giovedì 1 novembre 2012

I Santi stretti in Orsanmichele

Testo e Foto di Roberto Di Ferdinando

Orsanmichele (detta anche San Michele in orto, in quanto qui nel VII secolo in questa zona dove vi erano gli orti di un convento di suore, era presente una chiesa dedicata all’arcangelo Michele, da qui Orti di San Michele) prima di essere consacrato chiesa, fu loggia dei mercanti, poi granaio della Repubblica fiorentina ed ancora archivio notarile. Solo sul finire del Trecento l’edificio fu adibito a chiesa delle Arti, le antiche corporazioni fiorentine. Le potenti Arti per arricchire la  chiesa corsero, entrando spesso in sfida tra loro, ad accaparrarsi i più grandi artisti del momento perché realizzassero le statue dei santi protettori delle singole corporazioni che poi sarebbero state collocate nelle varie nicchie esterne alla chiesa. Furono ingaggiati i più grandi: Donatello, Giambologna, Orcagna, Baccio da Montelupo, Ghiberti, Verrocchio e Nanni di Banco. Le opere che oggi possiamo ammirare nelle nicchie della chiesa sono delle moderne copie, gli originali sono stati collocati al primo piano dell’edificio che è aperto al pubblico e vi si accede dal vicino palazzo dell’Arte della Lana, attraverso il pontile ad arco che unisce i due edifici ed opera del Buontalenti.
Al momento però di allestire le nicchie per l’Arte dei Mestieri di pietra e legname si presentò un problema. Infatti, a differenza delle altre corporazioni che avevano un solo santo protettore, questa ne aveva quattro: i martiri Simplicio, Castorio, Simproniano e Nicostrato. Per Nanni di Banco, l’artista “ingaggiato” dall’Arte dei Mestieri, si presentava così una complicazione, inserire quattro statue in una nicchia dove le altre corporazioni ne inserivano invece un’unica, senza che queste perdessero di slancio e armonia rispetto alle altre. Ma Nanni di Banco non si perse d’animo e realizzò un capolavoro molto apprezzato dall’Arte e fu quindi deciso di trasportare le opere alla chiesa per inserirle nella propria nicchia. Le operazioni di installazione furono eseguite alla presenza del Priore e dei membri dell’Arte, ma quando l’opera giunse dinanzi alla nicchia di destinazione, fu ben chiaro a tutti che quelle quattro statue mai sarebbero potute entrarvi, lo spazio della nicchia era troppo piccolo per ospitare tutto il blocco. La delusione fu grande e grandi anche il rammarico e l’imbarazzo dell’artista che così fu costretto a far rientrare l’opera nella propria bottega. Qui, preso dallo sconforto chiese aiuto all’amico Donatello, perché trovasse una soluzione a quel problema. Donatello pur sorridendo dell’accaduto non fece mancare il suo aiuto all’amico bisognoso, facendo però un patto, se lui avesse trovato una soluzione, Nanni di Banco avrebbe offerto a lui ed ai ragazzi della sua bottega una cena. Nanni di Banco accettò ben contento. Quindi Donatello si mise subito al lavoro e decise di tagliare verticalmente una parte delle statue di due dei quattro santi e poi di assemblarle unendole insieme creando così, da due statue, un unico blocco. Forse i quattro santi erano stretti, ma così si era guadagnato lo spazio necessario per far entrare l’opera nella nicchia. L’opera infatti fu inserita nel suo posto e così anche l’Arte dei Mestieri di pietra poteva avere la propria statua. Nanni di Banco fu felice di pagare una cena a Donatello ed ai suoi collaboratori.
L’episodio è raccontato dal Vasari: “Dicesi che, avendoli finiti tutti tondi e spiccati l'un da l'altro e murata la nicchia, che a mala fatica non ve ne entravano dentro se non tre, avendo egli nelle attitudini loro ad alcuni aperte le braccia, perché disperato e mal contento andò a trovar Donato, e contandoli la disgrazia e poca acortezza sua, rise Donato di questo caso e disse: “Se tu mi paghi una cena con tutti i miei giovani di bottega, mi dà il core di farli entrar nella nicchia senza fastidio nessuno”. E cosí convenutosi, lo mandò a Prato a pigliare alcune misure, dove aveva d'andare esso Donato. E cosí Nanni partito e Donato preso i discepoli andatosene al lavoro, scantonò a quelle statue a chi le spalle et a chi le braccia talmente, che facendo luogo l'una all'altra, le accostò insieme, facendo apparire una mano sopra le spalle di una di loro. E le commesse cosí unite, che co' 'l savio giudizio suo ricoperse lo errore di Nanni di maniera che, murate ancora in quel luogo, mostrano indizii manifestissimi di concordia e di fratellanza; e chi non sa la cosa, non si accorge di quello errore. Nanni trovato nel suo ritorno che Donato aveva corretto il tutto e rimediato ad ogni disordine, gli rendette grazie infinite, et a lui insieme con suoi creati pagò la cena, la quale lietamente e con grandissime risa fu da loro finita. “
Da ricordare comunque che alcune recenti analisi sull’opera di Nanni di Banco, avrebbero evidenziato che le due statue dei due santi “ravvicinati” sarebbero state scolpite da un unico blocco di marmo e non presentano alcuna unione di due parti separate. Forse, la storia delle statue troppo grandi per la nicchia fu solo un modo per denigrare, in quella sfida tra artisti e Arti rivali, Nanni di Banco e la corporazione dei Maestri di pietra? Forse, ma mi piace credere anche alla storia dei Santi “incollati”.
RDF
Orsanmichele, Quattro Santi Coronati (Nanni di Banco)

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