domenica 9 gennaio 2011

Arti, mestieri e… modi di dire

Articolo Pubblicato sul mensile Firenze Informa del 2006
Testo di Roberto Di Ferdinando

A Firenze il verbo garbare è solitamente usato per indicare ciò che suscita piacere, in particolare quando ci si riferisce a cose ben fatte ed armoniose. L’etimologia di questo verbo sarebbe stretta-mente legata alla storia delle Arti di Firenze, le associazioni dei mestieri presenti in città già dal Trecento, e in particolare a quella della Lana. Gli artigiani di questa Arte, infatti, concentravano le loro botteghe in via del Garbo, l’attuale via Condotta, dove producevano eleganti e costosi panni, conosciuti ed apprezzati in tutta Europa, con una lana pregiata proveniente dal Sultanato arabo di Garbo, nell’Africa Settentrionale.
Nelle vicinanze di via del Garbo operavano anche gli affiliati all’Arte dei Mercatanti (mercanti). Essi importavano dall’estero i panni grezzi per rivenderli in Italia ed all’estero dopo averli cardati, cimati, cilindrati e tinti in città (oggigiorno, intorno a Piazza della Signoria, molti luoghi ci ricordano quelle attività: via de’ Cimatori, corso dei Tintori e volta dei Tintori).
Inizialmente le botteghe dei mercanti furono raggruppate nell’odierna via Calimaruzza, un tempo chiamata Calimara Francesca dal luogo di provenienza dei panni grezzi (i panni francesi, i più im-portati dai mercanti fiorentini, erano infatti chiamati franceschi). In seguito prese il nome di Cali-mara Vecchia, per distinguerla dall’altra via, via Calimala, dove si erano concentrate le altre botte-ghe dell’Arte dei Mercatanti, tanto da venir detta anche Arte della Calimala. Le origini del nome Calimala (anticamente scritto Kalimala) derivano, molto probabilmente, dalla parola araba kalì che significa spirito, la sostanza usata per trattare i panni e che doveva invadere con il suo acre odore tutta la strada.
RDF

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