lunedì 8 gennaio 2018

Il Canto alla Quarconia

“[…] Il Canto alla Quarconia è situato all’angolo tra via de’Cerchi  e via del canto alla Quarconia. Il suo nome deriva dall’espressione  “quare quoniam”. Locuzione latina che aveva valore giuridico per indicare una sentenza di colpevolezza e di condanna (quare= per quale motivo, quoniam= perché). Con questa formula, iniziava il documento con il quale il Granduca, Ferdinando II, istituì l’Ospizio della Quarconia. Realizzato come istituzione caritatevole nel 1650, in via dei Cimatori, da Ippolito Francini, amico del Granduca, costituì un ricovero per dare alloggio, vitto, protezione e istruzione a bambini orfani e vagabondi, che spesso versavano in pessime condizioni di vita. L’Istituto, detto anche Casa dei monellini, fu poi rinominato Ospizio di San filippo Neri. La benefica attività di Ippolito Francini (che aveva in precedenza ospitato i bambini nella propria abitazione e poi nel chiasso Baroncelli, in un magazzino concesso dal cardinale Leopoldo de’Medici) non cessò con la sua morte avvenuta per ferite “da spada” riportate nel tentativo di portare pace fra due duellanti; poco prima di morire raccomandò, infatti, i suoi “monellini” a due carissimi amici: il sacerdote Filippo Franci e Benedetto Salvi. Il suo desiderio fu rispettato: per concessione del Granduca fu aperto, in prossimità di Piazza della Signoria, il grande edificio della Quarconia, che divenne rifugio per poveri ragazzi di strada. […] Con il passare del tempo, l’Istituto si trasformò in un riformatorio, forse il primo del quale si abbia conoscenza, che costituì un severo provvedimento disciplinare nei confronti dei ragazzi per le loro attività di accattonaggio, furto e vagabondaggio e per il loro comportamenti che causavano disturbo ai cittadini. I giovani venivano confinati, per meditare sulle proprie “colpe”, in otto piccole celle: non era solamente rieducazione spirituale quella a cui venivano sottoposti i monellini! L’Istituto rimase aperto fino al 1766, anno della sua soppressione, quando i monellini vennero trasferiti nella Pia Casa di Lavoro di Montedomini situata tra via de’Malcotenti e via delle Casine.  […] Nella sede dell’Istituto, nel 1789, Gioacchino Cambiagi, sfidando le ingiunzioni del Granduca che ne chiedeva la demolizione, inaugurò il Teatro della Quarconia, luogo di divertimento popolare [..] Nel 1840 il teatro venne acquistato dall’imprenditore Lucherini, che lo fece restaurare […] Dopo l’annessione al regno d’Italia divenne Teatro Nazionale, e nel dopoguerra si trasformo in Cinema nazionale, chiuso nella seconda metà degli anni Ottanta. […]”
(tratto da: “Il canto della Quaconia – Un agolo di Firenze per l’infanzia”, di Amedeo Menci, in La Toscana)


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