martedì 22 novembre 2011

Alessandro Manetti, l’Eiffel italiano

Testo e foto di Roberto Di Ferdinando

In via de’Servi, al numero civico 28, se si volge lo sguardo con attenzione tra il balcone del primo piano e l’ingresso di questo palazzo ottocentesco, si nota una lapide, ma quasi impossibile è leggervi cosa vi sia scritto, infatti il tempo e gli agenti atmosferici l’hanno resa quasi illeggibile. Chi è dotato di un ottima vista può cogliervi le seguenti parole: SAPPIANO I POSTERI/CHE/ALESSANDRO MANETTI/MORIVA IN QUESTA CASA/D’OLTRE LXXVIII ANNI/IL IX DICEMBRE/MDCCCLXV/ONORANDO IN LUI/UN ILLUSTRE IDRAULICO/E UN VALENTE ARCHITETTO/IL COLLEGIO FIORENTINO DEGLI ARCHITETTI/E INGEGNERI/QUESTA MEMORIA/VOLLE SCOLPITA NEL MARMO. La lapide ricorda così Alessandro Manetti uno dei più importanti ingegneri dell’Ottocento. Di seguito riporto un mio articolo su Alessandro Manetti e su una delle sue più avveneristiche, per il periodo, opere; articolo pubblicato quest’estate sulla rivista toscana "Microstoria".

Articolo Pubblicato su Microstoria (2011)
Testo di Roberto Di Ferdinando

Percorrendo la strada che congiunge le cascine di Tavola con il Parco della Villa medicea di Poggio a Caiano, sull’argine del torrente Ombrone, incontriamo due archi in pietra, uno sulla sponda pratese, all’altezza del podere Bogaia, l’altro sulla sponda di Poggio a Caiano, all’altezza del podere le Buche. Questi sono due piloni, oggi gli unici resti del ponte sospeso “Leopoldo II” qui costruito nel 1833 per collegare solennemente la villa alla viabilità locale, e che rappresentò il primo esempio assoluto di ponte sospeso con cavi realizzato in Italia (1) . Il merito di tale audacia ingegneristica va condiviso tra il cavaliere Alessandro Manetti, che lo progettò, ed il meccanico Raffaello Sivieri che ne diresse i lavori, il tutto sotto il patrocinio dell’”Augusto Regnante” Leopoldo II dei Lorena. Siamo, infatti, negli anni delle grandi opere leopoldine: bonifiche, opere idrauliche e viabilità, interventi sempre connotati da un elevato contenuto tecnologico come accadde anche per il ponte sull’Ombrone.
Ad introdurre in Toscana la tecnica per la costruzione di ponti ferrei è Alessandro Manetti (Firenze 1787-1865). Figlio d’arte - il padre, Giuseppe, era stato architetto alla corte dei Lorena - Alessandro Manetti, dopo aver concluso gli studi presso l’Accademia delle Belle Arti di Firenze, si reca in Francia dove si forma negli studi di ingegneria. Infatti, nel 1809 è l’unico studente straniero ammesso alla Scuola Imperiale di applicazione dei Ponti e Strade di Parigi; qui si distingue negli studi e, come prevede la formazione francese del periodo, fa esperienza sul campo, nei cantieri pubblici dell’Impero, in Renania, Olanda ed in Provenza. In Francia Manetti si sposa ed ha una figlia, ma ben presto, nel 1814, in seguito alla Restaurazione ed all’impedimento per gli stranieri di lavorare presso gli enti pubblici, lascia la Francia e rientra a Firenze, dove accetta un semplice impiego nell’Amministrazione statale granducale, in posizione subalterna a Vittorio Fossombroni.  Ma da qui inizia un’importante carriera (nel 1834 è direttore del Corpo degli Ingegneri di Acque e Strade, nel 1850 direttore del Consiglio d’Arte) che, in rivalità con l’architetto di corte, Pasquale Poccianti (autore, fra l’altro, a Poggio a Caiano della Limonaia e della Conserva d’acqua), lo condurrà a progettare per oltre quaranta anni le più importanti opere del Granducato (bonifica in Valdichiana, nel padule di Fucecchio e in Maremma, in collaborazione con Fossombroni, e di nuove strade di valico sull’Appennino: Muraglione, la Cisa e la strada dei “Due Mari”). Tra queste tante opere il ponte sull’Ombrone rappresenta una assoluta novità per la Toscana del periodo per la tecnica di progettazione e di realizzazione.
La Villa di Poggio a Caiano nei secoli precedenti era stata collegata alla locale rete stradale da antichi ponti esterni alla tenuta, e già nel Settecento qui era presente un ponte con degli assi di legno, smantellato qualche decennio più tardi. Agli inizi del XIX secolo, in seguito ad una deviazione del corso del fiume ed alla scelta di Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone, di dimorare qui, le autorità locali decisero di ridare splendore alla Villa, e così nel 1811 fu incaricato Giuseppe Manetti, padre del nostro Alessandro, di riprogettare la tenuta: un grande giardino neoclassico con elementi simbolici, viali irregolari e, appunto, un ponte sull’Ombrone. Il ritorno dei Lorena, però, fece cadere nel dimenticatoio il progetto. Spetterà così al figlio, Alessandro, realizzare l’opera del padre, ma con stile, materiali e tecniche d’avanguardia.
Nel 1831 Manetti, in una relazione pubblica al Granduca, prendendo ad esempio il Pont des Invalides di Parigi, di Claude-Louis Navier, aveva esaltato i vantaggi dei ponti sospesi: leggerezza, risparmio di materiale, celerità di costruzione, scarso spessore del calpestio, minor impedimento alle piene e quindi adatti per ammodernare la nuova viabilità granducale.  Manetti applicherà queste regole al suo progetto per il ponte di Poggio a Caiano: impalcature di quercia, a travi, e tavolato per marciapiede e corsia carrabile, mentre il sistema di sospensione è formato da sei coppie di funi alle quali è sospeso l’impalcato mediante funi a due cavi. Per contrastare le oscillazioni i carichi sono distribuiti su sei diverse funi per lato, in modo da ricevere  i carichi una dopo l’altra e non sommando i movimenti verticali. Le oscillazioni orizzontali, dovute al vento, sono limitate con incroci sotto l’impalcatura e con la rigidità della trave di parapetto (adotta elementi in legno uniti con perni metallici) . La direzione dei lavori, però, quasi clamorosamente, fu affidata al meccanico Raffaello Sivieri (1801-1839) che era il giovane e stimato direttore delle fonderie di Follonica. Da Follonica giungeranno, infatti, i cavi metallici, i fregi e le iscrizioni in ghisa che adornano i piloni. Manetti rimarrà deluso dell’esclusione dalla direzioni dei lavori, nella sua autobiografia parlerà, infatti, del ponte in modo riduttivo, lamentandosi della luce limitata della campata e di aver sovrastimato gli appoggi.
A questa delusione se ne aggiungerà un’altra, l’esclusione dalla costruzione di due ponti sospesi, in ferro e con una campata di 90 metri, in città a Firenze, sull’Arno. Infatti la progettazione e realizzazione dei ponti San Ferdinando e San Niccolò (oggi non più esistenti e sostituiti rispettivamente dal ponte di San Niccolò e dal ponte alla Vittoria), fu affidata alla ditta francese dei fratelli Marc e Jules Seguin, apprezzata anche per i tempi rapidi di realizzazione e per la mancanza di spese, in cambio la ditta otteneva i ricavi del servizio di transito (l’attraversamento di alcuni ponti cittadini, infatti, prevedeva il pagamento di una tassa), mentre a Manetti fu affidato, solo, il collaudo dei due ponti. Ma Manetti non abbandonerà la sua passione, realizzando, difatti, uno snello ponte a catene, finanziato da François Jacques de Larderel, sul fiume Cecina (1834-35) e un ponte sospeso da costruirsi in tre diversi luoghi della Maremma, dotato di una particolare novità tecnica: i piloni in metallo, non più in pietra (1840-44).
Il ponte sull’Ombrone, invece, svolse efficacemente la sua funzione per oltre un secolo dimostrando la qualità dei suoi materiali e progettazione. Tra le due guerre mondiali, però perse di agibilità e la continua e costosa manutenzione che richiedeva la struttura lignea spinse le autorità locali a chiuderne l’accesso. Ben presto trovò la sua fine; nel 1944, infatti, i tedeschi in ritirata lo minarono.
Ma la storia del ponte sospeso sull’Ombrone, non sembra definitivamente conclusa, infatti, nelle settimane scorse è stato reso pubblico il progetto vincitore del concorso di progettazione per un nuovo ponte ciclo-pedonale nella sede del “ponte Leopoldo II” bandito dalla Provincia e dal Comune di Prato e dal Comune di Poggio a Caiano.
RDF

Via de'Servi, 28, la targa dedicata a Alessandro Manetti


(1) Un ponte sospeso è un tipo di ponte in cui la struttura orizzontale che consente l'attraversamento, è appesa per mezzo di cavi o elementi rigidi verticali ad un numero di cavi principali.
Il primo ponte sospeso in Italia fu il Ferdinandeo, del 1832, sul fiume Garigliano nel Regno delle Due Sicilie. Quello di Manetti, però, fu una novità assoluta per l’Italia in quanto costruito non con catene, ma con cavi sospesi.
(2) La descrizione tecnica e progettuale del ponte è tratta dall’articolo di Salvatore Gioitta, Ponte sull'Ombrone, in "Opere" n. 2, giugno 2005.

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