chiostro della SS. Annunziata;
Scuola normale femminile, in Via Pinti, n° 29
L’istituto Tecnico, in Via San Gallo
Oltre a questi pubblici istituti contasi in Firenze molti ed ottimi istituti privati d’educazione, fra i quali ricordiamo, pei maschi:
Il Collegio Convitto italiano-francese (via Sant’Egidio, 12, palazzo Batelli)
L’Istituto dei padri di famiglia (via dell’Ardiglione, 32)
L’Istituto e convitto Panzani (fondachi di Santo Spirito, 34)
Istituto Cappelli (piazza S. Simone, 3)
Istituto Olivieri (via de’Posti, 15)
Istituto Alessandri (via Guelfa, 25)
Per fanciulle:
L’Istituto francese-inglese (via de’Serragli, 132)
Istituto Cappelli (vedi sopra)
Istituto Palomba (via Palazzuolo, 26)
Istituto Meucci (via San Gallo, 64)


Teatri
Noveransi in Firenze 11 teatri, fra i quali due diurni.
Il primo, che è pur fra i migliori d’Italia per gli spettacoli di musica e ballo, si è quello della pergola, posto nella via dello stesso nome.
Il prezzo d’ingresso è di lire italiane 2,50.
Il Pagliano in via del Diluvio, opera e commedia; pel primo spettacolo il prezzo d’ingresso è di L. 1,50; per le commedie L. 1.
Il Niccolini in via Ricasoli.
Il teatro Nuovo, detto degli Intrepidi dal nome dell’accademia che ne è proprietaria. E’ posto in via dei Cresci.
L’Alfieri, via Pietra Piana.
Il Goldoni, via Santa maria Oltrarno. Il prezzo d’ingresso di questi tre teatri è di L. 1.
Il Nazionale, via dei Cimatori
Il Borgognissanti, nella via dello stesso nome.
Di Piazza Vecchia, in piazza Vecchia di Santa Maria Novella.
Il Politeama, sul Corso Vittorio Emanuele, e l’Arena Goldoni, in via dei Serragli (diurni).
Il prezzo d’ingresso di questi ultimi è ordinariamente di centesimi 40.


Note
[…]
Più di frequente che la mazza, o canna, convien portare a Firenze il paracqua che – tra parentesi, chiamasi ombrello, forse per far credere che a vece delle pioggie frequentissime s’abbia a difendersi dai raggi di un sole troppo spesso assente.


Siccome in questo mondo – ove trovasi anche Firenze – il male va sempre di pari passo con il bene, così le case Lungarno le quali sono certo fra le più belle e più vistose, hanno l’inconveniente, in estate, dei molesti riverberi del fiume e della molestissima visita di sciami di moscherini.

Una buona istituzione di cui va dotata Firenze è quella dei Neri, appellativo popolare col quale i fiorentini designano le guardie urbane.
Allorchè un forestiere s’imbatte in un bell’uomo all’aspetto severo, vestito di un lungo frac nero, con un cappello orlato sull’alto di pelle nera, munito di una poderosa mazza a pomo di metallo, col giglio fiorentino ricamato sui risvolti del bavero, può far conto di avere in lui non solamente un protettore contro i mariuoli, ma anche una guida sicura che egli può fornire qualunque schiarimento o indicazione gli occorra e lo ravvii.


Numerosi sono in Firenze i negosi di musica e quelli nei quali si danno a nolo i pianoforti. Ad ogni tratto potrete leggere in puro francese: piano à louer.

Non crediamo che la nuova capitale abbia il primato sulle altre città in fatto di mariuoli tagliaborse; peraltro li vanta forse migliori e più destri.
Per appoggiare il nostro asserto con un esempio recente ricordiamo il furto di una lampada d’argento staccata colla scala all’altar maggiore di una delle principali chiese, coram populo, e nell’ora della gran messa in canto.

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