venerdì 24 gennaio 2014

Il rosone delle chiese

Testo di Roberto Di Ferdinando


Il rosone è il finestrone a forma circolare posto sulle facciate delle chiese romaniche e gotiche. Oltre ad avere una funzione decorativa e servire come uno dei punti da cui illuminare l’interno della chiesa, il rosone ha anche un significato simbolico, richiamando, infatti, la simbologia della rosa.
Gli antichi romani e le tradizioni spirituali antecedenti avevano usato la rosa per rappresentare i differenti aspetti della femminilità (innocenza, purezza, sensibilità, sessualità, fecondità, maternità) che erano a loro volta personificate in varie divinità ((Afrodite, Atena, Artemide, Era, ecc…). Con la caduta dell’Impero Romano il “culto” della rosa perse interesse. Infatti, con il diffondersi del cristianesimo avvenne il rifiuto delle divinità pagane e quindi anche la rosa fu “bandita”. Solo nel Medievo il cattolicesimo recupererà la rosa come simbolo culturale. Le specie di rose orientali sono introdotte in Europa in seguito alle Crociate e nei monasteri si inizia a coltivarle. Così, la rosa inizia ad essere rappresentata nelle varie forme dell’arte, tra cui anche l’architettura (rosone). E la precedente personificazione delle qualità femminili della rosa con alcune divinità, adesso, con la Chiesa Cattolica, avviene con la figura di Maria, cosicché la rosa è il simbolo di purezza e di maternità. Non solo, la rosa è associata anche a Gesù Cristo che si sacrifica per l’umanità  e le cui cinque ferite sulla croce sono raffigurate, appunto, dalla rosa a cinque petali (nella pittura il sacrificio di Cristo è simboleggiato con petali di rose, e, difatti, durante le celebrazioni del Corpus Domini è uso lanciare dall’alto petali di rose).
Ecco, quindi, il sorgere presso i luoghi di culto delle coltivazioni di rose, i rosari (roseti), da cui il nome della corona di grani (originariamente fatti con bacche di rose essiccate o intagliate in legno di rosa) usate dai monaci per le loro preghiere e meditazioni. Infatti, in Oriente, i giardini, in cui abbondava  la coltivazione della rosa, erano luoghi contemplativi e mistici (i sufi chiamavano “la Via della Rosa” il loro sentiero di misticismo pratico), mentre in India la rosa rappresentava l’anima, l’amore e il cuore ed era “richiamata” nei  mandala, oggetto di meditazione. Così, la rosa quale fiore d’oro alchemico, simbolo del passaggio necessario al raggiungimento della perfezione finale (Dante nella Divina Commedia scrive che per arrivare al Paradiso occorre attraversare "La Rosa Mistica"). Quindi, il rosone delle chiese aveva la funzione di invitare alla contemplazione il fedele che vi si avvicinava, e simboleggiava la via di comunicazione tra il mondo del divino e il mondo dell’uomo (la luce divina che penetra nell’interiorità dell’uomo).
RDF

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