lunedì 2 dicembre 2013

Quel cappello che nacque a Firenze da un misterioso fatto di cronaca

Testo di Roberto Di Ferdinando
(fonte: Storia & storie di Toscana)

immagine tratta da: www.vicenzainlibreria.it


Tra fine ed Ottocento e fino alla metà del secolo scorso il cappello “alla Lobbia”, l’elegante copricapo di feltro, con l’ala rialzata e dall’inconfondibile piega centrale, ebbe un grande successo internazionale, tanto da essere sulle teste dei personaggi più famosi di quel periodo. Meno nota è l’origine della sua nascita, che avviene nella Firenze Capitale e per un fatto di cronaca tutt’oggi molto misterioso. Vicenda ripresa anche dal famoso giornalista del Corriere della Sera, Gian Antonio Stella,  nel suo libro: “I misteri di via dell’Amorino” (Edizioni Rizzoli). Infatti,  Lobbia è una persona, Cristiano Lobbia (1826-1876), ed è il protagonista di questa vicenda. Cristiano Lobbia era un ingegnere di Asiago, fedelissimo di Garibaldi, aveva partecipato alla spedizione dei Mille, poi maggiore dei bersaglieri e quindi parlamentare della Sinistra storica.
Siamo nel 1869, Firenze è capitale del Regno e quindi sede del Parlamento; Lobbia siede sugli scranni dell’emiciclo e proprio da qui, nel giugno di quell’anno, denuncia  un giro di tangenti riguardo il Monopolio dei Tabacchi che coinvolge numerosi parlamentari, annunciando la pubblicazione delle prove. Il parlamento del Regno approva la composizione di una commissione d’inchiesta e chiama a testimoniare Lobbia per il 16 di giugno, ma questi non potrà presentarsi, infatti, nella notte tra il 15 ed il 16 di quel mese, il parlamentare è vittima di un agguato in via dell’Amorino: un colpo di pistola lo raggiunge al braccio, e una bastonata sulla testa, ma il copricapo che indossa attenua la forza del colpo. Lobbia è ferito, ma non gravemente; il grave episodio, alla luce della sua denuncia in parlamento, fa subito infuriare polemiche e manifestazioni in tutta Italia a sostegno dell’onorevole e contro il malaffare della politica. Ma passati alcuni giorni iniziano i primi sospetti, tanto che le indagini si conclusero accusando Lobbia di aver messo in scena l’agguato per fini personali. Lobbia fu processato e condannato per simulazione di reato, condanna confermata in Appello. Ma alcune settimane dopo la Cassazione annullerà la sentenza per mancanza di prove restituendo così l’onore all’eroe garibaldino. Nel frattempo che la polemica politico-giudiziaria montava in quell’autunno del 1869, un commerciante di cappelli di via Calzaiuoli, Oreste Giugni, ebbe la fortunata idea di esporre in vetrina una novità assoluta in tema di copricapo: un cappello di feltro con la piega centrale, ma ancor più fortunata fu la scelta del nome: cappello “alla Lobbia” (a ricordare il segno del bastone). Fu un successo incredibile che si estese da lì a poco da Firenze a tutto il mondo.
RDF



Autore: GIAN ANTONIO STELLA
Titolo: I MISTERI DI VIA DELL'AMORINO
Editore: RIZZOLI
Collana: SAGGI
Pagine: 288
Anno prima edizione: 2012

I Misteri di via dell'Amorino
"Come in un feuilleton d’altri tempi, sullo sfondo di Firenze negli anni in cui era capitale, tra le quinte di un mondo politico affaristico e corrotto, si muovono faccendieri e maîtresse, nobildonne prussiane e monaci rinnegati, spadaccini e ricattatori, magistrati integerrimi e giudici servili, patrioti idealisti e viscidi voltagabbana, povere peripatetiche divorate dalla sifilide e giornalisti dalla penna avvelenata. Intrighi, violenze, omicidi. Gian Antonio Stella riapre il giallo della Regìa Tabacchi, «la madre di tutte le tangenti». Un romanzo serrato e incalzante che racconta, attingendo ai documenti originali, una storia così avvincente che pare inventata e invece è drammaticamente vera. Al centro di tutto, la storia di un uomo perbene innamorato pazzo dell’Italia e tradito nelle sue speranze e nei suoi sogni. Un uomo al quale finalmente viene restituito l’onore".
(testo tratto da: www.rizzoli.it)

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