La Firenze di Savonarola

“[…] Il mutamento più impressionante si era prodotto nella città stessa, nella quale Michelangelo avvertiva un'atmosfera di ostilità e di sospetto. I fiorentini, che erano vissuti in buona armonia fin da quando Cosimo de' Medici aveva ordinato di spianare le torri delle loro case, si erano ora divisi in tre partiti esasperatamente avversi, che si scambiavano insulti e imprecazioni. Nelle file degli Arrabbiati, a quanto Michelangelo poté constatare, militavano uomini facoltosi e abili che ora detestavano tanto Piero quanto il Savonarola e chiamavano Piagnoni i seguaci del Domenicano. C’erano poi i Frateschi, che comprendeva anche i Popolano: costoro non amavano il Savonarola più di quanto lo amassero gli arrabbiati ma dovevano sopportarlo perché era l'esponente e l'anima del governo democratico. E c’erano infine i Grigi, ossia i componenti della fazione medica, che ordivano intrighi per il ritorno di Piero.
Vagando per la città con il Granacci, Michelangelo fu sorpreso di vedere la Giuditta e il Davide di Donatello, che erano stati asportati dal palazzo mediceo, l'una campeggiare davanti ala sede della Signoria, l'altro nel cortile del medesimo edificio.
Che cosa fa qui la Giuditta?
- E’ ora la dea tutelare di Firenze.
Rubata ad opera della città. E anche il Davide?
« Rubare » è una parola troppo forte, amico mio. Diciamo piuttosto: « confiscati ».
- Che cosa dice quell'iscrizione?
- Che i cittadini hanno collocato qui questa statua come un monito a tutti coloro che presumessero di tiranneggiare Firenze. Giuditta con la spada in pugno rappresenta noi, prodi cittadini; Oloferne che sta per avere la testa mozzata simboleggia invece il partito al quale non si appartiene.
- Sicché si vedranno teste rotolare sulla piazza? Siamo alla vigilia di una guerra civile?
Il Granacci tacque. Ma la risposta gli venne, poco dopo, dal priore Bichiellini: - Temo di sí.
Il giovane scultore era seduto nel suo studio, tra gli scaffali carichi di volumi e la scrivania ingombra di appunti e fogli d'un saggio che il priore andava scrivendo. L'agostiniano infilò le mani, per scaldarsele, nelle ampie maniche del saio.
Abbiamo compiuto alcune riforme in materia di tassazione e di morale. Abbiamo un governo piú democratico, al qua.le il popolo può partecipare in maggior misura. Ma questo governo non può far nulla senza l'approvazione del Savonarola.
Fatta eccezione per il gruppo della bottega del Ghirlandaio, animato da un vero spirito di dedizione, arte e artisti erano svaniti da Firenze. Cosimo Rosselli era malato e la sua bottega non lavorava. Due Della Robbia, eredi della tradizione di Luca, avevano vestito la tonaca. Sandro Botticelli si dedicava soltanto più a soggetti ispiratigli dalle prediche del Savonarola. Lorenzo di Credi, già allievo del Verrocchio, si riduceva a restaurare affreschi dell'Angelico e di Paolo Uccello, ed era entrato in un convento. […].”
(Tratto da: Irving Stone, Il tormento e l’estasi, Dall’Oglio editore, 1964)

La foto è tratta da: https://www.epochtimes.it/.

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